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Il nucleare, i finanziamenti ai partiti, il porcellum e i referenda calpestati

E’ stato approvato al Senato il disegno di legge sullo “sviluppo” quindi ritornerà il nucleare. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo potrà adottare dei decreti legislativi per la localizzazione dei siti degli impianti, di quelli di stoccaggio e di deposito dei rifiuti radioattivi.
 
In barba alla consultazione referendaria del 1987 a cui partecipò il 67% dell’elettorato attivo esprimendosi con l’80% dei voti validi per il “si” (abrogazione) con cui sostanzialmente si decise che lo Stato non poteva finanziare gli enti locali per la presenza sui loro territori delle centrali e non poteva intervenire nel caso in cui il Comune non avesse concesso l’autorizzazione di apertura dell’impianto sul proprio territorio; inoltre fu tolta la possibilità all’Enel di partecipare all’estero alla costruzione di centrali. Una chiara presa di posizione, ignorata dai politici.
 
La consultazione referendaria del 1993, invece, è stata ribaltata dalla legge elettorale del 2005 che lo stesso firmatario Calderoli definì “porcata”: verrà quindi ricordata negli annali come il “Porcellum”. Questa legge prevede il ritorno al proporzionale seppure con dei correttivi, quali le soglie di sbarramento e il premio di maggioranza che viene assegnato in maniera differente alla Camera e al Senato creando cosi una tendenziale instabilità politica (cioè è possibile la formazione di maggioranze di diverso colore politico alla Camera e al Senato e quindi l’impossibilità di poter esprimere il voto di fiducia ad un Governo); inoltre è stata introdotta la lista bloccata ovvero il cittadino non può più esprimere le proprie preferenze per cui l’ordine dei candidati viene deciso solo ed eclusivamente dai partiti. Al referendum del 1993 sull’abolizione della legge elettorale del Senato per introdurre il sistema maggioritario,parteciparono il 77% degli aventi diritto e il si (abrogazione) fu raggiunto con l’82,7% dei voti validi. Infatti la svolta fu epocale perché si passò dal sistema proporzionale puro in vigore dal 1946, che fotografava l’effettivo “peso” di ogni partito all’interno della società e che portava a maggioranze di Governo formate da accordi tra partiti dopo l’elezioni, al sistema maggioritario, che taglia fuori i piccoli partiti (sotto la soglia del 4%) per dare maggiore stabilità e potere decisionale al Governo. Fu introdotto cosi, sull’onda della consultazione referendaria, il cosiddetto “Mattarellum” (da Sergio Mattarella) che prevedeva il 75% di seggi assegnati con il maggioritario a turno unico e il 25% con metodo proporzionale (in modo da garantire una buona rappresentatività).
 
E veniamo poi all’ultimo quesito referendario di grande rilevanza completamente disatteso. Sempre in seguito alla consultazione referendaria del 1993 si ebbe come ulteriore risultato l’abolizione dei finanziamenti ai partiti, che venne prontamente reintrodotto come “rimborso spese per le consultazioni elettorali” calcolato ovviamente, non sul numero effettivo dei votanti alle elezioni ma sul totale degli aventi diritto. Nel 2002 il “rimborso” ai partiti salì da 800 lire ad un euro per ogni elettore e fu calcolata per tutti i 5 anni della legislatura, non più solo una vola a legislatura(la cifra fu quindi quintuplicata). Nel 2006 con il decreto “Milleproroghe” l’erogazione annuale si estese anche “in caso di scioglimento anticipato delle Camere” per cui di fatto i partiti godono di un doppio finanziamento. Per quanto riguarda invece la legge elettorale introdotta alle scorse elezioni europee, Cladio Fava di “Sinistra e Libertà”, in risposta ad un articolo di Pino Corrias dice che “la legge elettorale, voluta dal PD e votata da tutto il Parlamento, ha fissato al 4% anche la soglia per il rimborso alle elezioni europee, a differenza di quanto accade per le elezioni nazionali. E a differenza di quanto accadeva cinque anni fa quando, senza alcuna soglia, il partito di Di Pietro, con appena il 2,2%, portò a casa un sostanzioso rimborso elettorale. Perduta ogni memoria di quell’incasso, l’IDV, assieme al PD e alle destre, hanno cambiato la legge”.
 
E meno male, direi.

Commenti all'articolo

  • Di Fab (---.---.---.134) 11 luglio 2009 18:19

    Non voto negativamente l’articolo per il motivo che mi sembra contenga informazioni dettagliate e precise.
    Non concordo però sulla conclusione e che esprime forse l’unica opinione personale, o quella finale, dell’autrice.
    Anzitutto non considero, e tanti come me, l’ultima consultazione (nel testo si dice quesito) referendaria di grande rilevanza. E’ stata disattesa un po’ per disinteresse, un po’ per disattenzione voluta e attiva, di cui si è parlato con l’articolista nei commenti ad un altro articolo su AgoraVox sui rimborsi elettorali e su quanto scritto su Voglio Scendere dal giornalista Corrias.
     
