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 Home page > Attualità > Istruzione > La fallimentare riforma Berlinguer

La fallimentare riforma Berlinguer

La sinistra, quando per l’infelicità di molti è andata al governo, ha avuto la bella idea di affidare il Ministero della Pubblica Istruzione all’On. Luigi Berlinguer.

Ricordo che saputa la notizia, mi telefonarono per darmi la “lieta novella”. Nel corso degli incontri che l’allora novello Ministro aveva programmato anche nella città di Catania, mi capitò di incontrarlo proprio presso la mia ex facoltà, in via Crociferi, dove, tra un bicchierino e l’altro, nel buffet offerto dal Preside della facoltà, gli esposi alcune perplessità e l’esigenza di immediati interventi, soprattutto in un settore altamente specialistico dell’istruzione tecnica. Ricordo che, guardandomi attraverso il colore rosso dell’aperitivo, mi disse di preparargli delle memorie e che era interessato al problema. Lo feci con solerzia, lo feci immediatamente, lo feci con impegno, ma non ebbi mai alcuna risposta.

Abbiamo, poi, appreso con sconcerto l’idea che la sinistra aveva di riforma della scuola:

a) eliminazione della scuola tecnica;

b) realizzazione dei licei tra i quali quello del balletto e quello musicale;

c) riduzione degli anni di studio;

d) riduzione delle ore di studio;

e) instaurazione della dirigenza e conseguente riduzione del numero delle scuole;

f) autonomia;

g) eliminazione della scuola professionale e suo trasferimento alle regioni;

h) modifica degli organi di controllo e governo della scuola (C.d.I., G.E.,);

i) trasformazione delle scuole in fondazioni:

j) Certificazione del bollino (blu) di garanzia per i docenti (concorsone);

In quegli anni la sinistra piantò il seme della dissoluzione della scuola pubblica.

Con l’istituzione della dirigenza è stato ridotto il numero delle scuole attraverso il procedimento chiamato di “razionalizzazione” della rete scolastica realizzando le aggregazioni selvagge; scuole poste anche a decine di chilometri di distanza, sono state affidate ad altre e trasformate in succursali, private anche della carta e della possibilità di accedere ai finanziamenti, fagocitate dalla scuola “più importante” che spesso capitava, e capita, che avesse, ed ha, la sede nella città.

Ridurre le scuole non per migliorare e rendere efficiente il sistema, ma per poter pagare gli aumenti di stipendio che i “nuovi dirigenti”, formati dalla sinistra con un corso di 300 ore, pretendevano (giustamente) di avere.

Attraverso questo meccanismo sono state distrutte le carriere di molti colleghi che prima venivano votati dal collegio dei docenti sulla base della valutazione delle loro qualità, ai quali veniva affidato il ruolo di collaboratore del preside, titolo valido per poter ottenere un incarico di presidenza. Il nuovo dirigente, invece, sceglie i suoi collaboratori che spesso sono amici o magari parenti. Ricordo che nella mia scuola il primo dirigente che si presentò, (peraltro incaricato) esautorando quello eletto dal collegio dei docenti, capace, attento e puntuale, nominò il suo collaboratore con la motivazione che era amico suo da trent’anni. E’ bene evidenziare che tale soggetto, mai in nessuna circostanza aveva avuto ruolo in quella scuola e, probabilmente, mai sarebbe stato eletto dal collegio dei docenti.

La legge che ha trasformato i presidi in dirigenti della pubblica amministrazione (che nella logica iniziale riformatrice della sinistra avrebbe permesso loro di transitare in tutti i settori dell’amministrazione), ha portato come logica conseguenza alla eliminazione delle graduatorie dei presidi incaricati.

Infatti, le scuole, in attesa che venissero effettuati i concorsi, venivano date ad incarico ad un docente incluso in una graduatoria redatta sulla base degli anni di servizio e degli incarichi ricoperti negli organi collegiali. Espletato l’anno di incarico per essere eventualmente riconfermato avrebbe dovuto avere una valutazione del servizio positiva, nel caso contrario sarebbe stato depennato dalla graduatoria.

