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"Siate ribelli, praticate gentilezza", intervista a Saverio Tommasi

Un libro appassionato ed interessante che in realtà è una lettera alle sue figlie, alle nuove generazioni, a quel futuro che si spera - per il loro bene - essere inclusivo e piacevole. A scriverlo è Saverio Tommasi, che affronta così i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l'uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, l'autore e firma di Fanpage ci regala il gesto d'amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa. 

Benvenuto Saverio, è piacevole attraverso te proporre questo scambio tra realtà legate al citizen journalism. Da qui vorrei partire per questa intervista: come nasce il tuo rapporto con Fanpage.it e quali sono le attività che porti avanti all'interno del portale?

Ciao Fabio, il rapporto con Fanpage.it è nato sei anni fa, forse cinque, forse sette. La memoria fa cilecca e non ricordo mai le date precise. Notarono un video che avevo caricato su youtube, e mi scrissero un messaggio sul noto social network di Mark, proponendomi di realizzare i prossimi video per loro. Praticamene quello che facevo già, però lo facevo pagandomi i miei lavori. In quel caso, invece, mi avrebbero pagato loro. Da lì in poi è stato un crescendo, e oggi Fanpage.it è la mia casa e la mia finestra sui pianeti. Realizzo video raccontando storie e provando a farne un pezzo anche io, delle storie che racconto. Spesso storie diverse fra loro, come è diversa la vita. Per avere un'idea e un po' di più potete sfogliare le pagine di YouMedia.

Negli anni hai affrontato con forza, passione, curiosità e coraggio argomenti legati all'inclusione, ai diritti civili, all'omofobia, al razzismo. L'auspicio è sempre quello di riuscire a consegnare alle future generazioni un Paese gentile?

L'obiettivo è quello, ma la strada è più importante dell'obiettivo finale. La strada è camminare insieme, distruggersi dalle risate, bere vino, evitare magari di guidare dopo, sentirsi vivi insieme agli altri, provando ad essere giusti molto più che ad essere buoni. Perché la bontà ha il respiro breve, ed è egoista. La giustizia invece apre la porta di casa.
L'obiettivo è sfanculare il buon senso, sempre. Tutti a parlare di buon senso, oggi, eppure è la più fallimentare delle scelte. Dobbiamo dare il "cattivo senso", se il buon senso è quello che ci ha portato fino a qui. Ribaltare il tavolo e portare le pietanze a giro, non sedersi a capo tavola.

Il tuo testo sembra nascere proprio da questa esigenza: una forma di ribellione all'odio. Approfondiamo, cosa troverà tra le righe chi potrà sfogliare le pagine del libro?

Ho recuperato pezzi della mia vita che mi ero dimenticato. Ho abbassato qualsiasi difesa, mi sono raccontato, ho lavorato su me stesso, l'ho fatto per le mie figlie e per le figlie e i figli degli altri. Ho giocato d'attacco, senza difese e con uno schema semplicissimo in testa. Fare goal non è un gesto solitario, questo penso, ma l'inevitabilità dello stare insieme con affetto. Mi sono emozionato, scrivendo. Ho riso e ho pianto. Mi è presa voglia di uscire di casa e vivere la vita. Spero avvenga la stessa cosa a chi leggerà il libro.

In tema di omofobia assistiamo in questi giorni ad apartheid come gli avvisi di chi ci tiene a segnalare che "non affitta alle coppie omosessuali", che non gradisce gay e animali, che "non si accetta chi aderisce all'ideologia gender", sembra una corsa allo sfoggio della discriminazione (chi sa farne di più e chi sa farne peggio). Ritieni possa essere conseguenza di un vuoto più normativo ed educativo?

Educativo senz'altro. Normativo solo in parte. Per non crescere con un bacherozzo omofobo nel cervello che condiziona ogni tua scelta, bisogna nutrire l'ingegno e l'affetto. E' più complicato che dare da mangiare al bacherozzo che ti succhia i neuroni, però alla media distanza si gode tutti di più. Non solo - ovviamente - chi non viene discriminato, ma anche chi non discrimina. Perché discriminare è faticoso, impegnativo, lungo, logorante. Chi discrimina si tira costantemente martellate nelle palle dell'intelligenza che non ha.

Intanto il disegno di legge da anni continua a giacere in Senato... zittito, silente, dormiente. La politica appare incapace di rappresentare le minoranze, è solo una sensazione?

E' una sensazione che trova continue conferme nella cronaca dell'attualità. E' terribile. Però la politica siamo noi al bar, a casa e in bicicletta, durante una pizzata o in biblioteca. Ribaltare l'esistente non è solo possibile, è necessario. E va bene ribaltarlo un francobollo alla volta. Perciò non perdiamoci d'animo e non perdiamo l'anima. Siamo in cammino e il paesaggio attorno è bello, se ci scegliamo i compagni di strada giusti.

