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Brunetta: "Ce la farò, sono iperattivo e iperbravo". Modesto no, sembra di capire

Penso che ricoprire due incarichi contemporaneamente sia il modo migliore per svolgerli male entrambi.

Se poi questi lavori sono impegnativi e sono addiruttura 3 ( membro del parlamento, ministro, sindaco di una grande città) resto ancora più perplesso.

Il ministro Brunetta, che si è candidato a fare il sindaco di Venezia, minimizza le obiezioni che gli vengono mosse.

Brunetta: "Ce la farò, sono iperattivo e iperbravo". Modesto no, sembra di capire

"A chi mi chiama sindaco del week end - dice - suggerirei di dotarsi di altri argomenti per contrastarmi in campagna elettorale. Io sono iperattivo e anche iperbravo. D’altronde il contrario cos’è? Moscio: ed io non potrei mai esserlo. Questa città ha bisogno di un sindaco Ministro perché, contemporaneamente si aiuta il territorio e si è direttamente nella stanza dei bottoni’’.

Considero deboli entrambe le motivazioni.

Può anche darsi che il ministro sia, come sostiene, "iperattivo e iperbravo" , ma non ha ancora, purtroppo, il dono dell’ubiquità: lui stesso ha detto che potrà dedicare al comune solo tre giorni a settimana: sabato, domenica e lunedì. Poco per una città grande e con problemi complessi come Venezia.

E’ poi possibile che le "raccomandazioni" di Brunetta possano far arrivare più risorse alla città.

Ma cosa vuol dire questo? Che il Governo opererà bene per Venezia solo se il sindaco della città è uno dei suoi membri? Certo siamo il paese delle vie traverse che funzionano sempre meglio di quelle maestre....

Nel frattempo sulla pretesa del Ministro di "piazzare il sedere in due sedie" (EL CUEO SU DO’ CADREGHE) si esercita il sarcasmo di alcuni veneziani, come dimostrano i commenti ad alcuni dei cartelli elettorali del ministro, dei quali è stata tappezzata la città.


 

I commenti più votati

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.224) 12 febbraio 2010 11:02

    Brunetta sindaco sarebbe il punto più basso mai toccato dalla mia città.

    Bruno Ballardini

  • Di (---.---.---.40) 12 febbraio 2010 11:59

    non ce la farà.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.146) 12 febbraio 2010 12:20
    Damiano Mazzotti

    a me sono giunte voci che il caro ministro sia diventato professore senza concorso pubblico in uno di quei diffusi momenti di allegria politica socialista...

    Chi ha tempo iindaghi sul C.V. del caro mini-ministro Brunetta..

    Dal punto di vista intellettuale intendo....

  • Di pv21 (---.---.---.216) 12 febbraio 2010 16:39

    Prima i fannulloni riportati al lavoro. A fare cosa? Poi gli stipendi dei dirigenti pubblicati in rete. Cosa cambia? Ora il cartellino identificativo per il personale a contatto con il pubblico. Già visto. Nessuno ricorda più i contenuti delle CROCIATE Ministeriali lanciate per portare alla digitalizzazione della PA. Brunetta ogni volta ricorda il successo del suo nuovo call center "qualificato" (Linea Amica), ma glissa se il discorso cade sull’efficienza e la qualità. .. La vera scommessa è quella dei Veneziani che dovranno "tenersi la metà" di tanto roboante Ministro. (altro ancora => http://forum.wineuropa.it

  • Di Grazia Gaspari (---.---.---.3) 12 febbraio 2010 18:36
    Grazia Gaspari

    Speriamo che i veneziani siano intelligenti e non gli affidino la loro città. Potrebbero svegliarsi un giorno e non trovare più nemmeno San Marco. 

    Bertolaso docet! 
  • Di pint74 (---.---.---.71) 12 febbraio 2010 21:51
    pint74

    Modesto il Brunetta...
    Un pò di autocritica non gli farebbe male,anzi...

