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SPIE DI REGIME : ROSSELLINI RENZO
CM 121 p. 446 scan = 420 cart. : intervista rossellini a le matin, 4.10.1978.
Torno sulla criminale, depistante intervista della talpa di improta rossellini a le matin, quotidiano di lingua francese.
Già non è molto chiaro perché rossellini, avendo deciso di vuotare il sacco a modo suo, subito dopo la scoperta di Monte Nevoso il primo ottobre 1978, lo faccia all´estero e non in Italia. Poi evidentemente Dalla Chiesa con Monte Nevoso gli aveva messo timore, cioè lui temeva che la storiella sarebbe comunque venuta fuori, anzi grazie al senatore moroteo Cervone era già venuta fuori a settembre, dunque rossellini sente il bisogno di excusatio non petita per la sua “profezia”, temendo di finire arrestato come i br di Monte Nevoso.
Ricordo che l´ex funzionario dell´ufficio politico della questura vittorio fabrizio disse alla Moro2 che rossellini era confidente di improta, capo dell´ucigos, e suo, ma soprattutto d´ improta. Ma vediamo in dettaglio questa allucinante intervista a le matin del 4.10.1978.
le matin esordisce col ricordare che il senatore Cervone aveva spifferato al corriere della sera, notizia poi ripresa dall´europeo, a fine settembre, che la sua domestica Giannettino aveva sentito il preannuncio del rapimento di Moro alla radio alle 8,15 del 16.3.78. Non capisco perché cervone abbia aspettato 6 mesi per raccontare questa notizia-bomba. Ma quel che capisco molto meno, è perché rossellini non abbia subito telefonato lui stesso a Moro, oppure a craxi o altri vip socialisti di cui pure era confidente, alle 8,15 stesse o magari anche prima, visto che la notizia non può averla appresa alle 8,15 ! Poteva dunque chiamare craxi o signorile o affini, e dir loro di avvertire subito Moro di stare in guardia come non mai ! C´era tutto il tempo. O ancora meglio, poteva avvisare direttamente Moro di cui era conoscente personale in quanto Moro era stato amico del padre e ne aveva presenziato al funerale. rossellini infatti continua dicendo che questa voce sull´imminente rapimento di Moro circolava negli ambienti dell´estrema sinistra già da MOLTI GIORNI : ci sarebbe stato dunque tutto il tempo di avvisare personalmente o far avvisare Moro, o dal suo amichetto improta, o da fabrizio, o da qualche alto papavero del PSI, o da qualche altro vip dato che rossellini era figlio di chi era figlio e conosceva tutta l´élite che contava.
È pur vero che Moro sapeva già da tempo di essere nel mirino, e le reiterate richieste sue e di Leonardi di rafforzamento della tutela erano state ignorate, tranne qualche agente sparuto per i figli.
Quindi se anche rossellini avesse dato la massima pubblicità alla cosa, non sarebbe cambiato nulla ? Non si può dire. Questo preannuncio, anche se ipotetico come lo definisce, doveva martellarlo alla radio da molti giorni prima del 16, visto che circolava da molti giorni, non ridursi alle 8,15 del mattino del rapimento !
Ovvio che alle 8,15, i diversi centri d´ascolto che monitoravano rcf, non solo San Vitale ma anche Monterotondo (PS) ed anche Ladispoli (RUD-gladio), più uno dei cc cui accenna la Moro2 senza localizzarlo, tutti questi hanno appreso l´annuncio in tempo reale alle 8,15 - e non hanno telefonato a Moro, o a Zizzi che aveva autoradio nell´Alfetta ! E se non avevano linea diretta, passavano attraverso la sala operativa della questura di Roma a San Vitale che l´aveva ! Ma lì agiva il piduista esposito amichetto di morucci, ed altri loschi figuri.
Invece spinella fabbri e compagni di merende che fanno ? Si mettono in macchina prima del primo annuncio della strage alle 9,03, sapendo perfettamente di arrivare tardi per fermarla, e in tempo per inquinare la scena del crimine ed assicurarsi che tutto sia filato liscio.
Questo non è senno di poi : visto che alle 9,03 ad esempio, hanno distolto la volante di Sapuppo/Di Berardino da via Bitossi dove era stazionata a sorveglianza dell´abitazione del giudice Celentano, potevano invece farlo alle 8,15, ordinando loro di correre a rafforzare Moro sotto casa sua !
Ma noi sappiamo che fecero il contrario : sguarnirono Monte Mario da Saba/Pugliese, dalla volante sotto casa Piccoli, da quella di Poci al bar Igea, chissà da quante altre, per lasciar campo libero a gladio.
