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 Home page > Tribuna Libera > Profughi – migranti: ma in Italia c’è un’invasione in atto? E i nostri (...)

Profughi – migranti: ma in Italia c’è un’invasione in atto? E i nostri migranti che fuggono dall’Italia?

Nel corso delle ultime settimane, in particolare a seguito della drammatica vicenda della Sea Watch 3 della capitana Karola Rackete conclusasi alfine con lo sbarco dei salvati e dell’equipaggio a Lampedusa e con gli eventi di salvataggio e approdo che sono ancora in corso, numerosi esponenti politici delle destre italiane, organi di informazione, rappresentanti governativi di primo piano, mentre tacevano sugli obblighi e sulle modalità di salvataggio e accoglienza stabilite dagli accordi internazionali e dalle normative fondamentali costituzionali, in maniera schematica e assillante hanno insistentemente affermato che l’impegno imperativo perseguito era rivolto a scongiurare “l’invasione” dell’Italia. Quindi, era necessaria e vincolante la “difesa dei confini nazionali” applicando le azioni conseguenti, poiché gli stranieri extracomunitari vengono tutti in Italia. 

Queste insistenti dichiarazioni, raccordate ad elementari valutazioni che tendono di fatto a sovvertire l’abc dei valori democratici poiché mirate a criminalizzare il salvataggio dei naufraghi - principio fondamentale della civiltà umana -, sono rimbombate incessantemente per parecchi giorni in tutti i canali televisivi, ( ….la Tv, sempre in auge, si sa, impressiona di più della carta stampata, ormai quasi emarginata), con la conseguente insorgenza tra i cittadini di incontenibili preoccupazioni e paure. Le asserzioni sono state prontamente riprese e divulgate con linguaggio violento e oltraggioso dalle ciurme di quei “baldi prodi” che specie in maniera anonima ( ….si caricano di coraggio) agiscono sui social internauti. 

Eppure, i rifugiati / naufraghi – scappati da aree di guerre o di carestia e desertificazione derivanti dalle scelte strategiche dei principali stati internazionali - sono persone ( molte le donne e i bimbi), raccolte quasi ignudi tra le onde del mare Mediterraneo, vessati, violentati e feriti, fuggiti dai campi lager della Libia – uno stato omogeneo inesistente -, in questi ultimi mesi sconvolta dalla recrudescenza di una guerra civile che nei fatti è in atto da diversi anni, dopo la distruzione della dittatura di Gheddafi. 

A parte il ritorno di memoria sul concetto di “invasione”: l’ultima, vera, forsennata, distruttrice ed armata, fu quella fatta dai nazisti ( tedeschi) che occuparono gran parte del Paese dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 – conseguente alle follie guerresche, imperiali e razziste della dittatura fascista -, sorge spontanea l’elementare domanda: ma, tutti i profughi-migranti del mondo vengono realmente in Italia? Quindi, alfine siamo sostanzialmente invasi?

La specificità della questione, assolutamente prioritaria, sul piano della conoscenza, della trasparenza informativa e per la formazione delle coscienze civili e democratiche, da sempre è stata ripetutamente evidenziata sul piano globale mondiale e sulle ricadute nelle varie parti territoriali europee, da parte di molte e autorevoli fonti, sociali e politiche, compreso in particolare le strutture istituzionali europee.

Dunque, le bugie hanno sempre le gambe corte e risultano fuorvianti nella formazione della consapevolezza popolare. I dati, le valutazioni e le analisi derivanti dalle fonti ufficiali, ci sono. Precise e scientifiche. In particolare sono veritiere. I “numeri” fotografano la realtà. Non sono vaghe enunciazioni retoriche di stampo esclusivamente propagandistico, mirate a falsificare il reale stato delle cose e quindi ad abbindolare il “pubblico”.

Scorriamole insieme.

Gli eventi di sbarco registrati in Italia ( fonte Ministero dell’Interno) dall’inizio dell’anno fino al 5 luglio, confrontati con quelli verificatosi nello stesso periodo degli anni 2018 e 2017 sono i seguenti http://www.interno.gov.it/sites/default/files/cruscotto_statistico_giornaliero_05-07-2019.pdf:

2019: n.  2869;  2018  n. 16.750 ( totale anno 23.370);  2017  n. 85.137 ( totale anno 119.369)

Cosa è successo nei paesi europei, e nello specifico in quelli che si affacciano nel mare Mediterraneo?

L’UNCHR – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – con l’ultimo aggiornamento del 1 luglio relativo ai cinque paesi rivieraschi ( Spagna, Italia, Malta, Grecia, Cipro), ci informa:

https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean

Totale arrivi 36.178 ( da 1 gennaio);  Arrivi via mare 27.959; Arrivi in terra 8.219 ( riguardano Spagna e Grecia); Morti e dispersi ( stima) 666

Questa è la suddivisione: Grecia, n. 18.294 50,56% - abitanti 10.850.000; Spagna,  13.263 36,66%, ab. 46.419.000 ; Italia,  2779, 7,68% , ab. 60.359.000; Malta, 1048 2,90%, ab. 475.000; Cipro ,  794  2,19%, ab. 1.208.000.

 

Totale arrivi 2014- 2018 ( via mare Italia, Malta, Cipro, via terra e via mare Spagna e Grecia) :

2018: n.141.472 (morti e dispersi) 2.227;  2017: 185.139, ( morti e dispersi) 3139;  2016: 373.652, (morti e dispersi) 5.096; 2015: 1.032.408 ( morti e dispersi) 3771;  2014 :  225.455,( morti e dispersi) 3538.

 

Riguardo al 2015, che ha registrato il più alto arrivo di profughi in Europa , è bene evidenziare che la GRECIA ha sopportato lo sbarco di 844.000 persone. In gran parte provenivano dalla Siria e dall’Afghanistan devastate dalle guerre civili, fomentate e alimentate dai costruttori d’armi e dai loro Stati protettori esperti nel seminare zizzania internazionale. Proprio nell’anno della punta massima della crisi economica e sociale di quel paese che pur tra immense difficoltà accolsero l’enorme folla di profughi senza razzismo e piagnistei. Come è ben noto, la stragrande maggioranza di rifugiati, con lunghissime marce che hanno attraversato gran parte dell’Europa, si trasferirono in diversi paesi del centro-nord Europa, in particolare in Germania che ne accolse la grande maggioranza.. Quella tanta odiata dai nostri novelli sovranisti razzisti italiani.

Queste dolorose e sofferenti marce, in gran parte effettuate a piedi per lunghe distanze, hanno ricordato le tragiche fughe dei profughi europei durante la seconda guerra mondiale ( in oltre 40 milioni abbandonarono le proprie zone di residenza), scatenata dalla furia omicida dei cultori della “razza eletta” che voleva egemonizzare l’Europa e il mondo, o le “marce della morte” fatte effettuare dai nazisti a molti deportati rinchiusi nei lager della morte, in procinto si essere liberati dagli eserciti Alleati e Sovietici. 

I dati, inequivocabili, parlano chiaro. Per le condizioni geopolitiche internazionali, per gli accordi intervenuti e per le mutazioni dei flussi di spostamento che si sono determinate negli ultimi anni, gli arrivi in Italia si sono fortemente ridimensionati.

In questo 2019 blaterare di invasione dell’Italia risulta falso e strutturalmente fuorviante. Nel 2016 ( a parte i dati 2019-2017 riportati precedentemente) gli arrivi in Italia sono stati 181.236 ( il livello più alto in assoluto), nel 2015 n. 153.842, nel 2014  n. 170.100

Nell’arco temporale 2014-2019 ( all’ 1 luglio) nei cinque paesi mediterranei indicati complessivamente sono arrivati 1.994.304 persone. In Italia sono stati n. 650.786 ( 32%).

Inoltre, è sempre bene evidenziare che nel corso degli ultimi cinque anni un numero considerevole di profughi-migranti sbarcati in Italia, più o meno celermente, si sono allontanati dal nostro Paese. Fin dall’arrivo, il loro obiettivo, per ricongiungimento o per altro, era rivolto ad altri Stati europei.  

Cosa è successo globalmente in EUROPA?

Nel periodo che va dal 2008 al 2017 nell’UE-32 sono state prese in esame un totale di 4.555.530 richieste, pari allo 0,89% della popolazione residente al 2017.

Complessivamente, nello stesso periodo, le domande avanzate nell’UE-32 sono state 5.740435, pari al’1.22% della popolazione residente al 2017.

