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Hayek e il monopolio e la denazionalizzazione della moneta

La casa editrice Rubbettino ha da poco ripubblicato un grande classico di Friedrich von Hayek: “La denazionalizzazione della moneta” (206 pagine, euro 16, prima pubblicazione nel 1976, poi 1977).

La moneta è il mezzo principale di scambio economico e si può utilizzare in quattro modi: per gli acquisti in contante di beni e servizi; per avere una riserva di valore per le spese future; per i contratti con pagamenti differiti; per gestire delle unità di conto (ad esempio nei libri contabili). Quindi il denaro serve per misurare le cose, gli scambi e le relazioni, e serve anche come riserva energetica (ci puoi comprare il cibo per poter sopravvivere e i vestiti per proteggerti dal freddo).

L’idea portante del saggio del grande studioso liberale è molto valida e attuale: “L’abolizione del monopolio governativo sulla moneta è stata concepita per evitare gli eccessi febbrili di acuta inflazione e deflazione che hanno afflitto il mondo nei trascorsi sessant’anni. Esaminandola, la proposta dimostra anche di essere la cura più necessaria per una malattia molto più profonda: le ricorrenti ondate di depressione e disoccupazione, che sono state presentate come un difetto connaturato e mortale del capitalismo (p. 201).

Dopotutto il monopolio della creazione della moneta non è “coerente con il principio generale della libertà d’impresa”. Diversamente da quello che sembra, il monopolio produce “un’indebita restrizione piuttosto che un’eccessiva offerta di moneta” (p. 39). Infatti la moneta prodotta da un sistema monopolistico affluisce principalmente all’interno dei sistemi bancari e finanziari, spesso per alimentare delle speculazioni sterili, e non riesce a raggiungere il grande e diffuso sistema produttivo informale delle piccole e medie imprese, che non riescono a crescere. Solo le grandi imprese e le multinazionali riescono a crescere, finché regge il sistema finanziario, giocando sul grande potere contrattuale che hanno con le banche e con gli operatori finanziari.

In realtà “Non è vero che una banca centrale che emetta riserve bancarie puramente fiduciarie, possa farlo basandosi su semplici o complesse regole gestite da un gruppo di esperti. La regola principale, quella della stabilizzazione dei prezzi al consumo, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, anche se ci ostiniamo a non ammetterlo” (José Antonio de Aguirre, prefazione a p. 30, https://fondazionehayek.it, Roma).

Hayek ha sempre creduto nel grande valore dell’autoregolazione nei sistemi economici non monopolistici e “Non si è mai stancato di porre in evidenza i gravi danni (alterazione del meccanismo di allocazione delle risorse, distruzione del capitale, disoccupazione) arrecati al regolare svolgimento dell’attività economica da una politica monetaria posta al servizio della finanza pubblica” (Lorenzo Infantino, www.luiss.it, presentazione a p. 5), o al servizio della finanza bancaria privata e privatizzata (le attuali forme societarie a partecipazione bancaria delle principali banche centrali). Ma Hayek ha anche affermato che “Se è permesso un solo tipo di valuta, è probabilmente vero che il monopolio della sua emissione debba essere sottoposto al controllo del governo” (p. 171). Hayek non avrebbe approvato il vasto e strano monopolio europeo della BCE.

Il grande studioso tedesco aveva pensato a un sistema monetario diffuso con varie monete private in concorrenza tra di loro in molte nazioni, ma non aveva potuto studiare bene l’evoluzione poco comunitaria e troppo privatizzata di molte banche centrali. Durante quasi tutta la sua vita le banche centrali si relazionavano in una condizione paritaria con i vari governi. Oggigiorno solo uno Stato ben riqualificato può spezzare il dannoso monopolio nazionale e a volte sovranazionale.

Ogni Stato dovrebbe avere almeno due tipi di monete a corso legale, con una emissione in mano direttamente allo Stato, in grado di generare una forma di valuta a circolazione nazionale, e una emissione in mano al sistema delle banche private riunite nella Banca Centrale di ogni Stato per la circolazione internazionale. La legge europea consente agli Stati di emettere monete metalliche o i biglietti di Stato spendibili entro i confini nazionali senza il bisogno di passare dalla Banca Centrale Europea (https://it.wikipedia.org/wiki/Biglietto_di_stato). Hayek avrebbe desiderato alcune monete, ma una moneta è come una lingua e in una nazione non possono esserci molti dialetti monetari aziendali o bancari che confonderebbero la percezione dei prezzi. Infatti “il principale vantaggio dell’ordine di mercato è che i prezzi forniscono agli individui l’informazione rilevante” (p. 159) per le compravendite e per gli investimenti.