L´intervista prosegue delirando vieppiù, con rossellini che risponde alla domanda sul perché si decise a lanciar la notizia, asserendo che "occorreva rimarcare il nostro disaccordo" dalla violenza !!
E non potevi rimarcare il tuo disaccordo recandoti a via Savoia molti giorni prima, quando la notizia aveva cominciato a circolare ? Nemmeno han rapito ancora Moro, che rossellini preinformatissimo già prende le distanze invece di farci qualcosa !
A questo punto il giornalista pone a rr la prima domanda sensata : perché la radio ? perché non rivolgersi alle autorità ? io avrei aggiunto : perché non informare Moro ?
E cosa risponde lo spudorato rr talpa di improta, talpa di fabrizio, talpa dell´ucigos, talpa di spinella, talpa di de francesco ? Che scelse la radio perché non si fidava della polizia italiana, delle leggi italiane e dei partiti politici italiani !!! Ma si può esser più ipocriti bugiardi e criminali di così ??
Che differenza fa poi, ammesso e non concesso, scegliere la radio, quando non puoi non sapere che è monitorata ? E perché aspettare l´ultimo momento, quando la notizia non solo circolava da molti giorni, ma rr afferma lui stesso che la data del 16 era da loro considerata la più probabile ed ovvia per il rapimento ?
Né rr poteva illudersi, se avesse avuto tale intenzione che non aveva, che Moro ascoltasse rcf alle 8,15, dato che rcf era una radio di estrema sinistra e di nicchia, non era come fare l´annuncio al tg1 o tg2 o radio rai1 !
rr prosegue contraddicendosi, dicendo che nonostante la sua diffidenza per i partiti, tuttavia prima del 16 aveva dato la notizia ad un alto papavero socialista innominato. Per l´esattezza 15 giorni prima del dramma, dunque il primo marzo par di capire, rr va a parlare dice, con un membro della direzione socialista, il quale non prestò attenzione alle sue parole. Già che c´era, poteva passare pure per via Savoia, dove sicuramente c´era uno anzi due che avrebbero drizzato le orecchie alle sue parole : Aldo Moro ed Oreste Leonardi !!
Se dunque davvero rr il 1 marzo avvertì craxi o scherano di costui, del prossimo rapimento di Moro, che bell´ipocrita fu craxi a fingere la linea umanitaria...Avrebbe dovuto tuonare fin dal 1 marzo che si proteggesse Moro con un intero battaglione dell´esercito !
Ma ripeto, rr da rcf avrebbe potuto far lo stesso fin da 15 giorni prima, e allora sì che lo avrebbero udito tutti, a cominciare dalla famiglia Moro e da Leonardi.
ALETH
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I FALSI SCOOP DI ZATTI FEDERICO
La borsa Loyola a Monte Nevoso la segnalai io allo Zatti sul sito rainews di fb - grazie dell´onestà intellettuale nel plagiarmi. Effettivamente è curiosa la sua presenza tra i bierre. Ho chiesto spiegazioni a bonisoli, mai ricevuta risposta. Ma essa non prova per niente che la prima prigione di Moro (ce ne furono altre) fosse nell´inesistente cantiere Loyola al 114. John Felice era stato davvero agente segreto per gli inglesi durante la guerra, ma nemmeno questo prova sua complicità coi bierre, né come quella borsa finì a Monte Nevoso. Tuttavia la borsa Loyola è curiosa, e la sua provenienza resta misteriosa giacché quel tipo di borsa aveva più che altro circolazione interna al campus e non commerciale nei negozi. Ciò non coimplica non potesse trovarsi usata a Porta Portese, ma non lo rende facilissimo. Tornerò sulla borsa.