 

Numeri grandi? Ebbene, nel contesto geografico europeo – nel vicino Medioriente-, tra i tanti stati, due “micro paesi” come il Libano e la Giordania hanno assorbito 1.675.000 rifugiati.

Cosa è successo in dettaglio nel 2017 – anno di riferimento -in EU-32?

 

Le richieste di asilo e misure complementari concesse sono state 538.120. Così suddivisi:

 

  • Stato di rifugiato 271.630; Protezione sussidiaria 188.960; Protezione umanitaria 77.530; Rifugiati reinsediati 23.925 

    In rapporto ad ogni milione di abitante ( popolazione al’1 gennaio 2017), al primo posto c’è la Germania con 325.370 permessi concessi, 3945 per milione di abitanti - 82.521 milioni. di abitanti -, segue l’Austria con 33.925 permessi, 3865 per milione./ab. – 8,773 m. di abitanti -, al terzo posto la Svezia con 31.235, 3125 per milione/ab. – 9,995 m. di abitanti.

    Dal quarto al sesto posto seguono: Lussemburgo con 1130, 1915 per milione/ab – 590.667 abitanti; Malta con 815, 1770 per milione di ab., 460.297 abitanti; Svizzera con 14.785, 1775 per milione/ab., 8,420 m. abitanti.

    Dal sesto al nono posto: Belgio con 12.895, 1135 per milione/ ab., 11,351 m. di abitanti; Cipro, con 1300, 1110 per milione/ab., 854.802 abitanti; Grecia con 12.015, 1115 per milione di ab., 10, 768 m. di abitanti;

    Dal decimo al dodicesimo posto: Norvegia con 5270, 1000 per milione di ab., 5,258 m. di abitanti;

    Finlandia con 4255, 775 per milione/ab., 5,503 milione di abitanti; Liechtenstein con 25, 660 per milione/ab., 37.810 abitanti; 

    Dal tredicesimo al quindicesimo posto: Francia con 40.575, 605 per milione/ab., 66.989 m. di abitanti;

     

  • ITALIA  con 35.130, 580 per milione di ab., 60,589 m. di abitantiPaesi Bassi con 9090, 530 per milione di ab., 17,82 m. di abitanti;

 

Dal sedicesimo al diciottesimo posto: Danimarca con 2750, 480 per milione di ab., 5,749 m. di abitanti; Islanda con 125, 370 per milione di ab., 338.349 abitanti; Bulgaria con 1705, 240 per milione di ab., 7,102 m. di abitanti;

Dal diciannovesimo al ventunesimo posto: Regno Unito ( Inghilterra) con 15.645, 240 per milione di ab., 65,809 m. di abitanti; Irlanda con 720, 150 per milione di ab., 4,784 m. di abitanti; Lettonia con 275, 140 per milione di ab., 1,950 m. di abitanti;Dal ventiduesimo al ventiquattresimo posto: Ungheria con 1290, 130 per milione di ab., 9,798 m. di abitanti; Lituania con 295, 105 per milione di ab., 2,848 m. di abitanti; Spagna con 4700, 100 per milione di ab., 46,528 m. di abitanti;

Dal venticinquesimo al ventisettesimo posto; Slovenia con 150, 75 per milione di ab., 2,066 milioni di ab.; Estonia con 95, 70 per milione di ab., 1,316 m. di abitanti; Romania con 1330, 70 per milione di ab., 19,644 m. di abitanti; 

Dal ventottesimo al trentesimo posto: Portogallo con 500, 50 per milione di ab., 10,310 milioni di ab.; Croazia con 170, 40 per milione di abitanti, 4,154 milioni di ab.; Rep. Ceca con 145, 15 per milione di ab., 10,579 m. di abitanti;

Dal trentunesimo al trentaduesimo posto: Polonia con 560, 15 per milione di ab., 37,973 m. di abitanti; Slovacchia con 60, 10 per milione di ab., 5,435 m. di abitanti.

Sul totale delle richieste presentate sono stati concessi 558.330 permessi.

 

Questa realtà è bene conosciuta a tutti, a partire ( si suppone) da Chi svolge ruoli politici e istituzionali. Eppure il gioco falsificatore delle tre carte regna sovrano. Giocano, con la presunta invasione, giusto per coprire la drammaticità dei problemi reali che riguardano il popolo italiano.

