• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Cronaca > Ventimila a L’Aquila chiedono futuro e diritti

Ventimila a L’Aquila chiedono futuro e diritti

Quante persone, quante età, quante opinioni diverse sul nostro passato recente; se solo le si fosse volute cercare, sono certo le avreste trovate: contenti delle C.A.S.E. e loro oppositori della prima ora. Fan del Comando e Controllo, e spassionatamente grati al "sistema dei volontari".

Giovani e vecchi, destra e sinistra. Donne e uomini, imprenditori, commercianti, dipendenti pubblici, pensionati, disoccupati. La maggioranza erano questi ultimi, forse: a L’Aquila le ore di cassa integrazione sono decuplicate nell’ultimo anno: 8 milioni di ore, dalle 800.000 che erano.

Tanti striscioni, e solo una bandiera, quella nero-verde.

Una manifestazione di popolo, senza colori di parte. Il mio striscione preferito recitava: "Onna è il mio paese, L’Aquila è la mia città".

Un bel messaggio per l’Italia, che si informa in tv, e che ormai Onna la conosce come le sue tasche. Peccato che dei nostri ventimila, forse di più si sia parlato solo su TG3, TG La7 e Sky TG24. E’ il fascismo, bellezza: Onna che protesta è un calcio in culo a tutte le propagande di 14 mesi trascorsi. Non può sapersi, che è successo. 

Non c’è classe sociale, economica o lavorativa che non fosse rappresentata.

C’era anche il prete della TV, quel commissario vescovile che c’è sempre senza esserci. L’ho visto in Piazza Duomo, circondato da suoi omologhi e sottoposti, ai margini del percorso del nostro corteo cittadino. A raccogliere sguardi, e a farsi guardare. C’era, senza partecipare al fiume umano. Era lì, come a contare le pecorelle. 

C’erano tutti i comuni del cratere. Il corteo, aperto da tutti i gonfaloni, e dai sindaci che quei comuni rappresentano: pure lì, destra e sinistra, senza eccezioni; il nostro sindaco, fascia in mano, è nel momento di maggiore lontananza dal ruolo di Vice-Commissario cui (ad onor del vero) nello scorso anno ha aderito, perfettamente.

Ognuno aveva il suo motivo per partecipare; per nessuno le scelte del Governo sull’economia del cratere sono vincenti; sono, anzi, il secondo terremoto, e il più distruttivo. Quello economico. Temiamo tutti il suo sciame, perché fa la differenza tra restare o partire. 

Tutti siamo consapevoli della scelta che abbiamo davanti, nostro malgrado: ci faccia sapere il Governo che progetti ha per la nostra città: siamo ancora in tempo a scegliere di fare le valige e metterci dentro le cartoline: di ciò che era, e non è più.

Per ora non abbiamo mollato ancora l’osso. Per ventimila buone ragioni.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox

Autore

Federico D’Orazio

Sito: Stazione MIR


Profilo personale

Scrivi su AgoraVox !


Ultimi articoli dell’autore

Tutti gli articoli dell’autore

Articoli correlati

Cronaca
Tutti gli articoli di questa rubrica



Palmares


Articoli più letti

  1. Educare alla pace è un dovere costituzionale: la scuola contro la subcultura della guerra nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione
  2. Le manifestazioni di questi ultimi giorni non sono un fenomeno passeggero di protesta
  3. Pensioni, Fornero ancora in campo. Adesso il Governo Meloni deve mantenere le promesse del 2022.
  4. Isabel Allende trionfa al Premio Planeta 2026
  5. L’amante e gli odianti
  6. Deb Haaland, la prima governatrice nativa americana: 250 anni dopo, la storia cambia volto
  7. Storica vittoria di Lula in Brasile
  8. Il nuovo mondo digitale e la tecnofobia
  9. La sintesi della vita di Kant di un giovane filosofo italiano
  10. Israele/Palestina: l’occasione da non perdere