Ma : al 16.3.78, non c´era nessuna Loyola a Massimi 114. Stava ancora nella vecchia sede a Villa Maria Theresa, non lontano sulla Trionfale al civico 8062 (oggi via Girolamo Nisio 57). E non c´era al 114 nessunissimo cantiere Loyola : quando avvenne il trasloco mesi dopo, la Loyola occupò i locali preesistenti delle suore che glieli avevano affittati, senza alcuna nuova costruzione - quale conduttore mai si metterebbe a costruire per il padron di casa ? Solo decenni dopo la Loyola acquisterà gli stabili dalle suore e vi costruirà nuove aggiunte. Tutto questo lo segnalai al persichetti, lo trovate sul suo sito insorgenze naturalmente senza riconoscimento per me dato che trattasi notoriamente di ennesimo fior di galantuomo. Poi, che John Felice POSSA ipoteticamente essere coinvolto, è latamente indiziario perché lui mantenne per tutta la vita contatti al più alto livello con il vertice dell´anticomunismo (e quindi, antimoroteismo) internazionale : (dal sito del john felice rome center) : "While teaching a summer program in 1961, Felice was invited to lunch with Italian President Giovanni Gronchi and American diplomat Clare Booth Luce. Luce opined that both Italy and America needed a large, permanent study-abroad program anchored in Rome. Wanting to seize the once-in-a-lifetime opportunity, Felice asked Gronchi if the Italian government could help start such a program." Ma certamente NON fu mai anfitrione della prigione di Moro al 114 di via Massimi, come sto per provarvi :
ecco quel che mi scriveva il 9.1.2023 Suor Laura Restelli, amministratrice delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena che nel 1978 affittarono parte dei loro locali di via Massimi 114 alla Loyola : " Gent.mo sig..., ... Ora, dal mio ufficio con alcune note di archivio sono a poterle confermare quanto segue... ... dalle note di archivio possiamo dare queste certezze. Alla fine di maggio del 1965 nella casa dove ora si trova la Loyola University (corpo storico - NON le nuove costruzioni) si trasferisce la Curia generalizia della congregazione. L’altra casa (114/B) resta casa di noviziato, mentre il 114/A è sede della curia generalizia, casa di formazione per le giovani professe e casa di esercizi per la Congregazione. Tale resta fino al capitolo generale del 1976 quando comincia una riflessione sull’uso di questo immobile. Il 16 aprile 1978 la casa viene chiusa e la curia generalizia e il gruppo di formazione si trasferisce nella casa di noviziato in locali che erano stati ristrutturati allo scopo. Dal 1 maggio 1978 nella casa entra la Loyola University, con un affitto che era già stato firmato nel mese di febbraio 1978. Come vede non ci sono periodi vacanti: essendo i due immobili molto vicini quei 15 giorni sono serviti alle suore per finire il loro trasloco e all’Università per cominciare ad approntare i locali a suo uso. L’affitto con il Centro universitario dura fino al luglio 2009, quando avviene la vendita e quindi il passaggio di proprietà del bene. Quindi spero di aver risposto alle sue domande: non ci sono tempi in cui l’immobile rimase vuoto, nel senso che o c’erano le suore che stavano traslocando o c’era il Loyola che stava approntando i suoi locali. Inoltre all’inizio del viale c’è sempre stato un cancello a delimitare la proprietà. L’immobile non aveva allora le dimensioni attuali.,, Cordiali saluti. sr Laura Restelli Sede Legale-Economato Generale Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena Via degli Artisti 17 - 00187 ROMA " :
dunque : al 16.3.78 non c´era nessuna Loyola a via Massimi 114 e non c´era nessun cantiere perché la Loyola affittò preesistenti locali delle suore.
Abbiamo agli atti della prima commissione d´inchiesta due testimoni oculari d’eccezione : la signora Iole Dordoni sta passeggiando col cane all’angolo tra via Carlo Belli e via Marcello Casale De Bustis, quando vede sopraggiungere a grande velocità il convoglio dei terroristi : una grande scura (la 132) seguita da due piccole (le due 128, blu e bianca). Arrivano alla catena che chiudeva De Bustis, la manipolano, la superano e proseguono dritti passando a DESTRA della quercia che stava un tempo in mezzo alla strada DOPO la svolta a sinistra per il tratto di via Massimi dove c’è il 91. La Dordoni vede bene che il convoglio NON gira a sinistra per quel tratto di Massimi : va dritto, passa la quercia a destra, NON gira a destra dove c´è oggi (ma NON al 16.3.78) l’università Loyola dei gesuiti. Superano Villa Rossini, che sta DOPO la svolta per Massimi 91 e DOPO la svolta per la Loyola. La Dordoni specifica ad Imposimato nel ´79 che i terroristi NON girano a destra per infilare il viottolo del 114 : CM 42, p. 511 . Insomma : i terroristi NON portano Moro a via Massimi 91, né al 114 (Loyola). Vanno dritti giù per il tratto di Massimi (una via con due tronconi) che arriva a via Serranti. Tutto ciò è confermato indipendentemente dall’altra oculare preziosa, la fu signora Anna De Luca in Angelini, che abita prospiciente la catena di De Bustis. Anche lei vede il convoglio proseguire dritto giù verso via Serranti.
