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Pensioni, la promessa tradita: la continuità tra Fornero e Meloni che delude milioni di lavoratori! - AgoraVox Italia

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Pensioni, la promessa tradita: la continuità tra Fornero e Meloni che delude milioni di lavoratori!

C’è una parola che più di ogni altra descrive la politica previdenziale dell’attuale governo: continuità.

Una continuità che molti elettori del centrodestra non immaginavano, perché per anni avevano ascoltato promesse di una svolta radicale rispetto alla legge Fornero. Oggi, invece, scoprono che quella riforma tanto contestata non solo è ancora il pilastro del sistema pensionistico italiano, ma continua persino a produrre nuovi irrigidimenti.

Dal 1° gennaio 2027 scatterà infatti un nuovo aumento dei requisiti pensionistici legato all’incremento della speranza di vita. L’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, mentre aumenteranno anche gli anni di contribuzione richiesti per la pensione anticipata. Dal 2028 è già previsto un ulteriore scatto.

È difficile non vedere in tutto questo una sostanziale continuità con il meccanismo introdotto dalla riforma Fornero, quella stessa legge che Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno combattuto per oltre un decennio, definendola ingiusta, insostenibile e distante dalla realtà dei lavoratori italiani.

Nelle campagne elettorali, soprattutto quella che ha preceduto le elezioni politiche del 2022, il messaggio era chiaro:

Superare definitivamente la Fornero, sganciare l’età pensionabile dalla speranza di vita, restituire ai lavoratori il diritto di andare in pensione a un’età ragionevole, individuata da molti esponenti della maggioranza nei 65 anni, e garantire assegni previdenziali più vicini agli ultimi stipendi percepiti.

Erano promesse che hanno alimentato le aspettative di milioni di lavoratori dipendenti, persone che hanno trascorso quarant’anni e più in fabbrica, negli uffici, nei cantieri, negli ospedali e nelle scuole, convinte che il voto avrebbe finalmente prodotto quel cambio di paradigma annunciato per anni.

La realtà, invece, racconta una storia diversa.

Il governo Meloni ha mantenuto in vita il meccanismo automatico dell’adeguamento alla speranza di vita, limitandosi a gestire le eccezioni già previste per alcune categorie di lavori gravosi e usuranti.

Per la generalità dei lavoratori dipendenti, il traguardo della pensione continua ad allontanarsi progressivamente, come previsto dall’impianto della riforma Fornero.

Anche sul fronte degli importi previdenziali le aspettative sono rimaste largamente disattese.

Il sistema contributivo continua infatti a produrre pensioni che, soprattutto per le generazioni più giovani e per chi ha avuto carriere discontinue, rischiano di essere sensibilmente inferiori agli ultimi stipendi percepiti.

Un problema che da anni è sul tavolo, ma sul quale non si è ancora vista quella riforma strutturale più volte annunciata.

Naturalmente governare significa confrontarsi con vincoli di bilancio, con il debito pubblico, con le regole europee e con la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Nessuno può ignorare questi fattori. Ma proprio per questo la politica dovrebbe misurare le proprie promesse sulla base di ciò che è realisticamente realizzabile.

Perché tra promettere l’abolizione della Fornero e ritrovarsi ad applicarne gli automatismi c’è una distanza politica enorme.

Il punto non è soltanto il limite dei 67 anni e il mese in più che scatterà nel 2027. Quei due anni e quel mese in più sono un drammatico campanello d’allarme: dimostrano che il meccanismo tanto contestato continua a funzionare esattamente come prima, allontanando sempre di più il fatidico quanto irraggiungibile traguardo della pensione ben oltre i 70 anni!

Molti degli elettori che avevano creduto nella promessa di una pensione a 65 anni, sganciata dall’aspettativa di vita e accompagnata da assegni più dignitosi, oggi hanno il diritto di chiedere conto di quella promessa.

Perché il consenso democratico si costruisce sulle aspettative, ma si misura con i risultati. E, almeno sul terreno delle pensioni, il cambiamento annunciato sembra essersi trasformato nella più classica delle “balle elettorali”!

L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta. 

L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.

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