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Europa League: la provincia bussa alla porta del Paradiso

Sampdoria, Sassuolo ed Atalanta approfittano del periodo poco radioso di alcune big ) per intrufolarsi nella zona europea (con vista Champions)...

La ressa per l'Europa league

Mai come quest'anno la lotta per l'accesso alle prossime coppe europee era stata così incerta ed aperta a svariati scenari. I tempi in cui a contendersi un posto al di là dei confini nostrani era un numero ristretto di compagini, più o meno equipaggiate per perseguire certi obiettivi, appaiono quanto mai lontani, confinati nell'oblio. Nella Serie A moderna, che nella zona medioalta è sempre più livellata e con meno squilibri (tendenza inversamente proporzionale a quanto avviene in zona Scudetto...), è sempre più raro che a “litigarsi” le piazze d'onore più ambite siano le solite note, quelle che una volta venivano chiamate le sette sorelle, sicché capita che a rincorrere e centrare l'Europa (in taluni casi persino la Champions, come capitato anni addietro all'Udinese) vi siano... delle intruse dal “pedigree” non proprio encomiabile. È proprio quanto sta verificandosi nel campionato in corso. Per quanto le favorite rimangano rigorosamente ai vertici delle aspettative, vi sono diverse squadre “proletarie” che spingono per oltrepassare i confini della penisola italica

Sogni di bassa lega

Attualmente rintracciamo le aspirazioni di rappresentanti del “terzo stato”, ovvero il Torino, il Sassuolo e l'Atalanta, per non citare la Sampdoria. Tutte squadre che, in base a quanto proposto in quest'inizio stagione, sembrano possedere il nullaosta per coltivare ambizioni d'alto rango e derogare perciò dai principi secolari, oserei dire anacronistici, che vorrebbero la nobiltà pallonara spadroneggiare sulla moltitudine di team di bassa lega (nel senso più benevolo del termine) per chissà quale presunto diritto divino (Lotito docet). C'è da dire però che tutte queste provinciali appena citate, sebbene siano annoverabili fra le outsider della zona europea, non sono esattamente delle vergini di Coppa. Quantunque facciano parte della folta schiera inerente la “classe disagiata”, esse in passato hanno già provato (in certi casi più di una volta) l'ebrezza del... volo extranazionale, con escursioni in Coppa UEFA, e, nel caso del Torino, si registra persino un'esperienza fugace nella vecchia Coppa dei Campioni (per intenderci, ai tempi della premiata ditta Pulici & Graziani). Eh sì, perché (i più giovani forse lo ignorano) una volta per una provinciale che non versasse in condizioni troppo disagiate, uscire dai canoni ed attaccare in un certo senso il potere precostituito, smussandone gli spigoli della protervia, magari aggiogandone le insegne reali, non era poi così utopistico.

Dal Parma di C. Tanzi al Verona di Bagnoli: quando la provincia era un'isola felice

A ben pensarci il firmamento della storia del calcio è stato sovente costellato da felici eccezioni volte a rinsaldare la regola. Limitandoci agli ultimi trentanni, che in questa sede passeremo in rassegna, potremmo citare in primis, seguendo più o meno un ordine cronologico, il caso della stessa Atalanta, che, pur essendo in Serie B, al tramonto degli anni Ottanta riuscì nell'impresa ardita di ottenere il pass per la Coppa delle Coppe, spingendosi sino alla Semifinale (!?). Un altro exploit che sconvolse ogni protocollo lo compì nel '91 il Parma, prima squadra capace di transitare in Europa con la patente di esordiente assoluta in A (con tanto di 5° posto!), per quello che all'epoca fu soltanto il prodromo di quello che da lì a poco gli emiliani targati Parmalat sarebbero riusciti a fare: nel 1993 i ducali, infatti, avrebbero inaugurato la breve ma intensissima liaison con la celebrità continentale, aggiudicandosi a sorpresa la Coppa delle Coppe, primo di tanti trofei dell'era Calisto Tanzi (patron della Parmalat, appunto), che in quel periodo fulgido faceva rima con tripudio (sul finire degli anni Novanta, esattamente nel 1997, i gialloblù avrebbero persino conteso lo Scudetto alla Juventus sino agli ultimi minuti, concludendo il torneo ad appena 2 lunghezze da Madama..). Sempre negli anni Novanta si registrarono le gesta semi eroiche del Torino di Marchegiani, Annoni e Lentini (per i granata erano lontani i tempi in cui era normale interferire col potere delle big), che sfiorò il successo in Coppa UEFA, arrestando la propria cavalcata irresistibile solamente innanzi allo scoglio Ajax (al termine di una “drammatica” doppia finale, persa solamente per la regola dei gol in trasferta che valgono doppio), squadra che in quegli anni si spartiva la torta della fama con le più altolocate del continente (non a caso poco tempo dopo gli olandesi si fregeranno del Titolo di Campioni d'Europa). Merita d'essere annoverata nell'albo delle sortite strepitose anche la Semifinale di Coppa UEFA raggiunta dal Cagliari nel 1993-'94, le cui velleità furono mortificate soltanto nello scontro fratricida con l'Inter.

Pregevole fu altresì l'avanzata compiuta dal Vicenza nel 1998, che in Coppa delle Coppe (giuntovi in virtù di un inatteso successo in Coppa Italia!) arrivò ad un passo dalla Finalissima: ad arrestarne il percorso idilliaco fu il Chelsea di G. Vialli e G. Zola. Nel 2001-'02 entrò nella leggenda la favola di un quartiere veronese che all'epoca era pressoché estraneo ai cultori del calcio, il Chievo di Gigi Del Neri (avente come star Corini e Luciano), che al primo anno di A salì sull'altare delle rivelazioni per antonomasia, concedendosi il lusso di arrogarsi il diritto di banchettare fra le grandi, conseguendo da novizia l'accesso all'Europa, per poi, col trascorrere del tempo, assimilarsi fra le pieghe della massima categoria, divenendone una frequentatrice abituale. Gli anni recenti sono ricolmi di squadre capaci di prodigarsi in prodigiose prodezze e di assalire la diligenza della tradizione (nella prima decade dei Duemila si dilettarono in Europa persino Perugia, Palermo, Empoli e Livorno), ma nessuno avrebbe più eguagliato il boom del Verona 1984-'85, che, trascinato da Galderisi ed Elkjaer (in panca Osvaldo Bagnoli), ridusse a brandelli ogni convenzione, riuscendo, udite udite, ad accaparrarsi addirittura lo Scudetto! Un unicum, forse irripetibile nel calcio moderno gonfiato dai dollaroni, ma che senz'altro potrà ispirare future correnti...rivoluzionarie, traendone forza e speranza, imprescindibili per provare, magari per una stagione, a sovvertire le gerarchie imposte dalla tradizione. Esattamente quanto stanno tentando di fare, tornando all'attuale Serie A, team non proprio rinomati come Sassuolo e Atalanta, decise evidentemente a smontare i cancelli della routine per poi arare il terreno delle speranze gloriose

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