Nuovi edifici ed ampliamenti furono operati dalla Loyola solo DOPO l´acquisto degli immobili dalla suore nel 2009 (fonte sito John Felice Rome Center). Quindi il disegno di Gradoli NON può essere quello di inesistente cantiere Loyola. (dal sito del jfrc) : " 1978: The Rome Center moves to its current location, a spacious residential campus on Via Massimi, atop Monte Mario. The converted former convent is a large, U-shaped building, which houses classrooms, student dormitories, administrative offices, a cafeteria, a coffee bar, and more.... 2009: Loyola purchases the Via Massimi campus. ", Il primo nuovo edificio è inaugurato solo nel 2011 : " 2011: The state-of-the art library, or Information Commons (IC), is inaugurated." Il secondo nuovo edificio, solo nel 2015 : " 2015: The new dining hall – known by students as the mensa – opens in the spring semester." Il terzo. solo nel 2020 : " 2020: After more than a decade of fundraising and planning, the JFRC inaugurates its new residential hall and chapel." ALETH
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INFILTRATI „BIERRE“ : GALLINARI
Parto da ottimo post di Cicinelli sul suo profilo fb :
" GIRAUDO: "CONTATTI TRA GALLINARI ED ELEMENTI DI ORDINE NUOVO. PESSIMO IL RAPPORTO CON LA COMMISSIONE"
di Gianluca Cicinelli
«Durante le indagini per la strage di Brescia sono emersi contatti tra Prospero Gallinari ed elementi di Ordine Nuovo». Il colonnello dei Carabinieri Massimo Giraudo la butta lì con semplicità, come se l’affermazione su uno dei massimi dirigenti delle Brigate Rosse non fosse destinata a generare reazioni a catena, nel corso della sua deposizione al processo presso la Procura Generale che vede imputato per la strage di Bologna Paolo Bellini. Giraudo è stato ascoltato durante le ultime due udienze, essendosi occupato come polizia giudiziaria delle reti d’intelligence statunitensi in Italia per le stragi di piazza Fontana e Brescia, divenute d’interesse anche per il procedimento in corso a Bologna.
Per capire come dalla strage di Bologna si sia arrivati a parlare delle Br e di Gallinari bisogna spiegare che la testimonianza di Giraudo sull’eversione nera e i suoi collegamenti con i servizi riguarda in particolar modo gli anni ’70. In quel contesto a Rovigo nel ’79 vengono sequestrati all’estremista nero Gianluigi Napoli i fogli d’ordine, terminologia militare, di Ordine Nuovo datati marzo e maggio 78. Secondo Giraudo le date coincidono rispettivamente con il rapimento e con l’uccisione di Aldo Moro. «Negli appunti del primo ordine di servizio - dice ai giudici di Bologna Giraudo - chi scrive si rivolge ai suoi camerati parlando in termini molto negativi del compromesso storico e parlando dei brigatisti propone con loro una tregua armata, spiegando che il nemico comune è lo Stato e quindi bisogna concentrare la guerra in quella direzione». Dopo queste precisazioni Giraudo ha sostenuto la tesi dei contatti tra Gallinari e Ordine Nuovo.
Alla richiesta di precisazioni che abbiamo rivolto al colonnello Giraudo questi non ha voluto aggiungere altro a quanto dichiarato a Bologna. Non è la prima volta che il nome di Prospero Gallinari, uno dei membri più importanti delle Brigate Rosse, risulta oggetto di rivelazioni clamorose, da prendere naturalmente con grande prudenza. Durante le indagini sul condominio di via Massimi 91, a poche centinaia di metri da via Fani dove venne rapito Moro, ritenuto una possibile prima prigione per lo statista dc, emersero alcune presenze ambigue all’interno del palazzo. Tra tutte spicca quella della società statunitense Tumco, la cui attività d’intelligence per Washington è stata accertata dalle indagini di polizia giudiziaria. Ma c’è anche una coppia di coniugi, lui ufficiale dell’aeronautica militare italiana impegnato in progetti speciali della Nato, come risulta dalle sue note di servizio, che ammisero di essere stati irregolari nelle Br e di aver ospitato Prospero Gallinari nell’autunno del 1978, pochi mesi dopo la morte di Moro.
C’è poi un’altra vicenda che riguarda Prospero Gallinari, già oggetto di polemiche in passato, e riguarda la sua evasione dal carcere di Treviso nel 1977. Esiste un documento della Commissione Moro 2,
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/1162_001.pdf
, protocollato il 23 novembre 2017, in cui si legge che il 6 ottobre del 2000 la Procura di Roma chiedeva al Ros di verificare le modalità dell’evasione di Gallinari, avvenuta il 2 febbraio del ’77 dalla Casa Circondariale di Treviso. In precedenza il senatore Paolo Emilio Taviani, più volte ministro dell’Interno, aveva dichiarato, interrogato dalla Procura di Brescia, "a quanto mi risulta Gallinari fu fatto fuggire dal carcere dal generale dalla Chiesa che me ne aveva parlato e aveva il mio consenso. Lo scopo era di riuscire a rintracciare i covi delle Brigate Rosse superstiti che si stavano organizzando".
