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 Home page > Tribuna Libera > L’olio di Luisa Spagnoli, storia di un sogno

L’olio di Luisa Spagnoli, storia di un sogno

A Luisa Spagnoli, icona dell'imprenditoria italiana del Novecento declinata al femminile, sono riconducibili due straordinarie storie industriali italiane: la Perugina e, appunto, la Luisa Spagnoli. Pochi sanno però che a lei si deve anche la produzione di un olio biologico e la nascita del primo parco divertimenti italiano.

Questa è la storia di una donna intraprendente, che seppe trasformare le sue passioni in un successo imprenditoriale e commerciale, partendo dal cioccolato, passando per agricoltura e allevamento, fino ad arrivare a capi di alta moda e olio di origine protetta.

La storia di un’altra Italia, che credeva in se stessa e nel progresso, senza mai perdere il contatto con le proprie radici.

Una storia di passioni e di sogni. Una storia dolce.

Eppure tutto cominciò con un “cazzotto”… un “pugno” di cioccolato, impastato con pezzi di nocciola, scarti di lavorazione della pasticceria perugina dove, agli inizi del secolo scorso, lavorava la giovanissima Luisa Sargentini, sposata con Annibale Spagnoli.

Fu proprio lei ad avere l’idea del cioccolatino. In cima pose una nocciola intera, che dava al tutto la forma di un pugno chiuso, un “cazzotto” appunto. Per questo lo chiamò in quel modo, esponendolo nella vetrina della sua pasticceria in centro.

Siamo nel 1922. Il cioccolato era considerato non ancora un alimento d’uso comune, ma una raffinatezza d’élite, un regalo da fare alla propria innamorata nei giorni di festa.

Ma non ci si poteva presentare dalla propria fidanzata con un… “cazzotto”. Il nome più ovvio fu quindi “Bacio”. L’idea arrivò da Giovanni Buitoni, giovane amministratore dell’impresa dolciaria, legato a Luisa da un rapporto che negli anni sarebbe andato, sempre con discrezione, anche al di là dei comuni interessi commerciali…

Qui la storia si ferma e comincia la leggenda: pare che i due innamorati si scambiassero in segreto messaggi d’amore avvolgendoli nella carta dei dolci che si donavano per le degustazioni; da qui sarebbe nata l’idea di inserire all’interno di ogni cioccolatino aforismi sull’amore.

Il successo fu immediato e clamoroso. In soli 5 anni ne furono distribuiti cento milioni di pezzi.

Luisa reinvestiva parte dei guadagni nell’acquisto di terreni agricoli e nell’allevamento di animali da cortile, dando vita al primo nucleo di quella che poi sarebbe diventata l’Azienda Agraria Spagnoli. Già alla fine degli anni Venti cominciò la produzione di Angora, un finissimo tessuto ricavato da un particolare tipo di coniglio: gli animali non venivano tosati, ma pettinati delicatamente, e il pelo che rimaneva sul pettine veniva utilizzato per produrre il delicato tessuto. Anche in questo caso il successo fu straordinario e in pochi anni Luisa Sargentini, la piccola fabbricante di cioccolatini, diventò per tutti “Luisa Spagnoli”, icona dell’imprenditoria italiana al femminile, donna forte e intraprendente, simbolo del riscatto delle donne e di una terra difficile come l’Umbria.

Pochi sanno però che, oltre ai cioccolatini e agli abiti di alta moda, al nome di Luisa Spagnoli è fortemente legato anche un prezioso olio extravergine d'oliva biologico, premiato con marchio "DOP" (denominazione di origine protetta) "Umbria - Colli del Trasimeno".

L'olio è prodotto con le olive raccolte esclusivamente nell'azienda agraria Spagnoli, a cui Luisa si dedicava già nei primi decenni del Novecento con lo stesso amore con cui realizzava i modelli di alta moda che hanno imposto il suo nome a livello internazionale. L'azienda si estendeva sui terreni collinari appena fuori l'antica Perugia, giovandosi di sistemi produttivi che si riallacciano alla plurisecolare tradizione di origine Etrusco-Romana

Dopo la morte di Luisa, le imprese di famiglia passarono a suo figlio, Mario Spagnoli, abilissimo imprenditore e geniale inventore. Alcune imprese di Mario Spagnoli sono passate alla storia, come quando (nel 1954) acquistò una collina rocciosa, talmente aspra che tutti la chiamavano “Monte Pulito”, visto che non vi cresceva vegetazione.

