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 Home page > Tribuna Libera > Napoli, la leggenda del Munaciello sott’ a casa

Napoli, la leggenda del Munaciello sott’ a casa

Era la Napoli della guerra, era una Napoli povera poverissima, i posti di lavoro erano quei mestieri di chi come Vicienzo si recava ogni mattina a quel mercato vendendo quella mercanzia casalinga che egli comprava all'ingrosso per ricavare quel sostentamento che a malapena serviva a portare avanti la famiglia.

A quei tempi la leggenda del munaciello ovvero quello spirito benigno o dispettoso con le sembianze di un piccolo monaco ometto deforme era molto sentita e conosciuta in quella Napoli, infatti tale munaciello era visto come una persona - spirito - che aveva poteri di fare del bene lasciando cose o soldi in casa o di fare dispetti mettendo tutto a soqquadro li dove nelle case si intrufolava.

Talvolta si lasciavano biscotti durante la notte in cucina per accapararsi quelle benevolenze nella casa da parte del munaciello. E si era contenti se i biscotti il lmattino non c'erano piu, si doveva voler bene al munaciello perché poi questi avrebbe ricambiato .

Il munaciello a Napoli era una tradizione e doveva essere rispettato.

Concetta moglie di Vicienzo non lavorava e stava a casa, certo lei doveva badare alla casa a fare la spesa ed ad accudire quei suoi cinque figli avuti con quell'uomo molto piu grande di lei che la sposò dopo averla messo incinta.

Vicienzo non aveva mai conosciuto una donna prima di Concetta, era un bravo uomo lavoratore e un po' abbonato, ovvero ingenuo, a differenza di quest'ultima che di uomini ne aveva avuti tanti finanche un marchese sposato di una casata nobile dove aveva lavorato a servizio prima di conoscere il suo attuale marito.

Concetta era molto bella era bruna con gli occhi verdi i capelli ricci ,lei sapeva di esserlo e se ne vantava. Aveva il colore di Napoli sul viso aveva la veracità di quella città.

Era una Napoletana sveglia, volgare, ma solare. 

Tutto successe in una di quelle case della Napoli antica che erano sovente collegate tramite uno scantinato sotterraneo dove si accedeva tramite scala in casaad un altra stanza che poteva essere adibita ad una bottega un deposito o altro.

 La casa di vicienzo era fatta in tale modo, la botola però era sempre chiusa perché Concetta aveva sempre detto a vicienzo che aveva paura, che li potessero uscire gli spiriti cattivi, quella botola che collegava la propria abitazione veniva infatti aperta raramemente in occasioni di pulizie, essa collegava il piano casa di quel basso con una stanza arredata di tutto punto e finanche con un divano, inizialmente si pensava di usarla ma poi le resistenze di Concetta vollero che fu chiusa. E quella botola restò chiusa.

Concetta era una donna molto volubile, ella sapeva che era bella e amava sentirsi desiderata, ella non poteva disporre di tanto tempo, doveva fare la spesa, pulire in casa, cucinare, ecct, era sola la mattina, e questi erano quei suoi compiti di donna di casa.

 Tornavano poi nel primo pomeriggio i figli che andavano a scuola ed il marito dal mercato.

Allora trovò uno stratagemma che soddisfava non solo quella sua indole molto spensierata che mai aveva perso, e che non poteva permettere fedeltà, ma che in quei tempi di miseria era molto utile,ovvero unire l'utile ed il dilettevole.

Lei riceveva uomini che accedevano entrando dall'ingresso esterno di quella botola che si trovava in un vicoletto semideserto pochissimo frequentato di quella spaccanapoli, e cosi al riparo da occhi indiscreti, tradiva il marito.

La condizione era che tali persone che riceveva con cadenza quasi settimanale dovevano portare con loro alimenti che ella di volta in volta gli diceva di andare a comprare magari anche spese per più gorni.

Si poteva trattare di carne, di scatolame, di pasta di conserve o altro ma tale era il presuppposto obbligatorio per quegli incontri peccaminosi.

Così Concetta non solo non aveva neanche l'onere di fare quella spesa m a aveva un alibi di quella roba alimentare che cucinava di volta in volta o conservava in dispensa al ritorno del marito.

Un giorno capitò che Vicienzo mentre di mattina stava in quel mercato tra pentole tovaglie e quant'altro, intento a vendere la sua mercanzia, ci fu un blitz e trovandolo sprovvisto di quella licenza di ambulante che non aveva rinnovato gli fu sequestrato tutto.

Il poverino sconsolato ed afflitto torno a casa molto prima dell'ora solita.

Non sapeva come dirlo alla moglie .

Aprì la porta ma non vide la moglie, sentì dei rumori ed un vociare che provenivano dal di sotto di quella botola aperta senza lucchetto e che mai si apriva.

Allorche la aprì e nel mentre si accingeva a scendere per quellepiccole scale udì al'improvviso delle urla della moglie con due buste di spesa tra le mani, una alla mano destra ed una alla sinistra.

Vicie' vicie' ma tu e'capit? (tu hai capito) ma qua è venuto il munaciello, guarda che grazia quanto ben di Dio ha lasciato qua mangiamo almeno per tre giorni, ringrazia il munaciello.

