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Il bagno del Papa: gli effetti collaterali di una visita papale

Effetti collaterali di una visita papale del “papa viajero”, Karol Woytila.

L’8 maggio 1988 Giovanni Paolo II° si recò a Melo, un paese dell’Uruguay vicino al confine con il Brasile. Il martellamento mediatico ingenerò nella popolazione grande attesa e false speranze di approfittare dell’evento vendendo beni di prima necessità ai numerosi turisti brasiliani attesi.

Molti si indebitarono per investire, alcuni cedettero alla banca un’ipoteca sulla casa per avere un prestito: sogni di gloria e castelli in aria per gli abitanti di quella città, che speravano di vendere panini con salsicce, dolci fatti in casa, bibite e tè a moltitudini di turisti.

Il protagonista, Beto, che come tanti sopravviveva col contrabbando di merci varie nel vicino Brasile, a costo di numerosi chilometri percorsi in bicicletta, ebbe l’idea di costruire un bagno pubblico a pagamento. La moglie Carmen e l’adolescente figlia Silvia, dapprima recalcitranti, lo aiutarono e aspettarono con lui di far soldi col servizio igienico offerto ai turisti. Carmen riteneva che Dio avrebbe disapprovato quei “commerci” originati dal viaggio del suo vicario in terra e per di più conservava qualche risparmio da parte per la figlia, perché imparasse taglio e confezione come si conveniva a ragazzine del luogo, mentre Silvia sognava una cosa rara, studiare a Montevideo, per diventare giornalista.

Il "papa viajero" celebrò la messa, disse la sua predica e in men che non si dica scappò via con la sua papa-mobile. Arrivarono appena 400 brasiliani a fronte dei 387 banchi per la vendita di cibi, l’evento raccolse appena 8000 persone, per la maggior parte cittadini della stessa Melo, e vi accorse la bella cifra di 300 giornalisti. Le salsicce e tutti i cibi preparati finirono in pasto a cani e gatti e gli abitanti, già poveri, restarono nella disperazione. Al cronista televisivo non rimase che augurar loro dallo schermo un ritorno del Papa, che avrebbe donato “giubilo e raccoglimento, amore e comprensione, lavoro, salute, una vita piena e un futuro felice”.

In realtà quei poveretti aggiunsero disperazione ad una vita di stenti, pure se nel film, attendendo il Santo Padre, veniva detto “Se non è Dio ad aiutare i poveri chi li aiuta?”

Il Papa ormai quasi santo, ma molto mediatico, nemmeno si accorse di questi effetti collaterali, come avvenne per molti altri suoi viaggi (in uno in Nigeria la burocrazia vaticana lasciò ad arrostire al sole una folla moltitudinaria di povera gente per alcune ore prima che il Santo Padre comparisse).

L’unico effetto positivo di quel viaggio fu la stima che l’idealista papà Beto si guadagnò agli occhi della figlia Silvia. Buono il film a rendere molto bene l’ambiente povero di una “favela” uruguaiana, di gente con pochi piccoli sogni e bisogni, magari di semplici pile per la radio o di una moto al posto della bicicletta.

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