 

Il problema, drammaticamente vero, che viene nascosto dai moderni nazionalisti-razzisti travisati da sovranisti che agiscono in ITALIA, parlando d’altro e ingigantendo a dismisura la realtà dei profughi che sbarcano, riguarda la nostra EMIGRAZIONE

Sono i cittadini italiani che, numerosissimi, nel corso degli ultimi anni sono fuggiti dalle aree territoriali del Meridione o dal nostro Paese in generale. Privi di lavoro, di adeguato sostentamento. Abbandonando case, famiglie e affetti. Alla ricerca di una vita vera e dignitosa, lontana dagli stenti, dai clientelismi e dalle corruzioni.

Una quantità enorme! Per lo più costituita da giovani, nella stragrande maggioranza laureati e diplomati. Il sud si sta spopolando. Le migliori energie, che tanto sono costati alla collettività, per realizzare i percorsi di studio, abbandonano. Non hanno altre alternative. Così come avvenne per moltissimi milioni di italiani che abbandonarono l’Italia nel corso della sua recente storia.

La tragedia umana, nella forma più intensa, è in corso da diversi anni. Solo nel 2017 sono andati via 285.000 persone. Eppure da parte dei governanti continuano le sovrane sceneggiate che servono solamente a depistare.

Sono gli italiani che stanno “invadendo” gli altri paesi europei!

 

domenico stimolo ( per Lettera Memoria e Libertà)

 

Commenti all'articolo

  • Di daria p (---.---.---.94) 8 luglio 11:44

    Giusto!

    In Italia c’è posto per almeno altri 10 milioni di africani da mantenere.

    Li vogliamo subito!

    • Di kocis (---.---.---.187) 8 luglio 21:14

      10 milioni?.......la sua risposta è puramente empirica. Sfugge dalla realtà!

      Sarebbe certamente cosa buona e giusta se il suo pensiero ( e preoccupazione) si rivolgesse a quegli italiani che continuano a fuggire dalle loro case e dall’Italia ( a milioni negli ultimi decenni). Alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore. Questa è la vera questione che attanaglia tantissimi cittadini del nostro Paese che, in particolare, sta “desertificando” la comunità umana del Meridione. Priorità assoluta dell’Italia.

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 9 luglio 10:36
    Enzo Salvà

    A proposito di sanatorie anni scorsi, Berlusconi, Bossi, Fini, Maroni,Tremonti: doveva essere il 2001  2002 Legge Bossi Fini che conteneva un’unica cosa buona, l’invenzione dello SPRAR distrutto da Salvini

    A seguito di quella legge fu fatta una sanatoria mostruosa: circa 700.000 regolarizzazioni ........ Berlusconi era gongolante, Bossi diceva che il più felice sarebbe stato Tremonti - e l’INPS -, adesso parlano di invasione.

    Durante la campagna elettorale parlavano di 600.000 "clandestini" evitando di dire che i 600mila "non erano i tanto odiati neri" ma tutti.

    A Salvini è scappato di dire che sono 90.000, (cioè nulla), eppure caro Kocis la propaganda vince e la maggioranza degli italiani dove c’è un nero ne vede 100.  Gli altri "irregolari" non li vede nessuno, nemmeno Salvini.

    L’umanità, l’ospitalità, il soccorso, tutte cose delle quali, probabilmente a torto, andavamo fieri ......sono scomparse. 

    Comunque il fenomeno emigrazione dall’Italia non è solo per italiani, cominciano ad essere molti gli stranieri che diventati cittadini italiani od in possesso di Carta di soggiorno se ne vanno o ci provano. 

    Purtroppo in meridione la questione diventerà tragica, non si va avanti senza teste e braccia.

    Un Saluto

    Es.

    • Di claudia (---.---.---.115) 9 luglio 12:10

      guardi, mi scusi se mi permetto ma lei non deve aver mai visto molte cose... e la cosa in sé non è grave se non si volesse fare della propria inesperienza e del proprio non sapere una regola. 

      Gli italiani hanno esportato la mafia, dovunque. senza andare ad scompodare al capone si informi sulla criminalità organizzata a nizza o a mentone, oppure a marsiglia. 

      saluti. 