    Per quanto riguarda i rimborsi elettorali per le europee, i più grandi partiti in termini numerici, quelli della maggioranza e il Pd e l’Idv, si accordarono per dividersi la somma e per escludere dall’accesso i partiti più piccoliLa soglia del 4% anche per l’ottenimento dei rimborsi (e non del 2% come per primo feci notare a Corrias, seguito poi dall’intervento dell’ex europarlamentare Claudio Fava) sarebbe servita anche in termini di soffocamento economico.
     
    Io dico purtroppo e non “meno male”, Gloria, proprio perché viene a mancare la maggiore rappresentatività e si attenta al pluralismo democratico. Di fatto i partiti che hanno un minor peso, sapendo che rischiavano di non arrivare al 4%, non hanno neppure potuto investire in termini di impegno economico cifre vicine a quelle impiegate dagli altri partiti nella campagna elettorale. 
    Attentando anche al loro sostentamento economico derivato dall’assenza di rimborsi, alcuni partiti hanno inseguito l’obiettivo di soffocare le possibilità degli altri competitors di far udire la propria voce.

    Purtroppo, direi.
     

  • Di gloriek@libero.it (---.---.---.124) 11 luglio 2009 19:29

    Caro Fab,
    ti ringrazio sia per aver trovato il mio articolo preciso(c’ho lavorato tanto)sia per il tuo commento.
    Entrando nel merito della tua osservazione ti spiego meglio perchè ho detto "meno male". L’elettorato nel 93 si era espresso contro il finanziamento pubblico ai partiti che è stato reintrodotto con altra dicitura e poi allargato parecchio come ho scritto. E questo già significa calpestare la volontà dell’elettorato che si esprime (a quel punto se i politici non seguono la linea dei cittadini convocati,a che servono i referenda?). Per questo per me i finanziamenti a tutti i partiti dovrebbero essere tolti (ma ovviamente si dovrebbero garantire pari oppurtunità in altri modi come per esempio evitare che qualcuno che fa politica abbia "tutto" e anche le tv e agli altri rimangano le briciole).Per quanto riguarda il punto Fava e Diliberto/Ferrero ti dico la mia opinione:se lo meritano davvero di non avere i finanziamenti.A parte che rifondazione e pdci godono ancora dei finanziamenti della legislatura Prodi che si è sciolta anticipatamente,"sinistra e libertà" ha scelto in consapevolezza di "correre" da sola a mio parere buttando all’aria 2000000 di voti di persone che ad oggi non hanno uno straccio di rappresentante nel Parlamento Europeo..Quindi per me, i partiti piccoli devono essere spronati ad adottare delle strategie sensate (perchè no anche con la paura di non ricevere i soldi)visto che i loro rappresentanti non hanno abbastanza buon senso.
    Tanti saluti e sono davvero contenta di affrontare un’altra bella chiacchierata:)
    Gloria

    • Di Fab (---.---.---.202) 12 luglio 2009 13:20
      Cara Gloria, grazie anche a te per aver dato nuovi spunti di dibattito, di cui anche io ho piacere.
      Concordo su un’abolizione tout court dei rimborsi elettorali (quelli che erano i "finanziamenti pubblici", come giustamente hai ricordato).

      Per quanto riguarda gli schieramenti, non penso sarebbe stata coerente, stando anche a dichiarazioni espresse dagli esponenti politici i cui nomi hai citato nel commento, una strategia che avesse puntato a presentare una lista comune alle europee della Sinistra Comunista e di Sinistra e Libertà. E’ vero che avrebbe superato la soglia di sbarramento, eletto europarlamentari e ottenuto rimborsi ma sarebbe apparsa più (o di più, per i critici) come un cartello elettorale per la sopravvivenza nelle istituzioni, com’è stata considerata dai suoi stessi elettori delusi la “Sinistra Arcobaleno”.
       
      Secondo me invece è stata più apprezzabile la scelta di SeL di correre da sola; pur essendo un’unione tra alcune forze politiche, mi sembra voglia intraprendere un percorso e abbia un progetto che non è più di sussistenza simbolica (troppa importanza al simbolo, appunto) come mi appare l’altra “lista”. E quella buona cifra di voti ottenuti da SeL mi sembra un buon segnale in questo senso, un punto da cui ripartire e proseguire. Per il resto sono d’accordo ma resta che consideriamo la sinistra partendo da due punti di osservazione differenti. Saluti anche a te :) 

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