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 Home page > Tribuna Libera > Briatore, Feltri e Sgarbi contro il Salento: verità o luoghi (...)

Briatore, Feltri e Sgarbi contro il Salento: verità o luoghi comuni?

In questi ultimi anni si è assistito ad una campagna di accuse e/o affermazioni sprezzanti da parte di alcune personalità del Nord nei confronti di una delle zone più belle d’Italia: il Salento.
A cominciare, è stato Flavio Briatore, uomo d’affari di successo residente all’estero che voleva realizzare a Otranto un resort esclusivo trasformando questa nota località in una specie di Luna Park per gente danarosa. Ovviamente, il personaggio difendeva il suo progetto affermando che avrebbe dato lavoro e sviluppo alla zona considerando però secondario il fatto che avrebbe sconvolto l’assetto di quel territorio.
Gli otrantini, non si sono opposti del tutto al progetto, ma si sono dimostrati contrari a farlo secondo il diktat di Briatore, perché non ne volevano sapere di ridurre parte di Otranto ad una meta del jet set internazionale con tanto di devastazione indiscriminata della zona costiera. Contrari ad un turismo di massa, lo sono altrettanto nei confronti di un turismo che privilegi pochi a scapito di tanti, perché da gente di mare considerano la loro terra un approdo che tutti possono avere la possibilità di visitare e attaccati come sono alla loro città non possono di certo accettare che vengano prodotte delle modifiche significative al loro territorio e per giunta senza discuterne con loro in modo sereno e costruttivo. Briatore invece appare di tutt’altra pasta, perché è il classico magnate che pensa che chi ha i soldi può comprarsi tutto e tutti sempre dovunque e comunque e quindi il “No” secco degli otrantini è stato per lui uno smacco bruciante al quale ha replicato con la sua consueta arroganza, insinuando che trattasi di gente priva di iniziativa e di voglia di lavorare. Non contento, ha esteso tale affermazione all’insieme del Meridione. Naturalmente, il signore in questione tralascia il fatto di quanto sfrutta nelle sue strutture gente che viene proprio da quelle zone e si dimentica di quanti lavoratori del Sud hanno reso grandi e vincenti i gruppi industriali del Nord in Italia e nel mondo. Lui, dato che ha soldi a palate, crede di potersi atteggiare a benefattore dell’umanità quando assume del personale sulle cui spalle incrementa quotidianamente il proprio capitale. 
 
Ma ora lasciamo da parte questo capitalista di stile ottocentesco per concentrarci su un certo Vittorio Feltri, noto giornalista, conosciuto più per le sue polemiche che per le sue reali capacità professionali. Questo “lumbard” che odia il mare ha affermato che i pugliesi (stavolta i salentini non erano soli) non sono altro che degli sfaticati e che se continuano così tra qualche lustro a lavorare in quella regione ci saranno soltanto neri provenienti dall’Africa. Detto da un personaggio che fa l’opinionista standosene comodamente seduto nel suo ufficio di Milano, la cosa fa alquanto sorridere. In una terra carente di infrastrutture è ovvio che lo sviluppo venga compromesso e che quindi le possibilità lavorative risultino nettamente inferiori rispetto alla Lombardia del signor Feltri. Tuttavia, anche in una situazione di così grandi difficoltà la maggioranza della gente non si tira mai indietro quando si tratta di rimboccarsi le maniche, alzandosi spesso prima dell’alba e rincasando non di rado oltre le 10 di sera. E questo per pochi Euro all’ora! E se i neri lavorano sodo e sono volonterosi (e ve ne sono più di quanti si creda!), dove sta il problema?!
Invece, la verità è che spesso queste persone vengono impiegate attraverso il caporalato nei campi pugliesi e con loro vi sono non pochi italiani a dover subire le stesse condizioni di sfruttamento e di schiavitù. Se poi vogliamo dirla tutta, sarebbe doveroso ricordare che forme di caporalato esistono anche nella “ridente” Lombardia e che tale regione risulta al primo posto in Italia per numero (in termini percentuali) di tossicodipendenti, alcolizzati, cementificazione del territorio, inquinamento e che riguardo al fenomeno mafioso va ormai di pari passo con le regioni storicamente più colpite da questa realtà. Strano che il signor Feltri non si pronunci quasi mai su questi aspetti legati alla sua regione tanto "esemplare"!
 
L’ultimo ad avere dato il meglio di sé attaccando il Salento, non poteva essere altri che Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte, ma mediocre politico che non perde mai occasione per esprimere esternazioni spesso del tutto fuori luogo. Lo spunto stavolta è venuto dalla dichiarazione alquanto avventata rilasciata a mezzo stampa da Don Antonio Bruno, parroco di Lecce che ha affermato che il capoluogo salentino è ormai diventato una mangiatoia (termine che ritengo inappropriato dato che Gesù nacque proprio in una mangiatoia) e che la gente vi si reca solo per mangiare e vivere la movida. Sgarbi ha cavalcato la polemica dicendo addirittura che Lecce è diventata la “pornostar del turismo” e che la sua via centrale appare ormai come un vero e proprio suk (non capisco cosa ci sia di brutto in un suk, considerato che è una delle maggiori attrattive turistiche in diverse località bellissime del mondo arabo). 
 
Le repliche del sindaco e dell’assessore regionale al turismo sono state a mio avviso troppo blande nei confronti di questi personaggi e sarebbe stato opportuno informarli di certe evidenze che hanno trascurato nella loro foga polemica. Innanzitutto, la via principale del centro storico è stretta come pure i vicoli laterali e quindi è ovvio che in certi momenti ci possa essere un po’ di calca. “In certi momenti” non vuole dire "sempre" e basta percorrerle per rendersene conto. Vi sono diversi locali in cui si possono consumare piatti tipici e contrariamente a quanto avviene in altre città, locali di altre culture gastronomiche si trovano prevalentemente fuori dal centro urbano.
 
Altra cosa positiva è la presenza di diverse botteghe artigianali (pietra leccese, cartapesta, ceramica e altro) e banchetti ordinati e non invasivi di artisti di vario genere. Il Parco della Villa Comunale è pulitissimo come il resto del centro storico. Che poi permangano problemi legati alla crescita improvvisa del turismo in città è indubbio, ma la questione deve essere affrontata anche tenendo conto del fatto che Lecce è meta di frequentazioni settimanali di studenti, lavoratori e famiglie perché è la località più importante del Salento e quindi il primo luogo in cui recarsi per la stragrande maggioranza della gente che risiede in quella provincia. Strano che il parroco non se ne sia accorto! Altrettanto strano che il signor Sgarbi non inveisca con altrettanto fervore contro città del Nord che sono in una situazione ben peggiore di Lecce: da Venezia ridotta ormai ad un autentico Luna Park turistico alla "sua" Ferrara, patrimonio dell’umanità che versa da tempo in un degrado e in un decadimento culturale ed economico che appare ormai irreversibile. Un sito dell’Unesco pieno di sporcizia, di erbacce, di parchi non curati, di marciapiedi e strade disastrate e con una zona (il famigerato “Gad") ormai militarizzata.
Sgarbi non ne parla mai. Come mai? 
Per fortuna la “Firenze del Sud” non conosce simili fenomeni e può guardare al futuro con ottimismo e speranza.
 
Yvan Rettore
Questo articolo è stato pubblicato qui

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