  • Di kocis (---.---.---.187) 9 luglio 20:49

    Giusto in risposta al commento del sig. Mario Barbato.

    La dinamica dell’emigrazione – fuggire dalla propria terra natia – ha sempre caratterizzato la storia della nostra Gaia Terra. E’ valso, sempre, nei millenni precedenti; ha caratterizzato i decenni scorsi; continua oggi, proseguirà nel domani. Su scala PLANETARIA. Proprio ogni 21 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. Invito ad approfondire e riflettere sulla dimensione della tragedia: coinvolti oltre 70 milioni di persone. Le ragioni sono tante: per guerre, negazioni dei diritti elementari, desertificazione ( che andrà sempre più a crescere data la drammaticità della questione ambientale), per fame, per la necessità di migliorare le proprie condizioni di vita ( pensiero e diritto fondamentale dell’essere umano).

    Nel mio scritto ho evidenziato, tra l’altro, gli oltre 40 milioni di profughi che attraversarono l’Europa come conseguenza dell’immane tragedia umana determinata dalla 2° guerra mondiale.

    Non riflettere su tutto questo significa per ciascuno di noi rinchiudersi nella propria piccolissima specificità, senza nulla capire della realtà più complessiva che ci circonda. 

    Se dovessimo ripercorre nell’albo temporale la storia dell’emigrazione, cito solo quella italiana, riscopriremmo le gigantesche tragedie che hanno riguardato tantissimi nostri concittadini. Nello specifico, hanno svolto le attività lavorative più gravose e usuranti. Inoltre, un solo esempio di merito: fino a non molti decenni addietro, in Svizzera era proibito portare bambini; di conseguenza molti italiani portavano i propri figli “clandestinamente”, cioè di nascosto. Ci sono, da tempo, moltissime pubblicazioni, che trattano queste argomentazioni. Chi ha vogli può benissimo approfondire.

    Sul cosiddetto richiamato concetto di “legalità”. Gli appartenenti agli stati della Comunità Europea ( quindi compreso gli italiani) possono trasferirsi ( emigrare) liberamente. Questo non è stato sempre così! Si può fare proprio perché esiste la Comunità Europea, nata dalle ceneri del nazifascismo. Chi continua ad emigrare dall’Italia, a centinaia di migliaia, ha una componente molto mista. Molti sono laureati, ma tant’altri non lo sono. Vanno via per estrema necessità……bisognerebbe provarle direttamente queste cose! Strumentalmente, mentre nulla viene fatto per costruire lavoro in casa ( cioè in Italia), tutta l’attenzione viene spostata sui disgraziati più disgraziati, falsificando le dimensioni del problema, in Italia a confronto degli altri paesi europei.

    E’ ben noto che per i cosiddetti “extracomunitari” la situazione è molto diversa. Per lo più, chi fugge affronta dinamiche di grandissimo travaglio, inimmaginabili per tutti noi. Lo hanno insegnato le traversie di chi è scappato da Siria, Iraq, Afghanistan……… Chi viene dall’Africa sa benissimo che può affogare in mare! …..giusto per “diletto o masochismo”!!!!

    Molti africani da lei richiamati si sono bene inseriti nel nostro Paese, svolgono attività industriali e commerciali variegate. In molti casi sono attività che non vengono più fatti dagli autoctoni ( la questione non può essere affrontata in questa nota). Poi ci sono gli sfruttati che con il loro lavoro contribuiscono ad alimentarci ( dato che molti lavorano nelle campagne). In questo caso però la colpa è esclusivamente di Chi li sfrutta, poiché sul loro lavoro fanno lautissimi profitti.

  • Di L’altra campana (quello che è successo veramente) (---.---.---.107) 10 luglio 11:26

    Quelli delle ong, di immigrati, sono pochi ma fanno tanto rumore quindi, mediaticamente, valgono molto di più degli altri. Poi se fanno guadagnare voti all’odiato Salvini sono proprio controproducenti. Non è un operazione molto intelligente quindi.

    In ordine alla pochezza degli ingressi illegali in Italia da quando sono al governo i giallo verdi. Bene! Vuol dire che l’azione di contrasto all’illegalità è efficace. Meno partenze significano anche meno morti. Di nuovo bene! Perché l’antifascismo (come dite voi) di un governo si misura dal numero di ingressi illegali in Italia? Singolare parametro, peraltro autolesionista visti i problemi che provocano questi soggetti.

