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Luciano B. L.

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Ultimi commenti

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    di Luciano B. L. (xxx.xxx.xxx.68) 8 febbraio 10:13
    Luciano B. L.

    ma perché, mister xxx.148, non ha letto almeno l’articolo che ho scritto pochi giorni fa? In fondo alla pagina c’era pure il link.

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    di Luciano B. L. (xxx.xxx.xxx.142) 7 febbraio 19:25
    Luciano B. L.

    Non serve, carissimo xxx.127, un elenco per dimostrare l’assunto delle concessioni alla rendita ed alla speculazione fondiaria. Credo basti solo domandarsi perché per quasi tre anni, a L’Aquila, si sono rifiutati di fare il Piano di Ricostruzione come prescritto dalla legge e dai decreti ed hanno tenuto in "vigore" un Piano Regolatore che di rendita e di speculazione è stato - ed è - fautore al massimo livello. Inoltre, dicevo nella replica precedente, questo "strumento di conoscenza" sull’uso del suolo (il P.R.G.) risulta noto soltanto agli addetti ai lavori più o meno interessati alla perpetua "costruzione" sui terreni ancora liberi e NON alla parte di popolazione (meglio della comunità) a cui, invece, preme giustamente la ricostruzione di quanto danneggiato dal sisma.

    Ai sindaci ed ai candidati sindaci, invece, spetta l’onere della prova di rigetto della convinzione che varare un novello Piano di Ricostruzione (né adottato né approvato) senza abbandonare completamente il Piano Regolatore vigente equivale a tenere i piedi in due staffe: promettere e, intanto, lasciar fare C.A.S.E., case e casette. Tutte nuove. Anche antisismiche solo al 60%. Da posare ovunque: perché la terra non "rende" se non è "murativa". 
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    di Luciano B. L. (xxx.xxx.xxx.186) 7 febbraio 16:23
    Luciano B. L.

    Cara Giusi Pitari, sai bene che solo dopo la mia visita a L’Aquila ho capito quanto la "mala urbanistica" locale sia precedente al sisma. E poi, tu sai che oggigiorno gli strumenti urbanistici dovrebbero essere visionati interamente on-line, però quello de L’Aquila manca totalmente nel sito, anche aggiornato, del Comune. Forse perché non si possa vedere, anche da lontano e da chiunque, quanto lo si possa considerare immondo. Nella tua università non mancano esperti (anche un corresponsabile della sua stesura) che dovrebbero discutere di ciò, ma assurdamente tacciono. E, nonostante il grande lavoro che Voi fate, stanno silenti pure sul novello Piano di Ricostruzione basato sulla conferma puntuale di tutte le concessioni alla rendita ed alla speculazione permesse da quel Piano Regolatore del 1975 che si mantiene in vita comatosa, a tutti i costi. Purtroppo, altissimi: almeno per chi - ripeto - aspetta (come tu stessa) da tre anni di rientrare nelle proprie case. Perciò, diamo a Cialente, Riga e Di Stefano quel che bertoldo&bertoleso non meritano.


    Cmq, parliamo anche della neve che a L’Aquila credo sia arrivata anche altre volte. Solo che allora sapevano bene come fare i tetti delle abitazioni (rispettando la struttura e la pendenza delle falde tipiche della tradizione locale) e sapevano come pulire le strade pubbliche (prima di quelle innumerevoli liberalizzate o privatizzate).
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    di Luciano B. L. (xxx.xxx.xxx.22) 7 febbraio 11:46
    Luciano B. L.

    Per non polemizzare inutilmente con l’autore, trascuro la sua lagnanza della trascurànza della questione aquilana che appare smentita proprio dal link (a fine pagina) al mio articolo di pochi giorni addietro con le mie personali riflessioni sulle cose emerse in due recenti trasmissioni televisive dove anche de L’Aquila s’è parlato.

    Se, però, de L’Aquila si parla solo per l’eccezionalità di certi eventi e non di paradigma della situazione generale, non si capisce come possa cambiare molto il corso delle cose che, purtroppo, succedono ovunque. Così come se tutti i guai sono imputabili ai personaggi esterni (Bertolaso e Co.) e nulla viene assolutamente rimproverato a politici e tecnici locali di governance afflitti.
    Voglio dire, ad esempio, che la questione urbanistica aquilana non è tipica di quel territorio, ma deriva dalla diffusa cultura (o subcultura) della rendita che, purtroppo, pare essere diffusa in tutto il paese. Tanto della rendita immobiliare e fondiaria, quanto di quella finanziaria. 
    Cosicché, si osservano i primi vagiti del Piano di Ricostruzione (nato dopo quasi tre anni dal sisma) per ricostruire finalmente l’esistente e si dimentica di guardare criticamente al famigerato Piano Regolatore della città che rimane (anche se vetusto, essendo del 1975) il mezzo essenziale per la costruzione "speculativa" di tutto il territorio comunale e, forse, anche dei suoi importantissimi centri storici.

    Un "paese" ostaggio della rendita non potrà mai essere attrattore d’innovazione e di nuove idee. Forse, neppure d’una indispensabile ed adeguata ricostruzione fisica che l’autore brama più che giustamente per la sua città.
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    di Luciano B. L. (xxx.xxx.xxx.138) 19 gennaio 13:12
    Luciano B. L.

    Cosicché, beneficiarono di C.A.S. 25.961 persone e d’affitto concordato 2.370 persone. Ottennero una sistemazione nelle strutture ricettive 3.950 persone, nelle caserme vennero ricoverate 688 persone e nei Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.) trovarono posto 2983 persone. In totale, al massimo, fuori dai C.A.S.E. di Berlusconi trovarono alloggio d’emergenza ben 35.862 persone. Circa 2,5 volte in più di quelle insediate nelle 183 case dei 19 C.A.S.E. di Berlusconi/Cialente/Bertolaso.

    Orbene, adesso la situazione è completamente diversa giacché, senza che le proprie abitazioni gravemente danneggiate siano state recuperate, ricevono il C.A.S. solo 99.874 persone, beneficiano del contributo per l’affitto 1224 persone, i residenti negli alberghi sono 214 e nelle caserme 177. Nei M.A.P. alloggiano solo 2.802 persone e nei C.A.S.E. ci stanno soltanto 13.123 anime.

    Ciò vuol dire che il dieci per cento del Piano C.A.S.E. risulta VUOTO e quindi inutilmente costruito. Possiamo - quindi - intuire che qualcuno (senza cuore) abbia deciso di mettere questi alloggi delle case dei c.a.s.e. a disposizione dei, sempre provvisoriamente,diversamente alloggiati. Forse, per non lasciare ulteriormente inutilizzati alloggi costati ottanta milioni di Euro (sul totale di 800 milioni spesi dalla Protezione civile), si giunge a dire: No c.a.s.e? No c.a.s.! Ovviamente, poco prima d’abbandonare la nave (la S.G.E.) nelle mani dei ... comandanti comunali (o comunardi).

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