L’evasione di Gallinari con altri 11 detenuti venne poi raccontata ad Alberto Franceschini da un detenuto che sosteneva di averla organizzata, Pietro Montecchio, durante la condivisione della cella nel carcere di Nuoro. Secondo quanto raccontato da Montecchio la direzione del carcere di Treviso sarebbe stata al corrente di quanto stava per accadere e la stessa evasione sarebbe stata organizzata principalmente per far evadere Gallinari, che prima di morire ha comunque negato la circostanza. Franceschini racconta di aver avuto l’impressione che Montecchio volesse comunicargli che volevano far evadere anche lui ma poi non se ne fece niente. C’è un ultimo riferimento documentale possibile alle parole di Giraudo e riguarda la testimonianza resa da Giuseppe Albanese, un estremista nero calabrese in rapporti con la ’ndrangheta. Durante il terzo processo sulla strage di Brescia Albanese, rispondendo ai giudici sui suoi rapporti con Nico Azzi, terrorista di destra a cui esplose tra le gambe l’ordigno che stava preparando per l’attentato al treno Roma-Genova del 7 aprile ’73 e che fu ritrovato con una copia di Lotta Continua in tasca allo scopo di depistare le indagini sulla bomba, sostenne che Azzi aveva rapporti con dei brigatisti. In particolare dice Albanese «Anche lui… a parte il fatto di Treviso che qualcuno di fuori dei servizi gli ha buttato delle pistole che lui ha fornito al brigatista rosso Prospero Gallinari che si è reso protagonista del sequestro Moro».
Sempre Albanese, nel verbale reso al dottor Roberto Di Martino in merito alla strage di Piazza della Loggia il 3 febbraio ’99, aggiunge che Azzi gli avrebbe detto che i servizi gli hanno fatto arrivare delle armi da consegnare a "un infiltrato che avevano nelle brigate rosse". Infine il superpentito dell’estrema destra Sergio Calore il 15 febbraio 1991 al giudice Guido Salvini dichiara: «Per quanto concerne Azzi faccio presente che nel carcere di Treviso come egli stesso mi disse era entrato positivamente in contatto con persone della sinistra. Anche ai fini di una possibile evasione che tuttavia per quanto riguarda Azzi non ebbe poi luogo. In particolare mi fece il nome di Gallinari che poi effettivamente evase da Treviso».
Molti gli elementi che meriterebbero di essere approfonditi anche se la Commissione Moro 2 ha chiuso ormai i suoi lavori da tre anni. «Il rapporto con la Commissione è stato pessimo», precisa in un altro passaggio della deposizione Giraudo, dando notizia, a sorpresa e in pubblico, che non tutto è filato liscio nella sua attività di collaboratore dell’organismo d’inchiesta parlamentare dedicato al caso Moro, presieduto da Giuseppe Fioroni.
Gianluca Cicinelli
21.6.2021"
A volte sono le cronache locali a portarmi a tu per tu con la verità. Cronache come questa, pubblicata nel 2018 :
con la testimonianza di un ex collega di lavoro di gallinari dopo la liberazione di quest´ultimo :
" Diceva (quando i colleghi gli chiedevano del caso Moro, ndr) : sono riservato anche per tutelarvi" : cioè : non ho mai detto la verità sul caso Moro. Se infatti l´avesse detta, non si capirebbe la ragione della riservatezza e della tutela.
" Nei tre anni nei quali abbiamo lavorato insieme, lui si era limitato talvolta a dirmi che le Br, da sole, non sarebbero state in grado di portare a buon fine né l´agguato, né le successive fasi intorno alla ´Prigione del Popolo`. Potevano insomma contare su aiuti esterni in grado di garantirne il ´nascondimento` " :
se lo dice perfino gallinari, per quanto de relato...
E per una volta, dice la verità : quattro scalzacani vigliacchi, renitenti alla leva (bonisoli, morucci) o riformati come lo stesso gallo, o militesenti come moretti coniugato con prole quindi privi del tutto di esperienza militare, mai e poi mai si sarebbero lanciati alla kamikaze contro 3 tiratori scelti (Leonardi Iozzino Rivera) ed altri due agenti comunque in gamba, né potevano sapere che Zizzi non si sarebbe mostrato all´altezza.