    Gli altri paesi ospitano più profughi di noi.

    Non mi pare che ne siano tanto felici ed orgogliosi. E nessuno glielo ha imposto. Tanto più che stanno facendo di tutto per rimandarceli indietro anche in maniera poco ortodossa.

    Quindi rimango fermamente dell’idea e ribadisco che l’immigrazione debba essere regolamentata e contingentata anche per tutelare gli stessi immigrati a cui deve essere garantita una vita decorosa e la possibilità di inserirsi nel mondo civile ed economico. Ogni altro tentativo al di fuori della legge e con forzature di tipo ideologico (citando a vanvera costituzione e pseudo diritti umani) deve essere assolutamente respinto ed ostacolato in ogni modo.

  • Di L’altra campana (quello che è successo veramente) (---.---.---.107) 10 luglio 11:30

    Karo kocis nessuno vuole negare il diritto ad altri di emigrare, anzi noi, per dinamiche nostre, ne avremo sempre più bisogno.

    Il problema è che tali ingressi nel nostro paese devono essere assolutamente regolamentati e rispettare norme specifiche. Dobbiamo fare entrare chi vogliamo e quanti vogliamo con piani annui che permettano la piena integrazione dei soggetti esteri. Anzi certe figure dovranno essere incentivate in quanto non più presenti in maniera sufficiente tra gli italiani.

    L’unica cosa che non va è appaltare ai centri sociali od alle ong la nostra politica dell’immigrazione ed il controllo delle frontiere come sta succedendo adesso e trasformare l’Italia in un immenso campo profughi con gente senza arte né parte che vaga e delinque mantenuta direttamente ed inderettamente con le nostre tasse ed a carico del nostro servizio sanitario nazionale. Mi pare che il problema sia stato volutamente strumentalizzato a fini politici da certe parti politiche a secondi fini, molte volte inconfessabili.

    Non si tratta di fascismo o razzismo come viene evidenziato ad ogni piè sospinto ma solo di buon senso e necessità di rispetto delle regole di civile convivenza e delle norme approvate da un parlamento democraticamente eletto. Tutto qua, e senza bisogno di scomodare i massimi sistemi.

    • Di kocis (---.---.---.187) 10 luglio 13:22

      Da Umani abbiamo l’obbligo di guardare alla realtà, non all’esaltazione di miti costruiti a tavolino e divulgati ossessivamente, a nascondimento e danno dei problemi veri che riguardano gli italiani. Infatti, drammaticamente, chi li ha se li tiene.

      Da gennaio 2019 la questione immigrati “ clandestini” ( …….ma quali sono le vie legali propagandate?) in Italia è proprio irrilevante….poco più di tremila persone. E non tanto per le scelte governative…..e poi sono accresciuti  gli annegati. Come già evidenziato nella parte iniziale del mio scritto. Il problema vale tra 5 e 6 volte in più per Grecia e Spagna. Ricordo, la Grecia ha poco più di 10 milioni di abitanti.

      Dalle parti ben note che hanno responsabilità di governo, invece ( insisto) di costruire LAVORO per gli italiani e affrontare le enormi contraddizioni che caratterizzano i territori nazionali –sud-centro-nord -, a partire di chi vive ( e sono tanti milioni) in condizioni di povertà, mettere mano alle nefaste conseguenze dei cambiamenti climatici ( nascosta) frutto del “modello” di sviluppo e di gestione della società, si AMPLIFICA a dismisura una questione che ha le caratteristiche evidenziate.

      Altro che “centro sociali”……..Per quest’anno le ONG, come hanno affermato gli ultimi dati noti, tutte, hanno salvato e portato nei porti italiani circa un decimo del totale complessivo. Gli strumenti sono altri.

      La “CIVILRE convivenza” da Lei richiamata ci impone: il rispetto dei postulati della Costituzione - a partire dal diritto d’asilo -, e delle regole internazionali vincolanti, richiamate in maniera chiara e netta nella sentenza che ha liberato la capitana Carola Rackete. Poi, serve una politica europea adeguata, da parte di tutti gli Stati, compreso per quello che ci riguarda direttamente l’operatività propositiva del nostro governo, a partire dalla partecipazione agli incontri di merito.

