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 Home page > Attualità > Politica > Vi spiego perché l’onestà in politica serve a poco

Vi spiego perché l’onestà in politica serve a poco

Già vedo le facce esterrefatte di molti lettori che staranno pensando che sia impazzito, che stia facendo la difesa di ufficio dei ladri di regime ecc. Nulla di tutto questo. E se avrete la bontà di seguirmi, capirete in che senso sostengo che l’onestà non è affatto la cosa più importante in politica, ma solo un modesto prerequisito. Sia chiaro che non sto affatto dicendo che rubare sia un peccato veniale o un trascurabile vizietto che si può benissimo sopportare. Assolutamente no. Rubare denaro pubblico è un gesto assolutamente odioso che delegittima la democrazia (spesso affetta dalla corruzione) e crea disfunzioni sistemiche anche gravi. Dunque, non è una bagatella da giustificare o sopportare, e cacciare i politici corrotti è un obbligo di primaria importanza.

Ma, mentre c'è la percezione di quanto sia cattiva la corruzione dei politici, non c’è affatto quella di quanto in politica sia pericolosa l’inettitudine (poco importa, se per impreparazione o stupidità). C’è poco da fare: il cretino fa tenerezza, si è convinti che, poverino, sbaglia in buona fede, per cui, pazienza se non ne imbrocca una, non lo fa apposta. Ed anche l’impreparato può contare su un certo tasso di comprensione: si ha sbagliato, ma imparerà. Insomma, pur di evitare un corrotto possiamo accontentarci di un cretino o un ignorante totale che non faranno grandi cose, ma neppure grandi disastri.

Da un punto di vista di etica individuale, questo atteggiamento ha una sua giustificazione: la ridotta capacità di intendere è una attenuante. Ma questo criterio può essere applicato nel campo della morale politica e del giudizio sulla conduzione della cosa pubblica? Ovviamente, la cosa va considerata dal lato degli obiettivi da raggiungere e dei guasti che possono prodursi.

Siamo sicuri che l’onesto sia sempre da preferire al corrotto?

Facciamo un esempio: abbiamo tre chirurghi, il primo bravissimo, ma un vero delinquente (prende tangenti sulle forniture dell’ospedale che dirige, rilascia certificati compiacenti ai mafiosi detenuti, trucca le perizie, abusa delle infermiere, usa le strutture dell’ospedale per gli esami privati… uno schifo di uomo). Il secondo è un vecchio chirurgo, persona onestissima, incapace di appropriarsi di una matita, una vera perla di uomo, però una frana come medico: il 25% dei pazienti operati riporta menomazioni permanenti o non sopravvive all’operazione. Il terzo è un neo laureato che non ha mai fatto una sola operazione e c’è motivo di dubitare che sappia da che parte si tiene il bisturi, però è un ragazzo pieno di entusiasmo e di voglia di fare. Da chi vi fate operare?

Credo che, a parte i più fanatici devoti della crociata della moralità, la maggior parte di voi, pur bestemmiando fra i denti, sceglierebbe il primo. E cosa vi fa pensare che la politica sia diversa dalla chirurgia? Noi non dobbiamo scegliere “Mister onestà” o proclamare santo qualcuno, dobbiamo scegliere il miglior chirurgo o il politico più in grado di risolvere i problemi del paese che, talvolta, richiedono la capacità di fare una grande politica. E qui già sento la solita batteria di luoghi comuni: “ma come faccio a fidarmi di un disonesto mettendogli in mano la mia vita?”, “un corrotto pensa solo al suo vantaggio personale, per cui non ha alcun interesse a fare una grande politica”, e via di seguito.

