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Beppe Grillo riparte all’attacco di quello che fu il ‘suo’ M5S: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”!

Beppe Grillo riparte all’attacco di quello che fu il ‘suo’ M5S: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”!

Dopo un lungo silenzio, Beppe Grillo torna a intervenire sui temi politici a lui più cari e lancia un duro attacco contro quello che un tempo era il “suo” Movimento. La creatura politica di cui è stato cofondatore e garante, insieme a Roberto Casaleggio, fino alla traumatica rottura con Giuseppe Conte.

Lo fa attraverso un lungo post pubblicato sul suo blog personale, dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, nel quale accusa il M5S di aver smarrito la propria identità originaria: «Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella “diversità” che lo aveva reso unico», scrive, mantenendo la “V” maiuscola, simbolo del “V-Day” e delle origini del Movimento.

Il fondatore conclude con una riflessione che suona anche come un monito: «Ecco, il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse: sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…».

A questo punto viene spontaneo chiedersi: e se fosse proprio Beppe Grillo a raccogliere quella sfida? Se fosse lui a provare a dare una risposta a quelle domande, tornando in prima linea con un nuovo progetto politico? Un’ipotesi che potrebbe portarlo a rappresentare, per il cosiddetto “campo largo”, una figura speculare a quella di Roberto Vannacci, dando vita a una nuova formazione politica.

Per ora si tratta soltanto di una suggestione. Il prossimo futuro dirà se Grillo intenderà davvero tornare protagonista della scena politica. Nel frattempo, pubblichiamo di seguito il testo integrale del suo articolo.

di Beppe Grillo.

Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo.

Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse.

Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo, sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet.

Oggi la crisi del modello occidentale è più profonda, il sistema viene consumato dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno; anche il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione, è il sintomo di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare. Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo.

Il programma dovrebbe partire da qui, dall’ascolto.

Le domande riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio.

Prendiamo il lavoro, se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Le macchine lavoreranno e gli esseri umani guarderanno? Avremo pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione. Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione. Non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione!

Prendiamo la sanità, l’intelligenza artificiale cambierà la diagnostica e l’assistenza, inciderà anche sulla ricerca. Il problema della salute non può essere ridotto ai costi, dobbiamo domandarci chi controllerà questi strumenti, chi stabilirà le priorità e dove finiranno i dati sanitari. La tecnologia servirà a curare le persone oppure a scegliere quelle considerate convenienti?

E poi i nostri i dati, lo ripeto da una vita, viviamo nel capitalismo della sorveglianza, siamo osservati e classificati da società private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari, sanno dove siamo, cosa compriamo e cosa desideriamo, cercano anche di prevedere quando cambieremo idea. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli, anche per rendere la società più sicura e migliorare i servizi pubblici. Abbiamo costruito un mondo in cui un’azienda conosce ogni nostro spostamento, mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus.

Prendiamo poi la democrazia, la rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni.

Ecco, il MoVimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…

Fonte: https://beppegrillo.it

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