  • Di kocis (---.---.---.187) 10 luglio 23:05

    Gridano come ossessi all’invasione degli africani….e oggi si scopre che:

    “risale a più di 200.000 anni fa il cranio fossile rinvenuto negli anni 70 e oggi attribuito a Homo sapiens. E’ la testimonianza più antica che abbiamo delle MIGRAZIONI dall’AFRICA”.

    ………che dolori, pe Loro, ragazzi!

    https://www.repubblica.it/scienze/2019/07/10/news/le_tracce_piu_antiche_di_s apiens_in_eurasia-230876309/?ref=RHPPBT-VT-I230902052-C4-P24-S1.4-T1

    • Di kocis (---.---.---.85) 13 luglio 20:09

      Bello…bello….il copia e incolla….senza citare la gentile fonte.

      Nella Repubblica italiana il processo serve per l’accusa e per la difesa. Giusto per valutare il merito.

  • Di Sandro Pistilli (---.---.---.169) 14 luglio 09:50

    Ecco! Questo è buon senso. Solo che qui in Italia fa comodo a qualcuno di vivere sempre in emergenza. Così continuano a fare tutti i c**i propri alla grande.

    Migranti, ecco il piano italiano: «Zone franche per gli sbarchi e distribuzione dei rifugiati»

    di Federico Fubini

    14 lug 2019

    Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi: «Lo presenterò in settimana al Consiglio Ue: corridoi umanitari per chi supera il vaglio. E per la ripartizione ci vuole un metodo con criteri oggettivi»

    Enzo Moavero Milanesi ci lavora dal giorno in cui fu nominato ministro degli Esteri poco più di un anno fa. Ne ha parlato giovedì scorso con il premier Giuseppe Conte e con Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, ed esporrà queste idee domani a Bruxelles al Consiglio Affari Esteri per una riflessione con i colleghi europei. «Usciamo dalla tirannia delle emergenze e dell’emotività — dice — obiettivamente, sui flussi migratori sino ad oggi ogni Paese tende a reagire in maniera sovranista. Ma riusciremo a governarli solo con una vera politica europea equilibrata, fatta di molti elementi».

    Ministro, lei sta per presentare idee per un’azione europea sulle migrazioni con il suo collega di Malta Carmelo Abela. Come nascono? «Negli ultimi tempi, ci sono stati accordi sulla distribuzione dei migranti fra Paesi prima dello sbarco. Ma non possiamo continuare a procedere caso per caso, cercando ogni volta soluzioni d’emergenza. Bisogna trovare un meccanismo strutturato, di carattere stabile».

    Va superato il regolamento di Dublino, che obbliga i Paesi di primo sbarco a vagliare le domande di asilo? Molti governi non vogliono. «Dublino riguarda l’asilo, ma il Trattato Ue contiene norme per regolare le migrazioni in generale, non solo su come verificare le domande di asilo. Questo porta ad allargare la riflessione all’insieme dei flussi migratori: i migranti non cercano la costa italiana, greca o maltese. Cercano l’Europa. Dunque è in una cornice europea che va trovata una soluzione».

    Non teme una reazione scettica dagli altri governi? Vi diranno che l’unica politica dell’Italia è chiudere i porti. «Per governare simili flussi occorre una politica comune europea che stabilisca bene cosa si fa, collaborando. Gli Stati non vanno lasciati soli ad affrontare l’emergenza con strumenti parziali e inevitabilmente egoistici. Il Trattato Ue parla di politiche europee sui flussi migratori e, quindi, va oltre il semplice riconoscimento del diritto di chiedere asilo o protezione internazionale».

    A cosa pensa? «Il primo livello è fare di più prima che le persone inizino a migrare. Occorrono investimenti maggiori, con finanziamenti sufficienti, nei Paesi dai quali si parte: progetti mirati a rafforzare il tessuto sociale o mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Le risorse necessarie sono ingenti e proprio per questo il tema deve entrare nei negoziati sul Quadro finanziario europeo 2021-2027. Per raccoglierle, si può pensare anche all’emissione di appositi titoli europei di debito».

