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di Luciano B. L. (sito) martedì 16 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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L’Aquila, per la ricostruzione servono 4,4 miliardi, ma l’incognita è quando partirà

Il costo esatto della Ricostruzione è stato presentato al Governo dall’Amministrazione comunale de L’Aquila che vorrebbe partire subito nei lavori sebbene con strumenti vetusti da aggiornare in corsa. Però, il Commissario di governo non accenderà il semaforo verde finché non saranno predisposti specifici Piani di Ricostruzione. Forse, con un Programma Pluriennale di Attuazione dello strumento urbanistico vigente la Ricostruzione potrebbe essere, se partecipata, di breve durata ed anche a minor costo.

La ricostruzione d’un territorio, distrutto o gravemente danneggiato da un evento “naturale” come quello del 6 aprile 2009, dovrebbe essere indirizzata da un Piano di Ricostruzione. Infatti, tanto l’alto Commissario Chiodi quanto la Legge di Iniziativa popolare (vedi, art. 9) auspicano, invocano, prevedono il ricorso a tale strumento da formare in sede comunale ed approvare in Regione. Nel frattempo, da Chiodi affiancato dall’arch. Fontana della S.T.M., sono state predisposte delle “Linee Guida” per coordinare gli interventi di ricostruzione nelle aree con valenze storiche ed ambientali sia del Capoluogo e delle frazioni aquilane sia dei Comuni del cratere. Con lentezza e tracotanza, con polemiche e ripicche, con folli dimissioni e riammissioni nei ruoli, financo, con risse e contese. Mentre nei piccoli comuni si stanno apprestando i vari Piani di Ricostruzione, ad Onna (frazione de L’Aquila) questo strumento è già stato predisposto da studi d’architettura di Colonia e di Venezia. Invece, a L’Aquila, tutto sembra fermo come – citando Bianca M. - “nel deserto dei Tartari dove vedi sempre che si sta muovendo qualcosa ma poi scopri che era solo un rafforzamento di puntellamenti e senti il vento che sbatte gli ormeggi aerei all'infinito”.

Intanto, tra la questione di governance (Cialente/Chiodi) e la questione di feeling (Cialente/Letta), nel Capoluogo di regione si tiene in vita comatosa e vegetativa un Piano Regolatore assai vetusto (adottato nel 1975 e approvato nel 1979), considerevolmente obsoleto (in quanto “prebucalossita”: giacché formato sostanzialmente dopo la Legge Ponte n°765/1967, ma senza tutti i contenuti riformatori della Legge Bucalossi n°10/1977, presumibilmente aggiunti nelle N.T.A. solo in parte e soltanto in fase d’approvazione). Tanto oltremodo permissivo quanto genericamente relazionato alla realtà ambientale e già costruita. Financo, eludibile od aggirabile nell’attuazione.

Si fanno Varianti non sostanziali per approvare questo o quel progetto. S’adottano Delibere di C.C. ad hoc per consentire interventi di demolizione e ricostruzione nel “centro storico” fornendo nuova interpretazione a norme regolatrici l’intervento in questa parte della città non già adeguatamente previsto dal Piano e che sono state assai criticate per la loro contraddittorietà ed indeterminatezza applicativa. Si tiene nel limbo il Nuovo Piano Regolatore da diversi anni già affidato alle cure di tecnici, forse troppo occupati anche in faccende del Ponte sullo Stretto. Si blatera pure di Piano di Ricostruzione, ma in concreto questa carta vincente non viene mai scoperta. Probabilmente, perché nessuno vuole rimettere in discussione regalie e prebende concesse e concedibili a: privati possessori d’immobili di diversa redditizia destinazione d’uso e/o di terreni assai edificabili (quindi con acquisite rilevanti rendite speculative); interessati costruttori e/o trafficanti immobiliari; legali azzeccagarbugli; accondiscendenti tecnici amministrativi, progettisti ed affini.


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