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Tre anni di silenzio, due anni di libertà dall’etichetta major, e ora, finalmente, una data: il 13 marzo. James Blake, il produttore e cantautore britannico che ha plasmato il suono della malinconia elettronica, torna con “Trying Times”, il suo sesto album in studio e il primo completamente indipendente sotto il suo marchio, Good Boy Records. Un ritorno che non è solo musicale, ma una dichiarazione d’intenti, un manifesto artistico e, per gli addetti ai lavori, un case study di una transizione strategica perfetta.
L’annuncio, arriva senza i canonici rumor di corridoio dei colossi discografici, ma attraverso un sito web criptico (tryingtimes.info) e un lancio diretto al cuore dei fan. Ad anticipare l’opera è “Death of Love”, singolo che racchiude l’essenza del nuovo corso: le soffici e ipnotiche architetture elettroniche di Blake si scontrano e fondano con la potenza corale e terrena del London Welsh Male Voice Choir. Un contrasto geniale, che materializza il conflitto centrale dell’album: l’individuo contro il frastuono del mondo.
Blake descrive “Trying Times” come “un commento sull’inesorabilità della vita moderna”. Una tematica non nuova per lui, ma che ora, libero dai vincoli contrattuali di una major come Republic Records (da cui si separò nel 2022), può esplorare con rinnovata autenticità e controllo creativo totale. La tracklist di 12 brani promette collaborazioni mirate: spiccano il rapper UK Dave, maestro di storytelling sociale, e la vocalist di Los Angeles Monica Martin, capace di trasportare un’atmosfera sospesa. Non sono featuring casuali, ma scelte coerenti con un disco che vuole essere uno specchio dei nostri tempi complessi.
Da un punto di vista industriale, la mossa di Blake è esemplare. L’uscita da un sistema major non è più vista, per artisti del suo calibro, come un passo indietro, ma come un’evoluzione verso un modello di business più snello, diretto e autentico. Con Good Boy Records, Blake detiene il controllo totale sulla produzione, sull’estetica, sui tempi di lancio e, crucialmente, sui diritti master. In un’era in cui gli artisti rivalutano il possesso del proprio catalogo, questo è un asset capitale.
Il lancio via sito web dedicato, bypassando i gatekeeper tradizionali, rafforza il legame diretto con il suo pubblico per un rapporto diretto e autentico.
“Trying Times” si posiziona non solo come un album, ma come l’opera più personale e necessaria di Blake, proprio perché figlia della sua libertà.
“Death of Love” non è solo una canzone; è il primo capitolo di questa nuova era. L’album promette di essere la colonna sonora perfetta per un’epoca di sovraccarico sensoriale e di ricerca di significato. James Blake, da alchimista di suoni introspettivi, si è trasformato in un CEO di se stesso, dimostrando che nell’industria musicale contemporanea la maggiore indipendenza può corrispondere non solo a una maggiore purezza artistica, ma anche a una più solida e sostenibile strategia di lungo periodo.
https://jamesblakemusic.com/
https://www.instagram.com/jamesblake
https://www.facebook.com/jamesblakemusic/
Trying Times tracklist:
01 Walk Out Music
02 Death of Love
03 I Had a Dream She Took My Hand
04 Trying Times
05 Make Something Up
06 Didn’t Come to Argue [ft. Monica Martin]
07 Doesn’t Just Happen [ft. Dave]
08 Obsession
09 Rest of Your Life
10 Through the High Wire
11 Feel It Again
12 Just a Little Higher
L'articolo James Blake conquista l’Indipendenza con “Trying Times”. Ascolta il singolo tratto dal prossimo album proviene da Freak Out Magazine.
Tre anni di silenzio, due anni di libertà dall’etichetta major, e ora, finalmente, una data: il 13 marzo. James Blake, il produttore e cantautore britannico che ha plasmato il suono della malinconia elettronica, torna con “Trying Times”, il suo sesto album in studio e il primo completamente indipendente sotto il suo marchio, Good Boy Records. Un ritorno che non è solo musicale, ma una dichiarazione d’intenti, un manifesto artistico e, per gli addetti ai lavori, un case study di una transizione strategica perfetta.
L’annuncio, arriva senza i canonici rumor di corridoio dei colossi discografici, ma attraverso un sito web criptico (tryingtimes.info) e un lancio diretto al cuore dei fan. Ad anticipare l’opera è “Death of Love”, singolo che racchiude l’essenza del nuovo corso: le soffici e ipnotiche architetture elettroniche di Blake si scontrano e fondano con la potenza corale e terrena del London Welsh Male Voice Choir. Un contrasto geniale, che materializza il conflitto centrale dell’album: l’individuo contro il frastuono del mondo.
