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Documenti segreti made in Italy

Il governo teme la pubblicazione dei documenti top secret di Wikileaks, Frattini parla di «elementi molto preoccupanti» e di danni all’«immagine dell’Italia», Berlusconi definisce «criminale ciò che i media fanno». Eppure fu il Sismi di Nicolò Pollari, agli ordini di Berlusconi, a schedare e a tentare di «disarticolare con mezzi traumatici» i giornalisti e i magistrati che venivano considerati oppositori del governo. Aspettando la sentenza d’appello, il 15 dicembre, del processo Abu Omar.

Quello che il nostro recente passato ci ha insegnato, è che spesso i servizi segreti italiani, per determinati periodi, sono stati al servizio di una persona sola, o di una ristretta oligarchia, e quello che è emerso dai documenti “top secret” sono le attenzioni dell’intelligence per i soggetti scomodi, per gli oppositori.

Tempi lontanissimi? Nemmeno per sogno. Volevano farci credere, per esempio, che Mani pulite fu un complotto ordito dalla Cia e Di Pietro un burattino nelle mani dei servizi segreti, mentre i fatti e i documenti dimostrano il contrario, cioè che i servizi segreti, in quell’occasione, intervennero non per appoggiare i magistrati di Milano, ma per screditarli. In una relazione datata 6 marzo 1996, il Copaco denunciò che il Sisde, per mano della cosiddetta «fonte Achille», durante l’inchiesta Mani pulite, mise in atto manovre volte ad acquisire «informazioni riservate su atti giudiziari», «esercitare un controllo illegittimo sui singoli magistrati e sulla loro vita» e «costruire dossier che servivano a delegittimarli». Un anno prima, nel luglio ’95, gli agenti di Polizia scoprirono «una serie cospicua di schede informative, idonee a gettare sospetti infamanti e a demolire l’immagine del dr. Di Pietro» e del pool di Milano.

La storia si ripete più volte, ma probabilmente la vicenda più vergognosa è stato portata alla luce dagli agenti della Digos il 5 luglio 2006, in via Nazionale 230 a Roma, nell’ambito delle indagini sul sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, e vede nuovamente coinvolto il Sismi – non suoi settori deviati, ma il Sismi «in quanto tale», come stabilirà nel 2007 il Csm – e ha per protagonisti Nicolò Pollari (nella foto) e Pio Pompa. Pollari, tuttora docente di Diritto Tributario all’Università di Reggio Calabria e alla LUM di Bari, fu scelto da Berlusconi come capo dei servizi segreti nel 2001 e rimase in carica fino al 2006. È stato salvato dal segreto di Stato nel primo grado del processo Abu Omar, ma il 28 ottobre scorso il sostituto procuratore di Milano Piero De Petris ha chiesto 12 anni di reclusione per lui e 10 per l’ex responsabile del controspionaggio Marco Mancini (imputato anche di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di notizie di cui è vietata la divulgazione, per lo scandalo dei dossier Telecom ma difeso ancora una volta dal segreto di Stato), ricordando che «questo sequestro ha ferito in modo grave la coscienza della comunità internazionale».

Il braccio operativo dell’ex capo del Sismi era un certo Pio Pompa. Devoto a Silvio Berlusconi («Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale […]. Desidero, dunque, averLa come riferimento e esempio ponendomi subito al lavoro», scrisse in una lettera il funzionario al premier) più che Chauvin a Napoleone, Pio Pompa, in primo grado, fu condannato a tre anni per favoreggiamento nel rapimento dell’imam. Ora, si attende la sentenza d’appello, prevista per il 15 dicembre.

Ma torniamo a quel 5 luglio. Quello che gli agenti della Digos si trovano davanti è un enorme archivio, gestito da Pio Pompa, di appunti e dossier di varia natura che riguardano magistrati, giornalisti, politici e imprenditori, che negli anni sono stati vessati e calunniati da più organi di informazione e di governo. Un elenco scritto a mano indicava chiaramente le modalità con cui «dissuadere», «ridimensionare» e «neutralizzare» i nemici veri o presunti di Forza Italia. Con licenza di utilizzo di «misure traumatiche». Un progetto che in buona parte è stato messo in atto – L’elenco è lunghissimo, mi limito a ricordare, tra i magistrati, Ingroia e Natoli, estromessi dal pool antimafia di Palermo; Caselli, allontanato dalla Procura europea e dalla Procura antimafia; Colombo e la Bocassini, perseguitati da continui provvedimenti disciplinari da parte del ministero della Giustizia e calunniati dagli house organ di governo – e che sembra essere stato scritto dagli squadristi durante il periodo fascista, ma porta la data del 24 agosto 2001. Sempre nella sede di via Nazionale vengono scovate le ricevute che, nero su bianco, documentano le retribuzioni corrisposte all’allora vicedirettore di Libero Renato Farina per pubblicare bufale a supporto delle “tesi” del Sismi (e del governo).