  • Di Renzo Riva (---.---.---.197) 14 febbraio 2010 02:14
    Renzo Riva

    Brunetta, Formigoni, Polverini, Tondo, Zaia e Alemanno afflitti tutti quanti dalla sindrome Nimby.
    Pare che anche Berlusconi ne sia stato contagiato che vuole installare i reattori in Albania.
    Tutta brava gente come quel tale che pretendeva di fare la "checca" con il culo degli altri (nel caso Tondo gli altri culi sono quelli degli sloveni).

    Il seguente testo è stato pubblicato come lettera sabato 13 c.m. sul Messaggero Veneto nel fascicolo del Messaggero di Udine.


    ENERGIA/3

    Sono basito alla lettura della decisione assunta dal presidente Tondo sul parziale interramento dell’elettrodotto Udine-Redipuglia, dice lui, per mantenere coesa la sua maggioranza.

    Il presidente Tondo in perfetto stile “NIMBY” (Not In My Back Yard – Non nel mio giardino) vuole fare il nucleare in Slovenia in quota regione F-VG.

    Cosa dire? Lo so che chiedere coerenza ad un politico è troppo ma a questo punto prego il mio segretario, la prof. Lauretta Iuretig, di rivedere le lodi a Tondo espresse nella sua lettera pubblicata su queste pagine Venerdì scorso.

    Riporto un passo di uno scritto del prof. Franco Battaglia che dà l’idea di cosa certe persone intendono per “fare politica”: "Particolarmente interessante fu l’atteggiamento di Antonio Di Pietro. Per ragioni sulle quali è ora troppo lungo dettagliare, il senatore mi aveva contattato per chiedermi di aiutarlo nella stesura della voce protezione-ambientale del suo programma politico, dicendomi che intendeva porre, al centro dello stesso, la questione – a suo dire – morale. Onorato di tanta considerazione gli dissi di dubitare di intendermi io di questioni morali ma che, per quel che capivo, poteva forse interessargli la faccenda elettrosmog che, al di là dei 60mila miliardi di lire, stava impropriamente allarmando l’intero Paese, e che avrebbe potuto rassicurare, almeno lui – che non era col centrosinistra né possedeva impianti di emissioni di campi elettromagnetici – che l’elettrosmog non esiste. Mi rispose che non poteva farlo perché non poteva perdere voti e che avrebbe invece messo la lotta all’elettrosmog al centro del suo programma di protezione dell’ambiente. Sconsolato per la certezza di non intendermi affatto di questioni morali salutai definitivamente il senatore.

    Chiosa finale: Nel 2001 il centro-destra vinse le elezioni e nel 2002 il bravo Altero Matteoli, allora ministro all’Ambiente, pose la pietra tombale sulla questione in modo da evitare al Paese lo sperpero di 60mila miliardi di lire in interramento delle linee di trasmissione elettrica, una manovra che, anche se fatta, non avrebbe evitato neanche una leucemia infantile. Antonio Di Pietro, invece, assieme a Verdi, Rifondazione comunista e compagnia cantando, nel 2003 organizzò un referendum che, se fosse passato, avrebbe obbligato, comunque, l’interramento dei cavi elettrici e lo sperpero di 60mila miliardi. Gli italiani al referendum di Di Pietro neanche ci andarono."

    Se nelle elezioni politiche dell’anno 2008 gli italiani defenestrarono dal parlamento italiano i Verdi ed i Comunisti alle prossime elezioni regionali farò di tutto per defenestrare i seguaci di Di Pietro ed il presidente Tondo.

    Tanto anche per lui Berlusconi, se lo vorrà ancora, gli troverà un collegio nazionale sicuro a Savona.

    Ormai posso solo sperare nei politici di AN confluiti nel PdL e come socialista è tutto dire.

     

    Renzo Riva

    Nuovo PSI F-VG

    Energia e Ambiente

    Buja

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