Il gallo viene trovato morto in macchina, per strada contro un muretto, il 14.1.2013 - infarto si disse, si sa che era cardiopatico.
Ma la versione ufficiale sui massmedia è che morì nel suo garage.
Non voglio speculare, ma quando uno che è stato liberato e lasciato vivere al patto di starsi zitto e mentire su copione, comincia a rivelare ai colleghi che le "bierre" furono eteroaiutate nel caso Moro, che mai avrebbero potuto condurre da sole, tradisce il "patto di omertà" : muretto o garage ?
E se gallinari sapeva che a Fani avrebbero avuto le spalle coperte, a maggior ragione dovevano saperlo almeno gli altri due infiltrati fascisti nelle bierre : moretti e morucci.
Potenzialmente interessante che il Montecchio fosse figlio di maresciallo dell´aeronautica militare, che fonti danno membro del SIOS (=intelligence militare dell´A.M.). Come ricorda Cicinelli, ad autunno ´78 due delinquenti medioaltoborghesi di Massimi 91 daranno rifugio al latitante gallinari : lui, milioni fabio, era ufficiale dell´A.M. e lavorava per la n.a.t.o.
Non basta : stando alla teste Stocco di via Bitossi, gallinari è alla guida della grande scura (=132) che piomba colà : pertanto è da supporre che fu lui e condurre la vettura a Calvo 1 dove fu abbandonata, e che sempre lui era uno dei 3 terroristi che fuggono a piedi giù per le scalette che portano da Calvo & Lucilio a via Prisciano, dove entro le 9,15 vengono avvistati da Squalo4 della Squadra Mobile che non riuscirà ad acciuffarli anche perché. giunta all´attuale piazzale Medaglie d´Oro (diverso il toponimo allora) quasi angolo Prisciano, viene bloccata da 128 blu dell´A.M. parcheggiata in doppia fila che si direbbe stare in attesa di raccattare i 3 terroristi (testimonianza del poliziotto TeX a me resa ad ottobre 2023).
Ancora : lanfranco bonanni padre di patrizio della Clubman che intralcia Leonardi e Ricci a Fani, veniva dall´A.M. : durante la seconda guerra fu aviere e parà collaboratore dell´intelligence militare britannica come scoprii a giugno 2022.
cristoforo piancone, di cui un pentito riferì de relato la presenza a Fani tra i killer, veniva dai parà.
L´ex funzionario digos e poi sisde fabbri mario (1940 + 2022) viene prima escusso dalla Moro2 nel 2015, poi audito in commissione l´anno dopo. L´escussione è molto più interessante dell´audizione :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0405_002.pdf
4.11.2015 : parla mario fabbri a collaboratori Moro2 :
" In sintesi, nel colloquio con me (in Nicaragua nel 1993, ndr), Casimirri evidenziò che Moretti aveva avuto un ruolo sostanzialmente non coincidente con quello apparente di capo colonna e cioè che fosse un traditore (con riferimento all´abortito assalto all´Asinara per liberare Franceschini et all., ndr)...
" Inoltre mi parlò anche di un incontro tra lui Morucci, Faranda, Algranati e Gallinari nella fase preoperativa (della strage di Fani, ndr) in un bar dei Parioli.
. Precisò che Gallinari come Moretti era persona riferibile al cosiddetto "Superclan" (la setta dell´agente CIA simioni, cofondatore delle protobierre, ndr).
Sempre Casimirri precisò che nel corso della suindicata riunione Gallinari aveva chiaramente detto che una volta preso Moro sarebbero state fatte delle richieste orientate a suscitare tutte le contraddizioni possibili, e quindi inaccettabili, ma che in ogni caso Moro sarebbe stato ucciso. In sostanza appresi che Moro stato comunque "giustiziato" perché questa era la determinazione di Moretti..." :
affermazione plausibilissima questa di casimirri : l´assassinio di Moro preprogrammato da moretti per conto del regime, e quindi le assurde richieste "brigatiste" dei 55 di liberazione di molti prigionieri in cambio di Moro, di riconoscimento politico delle "bierre" etc.
Questo incrocia con la testimonianza di raimondo etro sempre alla Moro 2 del 31.1.2017 :
p.7 sq. :
" RAIMONDO ETRO. Da quello che ricordo di quel periodo, da quello che mi disse Gallinari, non credo che ci sarebbe mai stata una trattativa possibile. Ricordo benissimo che disse: «Faremo talmente tanti morti che lo Stato non tratterà mai». Soprattutto dopo poi aver lasciato cinque uomini della scorta...
