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 Home page > Tribuna Libera > La leggenda del falegname Re

La leggenda del falegname Re

Geppino era un falegname povero ma era sempre allegro, viveva con la moglie Anna e senza figli in una modesta abitazione nel cuore di Napoli, lui si svegliava all'alba per andare in quella bottega dove lavorava da una vita, e che a malapena gli permetteva di tirare avanti per una pur misera sopravvivenza. La moglie da quando era caduta dalle scale bagnate di quel suo lavoro nei palazzi non si era piu ristabilita e stava a casa a curare le faccende domestiche.

Si svegliava sempre all'alba per preparare la solita frittata di maccheroni a quel marito che amava più di ogni altra cosa al mondo, e quando questa era pronta era solito recitare ironicamente: "Taggi fatt o pranz e nu re" (ti ho preparato un pranzo da re). Ed il marito di rimbalzo con il suo vezzo ironico e sempre allegro: "Ma io sono il tuo re, poi vedrai che prima o poi te faccio o regalo e nu re" (ti faccio il regalo da re).

Nonostante il duro lavoro di Geppino, questi non era riuscito a comprarsi quella modesta abitazione dove vivevano, che il proprietario aveva messo in vendita, le cambiali non potevano bastare, quell'unico loro sogno di una vita modestissima, non poteva materializzarsi.

Lui viveva questa cosa con mortificazione per quella povera donna della moglie che tanto amava. Tanto avrebbe voluto dimostrare il suo amore verso lei anche in quel modo.

Un bel giorno nella bottega,Geppino assillato dal lavoro e da tanti problemi finanziari di cui doveva sobbarcarsi e risolvere, si sentì male, cadde a terra, il medico chiamato ed intervenuto disse che era morto, che non c'era più niente da fare e fu portato subito alla sala obitorio del cimitero.

In quei tempi agli inizi del '800 era in uso, non esistendo minimamente la scienza e la tecnologia attuale, e per la certezza di una morte, attaccare ai piedi ed alle mani della salma prima che questa venisse interrata, delle campanelline, chiamate propriamente "le campanelline della morte".

Se nella giornata lo schiattamuorto (necroforo) del cimitero sentiva nel salone dove erano adagiate alcune bare il suono delle campanelline doveva controllare da dove proveniva tale suono poiché stava a significare che qualcuno era solo apparentemente, morto e logicamente non sarebbe stato interrato.

Le campanelline di Geppino nel cuore della notte suonarono varie volte, ma lo schiattamuorto aveva bevuto molto vino a cena e quindi era in un sonno profondo e non sentì.

Allora Geppino si risveglio da quella morte solo apparente e stordito non realizzò subito cosa fosse successo, si alzò e si avviò fuori dal cimitero ed a piedi percorse quel tratto non lunghissimo di strada che lo portò nel centro storico, lì dove abitava .

Nel cuore della notte e dell'oscurità non fu visto da nessuno, arrivato sotto all' uscio si frugò nella tasca dove aveva ancora la chiave di casa, probabilmente si dimenticaticarono di toglierla o volutamente fu lasciata in tasca, non si sa.

Aprì la casa e chiamò la moglie: "Anna Anna sto ca', ca' sta o re tuo (sto qui, qui sta il tuo re)". Nessuno rispose, la moglie era andata a dormire a casa della sorella ma lui non vedendola pensò al peggio, si emoziono tanto tra il dolore e l'amore di non poter riabbracciare più quell'unica persona che era tutta la sua vita, si accasciò sul letto e si addormentoò.

Il giorno dopo la moglie Anna nel rientrare in casa con enorme stupore notò il marito che doveva essere morto, nel letto che ronfava, inizio ad urlare, urlò a squarciagola venne la gente, tanta, e tanti si giocarono i numeri al lotto, di quell'uomo morto e ricomparso a ronfare profondomante nel letto coniugale. Geppino si svegliò,quindi felice di essere vivo.

Ancora più forte fu lo stupore quando Anna notò un anello bellissimo con diamanti e rubini al dito del marito ormai sveglio, e non riuscì a capire come questo era potuto finire al suo dito, un anello talmente bello che poteva essere solo di fattura da re.

Quell'anello a cui Geppino non seppe dare risposta circa la provenienza, fu fatto periziare, e venduto poi dopo.

Fruttò molti soldi, tanti che i poverini investirono subito per comprare quell'appartamento che tanto era stato desiderato da loro nella vita.

Reralizzarono così un sogno d'amore. Un sogno materializzatosi. L'amore di Geppino per Anna si era materializzato in qualcosa di unico ,di reale di un qualcosa necessario alla loro sopravvivenza, ovvero a quella modesta abitazione.

Geppino divenne cosi per sempre per Anna, il suo re non solo nello scherzo con quel dono  che a sua volta ebbe probabilmente da un angelo d'amore.

 

 

 

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