Spariti gli incarichi di presidenza che fare nelle scuole senza dirigente? Si è inventata la figura del reggente e, quindi verificandosi tale fattispecie i dirigenti pur trovandosi già a dirigere una scuola complessa, magari distribuita su più comuni e su più plessi, con indirizzi diversi, su loro domanda, vengono nominati “reggenti” di un’altra istituzione scolastica che, magari, avrà gli stessi problemi della sua scuola; dislocata su più comuni, con un elevato numero di studenti, con indirizzi e specializzazioni diversificate, distribuite tra professionali tecnici o licei e, se va ancora bene, magari un comprensivo.

Il tutto, ovviamente all’insegna dell’efficacia, dell’efficienza, competenza e del raziocinio.

Oggi ragioni economiche non permettono la nomina di altri dirigenti e le stesse ragioni porteranno all’aggregazione, accorpamento ed in definitiva alla distruzione per annichilimento di parecchie scuole, nel malcelato tentativo di trovare le risorse necessarie per pagare gli stipendi ai vecchi e nuovi dirigenti. Poco importa se le scuole funzioneranno solo con l’ausilio del volontariato di docenti e personale ata; poco importa se le scuole non saranno in grado di fronteggiare le problematiche della massa, della frammentazione delle sedi, della mancanza dei fondi, della riduzione del personale.

A questo punto, acclarato il fallimento dell’ipotesi dirigenziale, perché più opportunamente non si ritorna al punto di partenza? Azzeriamo la figura dirigenziale (ovviamente per il futuro, visto che quanti con un corso di 300 sono diventati dirigente della pubblica amministrazione, hanno già acquisito un diritto di cui, di norma, non dovrebbero, né potrebbero essere privati).

Restituiamo alle scuole la dignità di scuole, quelle piccole a dimensione degli studenti, dove i ragazzi sono elementi e non numeri, dove il preside ha la possibilità di confrontarsi con i giovani, discutere con loro, conoscerli, dove i suoi collaboratori sono scelti dai docenti e per tale ragione riconosciuti meritevoli.

Ripristiniamo le graduatorie dei presidi incaricati e diamo gli incarichi di presidenza facendo in modo di far funzionare realmente le scuole, visto che la reggenza in definitiva si traduce solo in un ingiustificato incremento degli emolumenti dati al dirigente, poiché la scuola data in reggenza sarà comunque retta dai collaboratori in servizio in quella scuola.

Sul piano economico costerebbe certamente meno della reggenza, attribuendo una indennità di funzione di poche centinaia di euro all’incaricato. Se si considera, poi, la riduzione della cattedre, non ci saranno costi aggiuntivi poiché i posti lasciati liberi dagli incaricati potrebbero essere dati ai perdenti posto, soprannumerari, che sarebbero comunque pagati.

Meditate sull’efficacia, sull’efficienza, sulla competenza, sul raziocinio e sulla lungimiranza della sinistra, la stessa che fa le leggi incostituzionali, ma poi ha la pretesa di criticare il Presidente del Consiglio.

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.248) 3 gennaio 2011 10:12
    Damiano Mazzotti


    La lottizzazione politica sta distruggendo l’Italia....

    E gli italiani lo capiranno solo quando il sistema sanitario inizierà a collassare e i cittadini dovranno iniziare a pagare...

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.31) 3 gennaio 2011 13:28

      I costi dell’assitenza sanitaria gli italiani li stanno già pagando e non se ne sono ancora resi conto.

      Ti vorrei menzionare che da qualche tempo sulle televisioni compiaiono delle pubblicità che descrivono le bellezze dell’assistenza sanitaria integrativa. La gente ancora non lo sa che tra qualche tempo, non molto lontano, continuando con questa classe politica, il diritto alle cure lo avrà soltato chi avrà i soldi per pagarsele.