Il sistema monetario a gestione pubblico messo in sana concorrenza con il sistema privatizzato delle banche centrali, potrebbe funzionare molto bene. Un sistema simile funziona in quasi tutti i paesi del mondo con la presenza parallela di un sistema sanitario privato e un sistema sanitario pubblico. E in molte nazioni questi due sistemi ben strutturati sono affiancati da un sistema diffuso di fondazioni senza scopo di lucro. Lo stesso Hayek ha affermato di non volere “proibire al governo di fare alcunché, ma esso non deve impedire agli altri di fare cose che questi possono fare meglio” (p. 42, nota alla seconda edizione). In molte zone di confine o nei paesi poco sviluppati o in forte crisi economica e sociale, esistono già delle doppie circolazioni monetarie che funzionano benissimo (ad esempio euro e una valuta nazionale, dollaro e una valuta nazionale).

Comunque “il principale compito di un economista teorico o di un filosofo della politica” dovrebbe “essere quello di intervenire sull’opinione pubblica per rendere politicamente possibile quel che oggi è politicamente impossibile” (p. 42). I banchieri più razionali e onesti prima o poi valuteranno l’importanza di cambiare i vecchi sistemi monetari centralizzati e monopolizzati, perché capiranno che “l’interesse più alto è quello di tutti” (slogan della Banca Etica). Molto probabilmente un doppio sistema monetario, arricchirebbe sia i ricchi che i poveri. Invece se stiamo ad aspettare la ripresa, ci attende il famigerato lungo periodo in cui saremo tutti morti (John Maynard Keynes).

 

Friedrich August von Hayek è stato un economista e un sociologo (nato a Vienna nel 1899 e morto in Germania nel 1992). Era favorevole al reddito di base e vinse il premio Nobel per l’Economia nel 1974 (https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek, www.okpedia.it/friedrich-von-hayek).

 

Nota letteraria – “Quando una malattia divien disperata, si allevia con disperati rimedi, e tutto il resto non serve a nulla” (William Shakespeare, Amleto, citato nella premessa originale).

Nota storica – Nel 1694 “il governo britannico ha ceduto alla Banca d’Inghilterra il monopolio limitato dell’emissione di banconote” (p. 62). Il cambio di gestione del monopolio si è rivelato molto utile per molto tempo: “Quando si studia la storia della moneta, non si può fare a meno di chiedersi perché la gente abbia sopportato per più di duemila anni governi che hanno esercitato un potere esclusivo, che è stato regolarmente utilizzato per sfruttare e defraudare i cittadini… La storia della coniazione è quasi un’interrotta sequela di adulterazioni o di continue riduzioni del contenuto metallico delle monete e di corrispondente crescita dei prezzi di tutti i beni” (p. 59). Con una banca centrale separata dal potere monopolista statale la gestione monetaria è più equilibrata, ma un potere monopolistico ha una tendenza naturale a corrompersi e a corrompere molte cose con il tempo. E in molti casi la gestione di una banca centrale è troppo burocratica. Comunque esiste una lezione cinese di quasi duecento anni fa: un autore olandese ci racconta che la cartamoneta allora circolante è “da tutti accettata perché non aveva corso legale e perché lo Stato non interferiva minimamente con essa” (p. 67). Forse è il caso di dire che i cinesi dell’epoca non avevano molta fiducia nello Stato e avevano forse più fiducia nei commercianti più importanti. Forse oggi sarebbe molto difficile difendere i cittadini dalle innumerevoli truffe e contraffazioni.

Nota sulla moneta alternativa – Le aziende private potrebbero emettere una moneta aziendale attraverso la stampa di buoni sconto di vario taglio, che potrebbero diventare più vantaggiosi del denaro investito nella pubblicità, data la fase economica molto asfittica che attraversa molti paesi. Il Bitcoin rappresenta l’esempio che conferma la tesi di Hayek, ma le sue origini misteriose e le varie svalutazioni periodiche di questa valuta non mi hanno mai ispirato molta fiducia. In ogni caso “Anche se lo diamo per scontato, non è in alcun modo nella natura della moneta che, dentro un dato territorio, debba esisterne solo un tipo e se, generalmente, ne esiste solamente una è perché i governi hanno impedito l’utilizzo di altri tipi di moneta” (p. 123). Il prevedibile e recente caos delle quotazioni del Bitcoin impedirà a questa moneta di diventare globale, anche se ha riempito un grande vuoto: il bisogno di una moneta alternativa e innovativa (https://bitcoin.org/it/eventi).

Nota realista – “In ogni Paese del mondo – credo – l’avarizia e l’ingiustizia dei principi e dei sovrani, abusando della fiducia dei sudditi, hanno gradualmente diminuito la quantità reale di metallo prezioso originariamente contenuta nelle monete” (Adam Smith, premessa). Ma se oggigiorno i principali Paesi industrializzati o “Se la maggior parte dei Paesi tentasse di avere un proprio gold standard, esso non potrebbe certamente reggere la tensione. Non ci sarebbe oro a sufficienza” (p. 170) per garantire la cartamoneta e le cifre astronomiche di molti debiti pubblici.