Io..., con voce squillante dice Concetta , ho sentito dei rumori... ho aperto la botola... quando sono scesa, sul divano giù ancora caldo c'erano delle buste, forse il poverino,il munaciello si sarà riposato che era stanco e ci avrà ricompensato.

Magari venisse sempre, che fortuna che fortuna.Ma tu e' capit? (hai capito?)

Evviva il munaciello evviva il munaciello ripeterono insieme tutti e due, dopo qualche secondo di silenzio, urlando a squarciagola.

 

                        ------------------------------------------

p.s .

Fatti e riferimenti a persone e situazioni sono puramente casuali, essendo a Napoli tutto possibile.

Commenti all'articolo

  • Di Marina Serafini (---.---.---.31) 23 novembre 2018 00:40
    Marina Serafini

    Beh... Se non altro, ad un togliere corrispondeva un dare! ..Con buona pace degli interessati! :)

    • Di Antonello Laiso (---.---.---.2) 23 novembre 2018 07:46

      @Marina Serafini

      “Sono tanto semplici gli uomini, e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.” (Niccolo’ Machiavelli)

    • Di Daniele Bernabei (---.---.---.56) 23 novembre 2018 11:08

      Egregia Marina, il mio maggiordomo Mr. Monh Tohn mi consiglia di suggerirle una piccola modifica lessicale acciocchè la natura di codesto personaggio si chiarisca nel suo significato occulto. La precisazione è di ordine musicale per quanto riguarda i tempi della ritmica come la marcia che va sul "battere" mentre il valzer va sul "levare", donde il precisar ovvio sul "togliere" e "dare", affè mia, anch’essi consoni al concetto, ma disguidosi per ambiguità semantiche. Nei sogni il monacello compare di frequente sotto le spoglie del nanetto dal cappello rosso. Questa è l’antesignana origine, giammai disvelata per bigotto pudore, da cui generossi il monacello. Il monacello è anche il protettore dei pozzi di acqua pulita in cui, grazie alla sua misurata taglia, riesce agevolmente ad introdursi. L’acqua, l’elemento germinativo della vita, dove il monacello sguazza felice togliendosi il cappello nel rispetto della sacralità del luogo. Nei sogni, qualora la imprudente dama confidasse di aver incontrato il monacello, il geloso Otello s’adirerebbe ben sapendo che lei fa dissetare nella sue intima sorgente un assetato intruso.

      Non a caso, come fosse un sogno, si narra della "botola segreta" che si dischiude a vivande prelibate che nell’imaginifico notturno simboleggiano naturali piaceri cucinati in magistrali pentole biologiche.

      Poi per celar il paradisiaco peccato si maschera con vil pecunia la sollazzevole storia di un edenico vissuto.

      Mai raccontare i propri sogni.

      https://tezcatlipoca-bandw.blogspot.com/2018/10/top-secret-non-pubblicare-mai-i-tuoi.html

    • Di Antonello Laiso (---.---.---.2) 23 novembre 2018 11:13

      Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.
      (William Shakespeare)

    • Di Daniele Bernabei (---.---.---.47) 23 novembre 2018 13:58

      All’inclito William, di cotanto elogio degno, non sovvenne, ahimè, che d’imago il sogno compossi, fugace e nel contempo eterno: senza spazio e senza tempo, laddove si risolve, eidetico, l’esser nel mondo di questa individuazione. Illusione percettiva di un esserCi riflesso nelle sensorialità corporee che rappresentano il mondo acconcio al nostro modo, secondo il nostro limite visivo, nasale, auricolare, tattile, gastrologico e intellettivo. La mirmidonica percezione ha una rappresentazione differente del mondo e così quella equina, canide, batrace...

      L’imago morfeica supera il limite della carne e ci disvela il principio criptico della nostra esistenza individuata, comune a tutti gli esseri animati.

      Il linguaggio primigenio della vita.

      (Anonimo)

      ------------------------------------------

      A ben rincontrarci Antonello nella poesia del sogno da cui nasce, si sviluppa e si estende l’intuizione umana verso le grandi scoperte scientifiche.

      Un carissimo saluto.

      Daniele Bernabei

  • Di Antonello Laiso (---.---.---.213) 23 novembre 2018 16:17


    Ciao Daniele,


    "Il paradisiaco peccato" lo trasformerei in........ paradisiaco piacere,
    il peccato e’il solo solo pensar............... che esso sia un peccato.

    Accantoniamo "quel super io sociale" di cui Freud e’antesignano ovvero quella sorta di meccanismo di controllo e di censura che la societa’ sancisce al fine di contenere quelle situazioni imbarazzanti che si scontrano con quella morale,facciamolo almeno in quei sogni vissuti ad ogni aperti come il mio.


    Non diamo limite a quella fantasia che e’ l’acqua che disseta l’anima quando questa ha sete,

    facciamo in modo almeno qualche volta che essa fantasia, ci preservi da quella cosiddetta ragione ovvero quel fantasma senza carne e senza sangue .


    Ricerchiamo ed evochiamo con felicita’ quel bambino primordiale, sperando che sia sempre presente in noi.

    ricambio carissimi saluti

  • Di Antonello Laiso (---.---.---.213) 23 novembre 2018 16:21

    pardon,occhi aperti......

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