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Quale futuro?















Da lettore appasionato dell’Unità (l’ultimo giornale serio rimasto in Italia), la nomina del nuovo direttore suscita curiosità e molteplici aspettative.

Sono molti gli elementi del quotidiano che andrebbero migliorati: dal passaggio al full color (ormai utilizzato dalla maggior parte dei quotidiani nazionali), all’aumento del numero di pagine dalle attuali 24-27, all’arricchimento dei contenuti e delle inchieste, magari con l’assunzione di nuove figure professionali.


Inoltre è fondamentale mantenere lo spirito libero e indipendente che l’Unità ha conquistato con la direzione di Colombo prima e Padellaro poi, di uno smarcarmento da un’eccessiva contiguità e complicità con il partito di riferimento (gli ex Ds ora Pd che detiene il 40% della proprietà) e un approccio più sensibile ai problemi della giustizia e della legalità nel nostro paese.

In passato troppe volte ha deluso su quest’ultimo tema, soprattutto nella vicenda Mastella, quando nel 2007 scoppiò lo scandalo creato ad hoc per le indagini del pm Luigi De Magistris.

In quell’occasione l’Unità diede pochissimo spazio alle ragioni dell’accusa (raccolte nell’ottimo libro di Antonio Massari, giornalista de La Stampa e Micromega) e troppo all’imputato, regalandogli una bella intervista a tutta pagina, con attacchi mirati al pm che indagava su di lui, senza concedere nessuna replica che chiarisse i delicati aspetti dell’inchiesta Why Not.

Peccato per un quotidiano sempre pronto ad attaccare Berlusconi e gli avversari quando si difendono dai processi denigrando la magistratura indipendente.

A parte alcuni incidenti di percorso è rimasto comunque un quotidiano ben strutturato nonostante i problemi finanziari (legati soprattutto alla raccolta pubblicitaria), grazie alle firme prestigiose come Marco Travaglio e Oliviero Beha, agli interventi di Nando Dalla Chiesa, Bruno Tinti e Giancarlo Caselli, i reportages di Enrico Fierro e Saverio Lodato, le analisi di Moni Ovadia, Paolo Flores D’Arcais, Giancarlo Ferrero e Roberto Cotroneo.

Un giornale impegnato e sempre molto interessante.
Se con il neo direttore Concita De Gregorio ci sarà un vero cambiamento, speriamo che non vada nella direzione di Repubblica.
L’Unità deve continuare a divincolarsi dalla morsa del mercato che impone l’eccesso di notizie leggere e patinate, dello strizzare l’occhio al linguaggio televisivo alla Paolo Mieli, e non deve rinunciare alle voci libere e indipendenti, anche (e soprattutto) estranee all’area politica del
Se la De Gregorio riuscirà a confermare le penne più brillanti che hanno rilanciato il giornale in questi anni, senza cedere al disimpegno, e arricchendo la redazione di nuove professionalità indipendenti, avrà reso il miglior servizio al suo pubblico ed al pluralismo della stampa italiana.

Se invece rimarranno sullo sfondo obiettivi poco chiari, come la "multimedialità", allora non si può che dare ragione a Travaglio quando chiede spiegazioni e motivazioni più precise sull’allontanamento di Padellaro.

Che non si voglia mettere a tacere l’Unità
, negli ultimi tempi poco addomesticabile?

Commenti all'articolo

  • Di hotellunge (---.---.---.43) 1 settembre 2008 17:36
    hotellunge

    Ma come fai a dire che l’Unità è lultimo giornale serio rimasto, e per giunta libero? L’unità per certi versi ricorda il tg4 di Emilio Fede tanto è fazioso. E’ un giornale totalmente nelle mani dei Ds, che prende soldi pubblici e privati, fossilizzato in attacchi continui a Berlusconi. Fortunatamente Marco Travaglio tira su il livello editoriale del giornale. Giornale serio? Non scherzare per piacere.

  • Di Elia Banelli (---.---.---.62) 29 settembre 2008 11:40

    L’Unità è un giornale serio, perchè rispetto ad altri come Repubblica, non ha ceduto al gossip, alle notizie leggere e patinate, al modello Paolo Mieli che strizza molto allo stile televisivo.
    E’ rimasto un quotidiano impegnato e lontano dalla superficializzazione della notizia (se leggi il mio ultimo articolo vedrai come la Repubblica tratta la gerarchia delle notizie e l’agenda setting) .
    Dà voce, oltre a Marco Travaglio, a persone che sono lontane dalla sinistra tradizionale, come Oliviero Beha. Ha pubblicato a puntate un ottimo dibattito sulla magistratura, con interventi di Caselli e Ingroia.
    Dà spazio alle opinioni di Bruno Tinti, che non trovano adeguata attenzione sugli altri quotidiani, e dispone di ottimi inviati di cronaca come Saverio Lodato, Enrico Fierro e Sandra Amurri.
    Si arricchisce di intellettuali come Moni Ovadia e Paolo Flores D’Arcais, insieme a Beppe Giulietti e Pancho Pardi. Tutto questo senza disporre dell’immenso patrimonio editoriale dei Rizzoli-Rcs, Repubblica-Espresso, Stampa-Fiat, IlGiornale-Mondadori, ecc....
    Ha il suo difetto nell’eccessivo spazio dato agli esponenti del Pd, ma per ovvi motivi. A parte questa mancanza resta, per i motivi che ti ho esposto, un giornale serio e che personalmente giudico il migliore sulla piazza.


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