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Megalomania: la malattia tipica del nostro tempo

Quando ero giovane credevo che la megalomania fosse una caratteristica tipica limitata a coloro che operano in politica o nel mondo imprenditoriale.

In questi ultimi anni, con l’evoluzione veloce di Internet e in particolare dei social media oltre che del Mainstream via rete, ho potuto notare che questa tendenza sta affliggendo sempre più persone.

Infatti, oggi si possono trovare megalomani nell’ambito scolastico, accademico, associativo, sportivo, ecclesiastico e via discorrendo.

Come se Internet avesse dato l’opportunità straordinari a tutti i narcisisti del mondo di poter diffondere il loro ego smisurato dovunque ed in ogni momento.

Un’arma potentissima nelle loro mani che sembra non avere confini né territoriali, né temporali.

Nel mio piccolo, ho dovuto (e devo ancora) affrontare diverse volte simili soggetti e devo dire che sono contento di non frequentarli più perché sono come dei piranha che ti succhiano letteralmente il sangue con i loro comportamenti davvero soffocanti.

Ma come si riconosce un megalomane?

Ecco una breve lista di caratteristiche che possono aiutarci ad identificarli:

 

  •     l’esibizionismo. Da buon narcisista, deve esternare il più possibile la sua presenza in ogni contesto. Se c’è un convegno, esige di essere in prima fila. Se c’è una trasmissione TV, vuole essere ripreso più volte. Se viene scritto un articolo su di lui, non può mancare una foto che lo ritragga nella sua posa migliore
  •     il presenzialismo. È una deformazione peggiorativa dell’esibizionismo che richiede di cogliere qualsiasi occasione pur di riuscire ad apparire. Quindi, da quando si alza la mattina fino a quando va a letto, il megalomane stressa sia sé stesso che chi gli sta intorno per non perdere nessun evento o situazione che possa consentirgli di essere presente e farsi notare da un numero significativo di persone
  •     il personalismo. È una manifestazione sproporzionata del proprio ego in ogni iniziativa realizzata all’interno di una qualsiasi entità di appartenenza. La cosa può sfociare in un vero e proprio culto della personalità che si traduce nella diffusione di simboli, foto, video e altri elementi visivi in cui il gruppo a cui appartiene il megalomane viene identificato unicamente attraverso la diffusione maniacale e costante della propria immagine in ogni contesto possibile
  •     la leadership. Fondamentale per un megalomane è di essere il capo assoluto e indiscusso del gruppo a cui appartiene perché è così che può riuscire nel migliore dei modi ad esternare al massimo il suo narcisismo patologico. Ne consegue che qualsiasi membro dello stesso deve sottomettersi in modo incondizionato alla sua volontà ed accettare quindi di non mai mettere in discussione la sua autorità. Se ciò dovesse avvenire, il megalomane potrebbe arrivare a volte anche a gesti estremi pur di eliminare il membro che ostacola il suo potere. Anche l’ascesa a quest’ultimo avviene spesso in modo arbitrario e attraverso pratiche ingannevoli, perché raramente il megalomane risulta essere un leader naturale e quindi ammesso serenamente dal gruppo di cui fa parte
  •     l’incoerenza. Le parole e i proclami di un megalomane sono visti soltanto come strumenti destinati ad alimentare la sua costante sete di apparire e di voler essere considerato dagli altri attraverso la sua presenza dirompente ed assillante. Quindi, risulta molto spesso incoerente e fra i soggetti peggiori che sono afflitti da tale malattia, vi sono coloro che strumentalizzano la povertà, le tragedie ed altri elementi di malessere sociale pur di riuscire a farsi strada. Non a caso, in questi anni abbiamo visto avvicendarsi al potere politico vari leader che hanno dimostrato un’incoerenza completa tra le loro dichiarazioni e quanto predicavano di fare per il bene della collettività.
  •     la verità in tasca. Il megalomane non accetta mai il confronto con coloro che potrebbero mettere in pericolo le sue granitiche posizioni che costituiscono le fondamenta stesse dell’esternazione smisurata del suo ego. Queste non possono mai essere messe in discussione perché sono considerati strumenti essenziali alla manifestazione e alla scalata della sua persona a qualsiasi posizione di vertice. Quindi si può veramente affermare con sicurezza che un megalomane non può assolutamente le logiche e regole sulle quali si fonda una democrazia. Ecco perché si suole affermare che è la malattia dei tiranni, anche di quelli che governano in sistemi democratici, ma che in realtà non sono altro che vere e proprie oligarchie, come dimostrano benissimo di essere le attuali democrazie liberali occidentali
  •    l’incapacità di amare. Il megalomane non riesce ad amare nessuno perché cerca di manipolare chiunque entri in contatto con lui pur di poter riuscire a raggiungere i propri scopi. Non prova sentimenti ma soltanto interesse quando si avvicina ad una persona. Se gli serve, bene. Altrimenti, passa oltre. E in linea col proprio essere rimane del tutto insensibile al male che può fare a qualcuno adottando simili comportamenti
  •     il controllo. Il megalomane ha l’ossessione del controllo perché nulla deve sfuggire alla sua volontà irrefrenabile di essere protagonista comunque e dovunque. Non riesce ad avere fiducia negli altri perché deve sempre coinvolgerli attraverso le leve dell’interesse e non in un reciproco sentimento di reciprocità e considerazione come possono essere le relazioni d’amore o di amicizia.
  •     il fallimento. Tutti i megalomani sono destinati a fallire perché l’ossessione di voler apparire accompagnata da una mancanza completa di volontà di agire per il bene reale del gruppo di appartenenza finiscono con il decretare il fallimento delle loro imprese. La Storia, ma anche più modestamente la vita della gente comune è costellata di esperienze fallimentari di personaggi distrutti dal loro egocentrismo e dalla loro assenza completa di umiltà nel porsi di fronte al prossimo. È con quest’ultima che si costruiscono le grandi imprese, non certo con l’egoismo espresso ad oltranza che invece risulta sempre distruttivo ed inconcludente
  •     la solitudine come situazione finale. “Quando lo conosci, lo eviti” è un adagio che calza a pennello quando incontri un megalomane. Alla fine della fiera, anche se può a volte dare l’impressione di non essere solo, costui è destinato comunque ad essere emarginato o comunque ad avere un’influenza e una presenza pubblica che diventano sempre più ingombranti ed imbarazzanti perché l’ego smisurato che hanno sempre dimostrato si rivela sempre distruttivo e dannoso nei confronti delle persone con cui instaura rapporti. Resistono unicamente coloro che pervengono ancora ad avere interessi nel tessere una qualsiasi relazione con esso. Ma sono persone mosse non certo da sentimenti di amore o di amicizia e che ci stanno finché fa loro comodo. Complici e nient’altro.

Detto questo, penso che tanti di noi abbiano incontrato non pochi soggetti sofferenti di quella che si può definire una vera e propria patologia, che andrebbe curata innanzitutto per il bene di chi ne soffre ma anche per coloro che vi hanno a che fare.

A meno che non sia una costante dell’essere umano diventare megalomane ogni volta che assume posizioni di potere e in questo caso ritengo che il dibattito rimanga aperto e che non vi sia una risposta esauriente nel merito.

Però se fosse così, sarebbe davvero grave e spiegherebbe come anche grazie all’evoluzione tecnologica, i comportamenti umani di questi umani (specie nel mondo occidentale) stiano avendo un’accelerazione piuttosto significativa sul piano involutivo.

 

 

Yvan Rettore

Questo articolo è stato pubblicato qui

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