      E la sinistra? Pensa di proporre leggi incostituzionali o interrompere l’ostruzionismo parlamentere su leggi che definisce cotro l’interesse dei nostri figli, perchè a Natale, si sa, si sta con gli amici ed i parenti e si fa il cenone.

  • Di paolo (---.---.---.102) 3 gennaio 2011 12:13

    Vedo che mantieni la promessa di sparare , alzo zero , sul PD e associati , partendo dalle radici storiche delle performance della sinistra in materia scolastica .

    Mi sembra che soprattutto la scuola ad indirizzo tecnico (I.T.I.S.) ed i professionali (Ipsia )che , almeno fino agli inizi degli anni 70 erano un fiore all’occhiello e che hanno sfornato maestranze tecniche di primissimo livello in tutti i settori , hanno cominciato a declinare sempre di più per arrivare alle condizioni penose in cui si trovano oggi, ammesso che si chiamino ancora cosi’ .
    Anche i licei (specialmente scientifici ) sono scaduti di livello . Specificatamente per il corso di laurea in Fisica ,ho sentito un grido di allarme sui deficit preoccupanti di preparazione all’accesso . E notoriamente è una facoltà che raccoglie il meglio del meglio delle provenienze . 
    Poi mi sfugge cosa sia la laurea breve , che in origine , se non ricordo male , era partita con l’idea di super diploma . Uno stadio intermedio che , specialmente negli indirizzi tecnico scientifici, ha il sapore di un aggiustamento , di un rimedio. Io manco dall’insegnamento nella scuola da una vita ,esperienza peraltro molto breve , ma per doveri di amicizia e parentato ho dovuto sorbirmi l"aiuto" gratuito . Ho constatato , essendo ragazzi distribuiti nel corso di oltre vent’anni , uno scadimento impressionante . Ed erano tra i più bravi . Ma mi dici che cavolo è successo ? Chi è stato e perchè ? . Non può ridursi tutto soltanto a Berlinguer. E perchè non fai un cenno sulla "riforma " Gelmini ? 
     .Cosa c’è nella Gelmini che restituisce alle scuole la dignità di scuole , sei un operatore , dammi una mano a capire .

    ciao , e non ti scordare di farci sapere come finisce il "concorso" siciliano.
    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.31) 3 gennaio 2011 15:52

      Non ho mai detto che quella che tu chiami "riforma Gelmini" sia una riforma. Già da parecchio avevo contestato il termine "riforma". In particolare nel corso di un convegno tenutosi nel novembre del 2008, organizzato dall’ANP, nel quale venni invitato a relazionare sull’istruzione tecnica e d in particolare sull’istruzione nautica, ebbi modo di evidenziare che non si trattava assolutamente di riforma, ma di una "ristrutturazione aziendale" che aveva il solo scopo non di contenere i costi di gestione, ma eliminarli. A differenza di ciò che accade nelle ristrutturazioni aziendali dei privati che sono ovviamente finalizzate al reinvestimento ed all’adeguamento alle nuove richieste di mercato, per armonizzare la produzione alle mutate esigenze del mercato, questa ristrutturazione ha solo il fine di tagliare i costi senza migliorare in alcun modo la produttività.
      Per vero nel mio intervento, molto plaudito, il primo di contestazione e forse l’unico poiché erano tutti schierati ad osannare la Gelmini e il suo coraggio. Anzi, ricordo che ci fu un dirigente (divenuto tale frequentando un corso di 300 ore organizzato da quella sinistra, becera e meschina, che ha piantato il seme della distruzione della scuola pubblica) che ha dichiarato che la Gelmini aveva "le palle" perché aveva saputo fare ciò che altri ministri non erano stati capaci di fare.

