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Arrivederci professore

“Vegliate dunque perché non sapete né il giorno né l'ora” fu detto in altro campo, ed il bello di vivere è sapere che la morte verrà ma chissà quando, abbiamo tempo, forse mai, intanto viviamo e tutto faremo andare come và oggi, dominiamo le cose (…?), intanto vediamo la morte e funerali altrui. 

A sapere il giorno e l'ora forse vivremmo come si sarebbe sempre voluto. Quanto a Richard (Johnny Depp), professore universitario nel pieno dei suoi brillanti 50 anni, viene diagnosticato un cancro che gli lascia 6 mesi di vita, o 12 al massimo, gli succede un senso di annichilimento, poi l'urlo di protesta, ma un bagno di ribellione nello stagno coi vestiti addosso non basta. Decide di vivere liberamente il tempo che gli resta, fuori dall'”ordine costituito” e dalla compassatezza professorale, il contegno del ruolo non conta più, come nel caso di molti che invece galleggiano sulla vita senza vivere. Perciò ci rivelerà che è sbagliato non apprezzare la mortalità, se l'avessimo sempre presente vivremmo più appieno e che il dovere più importante è una vita ricca di esperienze. Ogni fottuto respiro và festeggiato. Non arrendetevi alla mediocrità.

 

Coi suoi allievi diventa un simil-despota, caccia via dalla classe tutti coloro che non rispondono a certi (incomprensibili) parametri. Con la decina di studenti che gli resta sovverte l'organizzazione delle lezioni, che non sono più lezioni scolastiche, quanto più lezioni di vita sparate qua e là, come di chi ha capito tutto e rivela saccente il vero senso delle cose, tra “lezioni” in giardino, pub canne e sesso. Capta naturalmente la relatività delle cose, ne coglie il giusto peso, la sua notizia personale fa sembrare leggera la rivelazione della figlia, di amare un'amica di amore saffico, riuniti a tavola e con la moglie che trasecola. Eppure gli resta il tempo e la ricerca dell'occasione per vendicarsi con la moglie, a lei si rivolge sprezzante ed al suo amante, un regolamento di conti rivelatorio e fatto pubblicamente in extremis.

 

C'è spazio nel film, meno male, per mettere in rilievo la bontà di certi rapporti, con l'amico Peter ad esempio, che Richard stesso consola, non essendo propenso lui malato a ricevere compassione. O con la figlia a cui, sola altra persona, rivela il suo destino. Dolce e accorato il saluto tra lei sull'uscio di casa e il padre, che parte in auto e col suo cane, diretto chissà dove, verso un suicidio probabilmente.

 

Interessanti le note lette di un vero critico cinematografico (sconosciuto), qui ricopiate: “la scuola come fucina da liberare dal giogo delle convenzioni … (Richard) toglie il velo della finzione sulla sua vita pubblica e privata... è il primo a riscrivere le regole, a non piegarsi davanti all'autorità, per spingere poi i suoi allievi a ritrovare la propria voce... esprimersi con il cuore, secondo le proprie passioni... rinascita e liberazione... opporsi all'uniformità del pensiero e vivere i propri giorni tra il politicamente scorretto e la dolcezza dei sentimenti ritrovati”.

 

Vien da chiedersi perché mai Richard abbia compreso tutto questo solo quando ha vicina la propria morte, anche prima è possibile! Non si capisce poi se i suoi ragazzi abbiano fatto propri questi insegnamenti, al film importano i pronunciamenti del protagonista. L'impressione sul film, scoppiettante di eventi e di massime forse letterarie, è che non basti un Johnny Depp a renderlo memorabile. Gli americani si dànno spesso all'epopea, ma questo hanno e questo ci servono, spesso, non sempre per fortuna.

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