Debbo deludervi, l’esperienza storica insegna che molti grandi sono stati autentici banditi: avete ide dei traffici del “signor” Giulio Cesare? O della grande disinvoltura di Napoleone in materia di denaro pubblico? Danton era un corrotto terrificante, ma non c’è dubbio che sarebbe stato assai preferibile che vincesse lui al posto di quel fanatico dell’Incorruttibile Robespierre. E di Cavour che mi dite? Con il denaro pubblico fece scavare il grande canale che oggi porta il suo nome e che, del tutto incidentalmente, ha irrigato essenzialmente terre che gli appartenevano. Garibaldi? Il figlio letteralmente rubò 1 milione del tempo al Banco di Napoli e tentò una maxi speculazione con il progetto della deviazione del Tevere e sempre con la protezione e benedizione paterna (anche se va detto che Garibaldi, genio militare, politicamente era un vero imbecille). Giolitti? Un super disonesto che, però, fu un grande riformista e che avrebbe tenuto il paese fuori dal carnaio della I guerra mondiale, a differenza di Salandra che ce lo portò, per di più sbagliando tutto nella conduzione politico-militare, però era più onesto del suo predecessore. Lyndon Johnson non era esattamente uno stinco di santo, ma fu il presidente più progressista e riformatore dopo Roosevelt.

Dunque, non è necessario che un corrotto o un faccendiere non debba essere capace di sviluppare una grande politica. E, cosa più importante, non è affatto sicuro che un onesto non produca disastri molto maggiori. Il generale Maurice Gamelin, capo dello Stato maggiore Francese nel 1940, era un soldato integerrimo, al di sopra di ogni sospetto, con un libretto personale da mostra: sotto il suo comando la Francia perse la guerra in quattro settimane e le truppe tedesche sfilarono sotto l’arco di trionfo. Pio X? Un santo, però fu anche uno dei peggiori papi del Novecento, persecutore del modernismo, impedì ogni rinnovamento della Chiesa. Laurentj Beria era personalmente disinteressato e non accumulava privilegi e benefici, ma fu un criminale responsabile delle peggiori repressioni di epoca staliniana (ma qui entriamo nel capo dei fanatici che sono un capitolo a parte). Il Presidente americano Herbert Hoover non era particolarmente chiacchierato sul piano morale, ma fu un totale incapace che portò gli Usa al disastro nella crisi del 1929, E di Salandra abbiamo detto.

Debbo continuare? Anche per questo è bene ricordarsi che l’incompetenza è la maggior forma di disonestà: se non sei pari al compito che ti è assegnato, ma resti al tuo posto, se il peggiore delinquente che si possa trovare. Come si vede, molti dei maggiori disastri sono ascrivibili più alle scelte di personaggi inetti che a personaggi corrotti. E questo ha una spiegazione: il corrotto non necessariamente deve essere un incapace, o essere disinteressato verso il suo paese, anzi, se è uno intelligente, ha tutto l’interesse ad allevare al meglio la “gallina che gli dà le uova d’oro”. Il che non costituisce l’autorizzazione a rubare a man salva, anche perché, poi, i corrotti non sono tutti Cavour, Danton e Giulio Cesare.

Il punto è che un corrotto puoi sempre sorvegliarlo, circondarlo di persone oneste e capaci, creare un sistema di controlli e , al limite, punirlo ecc. Ma con un cretino cosa puoi fare? Qualora arrivasse una emergenza che esige genialità, prontezza di riflessi, inventiva ecc., il governante capace, intelligente e preparato forse sarà all’altezza della situazione, anche se dovesse essere un corrotto, mentre è certo che l’inetto sbaglierà tutto provocando catastrofi, anche se fosse il più onesto degli uomini. Stendhal diceva che “l’onestà è la virtù dei mediocri”. Forse un tantino esagerava a sminuire l’importanza dell’onestà, che, tutto sommato, resta un valore positivo. Ma non sbagliava di molto, se considero il “festival della mediocrità” che stiamo vivendo, dove l’”onestismo”, insieme alla non violenza, al buonismo ed all’ ambientalismo fanatico è uno dei principali ingredienti della torta alla glassa della sinistra “politicamente corretta”.

