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Dalla vittoria di Obama lezioni per l’Italia

Gli Stati Uniti d'America, nonostante le più ampie e disparate contraddizioni, restano il paese democratico per eccellenza, dove uomini o donne dal nulla possono esaudire i loro sogni e scalare la vetta del successo. Il paese dove tutto è possibile, è questo oggi il "sogno americano", sogno che ha portano un nero alla Casa Bianca. 

Quattro anni fa la vittoria di Barack Obama è stata la chiave simbolica di un'America dalle pari opportunità, anche per i neri; Obama incarnava in quel momento la vittoria dei deboli, degli esclusi, dei poveri, della lotta per il rispetto dei diritti umani. Ci si aspettava grandi cose, che l'America ricca e dalla parte del più forte cambiasse, e qualcosa in questo senso c'è stato davvero, come la riforma del sistema sanitario giudicata a favore dei poveri, o l'impegno nella riduzione delle armi di massa, o ancora la riapertura del dialogo col mondo islamico, o le politiche ambientali. Il presidente si proponeva con ideali pacifici e di uguaglianza, incarnava il mito dell'uomo giusto e rispondeva alle esigenze mondiali di pace e speranza per un futuro migliore, tanto da meritare (o forse no) un premio Nobel (sulle intenzioni) per l'impatto mediatico riscosso in tal senso "per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli".

Nel 2012 a votarlo sono stati nuovamente i giovani, gli immigrati e le donne, nuovamente le fasce più deboli e meno rappresentate della popolazione, non i ricchi, non i capitalisti o gli uomini della finanza. Ma la sua vittoria oggi ha un significato profondamente diverso, ha vinto nonostante la verità della crisi economica più lunga e difficile per il popolo americano, nonostante i compromessi. Ha parlato alla sua gente, durante la campagna elettorale, a carte scoperte, non ha avuto bisogno di fare false promesse, ed il fatto più straordinario è che ha vinto proprio governando, alla luce dell'operato degli scorsi quattro anni, e questa è una lezione importante per i governatori europei, tutti sostituiti alle elezioni del post crisi. Il popolo a stelle e strisce ha ridato fiducia a chi li ha guidati durante la crisi, perchè continua a fidarsi delle sue capacità di trainarli verso la luce, mentre noi in Europa smantelliamo il passato nella ricerca disperata di una novità convincente perchè siamo profondamente delusi.

Lezioni importanti anche per l'Italia, dunque, dove la crisi non ha fatto altro che creare un divario apparentemente insanabile con la politica e le istituzioni, Paese dove regna sfiducia e distacco nei confronti di chi governa. Dimostrazione di ciò è data dalla bassissima affluenza alle urne alle scorse elezioni regionali in Sicilia, dove il 50% della popolazione votante non ha votato, e dove i risultati delle urne hanno tra l'altro consacrato, al di là della vittoria risicata del Pardito Democratico, l'ascesa del Movimento 5 Stelle, giudicato da alcuni voto di protesta, e che si propone proprio di essere l'alternativa a ciò che è già stato.

Riprendendo il pensiero di Roberto Saviano sul discorso di Obama, anche se il buon governo non è fatto di frasi, ma di azioni, sarebbe bello sentir pronunciare anche qui in Italia una frase come questa: "Siamo più della somma delle nostre parti: non siamo un insieme di Stati rossi o blu, siamo un'unica nazione". Sarebbe bello se anche qui in Italia si dicesse che siamo un corpo unico. Che non esiste un Nord e un Sud senza il resto del Paese. Che tutte le parti della nostra società sono importanti. Che uniti siamo più della somma delle nostre parti. Che uniti siamo una speranza.

Ora inizia una sfida nuova per l'America. Obama ha a disposizione altri quattro anni per mantenere le promesse fatte nel 2008, quelle che non è stato in grado di mantenere per la crisi e per l'opposizione del Congresso. E noi? Noi abbiamo bisogno di ponderare le nostre scelte e di pretendere con tutte le nostre forze un futuro migliore.

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