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 Home page > Tribuna Libera > Squola o squali? Sembra squallore

Squola o squali? Sembra squallore

 

"E' una provocazione, ma la città non può essere ostaggio di ultragarantiti che lavorano poco e male"

Parola di Fabrizio Rondolino. E come se non bastasse l'ha chiarito pure ai microfoni de "La Zanzara", la seguitissima trasmissione radiofonica in onda su Radio 24, condotta da Giuseppe Cruciani assieme al suo fedele provocatore, con spirito di contraddizione a orologeria, David Parenzo.

"Com'è questa piazza sulla scuola?", domanda Cruciani al testimone diretto Rondolino, il quale suo malgrado si è ritrovato intrappolato in mezzo alla folla che protestava contro l'ennesima riforma della scuola pubblica.

"Una piazza di ignoranti... come parlano male, come non sanno esprimersi, la pochezza di argomentazioni, questa idea di intoccabilità non si sa in base a quale criterio, il rifiuto di farsi giudicare, le cadenze dialettali orribili; ce ne sarà uno su dieci che parla l'italiano standard... Sono questi gli insegnanti a cui affidiamo i nostri figli?".

Polemiche, e non di poco conto, sono venute fuori durante la Zanzara sulle problematiche sociali ed economiche della scuola pubblica.

A questo punto, si vorrebbe per un solo momento, rubare attimi preziosi a chi avrà voglia di ripensare o pensare alle esperienze vissute e che hanno colpito la loro sensibilità civica. Quanto sia interessante la lezione di una professoressa, piuttosto che una noiosa, reverenziale disquisizione e sfoggio di nozionismi.

Quanto conti veramente e influisca sui giudizi finali le prese di posizione di un dirigente scolastico, divenuto più un manager che la figura autorevole del "vecchio preside bacchettone". Malauguratamente, per tanto tempo, la mentalità per cui i licei sono scuole di "serie A" mentre gli istituti tecnici e professionali sono scuole di "serie B" ha imperato alla grande.

Non corrisponde alla realtà dei fatti che una scuola professionale sia più semplice di un "nobile liceo"; forse è il contrario, se si pensa che l'indirizzo di uno studio tecnico professionale comporti una attribuzione di capacità specifiche nei confronti di un'altra scuola "nobile", nella quale c'è molta più teoria.

L'impressione è che il corpo docente non determini più la predisposizione dei ragazzi, al contrario li prendono come numeri da mettere sulla via dove servono. Ancora, c'è da dire dell'esperienza insufficiente sulla propensione peculiare della scuola sull'indirizzamento specialistico. Ci si basa su medie matematiche asettiche di un quadrimestre, ma non sulla consapevolezza e sul potenziale culturale che gli insegnanti dovrebbero avere nei confronti dei propri alunni.
"L'orientamento dettato da un manager, ex preside"
potrebbe inficiare la percezione di se stessi di una giovane vita agli albori di un tempo futuro in cui passerà la maggior parte della sua vita. 
 
Indicare una scuola professionale con indirizzo "tal dei quali", giusto per togliersi dalle "scatole" uno che studia poco è più semplice che correggere le lacune che provengono da storie e vicissitudini personali e familiari, le quali attendono di essere risarcite da un vero servizio pubblico. La coordinatrice di classe non dice che quel ragazzino non ha le potenzialità per frequentare il "Classico"; ma lì, si sa, bisogna studiare tanto.
 
Come se l'attitudine allo studio possa essere una cosa acquisita già a tredici anni. Tante storie di "ordinaria follia" attraversano la nostra vita. Delusioni, amarezze e gioie. Quante volte ci è stata fatta una "offerta alla quale non si poteva dire di no?"
 
E gli insegnanti poi lavorano pure a casa, e si spera non a caso, nel pomeriggio, correggendo compiti, preparando la lezione del giorno dopo e quant'altro. Ma il contribuente come fa a sapere se il professore compie esaustivamente il proprio dovere senza intervallarlo, faccio un esempio impensabile in Italia, con delle "ripetizioni private a pagamento?".
 
La soluzione. Una potrebbe essere l'equivalente della visita fiscale: un ispettore del ministero bussa alla porta e chiede di poter controllare se lo stipendiato con soldi pubblici stia veramente eseguendo i propri compiti assegnati dalla comunità.
 
Quante volte ci si è sentiti umiliati, con una frase:
Foto: Wikipedia Commons
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