       

      Francamente pensare ad una Gelmini con “le palle” mi fa un po’ inorridire, anche perché al di là della valutazione sul piano politico è sempre una donna abbastanza piacevole, ma quello che è opportuno evidenziare è che la Gelmini ha fatto ciò che ha fatto perché si è trovata la strada spianata dall’azione del Berlinguer, De Mauro, interrotta dalla Moratti e poi ripresa a piene mani da Fioroni e dalla sua vice ministro, tale Senatrice Bastico, che ho scoperto di recente, che fa parte della commissione affari costituzionali presso il Senato. Recentemente le ho scritto dicendole che nell’ipotesi remota in cui dovesse tornare a far l’insegnate di non impartire mai ai suoi studenti gli insegnamenti che ha trasfuso nella legge Siragusa che ha ampiamente plaudito e appoggiato. 

       

      Sulla riforma ho già pubblicato un articolo dal titolo “L’effetto travolgente e devastante della c.d. “riforma” della Gelmini.” Al seguente link :

      http://www.agoravox.it/L-effetto-travolgente-e-devastante.html

       

      leggi anche la riforma dell’Istruzione nautica al link :

      http://www.agoravox.it/La-riforma-e-l-istruzione-nautica.html

       

      leggi anche l’articolo “L’armate delle tenebre: i 20000 docenti scomparsi”

      http://www.agoravox.it/L-armata-delle-tenebre-i-20-000.html

       

       

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.31) 3 gennaio 2011 15:55

      Non so cosa sia accaduto .Provo a riscrivere il commento, nella speranza che i redattori cancellino quello di sopra.

      Non ho mai detto che quella che tu chiami "riforma Gelmini" sia una riforma. Già da parecchio avevo contestato il termine "riforma". In particolare nel corso di un convegno tenutosi nel novembre del 2008, organizzato dall’ANP, nel quale venni invitato a relazionare sull’istruzione tecnica e d in particolare sull’istruzione nautica, ebbi modo di evidenziare che non si trattava assolutamente di riforma, ma di una "ristrutturazione aziendale" che aveva il solo scopo non di contenere i costi di gestione, ma eliminarli. A differenza di ciò che accade nelle ristrutturazioni aziendali dei privati che sono ovviamente finalizzate al reinvestimento ed all’adeguamento alle nuove richieste di mercato, per armonizzare la produzione alle mutate esigenze del mercato, questa ristrutturazione ha solo il fine di tagliare i costi senza migliorare in alcun modo la produttività.
      Per vero nel mio intervento, molto plaudito, il primo di contestazione e forse l’unico poiché erano tutti schierati ad osannare la Gelmini e il suo coraggio. Anzi, ricordo che ci fu un dirigente (divenuto tale frequentando un corso di 300 ore organizzato da quella sinistra, becera e meschina, che ha piantato il seme della distruzione della scuola pubblica) che ha dichiarato che la Gelmini aveva "le palle" perché aveva saputo fare ciò che altri ministri non erano stati capaci di fare.

      Francamente pensare ad una Gelmini con “le palle” mi fa un po’ inorridire, anche perché al di là della valutazione sul piano politico è sempre una donna abbastanza piacevole, ma quello che è opportuno evidenziare è che la Gelmini ha fatto ciò che ha fatto perché si è trovata la strada spianata dall’azione del Berlinguer, De Mauro, interrotta dalla Moratti e poi ripresa a piene mani da Fioroni e dalla sua vice ministro, tale Senatrice Bastico, che ho scoperto di recente, che fa parte della commissione affari costituzionali presso il Senato. Recentemente le ho scritto dicendole che nell’ipotesi remota in cui dovesse tornare a far l’insegnate di non impartire mai ai suoi studenti gli insegnamenti che ha trasfuso nella legge Siragusa che ha ampiamente plaudito e appoggiato. 

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.31) 3 gennaio 2011 16:01

      Sulla riforma ho già pubblicato un articolo dal titolo
      “L’effetto travolgente e devastante della c.d. “riforma” della Gelmini.” 
      Leggi anche "la riforma dell’Istruzione nautica"
      “L’armate delle tenebre: i 20000 docenti scomparsi”

    • Di carlo (---.---.---.14) 4 gennaio 2011 19:22

      Inviare un testo in cui sono visualizzati i tag è come scrivere il verbo avere senza acca.

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.26) 5 gennaio 2011 08:08

      Rispondere alle Sue provocazioni è certamente tempo perso.

      Le consiglierei, tuttavia, di darsi una registrata sul concetto di errore e su quello di ignoranza. Le ricordo che in un altro articolo proprio Lei ha riportato i "Tag". Non ho pensato, in quella occasione, neanche lontanamente di ritenerLa incapace di distinguere il verbo avere dalle proposizioni semplici, ma ripensandoci, forse avrei dovuto.

    • Di (---.---.---.163) 5 gennaio 2011 09:57

      Infatti, io non mi ritengo perfetto.

      Nelle correzioni /valutazioni che si rispettino è sempre previsto un margine di errore.

      Sinceramente sbagliare l’invio di un post a fronte di tanta sapienza che viene elargita o sbagliare un’acca a fronte di fior di competenze possedute, si scusi il gioco di parole, ma non vale un’acca.

      Ad ogni modo, per non visualizzare i tag, il testo da inviare si deve scrivere o incollare su blocco note e da lì copiarlo ed incollarlo sul box della pagina web … se mi posso permettere

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.26) 5 gennaio 2011 10:22

      Grazie, ma non ho bisogno dei Suoi preziosi consigli. Lei per la fretta di mostrare la sua arroganza, non si è neanche accorto che avevo già provevduto e risolto il problema. La inviterei, pertanto, ad esternare in altri luoghi e riservare per altre persone la sua insolente sapienza che, in questo contesto è decisamente fuori luogo.

  • Di paolo (---.---.---.102) 3 gennaio 2011 17:12

    No , guarda che io non la chiamo "riforma Gelmini " ma "riforma" Gelmini che è cosa diversa , volendo intenzionalmente stigmatizzare che non di riforma si tratta , ma di qualcosa d’altro . Ma cosa ?

    Vado a cercare gli articoli , ti ringrazio . 
  • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.31) 3 gennaio 2011 17:36

    Si hai ragione, non solo i punti, ma anche la posizione delle virgolette possono cambiare il senso del discorso.

  • Di pv21 (---.---.---.145) 4 gennaio 2011 19:43

    Si può sempre migliorare ... a parole.
    I dati confortanti dell’ultima indagine Ocse-Pisa sulla preparazione scolastica hanno riempito di orgoglio la Gelmini che ha commentato: “I risultati ci premiano”.
    “La cura Gelmini funziona” ha fatto subito eco il Giornale.
    Poco importa che l’indagine risalga all’aprile 2009 e che la riforma Gelmini (elementari e medie) sia entrata in atto solo 4 mesi dopo (1° settembre).
    Del resto sentivamo la mancanza del Liceo Coreutico.
    Non bastano i "pronunciamenti" per avere quella Rigenerazione della Scuola che valorizzi il ruolo di docenti, studenti e famiglie ... 

  • Di (---.---.---.163) 5 gennaio 2011 10:49

    Parlare di riforma Berlinguer in termini di “fallimentarità” mi sembra eccessivo perché tale riforma fu abolita in toto dal Parlamento successivo.

    Di tale riforma l’elemento di pregio che è andato definitivamente in soffitta era solo l’istituzione della scuola di base unica (di sette anni col tutor) con la conseguente riduzione di un anno di scuola, dagli attuali tredici a dodici, a limite si poteva fare otto + quattro.

    Gli altri elementi della riforma, tutti discutibili, sono stati gli unici ad avere un successivo sviluppo e lo continueranno.

    Berlinguer spalancò un portone … o forse mise un freno alla scuola del “sei politico” e del babysitteraggio sociale?

    • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.26) 5 gennaio 2011 11:26

      Non direi, è rimasta la figura del dirigente, l’idea del dimensionamento, l’idea indefinita dell’autonomia, la distruzione dell’istruzione tecnica, l’idea che i docenti sono troppi, che si spende troppo per l’istruzione, la riduzione delle ore, la eliminazione di segmenti dell’istruzione altamente specialstici e l’incapacità di vederne l’iportanza.
      E’ rimasta l’idea di modifica degli organi collegiali, con la previsione di cooptarvi all’interno soggetti estranei e politici; è rimasta l’idea di trasformare le scuole in fondazioni con la malcelata esigenza di costringerle a reperire fondi da soggetti privati scimmiottando il modello americano. E’ rimasta la farsa degli esami di stato con i diplomi coseguiti con i punti della Miralanza.
      Sono stati introdotti i termini per aumentare il numero degli studneti per classe, senza tener conto delle condizioni degli edifici scolastici della disomogeneità delle classi, soprattutto in certi settori e di scuole che operano in contesti a rischio.
      Mi chiedo cosa ci fosse di sinistra in quest’idea berlingueriana di scuola. Soprattutto quello che lamento è il silenzio e la mancanza di risposte alle sollecitazioni, alle richieste di intervento ai rilievi ed ancora oggi l’idifferenza di questa classe politica (sinistra) che ha permesso le sforbiciate all’istruzione senza che ci fosse alcun obiettivo vero e valido o di riforma, posto in essere da questo Governo, senza alcuna opposizione.
      Nulla hanno detto questi politici in presenza della decurtazione dell’orario di lezione che inficia la natura stessa del percorso scolastico degli studenti a partire dalla seconda classe fino alla quarta.
      Penso che neanche sul versante del sei politico e del bebysiteraggio l’azione della berlingueriana proposta abbia inciso.
      E, poi ti vorei ricordare che la commissione che ha operato sulla cd. "Riforma" della Gelmini, è la stessa in tutti i componenti che ha operato sotto l’egida della sinistra, quando al Governo c’era il Miistro Fioroni. Quindi .....

  • Di Chiara (---.---.---.254) 10 gennaio 2011 00:50

    Mi permetto di ricordare anche, fra le malefatte di Luigi Berlinguer, l’apertura pressochè contemporanea di ben tre canali per ottenere l’abilitazione all’insegnamento e l’accesso al ruolo docente:
    - i corsi abilitanti "riservati" per i precari con almeno 360 giorni di servizio (riservati si fa per dire, visto che sono poi stati aperti anche ai docenti già in ruolo desidorosi di ottenere il passaggio ad un’altra classe di insegnamento o ad un altro ordine di scuola);
    - i concorsi ordinari a cattedra con valore abilitante;
    - le SISS.

    Viste le evidenti intenzioni di tagliare cattedre, riducendo addirittura di un anno il percorso scolastico, la produzione di questa vasta riserva di abilitati è equivalsa alla creazione di una massa di precari con ben poche possibilità di stabilizzazione.

    L’intenzione della riforma di Berlinguer, a mio giudizio, era di ripetere nella Scuola Secondaria di Secondo Grado quanto compiuto con l’eliminazione dei percorsi differenziati Scuola Media - Avviamento al Lavoro: le mie poche esperienze di lavoro nella Scuola Media (Secondaria di I° Grado) nei primi anni ’90 mi avevano portata a ritenere questa unificazione di percorsi come un errore.

  • Di Giuseppe D’Urso (---.---.---.137) 10 gennaio 2011 10:35

    Questo mi induce a sperare che questa sinistra, becera e meschina, non si possa mai più occupare di istruzione. Sono fallimentari, incapaci di dare risposte, sordi a qualsiasi proposta innovativa, diversa dalla loro visione. Sordi a recepire l’esigenza di settori altamente specializzati e qualificati, importantissimi per l’economia. 
    E mi fermo qui.

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