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A L’Aquila: se votate per me ve faccio fare un Auditorium. Anzi, più d’uno

Mentre la ricostruzione del centro storico sembra rimandata sine die, le nuove costruzioni viaggiano ad alta velocità ed ad altissima "voracità" di suolo. Mentre l'Auditorium di Renzo Piano è soggetto a continui stop and go.

Non intendo entrare nel merito dei ricorsi (TAR, Procura della Repubblica Corte dei Conti) presentati da Italia Nostra contro l’erigendo “Auditorium” di Renzo Piano nel Parco del Castello. Del resto molti cittadini non sembrano tanto interessati al giudizio dato - “opera inutile e illegittima” - dall’Associazione quanto ad altri aspetti degni di considerazione. Ovvero, di precisazione del commento già lasciato su FB al post di L.C.: “A l'Aquila non serve Renzo piano, servono gli aquilani! “ (sic!).

È ragionevole rifiutare il progetto “donato” dall’archistar nata, anziché a L’Aquila, a Pegli-Genova? Se si trattasse dei giocatori d'una squadra calcio, allora sì: vorrei giocassero solo quelli che sono nati in loco. Rifiuterei gli Ibra, i Kakà e, con immenso rammarico, pure i Messi. Ma a costruire ed abbellire una città non posso credere che siano titolati solo i nativi. A Firenze, i Medici impiegarono il conterraneo Michelangelo finché non gli venne “sottratto” dai Papi. A Roma, con tutti er mejo del tempo, operarono anche Melozzo da Forlì, Pietro da Cortona e Polidoro da Caravaggio che, come risulta dal nome, certamente non erano stati battezzati a San Giovanni in Laterano. Cioè, come in qualsiasi altra città importante, L'Aquila inclusa.

Allora, perché NO-PIANO? Personalmente direi proprio perché il suo cognome denota paradossalmente il rifiuto per il “piano” (per la pianificazione urbanistica in genere) e, quindi, la predilezione per il "progetto" (ovvero, per interventi singoli). Giacché il proprio non può che essere il migliore. Specialmente quando viene sostenuto apertamente da un pubblico amministratore che, per quasi tre anni, di notte tesse la tela del Piano di Ricostruzione e di giorno la disfa. Quindi, se fossi a L'Aquila vedrei le cose come sono state viste a Torino. Cioè sarei contro l'anacronistico "grattacielo" di Banca Intesa (indipendentemente da chi lo ha "griffato") e contro i Ciamparino & C. che, accettando ciò che svetta oltre la Mole Antonelliana, credono ancora nei miti da Terzo Mondo. Certamente, a L'Aquila non vengono proposti "grattacieli" solo perché - anzi, proprio giacché - viene coltivato ancora il "MITO" della città diffusa e sparpagliata da una new town all’altra (cioè da Assergi a Roio2 e da Cese a Paganica”). Inoltre, se un Auditorium non è una banca, questa e quello sembrano utili anche per "lustrare" le scarpe d'un Chiamparino o d'un Cialentino V.

Ora, meno banalmente, passerei ad un altro tema che non sembra adeguatamente recepito da molti aquilani. Cioè quello della conclamata preferenza per le nuove costruzioni al posto del recupero (anche profondamente innovativo) di quelle preesistenti, con la conseguenza del declassamento della ricostruzione, anche se impellente. Cosicché, mentre si può riconoscere il "tentativo in atto nell'industria pubblica di smobilitazione della produzione civile puntando invece su quella militare" (vedi Landini su il manifesto.it), si fatica ancora ad ammettere che l'Amministrazione comunale aquilana favorisca supinamente il tentativo di "smobilitazione" della pur contenuta produzione civile locale puntando - invece – sul rilancio di quella fondiaria ed immobiliare. Per estrarre rendita speculativa nell’uso indiscriminato del suolo, anziché profitto. Cosicché, nuove costruzioni (abusive, provvisorie e stabili) sono dilagate in ogni dove, mentre le ricostruzioni sono state rallentate con ogni espediente. Quando Salvatore Settis disse: "... la terra non rende se non è murativa" non si riferiva certo a L'Aquila, ma visitando il territorio aquilano prima della sua “conferenza” del 13 c. m. credo possa trovarvi una lampante esemplificazione rafforzativa del concetto relativo alla finalità meramente speculativa di molte trasformazioni urbane legalizzate proprio da strumenti urbanistici (come quello aquilano del 1975-’79). O d’alcuni Piani di Ricostruzione che, salvaguardando tutte le nefandezze previste dal Piano Regolatore vigente, permettono ogni costruzione ivi prevista ed all'occorrenza, anche in variante ad esso, ma solo quando amplificativa degl’interessi privati. Pure, con procedure tipiche dello stato emergenziale da protrarre sine die. Senza alcun riguardo per l’emergenza pubblica. Anzi con la dimenticanza d'interventi prioritari di ripristino delle indispensabili infrastrutture di rete danneggiate dal sisma. Per assecondare l'urbanistica contrattata anche nel prossimo lustro. Tanto nelle forme da centro-sinistra (Massimo Cialente) quanto in quelle da centro-destra (Pierluigi Properzi). 

Per chi si fosse perso o rifiutasse di “buttarla in politica” intendo far presente che ben pochi hanno sostenuto la proposta di recupero della dismessa (o mai utilizzata) struttura di rimessa dei mezzi della metro leggera per realizzare l’Auditorium secondo il progetto di Shigeru Ban e con i fondi donati dal Giappone. Qui, ho raccontato che il capo della Protezione Civile SPA preferì realizzare un nuovo “auditorium” in uno degli anonimi MUSP prefabbricati. Indi, per non rischiare una brutta figuraccia con il Giappone, che non avrebbe permesso altra destinazione della “donazione” già ufficialmente accettata da B. al G8, concesse all’architetto giapponese di realizzare ex-novo un altro Auditorium ed in una diversa area da quella da lui individuata. Giudicata, allora, quasi una consolazione tardiva per il prestigioso architetto attivo in molte aree del mondo colpite da calamità naturali. Ma, con il cambio di localizzazione, il progetto dell’arch. Ban mutò radicalmente e l’opera conclusa venne inaugurata all’insaputa di molti Aquilani maggiormente attratti dalla (forse, ritenuta concorrenziale) “donazione” del Trentino.

Che il Sindaco Cialente volle al Parco del Castello e che ora (sotto elezioni) dice possibile fare anche una qualche retromarcia con la “partecipazione” dei cittadini (elettori). All’insaputa di Renzo Piano e del Trentino? Come si può credere che scegliendo un’altra ubicazione il progetto resti immutato? E se l’archistar, come ogni altro serio architetto, intendesse rifare interamente il progetto in connessione al luogo di realizzo, chi pagherà i costi aggiuntivi? Dopo soltanto ventiquattro ore, su FB, il candidato sindaco scrive: “…non mi spiego questa paura di alcuni nei confronti del nuovo, del bello, delle sfide estetiche … credo che avremo una struttura meravigliosa, che ancor più valorizzerà il parco del Castello e l'intera area …”! E, tal quale Pilato (con Barabba e Gesù), egli aggiunge: “Comunque tra un mese al massimo Renzo Piano sarà a L'Aquila, e presenterà pubblicamente l'opera. In quella sede potrete contestargli l'intervento”.

immagini tratte da: http://www.detail.de/artikel_auditorium-renzo-piano_26944_It.htm

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