Nell’abisso dove il male ha il volto della bellezza
Alberto Guarneri Cirami sorprende i suoi lettori con un noir che affonda nelle profondità dell'animo umano
Chi conosce Alberto Guarneri Cirami attraverso la sua produzione poetica difficilmente avrebbe immaginato di ritrovarlo alle prese con un thriller psicologico. Eppure "L'Abisso del Diavolo" rappresenta una svolta tanto inattesa quanto naturale nel percorso creativo dello scrittore siciliano, che abbandona temporaneamente la lirica senza rinunciare alla profondità della riflessione sull'uomo. Il risultato è un romanzo noir nel quale mistero, amicizia, tradimento e ricerca della verità si intrecciano fino a costruire una vicenda che, pur rispettando i canoni del genere, conserva una forte dimensione simbolica e letteraria.
«Non avrei mai immaginato di scrivere un thriller», confessa, ricordando come la passione per il noir lo accompagni da sempre, alimentata dalle letture di Agatha Christie, Simenon e dalla filmografia di Alfred Hitchcock. Una passione rimasta per anni confinata al ruolo di lettore e spettatore, fino a quando uno dei racconti che avrebbe dovuto far parte di una raccolta ha iniziato, quasi autonomamente, a espandersi, assumendo la forma di un vero e proprio romanzo. Un processo creativo che l'autore descrive come spontaneo, quasi imprevedibile, tanto da affermare che, in alcuni momenti, «era il libro stesso a guidare me e non il contrario».
Il titolo costituisce già una dichiarazione d'intenti. L'abisso, infatti, non rappresenta soltanto un luogo fisico, ma diventa una metafora della condizione umana. Può essere il precipizio nel quale si cade definitivamente, ma anche il passaggio obbligato attraverso il quale si arriva alla verità. È il luogo dove convivono paura e speranza, perdizione e possibilità di rinascita.
Anche la figura del diavolo viene riletta in chiave simbolica. Guarneri Cirami si allontana dalla rappresentazione tradizionale del male per descriverlo come qualcosa di molto più sottile e insidioso. Il male, osserva, non si presenta necessariamente con sembianze mostruose; spesso assume invece l'aspetto della bellezza, della seduzione e della fiducia tradita. È proprio questa ambiguità a rendere il romanzo particolarmente coinvolgente, perché costringe il lettore a interrogarsi continuamente sulla reale identità dei personaggi.
L'ambientazione contribuisce in maniera decisiva alla costruzione dell'atmosfera narrativa. Pur scegliendo luoghi immaginari, l'autore lascia trasparire con evidenza il legame con la Sicilia. Monte Nebbioso, Colle Ventoso, Civita Grande e soprattutto la suggestiva Contrada Femmina Morta richiamano paesaggi reali dell'entroterra siciliano, reinterpretati attraverso la lente della memoria e dell'immaginazione.
È proprio la Contrada Femmina Morta a custodire la leggenda che dà origine al titolo del romanzo. Guarneri Cirami racconta di essersi ispirato a un luogo realmente esistente nell'Agrigentino, frequentato durante la sua giovinezza, dove una tradizione popolare narra della caduta di una donna in un profondo precipizio conosciuto come "l'Abisso del Diavolo". Da quella suggestione nasce il cuore simbolico dell'intera vicenda.
La narrazione, tuttavia, non rimane confinata alla Sicilia. Attraverso un intenso lavoro di documentazione, l'autore accompagna il lettore anche in Argentina, tra Buenos Aires, la Patagonia e la Terra del Fuoco, luoghi che si intrecciano con il tema dei desaparecidos e con alcune delle pagine più drammatiche della storia contemporanea. Altre sequenze si sviluppano invece sul promontorio del Circeo, dove gli strapiombi sul mare diventano un ulteriore richiamo al concetto di abisso.
Al centro della storia troviamo tre amici inseparabili: Andrea, Alberto e Licia, nati nella stessa notte e cresciuti condividendo un legame che sembra indissolubile. Licia, descritta come una donna di straordinaria bellezza, viene paragonata alla Venere del Botticelli, mentre Andrea e Alberto rappresentano due personalità destinate a confrontarsi con scelte morali sempre più difficili.
È proprio sull'evoluzione dei rapporti umani che il romanzo costruisce la propria forza narrativa. L'amicizia iniziale lascia progressivamente spazio al sospetto, alla sfiducia e infine al tradimento, senza però cadere mai nella prevedibilità. Guarneri Cirami evita accuratamente di costruire personaggi rigidamente positivi o negativi. Ciascuno porta con sé fragilità, contraddizioni e zone d'ombra che emergono poco alla volta, accompagnando il lettore lungo un percorso nel quale le certezze vengono continuamente rimesse in discussione.
Tra i temi affrontati trovano spazio anche la giustizia, la corruzione, il potere e il peso delle scelte individuali. L'autore attinge alla propria esperienza professionale e a un'accurata attività di ricerca per dare credibilità agli aspetti investigativi e giudiziari della vicenda, senza mai sacrificare la dimensione psicologica dei protagonisti.
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l'intervista riguarda proprio il metodo di scrittura. Guarneri Cirami racconta di non aver mai seguito una scaletta rigida né di aver conosciuto in anticipo il finale del romanzo. La storia si è sviluppata progressivamente, lasciando che fossero i personaggi stessi a suggerire l'evoluzione della trama.
«Non avevo deciso come sarebbe finita», ammette, spiegando come molte delle soluzioni narrative siano nate durante la stesura. È un approccio che restituisce alla narrazione una naturalezza difficilmente ottenibile attraverso una pianificazione troppo rigorosa e che contribuisce a mantenere viva la tensione fino alle ultime pagine.
Il romanzo spesso attinge a riferimenti letterari che hanno accompagnato la formazione dell’autore. Pirandello occupa un posto privilegiato, tanto da comparire indirettamente anche all'interno del romanzo, accanto ad altri autori profondamente legati alla cultura siciliana come Giovanni Verga e Leonardo Sciascia. Influenze che non si traducono in imitazione stilistica, ma che riaffiorano nella costante attenzione verso la psicologia dei personaggi e nelle riflessioni sul rapporto tra verità e apparenza.
Con L'Abisso del Diavolo, Alberto Guarneri Cirami dimostra come un autore possa cambiare genere senza perdere la propria identità letteraria. Il thriller diventa così molto più di una semplice storia di suspense: è uno strumento per interrogare la natura umana, raccontare il peso delle scelte e ricordare che, anche quando si precipita nell'abisso, può esistere un percorso capace di riportare alla luce.
Lasciare un commento
Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina
Se non sei registrato puoi farlo qui
Sostieni la Fondazione AgoraVox