Anteporre l’onestà alla competenza è una delle più sicure stimmate dell’antipolitica corrente. Un segno di grande modestia intellettuale. In politica, convinciamocene, serve un pizzico di cinismo (ho detto un pizzico, non una badilata!). Questo, ripeto ancora, non vuol dire che dobbiamo tollerare, giustificare e consentire i furti ai danni del bene pubblico, ma che dobbiamo imparare a temere l’inettitudine, l’ignoranza e la stupidità come mali assai peggiori. E dunque, vogliamo punire i disonesti? Benissimo, aprire le celle, ma solo dopo aver convocato il plotone di esecuzione per gli imbecilli.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.150) 20 ottobre 2014 14:12

    Salve Giannuli,

    solitamente mi trovo abbastanza d’accordo con lei, ma non questa volta.

    L’esempio che lei porta, quello del chirurgo, non calza perfettamente; lei cita un chirurgo disonesto ma bravo (e onesto) nel fare le operazioni. Bene, che succederebbe se io pagassi quel chirurgo per essere operato, e un mio nemico pagasse lo stesso chirurgo per operarmi male? Il suo esempio non calza bene perché dipinge un chirurgo disonesto, sì, ma fuori dall’ambito della sua competenza primaria. Per tornare con il discorso nel merito della politica, dico che è compito del politico amministrare la cosa pubblica e, con questa frase, intendo che è un politico disonesto colui che non compie quel lavoro onestamente; se quel politico amministra onestamente, lo chiamerò "politico onesto"; se nella vita privata il "politico onesto" si comporta da delinquente, affari suoi. Tanto per confortare il concetto, chiamo in causa il buon Berlusca che io disprezzo non per i festini e le storie di prostituzione avvenute a casa sua, ma per le azioni scellerate che egli compì nella gestione della cosa pubblica. Se ci pensa, il danno che il Berlusca ha fatto all’Italia l’ha fatto nello svolgimento delle sue mansioni di politico. Tutti noi abbiamo pagato soldi veri per le multe che l’Europa comminava all’Italia riguardo alla posizione illecita di Rete 4, tanto per fare un esempio - ma neanche il più grave.

    Ma il mio pensiero non s’esaurisce qui, perché mi pare che io e lei abbiamo due visioni differenti sulla figura del politico. Lei ha citato come esempi positivi figure come Giulio Cesare, Napoleone, Cavour, facendo notare come non fossero stinchi di santi. Per fortuna di simili personaggi non abbiamo più bisogno: non abbiamo più bisogno di autentici geni il cui intelletto s’eleva ben al di sopra delle masse. Le masse sono oggi molto più acculturate, tanto da sapere meglio di una volta quello che vogliono. E’ ora di smettere di cercare il "comandante" o "despota" illuminato, perdonandolo magari per qualche sua debolezza umana. Io credo che l’Italia sappia che cosa vuole senza bisogno che qualcuno glielo imponga, soprattutto se questo "imporre" verte su prese per il sedere fiscali, o sull’eliminazione di certi diritti dei lavoratori, tanto per stare all’attualità. Sappiamo bene di che cosa abbiamo bisogno, per esempio di una legge anticorruzione, di semplificazione burocratica, di sganciarci da un patto europeo capestro. E sappiamo bene che NON abbiamo bisogno di abolire l’art. 18, di una legge elettorale senza preferenze, di un senato di nominati da altri nominati. Ecco: Renzi è un politico disonesto perché non rispetta il suo mandato democratico, anche se nessuno può accusarlo di aver rubato soldi (beh, non proprio ma va bene così).

    Per i due concetti esposti sopra, concluderò che preferisco sempre un politico onesto a uno disonesto, anche se il disonesto è "più capace". Se è più capace, al massimo sarà più capace a fregarmi meglio.

    Cordiali saluti,
    Gottardo

  • Di (---.---.---.198) 20 ottobre 2014 14:47

    Questa e’ una visione distorta, perché bisognerebbe per forza scegliere fra uno bravo ma corrotto e uno onesto ma incapace? In Italia ci sono milioni di onesti bravi e capaci, solo che di solito devono emigrare o accontentarsi di posti di secondo ordine.

