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Governo | (S)contenti tutti

La montagna degli oltre 60 giorni di attesa non è riuscita a partorire un topolino di programma di governo e neppure un presidente del consiglio. 

Il dubitativo sul futuro di questo governo è d'obbligo. Dopo lo stillicidio quotidiano di affermazioni che si smentivano fra loro e la quasi settimana passata dalle ulteriori 24 ore concesse da Mattarella passata in rigoroso silenzio, l'incontro di ieri pomeriggio al Quirinale ha consacrato le difficoltà che molti, se non tutti, prevedevano sin dall'inizio dei lavori. Sia Salvini che Di Maio sanno di aver intrapreso una strada di non ritorno e che qualcosa, nel bene o nel male, dovrà essere, prima o poi, proposto al capo dello Stato. L'unica certezza odierna è "poi". Pochi i punti concordanti sul programma (sembra) ed ancora più lontana la definizione del capo dell'esecutivo, con la certezza di 48 ore fa che sarebbe stato un tecnico prontamente smentita 24 ore fa dalla nuova certezza di un politico. Siamo ben lontani dell'apertura della scatoletta di tonno o dalle ruspe; più che una poderosa spallata al "sistema" la situazione ricorda più il teatro dell'arte del primo medioevo dove, una volta impostato il canovaccio (facciamo un governo?), gli attori andavano poi a braccio.

Ma nel medioevo erano abilissimi professionisti (si giocavano spesso la testa), mentre nel nostro problema conta l'assoluta inesperienza governativa dei due capibranco e l'assoluta insipienza della classe dirigente dei due schieramenti. Cocktail di rara inefficacia. Eppur qualcosa sembra muoversi. Ieri Salvini ha citato, in un'intervista, "forze esterne" che remano contro. A precise domande precise risposte: non si tratta di Berlusconi o della Meloni. Esclusa una srl che nulla ha a che spartire con il governo dello Stato a nessun titolo, non sapremmo chi indicare d'altri.

L'incontro fra Salvini e Berlusconi conferma in parte la tentazione leghista di salvare il salvabile e tirarsi fuori da questo gioco a perdere. Immaginiamo anche che il leader della Lega abbia voluto informare il nuovo reggente del centro destra (sdoganato di due anni dai magistrati) e, perché no, chiedere qualche consiglio.

Nel fine settimana sono attesi i gazebo in tutta Italia (forse) dei leghisti che interrogheranno la base sui lavori in corso: ottimo espediente per tirarsi fuori con minimi danni.

Ben poco d'altro al momento si sa. Cosa chiederebbe Maurizio Costanzo? La classica domanda: "cosa c'è dietro l'angolo?". Il nulla.

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