Nota sull’inflazione – Molti storici hanno giustificato il deprezzamento della moneta pensando che l’inflazione avesse “reso possibile i grandi periodi di rapida crescita economica”. Ma “in Inghilterra e negli Stati Uniti, alla fine dei periodi di più rapido sviluppo, i prezzi sono rimasti, quasi esattamente, allo stesso livello di duecento anni prima” (p. 60). In passato la convertibilità in oro era “un metodo per controllare la quantità di moneta”. Poi “i governi sono divenuti ansiosi di sottrarsi a tale disciplina” e la moneta è diventata “il giocattolo della politica” (p. 62). Però con l’attuale volume mondiale degli scambi sarebbe quasi impossibile ritornare oggi al sistema della convertibilità in oro o a un sistema simile (https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_aureo).

Nota sulla libertà – Segnalo il Festival della Cultura della Libertà che ci sarà a gennaio a Piacenza: https://culturadellaliberta.com (il 26 e il 27, presso il Palazzo Galli). Per ragioni molto liberali e molto ragionevoli, l’economia è troppo importante per essere lasciata da sola con gli economisti. E la moneta è troppo importante per essere lasciata da sola con i banchieri.

Nota sulla nostra moneta – Segnalo http://monetapositiva.blogspot.com/p/gruppo-di-lavoro.html, un sito che spiega la moneta innovativa senza debito, e un convegno sulla moneta positiva che si tenuto a Roma il 23 novembre: www.youtube.com/watch?v=24rCmiZvKXc (Una nuova moneta per l’Italia, Aula dei Gruppi Parlamentari). Da questo convegno emerge che dal punto di vista legale, la sovranità monetaria è ancora italiana, anche se a livello operativo la gestione monetaria dell’euro spetta alla Banca Centrale Europea. Però nessun trattato europeo vieta l’emissione parallela di una moneta elettronica nazionale da affiancare all’euro. Quindi la maggior parte dei governanti europei sono mentalmente passivi. E in Italia servirebbero delle banche pubbliche uguali a quelle tedesche. Anche le banche pubbliche possono creare moneta creditizia dal nulla come fanno tutte le banche private e come fanno le banche centrali di tutte le nazioni. Inoltre è possibile creare una moneta fiscale, da utilizzare per pagare qualsiasi tassa futura, senza creare del debito pubblico. Una buona moneta è sempre stata basata sulla fiducia, e l’attuale sistema creditizio basato sul debito è una moneta usuraia e parassitaria che deprime ciclicamente le persone e l’economia.

Nota estremamente illuminante – Mi sembra “assurdo dire che il nostro paese può emettere titoli per 30.000.000 di dollari, ma non 30.000.000 dollari di moneta. Entrambe sono promesse di pagamento, ma una promessa ingrassa l’usuraio, l’altra invece aiuta la collettività” (Thomas Edison, inventore e imprenditore americano, 1847-1931). In effetti l’Italia negli ultimi 35 anni ha pagato circa 100 miliardi di interesse all’anno, per un totale di 3.500 miliardi. E ai più volenterosi suggerisco di andare a leggere come è nata la Federal Reserve, ritenuta dal presidente dell’epoca Wilson come il più grande errore della sua vita: https://it.wikipedia.org/wiki/Federal_Reserve_Act. (la FED nacque il 23 dicembre 1913… durante le vacanze natalizie dei rappresentati del popolo americano). Oggi il debito americano è il più alto di tutto il mondo, è si tratta di una cosa voluta a vantaggio di pochi: www.money.it/debito-pubblico-piu-alto-classifica-paesi-Italia-FMI (la Cina e la Germania hanno degli studiosi molto atipici che non calcolano i debiti delle amministrazioni locali).

Altri libri per approfondire l’argomento: www.agoravox.it/Allais-il-fisico-che-vinse-il.html; www.agoravox.it/L-economia-buona-il-bene-comune-e.html (Emanuele Campiglio, 2012); www.agoravox.it/ecrire/?exec=articles&id_article=64582 (Debito. I primi 5000 anni, 2012; www.agoravox.it/ecrire/?exec=articles&id_article=57557 (Denaro. La storia vera, 2014); www.rethinkecon.it/sulla-natura-della-moneta-storia-e-teorie (La natura della moneta, 2016); www.agoravox.it/Ingham-e-l-analisi-sociologica.html (Geoffrey Ingham, Fazi Editore, 2016); www.agoravox.it/Plender-e-la-verita-sulle-bolle.html (La verità sul capitalismo, 2016); www.agoravox.it/La-breve-storia-segreta-dell.html (https://johnperkins.org, 2007); www.agoravox.it/I-traditori-dell-Italia.html (Nino Galloni, Editori Riuniti, 2013, Chi ha tradito l’economia italiana?; www.youtube.com/watch?v=8l7XxRSYOFQ, nuovo libro, novembre 2018).

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