PRESIDENTE. A via Fani.
RAIMONDO ETRO. ...per terra a via Fani."
Siamo nella seconda metà di gennaio ´78 quando gallinari dice ad etro tali cose, dopo che il secondo era già stato informato dalla faranda poco tempo prima che il progetto di sequestro incruento di Moro a Santa Chiara era stato abbandonato.
Cfr anche p.12 dell´audizione di Etro, sulla farsa della consultazione :
„ RAIMONDO ETRO. No, assolutamente, come non è neanche mai arrivata a nessuno di noi, anche se alcuni brigatisti hanno detto che erano stati interpellati tutti i militanti delle Brigate rosse per chiedere se doveva essere ucciso o se doveva essere, invece, liberato.
A me personalmente non fu mai chiesto nulla e, per quanto ne sappia io, neanche ad Alessio Casimirri e a Rita Algranati, con i quali poi, dopo il sequestro e dopo la nostra uscita dalle Brigate rosse, rimasi comunque in contatto.
PRESIDENTE. Quindi, hanno fatto una consultazione parziale.
RAIMONDO ETRO. La consultazione non so se c’è stata o se non c’è stata. Comunque nessuna delle persone con le quali io sono stato in contatto è mai stata interpellata in proposito.“.
Ora : come facevano moretti e gallinari ad essere così certi un mese prima di Fani che sarebbero riusciti a sterminare la scorta di Moro, quando lo stesso moretti famosamente ebbe a dire che i brigatisti al massimo potevano spararsi sui piedi ed avrebbero fatto ridere il caporale di qualsiasi esercito ?
L´unica spiegazione logica è la loro prescienza e complicità con esterni professionisti che avrebbero preso in mano i ruoli principali di killeraggio nella strage. Teste Galati, moretti rivelò a brigatisti vari che furono le "riserve" a "stendere" Iozzino loro sfuggito, e non i 4 avieri.
Se uniamo i puntini senza pregiudizio qui, la conclusione una è : col 99,9 periodico per cento delle probabilità, gallinari fu killer di regime.
Non si dimentichi infine, che se gallinari evade facilmente dal ridicolmente insicuro carcere di Treviso il 2.1.77, di lì a poco il 27 dello stesso mese da quello altrettanto colabrodo di Mantova evade giustino de vuono - uno dei killer di Moro stando a Pecorelli.
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FABBRI & FARANDA, DEPISTATORI — update del 10.4.2026
Il 16 marzo 1978 alle 9,23 è Squalo4 della Squadra Mobile a trovare la 132 dei terroristi che pochi minuti prima aveva parcheggiato a via Licinio Calvo altezza civico 1 angolo via Lucilio alla Balduina.
Il brogliaccio della Sala Operativa della Questura è inequivocabile su questo.
I poliziotti avvertono la Digos del ritrovamento, e verso le 10 sopraggiungono i suoi funzionari Mario Fabbri e Vittorio Faranda. I quali nella relazione cancellano S4 attribuendo fraudolentemente a sé stessi il ritrovamento, e mentono inoltre su diversi altri aspetti :
https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=
106 :
1. spostano di 180 gradi il sito del ritrovamento da Calvo & Lucilio al termine opposto, Calvo & Festo Avieno
2. spostano l´ora del ritrovamento ufficiale alle 10 cancellando le 9,23 di S4
3. spostano in avanti l´ora dell´abbandono della vettura da parte dei terroristi alle 9,30-9,40, adducendo inverificabili anonimi "sommari accertamenti esperiti in loco" : questa è menzogna comprovata perché Fabbri e Faranda cioè la Digos erano stati avvisati da S4 del ritovamento vero, quindi sapevano benissimo che questo era occorso ben prima delle 9,30-9,40. Ergo mentono pure sul punto 2 : ora del ritrovamento ufficiale della 132. Come non pensare che mentano pure sul punto 1 ?
4. Poi citano ancora anonime inverificabili "varie testimonianze" sui 2 o 3 terroristi scesi dalla vettura tra cui donna con pistola nella cintola dei pantaloni : nessun teste verbalizzato menziona tale particolare.
Alla sbarra di De Bustis, l´oculare De Luca vede una sola donna però in gonna non pantaloni, e la riconoscerà nel racconto fatto alla figlia Sabrina e riferitomi da quest´ultima, nella Balzerani.
La teste Perugini del banco di frutta in cima alle scalette dirà che la donna era bionda, compatibilmente coi capelli castano chiaro della brigatista.
