Addio al ciclismo di Froome
Pochi giorni orsono il ciclista Chris Froome ha dato l'addio al ciclismo professionistico.
CHI ERA COSTUI ?
Ciclista britannico di origini keniote, sebbene abbia incentrato la sua carriera quasi esclusivamente sul Tour de France, lo si può ritenere uno dei più grandi corridori d'ogni epoca. Il “keniano bianco” era un corridore molto eclettico, in grado di primeggiare sia in montagna che a cronometro, cavandosela discretamente finanche in pianura ed in discesa. Ciclista molto regolare, pragmatico e poco spettacolare, al Giro di Francia ha dato il meglio di sé, conquistando la corsa gialla 4 volte (una volta arrivò 2° ed un'altra 3°), aggiudicandosi 7 tappe (5 in salita e 2 a cronometro) ed indossando la maglia gialla in 59 occasioni. Si è altresì accaparrato un Giro d'Italia (2018), dopo un'impresa d'altri tempi compiuta alla 19^ tappa, recuperando oltre 3 minuti dal leader della Generale (in tutto alla corsa rosa vanta 2 tappe e 3 giorni in rosa). Ha conquistato anche 2 Vuelte. A dispetto della sua classe non ha mai vinto una classica. In tutto si è fregiato di 73 successi (18 nel 2013). Tra i pochi nella storia a conseguire la tripla corona, assieme ad Hinault ed Anquetil è tuttora l'unico ciclista capace di centrare l'accoppiata stagionale Tour-Vuelta, riuscitagli nel 2017. Ma per celebrarlo degnamente ecco uno stralcio di quanto scrissi nel 2016, esattamente 10 anni fa, in occasione del suo terzo Tour, per un successo che lo avrebbe proiettato nella leggenda. Buona Lettura!
Chris Froome (GBR) si accaparra il terzo Tour de France in carriera entrando nella grande storia del Pedale.
TOUR DE FROOME
L'Italia rimane nelle retrovie ma spera nell'esplosione prossima ventura del giovane 26enne Fabio Aru, 13° a Parigi.
Quello vinto dal britannico Chris Froome per la terza volta in carriera (quota raggiunta in passato da Philippe Thys, Louis Bobet e Greg Lemond: davanti a sè ha solo i mostri sacri di Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain con 5 trionfi) è stato un Tour de France stradominato quasi dal principio all'arrivo ai Campi Elisi. Quest'anno più ancora che negli altri anni il ciclista della SKY si è dimostrato un fuoriclasse in ogni terreno, conquistando la maglia gialla dopo un forsennato attacco in discesa, consolidando la propria leadership in pianura, per poi ipotecare la vittoria sulle montagne, in cui il Nostro non ha avuto rivali, monopolizzando in toto la competizione. Nemmeno il fato è riuscito a scalzarlo dal piedistallo dell'apoteosi. Eppure ci aveva provato in un paio di occasioni: la prima volta sul Monte Ventoso, facendolo schiantare contro una moto dell'organizzazione, rimasta aggrovigliata fra le maglie di un pubblico... troppo entusiasta (diciamo così); la seconda facendolo scivolare in discesa alla penultima asperità della corsa gialla; nel primo caso gli organizzatori del Giro di Francia hanno pensato bene di azzerare lo svantaggio di Froome accumulato a causa di quella caduta (rimarranno indelebili nelle nostre menti le immagini del Re del Tour che - come un Fantozzi qualsiasi - corre disorientato a piedi alla ricerca di una bici che gli consentisse di arrivare al traguardo...), più che altro nel tentativo estremo di salvare la faccia ad una kermesse non sempre in linea col proprio blasone; nel secondo caso il britannico, fortunatamente, se l'è cavata con qualche escoriazione. Insomma, Froome è stato veramente, come si dice in questi casi, più forte di tutti e di tutto, aggiudicandosi con pieno merito la 103^ edizione del Giro di Francia, prevaricando contro ogni avversario (pochi a dire il vero) ed avversità (molte), ponendo le condizioni per un futuro che ancora per diversi anni dovrebbe vederlo protagonista indiscusso delle due ruote. [...]
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