Blake descrive “Trying Times” come “un commento sull’inesorabilità della vita moderna”. Una tematica non nuova per lui, ma che ora, libero dai vincoli contrattuali di una major come Republic Records (da cui si separò nel 2022), può esplorare con rinnovata autenticità e controllo creativo totale. La tracklist di 12 brani promette collaborazioni mirate: spiccano il rapper UK Dave, maestro di storytelling sociale, e la vocalist di Los Angeles Monica Martin, capace di trasportare un’atmosfera sospesa. Non sono featuring casuali, ma scelte coerenti con un disco che vuole essere uno specchio dei nostri tempi complessi.
Da un punto di vista industriale, la mossa di Blake è esemplare. L’uscita da un sistema major non è più vista, per artisti del suo calibro, come un passo indietro, ma come un’evoluzione verso un modello di business più snello, diretto e autentico. Con Good Boy Records, Blake detiene il controllo totale sulla produzione, sull’estetica, sui tempi di lancio e, crucialmente, sui diritti master. In un’era in cui gli artisti rivalutano il possesso del proprio catalogo, questo è un asset capitale.
Il lancio via sito web dedicato, bypassando i gatekeeper tradizionali, rafforza il legame diretto con il suo pubblico per un rapporto diretto e autentico.
“Trying Times” si posiziona non solo come un album, ma come l’opera più personale e necessaria di Blake, proprio perché figlia della sua libertà.
“Death of Love” non è solo una canzone; è il primo capitolo di questa nuova era. L’album promette di essere la colonna sonora perfetta per un’epoca di sovraccarico sensoriale e di ricerca di significato. James Blake, da alchimista di suoni introspettivi, si è trasformato in un CEO di se stesso, dimostrando che nell’industria musicale contemporanea la maggiore indipendenza può corrispondere non solo a una maggiore purezza artistica, ma anche a una più solida e sostenibile strategia di lungo periodo.
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Trying Times tracklist:
01 Walk Out Music
02 Death of Love
03 I Had a Dream She Took My Hand
04 Trying Times
05 Make Something Up
06 Didn’t Come to Argue [ft. Monica Martin]
07 Doesn’t Just Happen [ft. Dave]
08 Obsession
09 Rest of Your Life
10 Through the High Wire
11 Feel It Again
12 Just a Little Higher
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Non chiamatela “The Collective: Parte Due”. Kim Gordon, icona senza tempo della scena alternativa, torna a marzo con “PLAY ME”, un disco che nasce dalla stessa alchimia creativa del precedente lavoro ma che punta dritto verso un territorio nuovo, più nervoso e concentrato.
In uscita il 13 marzo per Matador Records (già prenotabile in edizione limitata su vinile bianco), l’album vede di nuovo al fianco della artista il produttore Justin Raisen, compagno di viaggio ormai fondamentale. «Justin capisce a fondo la mia voce, le mie liriche e il mio modo di lavorare», rivela Gordon. «Ma questa volta volevamo qualcosa di diverso: canzoni corte, incisive, realizzate velocemente. È un lavoro più focalizzato, forse più sicuro di sé. Sono sempre partita dal ritmo, ma qui volevo una spinta ancora più decisa, un’ossessione per il beat».
L’anteprima del progetto è “NOT TODAY”, primo singolo che unisce un’atmosfera ipnotica a una pulsione guidata dai groove. La sorpresa, per la stessa Gordon, è stata ritrovare una voce che credeva sopita: «Ho iniziato a cantare in un modo che non adottavo da moltissimo tempo. È emersa un’altra voce, diversa».
A firmare il video, un perfetto connubio tra arte visiva e suono, sono le sorelle Kate e Laura Mulleavy, fondatrici del marchio Rodarte e registe dall’estetica inconfondibile.
“PLAY ME” si annuncia dunque non come un sequel, ma come un balzo in avanti: un concentrato di ritmo, sperimentazione e quella voce iconica che non smette di reinventarsi. Il countdown è iniziato.
https://kimaltheagordon.com/
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Mondo Exotico è il nuovo album dei Misteriseparli, pubblicato da Vina Records e distribuito da Believe, uscito dopo Speedbeforedeath, del 2022, esordio del duo pescarese dal nome enigmatico. Tre singoli, disponibili in download gratuito (Bandcamp), hanno anticipato la pubblicazione dell’album, che scorre in tutte le piattaforme e anche in un’edizione limitata in vinile, impreziosita dall’artwork di Fr3danselmo.
Pepi e Andrew, al secolo Andrea Sestri e Giuseppe Palmieri, sono un duo di Pescara che nasce, dopo svariate jam sessions in studio e esperienze musicali e di vita condivise, ufficialmente in Andalusia una decina di anni fa nel 2016. Il background musicale di ciascun componente è diversissimo: chitarre in trama essenzialmente rock-blues da una parte e basi elettroniche ed esperienza da dj dall’altra.
Il nuovo album, registrato e mixato allo Studio Tequila Batanga e masterizzato da Enrico Mantini, è un autentico viaggio tra pezzi che si definiscono individualmente, ognuno con le proprie atmosfere e vibrazioni, rappresentando ciascuno un universo a sé, offrendo l’opportunità di esplorare il cosmo creativo (il Mondo Esotico a cui allude il titolo) in continua evoluzione.
