• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > NO alla minore indipendenza della magistratura!

NO alla minore indipendenza della magistratura!

Solo un idiota può credere che il prossimo 22 e 23 marzo voteremo sulla separazione delle carriere. Di fatto, la separazione delle carriere dei magistrati già esiste, perché sono circa quaranta all'anno quelli che passano dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa.

Nel corso degli anni, le sempre più stringenti limitazioni al passaggio di funzioni (cambio di distretto, un solo passaggio in tutta la carriera e da farsi nei primi 10 anni di servizio) hanno reso numericamente irrisorio l'andirivieni dei magistrati dall'uno all'altro ruolo processuale. Questo piccolo problema, ingigantito a dismisura e in malafede dai sostenitori del Sì, è in realtà solo un mezzo problema! Se è vero, infatti, che va proibito il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante, perché la mentalità inquisitoria acquisita dal magistrato requirente mal si concilia con la serenità e la terzietà del magistrato giudicante, è altrettanto vero che la serenità e la terzietà di quest'ultimo trasposte nella funzione requirente sono per l'imputato una garanzia di equilibrato esercizio dell'azione penale.

Del resto, non mancano i casi di magistrati giudicanti che, in ragione della loro più approfondita conoscenza degli orientamenti giurisprudenziali, si sono poi rivelati degli ottimi magistrati requirenti. Ricordo i casi degli ex giudici civili Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma soprattutto il caso di Francesco Saverio Borrelli, l'ex giudice di lungo corso passato a dirigere la storica inchiesta Mani Pulite, che sempre si preoccupò di vedere confermate le ipotesi accusatorie in sede processuale.

Assodato che non ha senso separare completamente le carriere e che è solo auspicabile l'introduzione, con legge ordinaria, del solo divieto di passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante, bisogna capire qual è il vero obiettivo della modifica costituzionale oggetto del prossimo referendum.

Non ci vuole molto a capirlo. Il cuore della modifica sta nel sorteggio dei componenti togati dei due CSM e nella nomina governativa, tramite un finto sorteggio, dei componenti non togati dei due Consigli Superiori della Magistratura. E' evidente l'effetto desiderato: la componente togata, scelta a casaccio, sarà meno coesa e avrà meno possibilità di far valere le proprie ragioni nei confronti della componente non togata compattamente designata dalla maggioranza parlamentare di turno. Il risultato finale sarà una minore indipendenza della magistratura e una sua maggiore permeabilità alle pressioni del potere politico.

Se aggiungiamo il fatto che il Consiglio Superiore della Magistratura sarà spaccato in tre pezzi (Consiglio superiore della magistratura giudicante, Consiglio superiore della magistratura requirente e Alta Corte disciplinare), risulta ancora più chiaro l'intento di rendere più debole la difesa dell'ordine giudiziario dai condizionamenti del governo e della sua maggioranza parlamentare.

Argomentano l'introduzione del sorteggio con la necessità di spazzare via le correnti di magistrati, dipingendole come cosche mafiose. E' una rappresentazione farsesca della realtà. Come accade in ogni organizzazione, la distribuzione del potere genera appetiti e cordate. Nello specifico caso della magistratura, il potere da distribuire sono gli incarichi di direzione degli uffici giudiziari e le cordate si formano intorno alle correnti di magistrati, in cui si dovrebbe solo dibattere del migliore funzionamento dell'amministrazione giudiziaria. La degenerazione delle correnti di magistrati in cordate di potere si può evitare non solo con l'aleocratico e poco legittimante meccanismo del sorteggio, ma anche con un sistema di elezione non proporzionale dei rappresentanti dei magistrati nel CSM. E' infatti sufficiente eleggerli in collegi uninominali e con metodo maggioritario per ridimensionare drasticamente il potere delle correnti. Qualcosina in tal senso è stata fatta dall'ex ministra Marta Cartabia con la sua riforma del sistema di voto dei componenti togati del CSM. Uno dei venti magistrati eletti al CSM nel 2022, dopo la riforma Cartabia, non appartiene ad alcuna corrente. E' un risultato modesto, ma esemplificativo degli effetti che può produrre un sistema elettorale più maggioritario di quello timidamente introdotto dall'ex ministra. Al pari dell'auspicabile divieto di passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti, anche la riforma del metodo di elezione dei rappresentanti dei magistrati al CSM non richiede alcuna modifica della Costituzione, perché è sufficiente una legge ordinaria per realizzarla.

La tripartizione del CSM è il secondo strumento d'indebolimento dell'indipendenza della magistratura e non ha nemmeno l'apparente finalità di ridurre il potere delle correnti. E' semplicemente l'applicazione del vecchio detto latino “Divide et impera”. Non ha infatti molto senso creare un CSM della magistratura requirente. Creandolo, si rischia l'istituzione di un plotone di accusatori ossessionati dalla ricerca di prove e indizi a carico degli indagati. Prendendo paradossalmente spunto dalle infelici parole dell'autrice del testo della modifica costituzionale, la dottoressa Giuseppa Lara Bartolozzi, sarebbe proprio la creazione del CSM requirente, totalmente slegato da quello giudicante, a trasformare i pubblici ministeri in un plotone di esecuzione dei malcapitati indagati.

Poco comprensibile è anche la creazione dell'Alta Corte disciplinare. Innanzitutto essa unifica ciò che con la modifica costituzionale si vorrebbe dividere, perché, mentre con i due CSM si divide la gestione delle assunzioni, delle assegnazioni, dei trasferimenti e delle promozioni dei magistrati, nell'istituenda Alta Corte rimarrà inspiegabilmente unificata la trattazione dei procedimenti disciplinari a loro carico. Inoltre l'Alta Corte continuerà ad essere prevalentemente composta da magistrati, non superando la connotazione corporativa dell'attuale sezione disciplinare del CSM. Sarebbe stato più ambizioso e più logico creare un organo di giustizia disciplinare, magari d'appello, non composto in maggioranza da magistrati in servizio, ma da autorevoli giuristi come gli ex presidenti della Cassazione, gli ex giudici costituzionali di nomina presidenziale e gli ex vicepresidenti del CSM. Insomma, l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare non è solo in contraddizione con le altre parti della riforma, ma è anche priva di una vera ambizione riformatrice.

Ho cercato fin qui di criticare nel merito il contenuto del testo normativo su cui i cittadini italiani si esprimeranno il 22 e il 23 marzo 2026. Non posso però, alla fine di questo articolo, tacere sul modo in cui è stata condotta la campagna referendaria per il Sì. E' stata contraddistinta da attacchi continui, sguaiati, scriteriati e volgari contro i magistrati e contro alcuni loro specifici provvedimenti. Quegli attacchi sconclusionati e rabbiosi fanno emergere, più e meglio delle mie sopra esposte argomentazioni, il vero intento punitivo dei promotori del Sì nei confronti della magistratura e della sua indipendenza.

Avere una magistratura meno indipendente ci rende meno liberi e più sudditi. Non rinunciamo alla nostra libertà e votiamo convintamente NO!

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità