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La Circumvesuviana si fonde nell’Eav, la ristrutturazione del trasporto campano è alle porte

Muoversi dalla provincia di Napoli per andare in città è una scommessa ogni giorno. Non si sa quando si parte e tantomeno quando si torna. Le stazioni, poi, versano in una situazione di degrado e di abbandono; non sono più sicure, sono sporche, e popolate da personaggi poco raccomandabili. Non è difficile immaginare che siano diventate il luogo ideale per lo spaccio; non c’è nessun controllo da quando è stata eliminata la figura del capostazione in molte stazioni. E pensare, che per molti, i treni della Circumvesuviana rappresentano l’unico mezzo utile per raggiungere Napoli.

Ma l’azienda di trasporti nel nuovo anno cambierà veste; a metà gennaio, infatti, sarà ultimato un processo di fusione che tenterà di risollevare le sorti del trasporto campano. Il 27 settembre del 2011 l’amministratore unico del gruppo Eav, il prof. Nello Polese, annunciava l’avvio formale della procedura di fusione per incorporazione in Eav, che ha assunto la veste di holding, delle tre aziende su ferro Circumvesuviana, MetroCampania Nord Est e Sepsa. Alla fusione seguirà poi lo scorporo tra i due rami d’azienda dell’infrastruttura e del trasporto, seguendo il modello già adottato da Trenitalia. Sono attualmente in atto le contrattazioni con i sindacati e le parti sociali.

Numerosi sono stati i disagi sofferti dagli utenti nell’ultimo periodo di vita della Circumvesuviana; le cause sono da individuare nella riduzione dei servizi, resa obbligatoria dal taglio di gran parte dei trasferimenti di risorse dallo Stato alle Regioni, e quindi dalle Regioni agli Enti. Il quadro successivamente delineatosi, ha portato alla sottoscrizione di nuovi contratti di esercizio che hanno previsto programmi di esercizio contratti rispetto ai precedenti.

Altra causa di sofferenza per gli utenti è legata alla ridotta quantità di materiale rotabile attualmente presente sulle linee rispetto al totale dei mezzi disponibili. Ciò è dovuto a carenze di liquidità ereditate dalle precedenti amministrazioni, a causa di politiche non rigorose, che hanno determinato una situazione di forte crisi finanziaria.

Lavorando sulla sola normale attività di gestione, prescindendo quindi dalle attese economie di scala dovute al processo di fusione, è stato possibile ottenere un risparmio, che a regime ammonterà, per il solo settore del ferro, ad oltre 16 milioni di euro. Le premesse, dunque, dopo tempo, ritornano positive, sperando che si risolva tutto nel migliore dei modi, a vantaggio degli utenti.

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