Un’idea, anche questa, fortemente condizionata dal ricordo di Luisa Spagnoli.

«Un giorno, alla fine degli anni Cinquanta – racconta Mariella Spagnoli, figlia di Mario – mio padre mi confidò di aver sognato la nonna. In sogno, gli aveva consigliato di comprare una collina dove spesso io e lui andavamo a cavallo. Io non ci diedi tanto peso, certo non potevo immaginare ciò che sarebbe successo…».

Successe che ai sogni (e alle mamme) non si può dire di no.

Mario comprò i terreni di Monte Pulito per poche lire e rese produttivo il terreno con un’operazione di dissodamento in grande stile, documentata addirittura dall’Istituto Luce: ingaggiò una ditta specializzata e fece brillare centinaia di cariche esplosive conficcate nella roccia, per poi dissodare il terreno con potenti trattori. Le deflagrazioni si sentirono fin dal centro città.

Fu così che l’azienda agraria si ampliò notevolmente, portando, nel giro di qualche anno, all’aumento della produzione e alla massiccia commercializzazione dell’olio, fino ad allora fatto quasi solo per l’uso familiare.

«Anche se la mia vita mi ha indirizzato sin da giovane nell’industria – scrisse Spagnoli nel 1958 – pur tuttavia la mia passione per l’agricoltura e gli allevamenti zootecnici occupava ogni attimo di tempo libero». Per questo motivo, lasciata al figlio Lino la “Luisa Spagnoli”, per trascorrere la sua vecchiaia Mario Spagnoli scelse proprio Monte Pulito, in mezzo ai suoi ulivi, dove fece realizzare il suo quartier generale, con vista panoramica su Perugia.

L’impresa agricola andava bene, ma a Mario non bastava. Parlando con i suoi dipendenti, si rese conto che i perugini non avevano un posto dove trascorrere il fine settimana ed erano obbligati, chi poteva, ad imbarcarsi in lunghe trasferte fuori porta con le prime automobili familiari. Pensò quindi di creare un punto di ritrovo per tutti i perugini. Una città ideale, per le famiglie e soprattutto per i bambini. Nacque così la Città della Domenicaprimo parco divertimenti italiano.

Oltre al parco, la figlia Mariella Spagnoli ha ereditato anche l’uliveto. Attualmente produce circa 500 quintali di olive, da cui viene estratto un delicato olio biologico Dop.

All’ingresso del parco troneggia la foto del papà Mario e dell’indimenticata nonna Luisa Spagnoli, da cui tutto ebbe inizio. Una targa ricorda la sua figura di “geniale creatrice e benefattrice della nostra gente, figlia del popolo perugino, fondatrice della Perugina e dell’Angora Spagnoli, tipiche industrie che Ella volle e animò per il benessere di migliaia di concittadini e per l’affermazione del nome di Perugia nel mondo, ispiratrice del figlio Mario perché questa zona di Monte Pulito, arido e brullo, verdeggiasse d’olivi e divenisse il giardino della Città, per dare l’ambiente sereno al meritato riposo festivo della popolazione”. 

A Luisa è stato recentemente dedicato un profumo che porta il suo nome. E presto la sua storia umana e imprenditoriale sarà nota a milioni di persone grazie ad una fiction tv.

L’epopea degli Spagnoli è raccolta nel libro di Valerio Corvisieri Gli Spagnoli e Perugia. Storia di una famiglia di imprenditori del Novecento (Ali&no editrice, Perugia 2010). Racconta la storia della famiglia che ha avuto un ruolo decisivo nella nascita di prestigiose realtà imprenditoriali evidenziandone l’impatto nella società italiana del Novecento.

Una storia straordinaria, nata grazie a un sogno e a quel cazzotto, dolce come un Bacio.

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