A proposito di minoranze: i più colpiti dalla discriminazione e dall'odio sociale qui da noi sembrano essere i migranti. Ma il dossier statistico IDOS, dati alla mano, ci ricorda che nel mondo 24 persone lasciano casa ogni minuto; sono circa 244 milioni i migranti; 3,2 milioni i richiedenti asilo; 16, 1 milioni i rifugiati; gli italiani non sono da meno: ci sono 5,2 milioni di connazionali che risiedono all'estero e ben 60 milioni di cittadini stranieri che hanno origine italiana. Il trend vede più italiani espatriare (+200.000 rispetto al 2014) che stranieri raggiungere lo Stivale (+12.000 rispetto alla precedente rilevazione). Numeri che ci ricordano che spostarsi è condizione umana inevitabile, necessaria: lo faremo sempre, alla ricerca di contesti armonici e di pace. Considerando che il nostro Paese ha una storia fatta di migrazioni interne ed esterne, abbiamo perso la memoria?

Abbiamo perduto molta memoria e grandi pezzi di umanità. Mentre gridiamo contro l'ultimo tassello economico della società non facciamo niente per non costringere le persone ad espatriare, né i giovani dall'Italia verso gli altri Paesi europei, né dai Paesi africani verso l'Italia. Creiamo barriere, invece di creare condizioni e possibilità. Siamo un lamento continuo accordato sull'incolpare costante, senza ricette. Impauriti da quello che chiede un panino, diventato sinonimo di degrado; e siamo però genuflessi verso coloro che ti rubano la dignità umana, ma in frac.

Il dipartimento di educazione interculturale dell'Università Roma Tre ci ricorda poi che il 21% dei minori presenti sulla penisola sono di origine migratoria, dei quali 72.000 sono nati proprio su territorio italiano. Sono bimbi italiani di origine straniera, meriterebbero la cittadinanza ma nonostante ciò lo ius soli sembra incorrere in una forte opposizione politica e sociale.

E' così, ma non è uno dato di fatto immutabile. Guardiamo l'arcobaleno, guardiamo i bambini, osserviamo le classi miste, le relazioni dove l'accoglienza c'è e funziona. Gli impauriti perderanno, come hanno sempre perso.
Perderà chi si chiude, chi rifiuta, chi scalcia. Vinceremo noi, facendo vincere chi ha bisogno. E sarà una vittoria bella perché condivisa.

L'onorevole Laura Boldrini - sulla spinta della necessità sociale di disinnescare troll e bufale che trovano eco on-line - ha sollecitato e voluto l'istituzione di due commissioni parlamentari: la Commissione Internet e la Commissione contro l'odio, le discriminazioni e il razzismo, quest'ultima dedicata a Jo Cox, da cui prende il nome, la deputata inglese uccisa perché credeva in una società aperta e si batteva per un'Europa fatta di diritti civili e umani. "Bisogna formare le persone ad un uso consapevole della Rete - afferma la presidente della Camera al microfono di Beppe Severgnini su 7Corriere -, per questo la Commissione Internet istituita dopo la Carta dei Diritti - una sorta di Costituzione della Rete - è uscita da Montecitorio e andrà nelle scuole, coinvolgendo Confindustria, Fieg, Facebook, Google, Rai e il Ministero dell'Istruzione per lavorare sul piano della formazione, un progetto di educazione civica digitale contro hate speech e fake news". Passi avanti verso un'etica on-line che non lasci il web alle flame war degli haters. Qual è il tuo rapporto con le bufale?

Di bufale si muore, tecnicamente. Le bufale riempiono di sofferenza la vita delle persone. Ed hater e bufale viaggiano sempre a braccetto, si sostengono, l'odio dei primi accarezza sempre le bugie delle seconde. Io sono vittima di bufale di ogni tipo, offese, minacce. Va male, ma va anche bene, nel senso che poi guardo - come si dice a Firenze - da che bocca vengono. E trovo profili zeppi di odio, omofobia, razzismo, sessismo. Odio verso le disabilità. E allora sono felice, perché essere odiato da queste persone è l'ossigeno che mi permette di guardarmi allo specchio ogni mattina. Perché una cosa sono le critiche, legittime e imprescindibili. Anche utili. Altra cosa chi cerca di ucciderti mediaticamente, con invenzioni le più disparate, per giustificare i propri fallimenti. Ma provocare l'inferno agli altri non avvicina in alcun modo alla felicità le vite di chi lo provoca. Non è facile, farlo capire. Però è importante come la nutella sopra il pane.

Un libro e un fumetto nello zaino, un programma in tv, un film al cinema, un brano in cuffia. Cosa legge, guarda e ascolta Saverio Tommasi?

Da due settimane ho finito di leggere Open, la biografia di Andre Agassi. Straordinaria. Non si può non leggerla, la consiglio a tutti. Un programma tv, onestamente, non saprei, me ne intendo poco poco poco. Al cinema aspetto con trepidazione il film della The JackaL. In cuffia Bobo Rondelli e la sua malinconia che mi strugge l'anima.

Prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Le presentazioni dei libri. Tanti appuntamenti dove guardarsi, abbracciarsi e raccontarsi. Non vedo l'ora. E tremo di un'emozione bella.

Dove trovarti on-line?

La maggioranza del mio tempo la passo sulla mia pagina facebook. Anche mentre lavoro tengo sempre questa pagina aperta sul mondo. Un po' mi distrae, un bel po' nutre il mio lavoro.

Appuntamento in libreria, seguendo il tuo prezioso suggerimento: continuare a ribellarci praticando gentilezza!

Preferisco dirla così: il sorriso è già di per se un atto sovversivo, un atto ribelle come la pernacchia di un bambino. Stupisce l'impaurito e fa tremare il gigante.

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