L’album si apre con Big Tail, un rock-blues elettrico dai ritmi non elevati con introduzione di atmosfere da spiaggia, dove i riff di chitarra fanno da filo conduttore. Off To Nowhere è invece decisamente strutturata su basi campionate, anche se inizia con suoni potentemente riverberati di note di chitarra e basso che evocano sound da anni ’80, su cui poi si staglia un rimo alla Planet Funk. E’ la migliore interpretazione e segno evidente, in questo disco, della potente alchimia fra i due musicisti. Più squisitamente esotica e “liquida” è Kaboobie, e anche qui i coinvolgenti loop di batteria conducono a un ritmo ballabile, ma è chiarissimo che i Misteriseparli non fanno techno né musica da discoteca, ma piuttosto un caleidoscopio di suoni elettronici su cui però le classiche percussioni e la chitarra elettrica trovano il loro adeguato spazio protagonista, come per esempio in Flash Gordo, dove la chitarra in particolare disegna dei groove suadenti e funkeggianti su una base loopata di percussioni vagamene sudamericane. Flash Gordo è senza dubbio l’altro momento irresistibile del disco, mentre in Brujeria, l’aria di festa da spiaggia già annunciata nella precedente track esplode in atmosfere introdotte da synth più squisitamente dance e soft.
Brujeria è anche track più “canzone”, ovvero il pezzo più cantato del disco, se così si può dire per un album di pezzi quasi del tutto strumentali, dove comunque è la musica e non la ricerca testuale a fare da padrona. A chiudere il disco veramente sin qui variopinto e stuzzicante c’è Noloso, altro blues elettrico di chitarra, eseguito come un rito cerimoniale di chiusura, meditativo e notturno, soprattutto nella parte terminale più progressive, dove in verità avanza qualche manierismo di troppo laddove sarebbe forse stato più riuscito lasciare la sola chitarra a parlare.
Il disco si conclude forse troppo presto per lasciare all’ascoltatore l’impressione di un album compiuto e completo, esplorato a 360 gradi.
La fantasia sonora e gli accostamenti di suoni con cui si divertono Pepi e Andrew richiederebbero forse maggior spazio e più trame musicali, più tracce tali da dare un’identità totale e non solo vagheggiata alla ricerca musicale che il disco vuole portare avanti, ma vi è abbastanza spazio per cogliere il talento e la dovizia tecnica dei due musicisti, che confermano quanto di buono avevano già fatto intuire nel loro esordio.
https://linktr.ee/misteriseparli
Mondo Exotico by Misteriseparli
L'articolo Misteriseparli: il duo pescarese rinnova le sue esplorazioni sonore con Mondo Exotico proviene da Freak Out Magazine.
Manca ormai poco all’arrivo di Love Is Not Enough, l’album che i Converge hanno plasmato nel fuoco dell’esperienza e della perdita. Dopo l’impatto brutale del title track, la band svela oggi l’altro estremo del disco: “We Were Never The Same”, il capitolo finale, l’epilogo sonoro di un percorso che promette di scarnarci.
Se il viaggio inizia con un’esplosione, termina in una palude densa e ipnotica. Dimenticate i blast beat frenetici: qui Converge scelgono un mid-tempo sludgy e monumentale, un post-hardcore che affonda le radici nella terra più oscura, per innalzare un inno malconcio ma potente. Quell’hook, già cristallino al primo ascolto, è destinato a diventare un mantra collettivo dal vivo, un urlo corale che unirà la folla in una catarsi condivisa.
Le parole di Jacob Bannon gettano luce sull’origine di questa potenza dolorosa: “Queste parole sono nate nel parcheggio di una pompa funebre, mentre riflettevo sul lutto. Perché ci riuniamo per piangere, ma non per celebrare? È una domanda onesta, che svela le nostre distrazioni e i nostri fallimenti collettivi. Il dolore porta chiarezza. Dobbiamo fare tutti meglio.”
È una riflessione che trafige, trasformando la rabbia in una domanda universale. La canzone diventa così più di un semplice brano: è un monolite sonoro, il punto di arrivo di un’esplorazione che dall’urlo individuale approda a un coro di coscienze.
Il cerchio si chiude. Ora conosciamo l’alfa e l’omega di Love Is Not Enough: un disco che pare costruito come un’esperienza totale, un percorso dalle fiamme iniziali alle acque profonde e riflettenti della conclusione.
Love Is Not Enough sarà nelle nostre “ossa” dal 13 febbraio via Deathwish/Epitaph. La rarissima variant “ghost” in vinile è già storia, ma la prenotazione per le altre edizioni (e per riscoprire il back catalogue della band) è aperta. Preparatevi ad alzare la voce.
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L'articolo Converge: tra dolore e inno. Svelata la chiusa dell’atteso “Love is not enough” proviene da Freak Out Magazine.
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