Il pm Sergio Sottani, nei mesi scorsi, ha contestato ai vertici dei servizi segreti vari illeciti, tra cui il reato di peculato e il possesso ingiustificato di documenti di spionaggio, ma nuovamente il governo Berlusconi ha coperto i funzionari del Sismi con il segreto di Stato, rifiutandosi di comunicare alla Procura il nome del responsabile che ha ordinato a Pompa di affittare un ufficio di 14 stanze in via Nazionale a Roma.

Cosa riveleranno i dossier di Wikileaks? Lo scopriremo, stando alle promesse del creatore del sito Julian Assange, tra qualche ora. Forse, come ha affermato il ministro Frattini, «Le relazioni e l’amicizia tra Italia e Stati Uniti hanno un tale spessore che nessuna rivelazione potrà scalfirle». Ma forse non dovremmo preoccuparci delle relazioni fra il nostro Paese e gli Stati esteri. Dei giornalisti e dei magistrati con la schiena dritta, invece, dovremmo preoccuparci eccome.


LEGGI: Ecco i documenti di Wikileaks: i rapporti tra Berlusconi, Putin e Gheddafi tra le "feste selvagge" del Cavaliere
 

Commenti all'articolo

  • Di l’incarcerato (---.---.---.186) 28 novembre 2010 17:35
    l'incarcerato

    Interessante articolo però mi piacerebbe precisare che il caso Abu Omar è emblematico perchè fa capire la trasversalità della politica nei confronti servizi segreti. Il Governo Prodi fu il primo a boicottare il magistrato Spataro e fece pressioni delegittimando il suo operato. 

    Su Di Pietro e la fonte Achille ci sarebbe altro da dire, alcune informative dichiarate false però con il tempo si sono confermate come i suoi viaggi negli Stati Uniti. Abbiamo ora testimonianze di Elio Veltri che le confermano,. oltre le foto di quel famoso libro stranamente mai più pubblicato. Secondo me la storia dei servizi segreti non è così chiara come crediamo e non credo che sia al servizio solamente di Berlusconi o al" potente" di turno. Una delle caratteristiche dei servizi è il loro doppio gioco. Da quando esistono agiscono in questo modo vergognoso.

    Mi saltò nell’occhio un particolare su Italo Bocchino. Vi ricordate che denunciò di essere pedinato da certi uomini dei serivzi segreti? Lo scoprì perchè si incontrò con il massimo esperto di queste cose. Con chi’? Con Marco Mancini! Perchè nessuno si è chiesto per quale motivo si sono incontrati? E come si fa a frequentare un personaggio così ben spiegato nell’articolo?

    Ci vorrebbe più chiarezza e magari il problema fosse solo da una parte politica, magari fosse così! Sarebbe tutto più semplice!

  • Di Toscana (---.---.---.3) 28 novembre 2010 18:03

    A prescindere da tutto, la politica ha sempre avuto dei segreti e anche se mi piange il cuore nel doverlo dire, alcuni dovrebbero rimanere segreti. Faccio un esempio: immaginatevi se nel vostro lavoro tutti potessero sapere tutto (a partire da cosa pensate di loro) non credo che anche voi non abbiate qualche segreto. Certe volte si DEVE trovare un accordo ed i mezzi per ottenerlo non sono sempre condivisibili. Sono daccordo sulla pubblicazione di vicende personali che non hanno alcuna ttinenza con il bene di un paese ma non lo sono su quelle internazionali che magari posso ad un primo impatto sembrare sbagliate ma alla fine dei conti hanno risolto una situazione spiacevole. Fa riemergere gli scheletri nell’armadio non sarà molto salutare (solo un mio pensiero).

  • Di Giuseppe Fusco (---.---.---.82) 28 novembre 2010 19:12

    Come si poteva facilmente prevedere il sito di WikiLeaks ora è sotto attacco.
    Non si riesce a entrare nel sito e su Twitter WikiLeaks scrive:

    "We are currently under a mass distributed denial of service attack."
    http://twitter.com/wikileaks/status/8920530488926208

    Leggo che il messaggio è stato mandato circa due ore fa dal momento in cui sto scrivendo.

    Non so se WikiLeaks stia facendo la cosa giusta diffondendo questi documenti.
    Penso, piuttosto, che sia il momento per i politici di comprendere che oggi non è più possibile nascondersi dietro la propaganda. Prima o poi le cose vengono fuori.
    Questo vale per ogni schieramento politico.
    La POLITICA dovrebbe lavorare sotto il segno dell’AUTENTICITA’. Per il bene di tutti.

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