    Le persone continueranno comunque a partire, non trova? «Per questo è giusto che quei migranti che legittimamente chiedono asilo possano farlo in luoghi il più possibile vicini a quelli che sono costretti a lasciare. Per esempio, un rifugiato da un paese in guerra dovrebbe poter far esaminare la sua domanda di asilo presso un ufficio europeo nel più vicino Stato in pace, prima di affrontare un viaggio lungo e sempre drammatico. E se l’asilo viene riconosciuto, il rifugiato dovrebbe viaggiare verso l’Europa attraverso corridoi umanitari senza dover pagare i trafficanti. L’Ue deve garantire trasporti normali, voli charter come ne sono stati fatti anche di recente verso l’Italia per persone di cui si sapeva già che avevano diritto all’asilo. Chi ha diritto all’asilo deve poter viaggiare in condizioni degne, non in mano a criminali».

    Significa che ci sarebbe una distribuzione dei rifugiati in Europa? «Il sistema funziona solo se un numero sufficiente e consistente di Stati Ue aderisce. Specie i più grandi. Per la ripartizione ci vuole un metodo con criteri oggettivi e chiari. Inoltre, gli uffici europei per la valutazione delle domande di asilo, se funzionano bene, potrebbero anche vagliare domande di lavoro fatte da chi emigra per ragioni economiche o a causa dei radicali mutamenti climatici. Se trovassero offerte di lavoro in qualche Paese europeo, anche queste persone potrebbero cosi viaggiare al sicuro».

    Non pensa che ci saranno sempre persone che si metteranno in mano ai trafficanti, aggirando i centri europei di filtro in Africa? «Per quello ci vuole una seria organizzata lotta al traffico di esseri umani, con più cooperazione fra le forze di polizia e di sicurezza europee».

    Ciò implica riportare missioni navali europee nel Mediterraneo? «Sì, ma stabilendo regole idonee. Il salvataggio in mare è un dovere antico, previsto da tutte le convenzioni ed è un obbligo morale. Le missioni europee nel Mediterraneo servono vari obiettivi, ma non possono continuare a prevedere che tutti i salvati siano portati in Italia. Nessun Paese può diventare la piattaforma europea degli sbarchi e, per le regole di Dublino, del vaglio delle domande di asilo e di ogni onere connesso. Senza contare che, nelle more dopo la domanda, molti richiedenti si allontanano, varcando anche la frontiera e creando questioni con gli Stati confinanti».

    Il filtro in Italia però è ciò a cui altri Paesi pensano. Come se ne esce? «C’è una strada per ridurre gli oneri per lo Stato dove sbarcano i migranti. Lo sbarco va scollegato dal concetto di ‘primo arrivo’ stabilito da Dublino e i migranti andrebbero accolti in ‘aree franche’ da crearsi nei vari Paesi Ue».

    Non rischiano di diventare centri di detenzione europea sui porti dell’Italia o della Grecia? «No. Si tratterebbe di centri controllati, un’idea presente già nelle conclusioni del Consiglio europeo di un anno fa. Tutti i Paesi Ue affacciati sul Mediterraneo potrebbero averne. Ma il soggiorno di chi sbarca sarebbe di pochi giorni, perché poi le persone andrebbero subito distribuite anche in altri Stati Ue dove si verificherebbe il loro diritto all’asilo. Così, operando su numeri ripartiti e minori, tutto procederebbe meglio».

    Quando le domande d’asilo vengono respinte, i migranti diventano irregolari e non rientrano nei loro Paesi. Perché i governi Ue dovrebbero accettare questo rischio, oggi in gran parte su Italia e Grecia? «Un punto nodale sono gli accordi di riammissione con i Paesi d’origine dei migranti. Oggi ne abbiamo pochi e con tanti limiti. Ma se fosse l’Unione europea a stipularli, avrebbe molto più peso negoziale. Anche perché potrebbe collegarli ai suoi investimenti nei medesimi Paesi d’origine, di cui dicevo prima».

    Lei pensa che ci sia spazio per un accordo del genere oggi in Europa? «È quello che vogliamo verificare. Per un’azione efficace, bisogna agire alla sorgente e non solo alla foce dei flussi. Questa è una proposta per un approccio europeo: richiede quel salto di qualità finora mai fatto. Perché funzioni, serve una volontà politica solidale che eviti l’arrocco sovrano di ciascuno Stato nel suo ‘particulare’».

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