  • Di (---.---.---.182) 20 ottobre 2014 15:20

    un punto di vista interessante! Non credo che la questione sia "meglio onesto ma incapace" o "disonesto ma in gamba", chiaramente la situazione non è così definita tra bianco o nero. Piuttosto il fatto che, come sostiene l’autore, ci scandalizziamo di fronte alla disonestà, ma non abbastanza di fronte a politici impreparati e/o pigri, che non fanno il loro lavoro come dovrebbero e/o, pur essendo incapaci di gestire la cosa pubblica, si tengono stretta la propria poltrona. (o forse loro pensano di esser bravi e di stare facendo la cosa giusta?!) 

    Non si parla mai abbastanza, ad esempio, dell’assenteismo in parlamento, nè delle conseguenze di un provvedimento sbagliato sulla vita quotidiana delle persone. Il problema, secondo me, è che queste tematiche fanno molta meno scena, mentre gridare "al ladro!" è un ottimo titolo acchiappa-lettori.
    • Di (---.---.---.220) 20 ottobre 2014 17:03

      Guarda che anche il politico assenteista, o quello incapace che non permette ai capaci di venir fuori per paura che la propria incapacità diventi troppo evidente, sono dei disonesti.

      Non solo chi sull’autobus ti sfila il portafoglio dalla tasca è un ladro; lo è anche chi si appropria senza merito di rendite e posizioni, sia pure legalmente, forse anche peggiore del taccheggiatore.
  • Di (---.---.---.35) 20 ottobre 2014 20:43

    Una sola parola:chapeau.

  • Di (---.---.---.172) 21 ottobre 2014 10:04

    IL PARLAMENTO OGGI
    Da Cittadino neutrale lo paragono al Mercato delle Vacche.
    Da ragazzino andavo a scuola alla Dante Alighieri di Firenze 
    Ricordo che in piazza della Signoria tutti i venerdi Sensali e Contadini si incontravano per discutere eventuali compra vendite.
    I Contratti? li sigillavano sputandosi sulla mano prima di stringersela.
    Ciò che ci differenza dal Passato? 
    La Mancanza di serietà è il non rispetto della parola data. 
    Il Popolo per tutti gli abusi subiti dovrebbe chiedere Giustizia 
    Dando vita ad un Tribunale del Popolo che giudichi veramente chi approfitta di cariche Istituzionali per fare i loro Interessi. 
    La punizione dovrebbe essere di esempio non depenalizzata Come avviene nei Tribunali che permettono a gli avvocati di menare il can per l’aia sino alla prescrizione del reato. VITTORIO
    PS Siamo un Popolo che nella stragrande maggioranza 
    non accetta l’estrazione sociale a qui appartiene 
    ma non fa niente per combattere i soprusi che subisce.

    Tante che (i più) si accontentano di poco per essere vincenti.
    L’esempio su ciò che dico? ne prendo uno a caso che va bene per tutti lo Sport io sono nato a Firenze i nati perdenti non scelgono la Fiorentina scelgono le squadre dei ricchi perchè
    di riffa ho di raffa come si dice a Firenze sono le vincenti.
    Cosi fanno anche in politica gira e rigira scelgono chi li sa buggerare.

  • Di (---.---.---.212) 26 ottobre 2014 12:32

    Tanto per precisare >

    Stendhal voleva dire che ai mediocri resta una sola virtù di cui potersi vantare: l’onestà. Ossia. Un mediocre anche disonesto non va proprio da nessuna parte.

    Così come è vero che gli incapaci, se vogliono fare un minimo di strada (carriera), non si fanno scrupoli nel ricorrere a ogni forma di disonestà.

    Sanno altresì molto bene che il numero fa la forza.

    Purtroppo sono anche quelli che la sanno raccontare meglio. Specie se si danno alla politica. Su questo sono veri specialisti.

    Per cui l’unica contromisura è misurarli solo dalle azioni e dai risultati concreti.

    Basta non perdere il valore ed il significato di Parola e Merito ...

     

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