Il Buffetto della Giustizia e l’Armadio della Vergogna (con Promozione)
Vi ricordate quando da bambini combinavamo qualcosa di veramente disdicevole? Decenni fa, la pedagogia spicciola non andava troppo per il sottile: i genitori davano fondo a schiaffoni a gogò e mazzate memorabili per rimetterci in riga.

Eppure, a volte, capitava il colpo di fortuna. C’era lo zio indulgente o il nonno complice che, anziché darti il meritato fracco di botte, liquidava la gravità della faccenda con un semplice, leggerissimo buffetto sulla guancia. E noi? Ne andavamo persino orgogliosi, perché a fronte di una marachella colossale avevamo scroccato una mezza carezza.
Ecco, ai vertici della nostra magistratura deve essere rimasta intatta questa nostalgica propensione al "buffetto". Solo che qui non parliamo di un pallone tirato contro la finestra del vicino, ma del giudice in questione. Uno che ha scambiato il tribunale per un orinale pubblico.
La storia, che la Cassazione ha appena sigillato con sentenza definitiva, si è consumata al Tribunale di Catania. Colto da un terrore ipocondriaco da Covid-19 per l'uso dei bagni promiscui, il togato ha pensato bene di blindare i propri fluidi corporei. Il piano d'azione? Urinare metodicamente in bottiglie di plastica per poi stoccarle amorevolmente nell'armadietto dell'ufficio in cui lavoravano anche quattro funzionari. Almeno una quarantina di contenitori lasciati a fermentare sotto il sole della Sicilia.
L’odore della giustizia, si sa, a volte è acre. Ma quando i colleghi hanno iniziato a percepire esalazioni ammoniacali degne di una stalla, il deposito idrico-organico è venuto alla luce. Chissà, forse il giudice cercava una giustificazione ecologica: si dice che l'urina stantia abbia eccellenti effetti repellenti contro gli insetti e le zanzare. Magari voleva solo bonificare la stanza dai parassiti, e noi maliziosi a pensare male. Peccato che, una volta scoperto, il nostro eroe non abbia porto la minima scusa ai colleghi disgustati. L'empatia, evidentemente, non è contemplata nel codice di procedura civile.
Il vero capolavoro di questa commedia grottesca, però, lo ha firmato la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, con il timbro finale della Suprema Corte. Davanti a un simile insulto al decoro delle istituzioni, all'igiene e alla dignità dei lavoratori, lo Stato si è travestito da "nonno indulgente". La sanzione? La perdita di ben due mesi di anzianità. Un’inezia. Un Buffetto con la B maiuscola.
Ma il colpo di teatro della meritocrazia all'italiana arriva adesso. Mentre i cittadini normali per molto meno verrebbero licenziati in tronco con infamia, per il custode della salubrità dell'armadio si sono spalancate le porte della carriera: il giudice è stato felicemente trasferito, in qualità di consigliere, alla Corte d'Appello di Bologna. Una promozione sul campo (o sul secchio).
Resta solo un dubbio atroce a tormentare i magistrati emiliani che oggi condividono i corridoi con lui: se a Catania per la diuresi il giudice optava per il riciclo della plastica, sotto i portici di Bologna come gestirà le emergenze più solide? Dobbiamo ipotizzare che si aggiri per il palazzo di giustizia stringendo al petto una scatola di scarpe, pronta a essere anch'essa catalogata nell'armadio insieme ai faldoni?
Se la legge è uguale per tutti, la decenza, per certe eccellenze in toga, è decisamente facoltativa.
Ah, per i curiosi il nome del giudice è reperibile in rete.
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