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Andrea Fama

Maschio. Bianco. Caucasico. 28enne fino a data da stabilire. Responsabile comunicazione e pubblicista allo sbaraglio.

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  • Primo articolo mercoledì 01 Gennaio 2009
  • Moderatore da venerdì 03 Marzo 2009
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Ultimi commenti

  • Di Andrea Fama (---.---.---.173) 14 aprile 2009 16:48

    Ciao Laura,

    contattami pure su andreafama@tin.it.

    Spero davvero di poterti essere utile, e comunque un confronto di idee fa sempre bene!

    A presto,

    Andrea 

  • Di Andrea Fama (---.---.---.131) 17 marzo 2009 14:44

    Allora, da dove cominciare ...

    Procediamo con ordine: neanch’io credo che la pubblicità sia la causa della mancata privacy dell’uomo, dico solo che quella on-line (conservando ancra moltissimo margine di manovra) è riuscita ad andare ben oltre le telecamere che ci seguono per strada e che ricordano tanto ORWELL, in quanto l’advertising digitale è in grado di seguirci anche "dentro lo studio del medico" nel caso ci rivolgessimo a uno dei molti, e molto consultati, siti di medicina on-line per saperne di più su una nostra patologia; è in grado di sapere se andiamo a caccia di escort e se preferiamo le bionde o le brune, magari; è in grado di sapere se abbiamo problemi finanziari nel caso in cui consultassimo di frequente siti dedicati a mutui, prestiti ecc. Certo, rimane ancora un livello di approssimazione, ma, ripeto, il potenziale tecnologico di provider e compagnia bella è ancora molto, molto ampio.

    Nessuno mette in dubbio la naturalità del mercato, ma il controllo del "potere" di cui parli avviene sì attraverso l’inseminazione della paura, ma anche attraverso la creazione di bisogni ed aspirazioni che legano l’uomo a determinati modelli facili da gestire e guidare per un governo o un potere forte che sia. La "sete di controllo delle organizzazioni politiche ed economiche" non si realizza solo con decreti legge e acquisizioni aziendali, ma anche attraverso la creazione di modelli comportamentali/aspirazionali unificati, in modo da abbattere la soggettività di massa ed avere così a che fare con un unico interlocutore/nazione. In pratica, privare un popolo della consocenza è molto più facile se prima si è indottrinato questo popolo insegnadogli a voler aspirare ad essere Belen Rodriguez piuttosto che Rita Levi Montalcini. E questa funzione di indottrinamento è prorio affidata alla pubblicità, tra le altre cose.

    Ma qui non volevo discutere della seduzione pubblicitaria, bensì delle possibilità tecniche che i pubblicitari hanno per conoscere troppi aspetti della nostra vita privata.

    Per finire, nessuno punta il dito contro Google (anche se la sua etica è tutta da discutere - vedi ciò che fa in Cina). E’ evidente che le ricerche sono più facili e le informazioni più accesibili, ma ciò non autorizza i provider ad impicciarsi dei fatti miei e a svenderli agli inserzionisti: se qualcuno deve cavare anche solo un euro dai miei comportamenti, allora quel qualcuno sono io, e in questo caso sarei disponibile a transare direttamente con i pubblicitari per stabilire il mio cache.

    Nessuno ha "paura di uno strumento di comunicazione in quanto tale", ed il dito è stato puntato proprio su chi dietro le quinte controlla questo strumento.

    Grazie e scuste, è bello lungo pure il mio di post ...


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