Solo che per la De Luca, la donna della sbarra risale sulla 128 bianca non sulla 132. Ma la Balzerani racconta in Compagna luna di aver visto Moro per l´ultima volta al trasbordo nel pulmino, quindi a piazza Madonna del Cenacolo : è probabile dunque, che Moro almeno dalla sbarra in poi fosse nella bianca con lei. Sabrina Angelini mi riferì de relato dalla fu madre, che quest´ultima le aveva parlato di un chino sul sedile posteriore della 128 bianca.
Posso pertanto ipotizzare fondatamente, che la 132 guidata dal Gallinari almeno dalla sbarra in poi, dopo la sosta Bitossi abbia proseguito per Bernardini (questo è certo teste Stocco), poi Biasucci ed Ambrosio al cui angolo con via della Balduina potrebbe aver raccattato la Balzerani ed il terzo terrorista provenienti dalla vicinissima piazza Madonna.
Certo non si può probatoriamente escludere una seconda donna nel commando : Peci de relato ed altri pentiti dicono la Faranda a Fani : costei era mora ma poteva teoricamente portare parrucca bionda.
In effetti è difficile pensare che i terroristi rinunciassero alla Faranda il 16 marzo, giacché lei era l´unica a conoscere a menadito la Balduina essendovi cresciuta fin dall´adolescenza.
Tuttavia non abbiamo nessun certo riscontro testimoniale diretto di una seconda donna a Fani, Algranati a parte che era sì bionda ossigenata ma stando alla vulgata, lasciò Fani alta da sola in motorino dopo aver segnalato l´arrivo del convoglio.
La teste De Andreis descrive donna con occhiali a farfalla nella CD prima dell´agguato.
Abbiamo poi l´oculare Guglielmo che nota del passeggero della moto, chignon e boccolo scuro che scendeva :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0117_003.pdf
18. Inoltre ibidem afferma che nel corso della mattinata trovò foto polaroid in giardino raffigurante due persone in moto di grossa cilindrata, un giovane ed una giovane.
E Nucci :
p.14 : " Va ricordato, infine, quanto dichiarato da Gherardo Nucci il 27 ottobre 1998: egli riferì che il 16 marzo 1978, provenendo in auto da via della Camilluccia e diretto verso via Fani, udì dei colpi e, a circa cinquanta metri dall’incrocio con via Fani, vide in mezzo alla strada una persona che portava qualcosa a tracolla, ma non poté distinguere di cosa si trattasse. Vide quindi quella stessa persona salire a bordo di una motocicletta, guidata da un’altra persona, che si allontanò dirigendosi in via Stresa, direzione Trionfale. Non scorse in volto le due persone sul motoveicolo, ma riguardo a quella che era in mezzo alla strada e poi salì a bordo, dapprima credette che fosse un uomo, « ma poi, anche nell’immediatezza del fatto, ripensandoci » pensò « potesse trattarsi anche di una donna viste le movenze con le quali era salita successivamente su una moto ».
Infine, la teste Armida Sanciu di Gradoli 96 dichiara questo alla Moro2 il 16.4.2015 :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/2018-02-22/0116_003.pdf
2 : „ Successivamente all’evento nell’ingresso dello stabile dove abitavo in via Gradoli vi era un costante viavai di persone.
DOMANDA: Cosa facevano queste persone che lei notava frequentare l’appartamento di
via Gradoli?
RISPOSTA:. Erano diverse persone, non sempre le stesse, tra cui ricordo una coppia, un uomo e una donna, che a bordo di una moto, una Honda rossa, entravano nel garage dello stabile e solitamente risalivano la rampa di scale antincendio senza togliersi mai il casco, per raggiungere il secondo piano. Quando mi trovavo in cucina avevo modo di notare queste persone che avevano un atteggiamento molto sospetto...
4 : „ DOMANDA: Può specificare qualche dettaglio della moto che vedeva entrare nel garage?
RISPOSTA:. Era una moto Honda di colore rosso.
DOMANDA: Chi guidava questa moto?
RISPOSTA:. Nelle occasioni in cui ho visto la moto in questione, a bordo notavo una
persona che ritenevo essere una donna, con capelli ricci biondi che fuoriuscivano dal casco, ed un uomo. Entrambi, come detto, indossavano sempre il casco fino all’arrivo nell’appartamento. La coppia arrivava nel condominio quasi sempre in orario di pranzo, salivano la scala antiincendio in ferro ed accedevano all’appartamento del secondo piano.“ :
sulla Honda rossa, cfr la testimonianza di Luca Moschini che passa per l´incrocio Fani&Stresa poco prima della strage e nota moto bordeaux altezza Olivetti, ferma.
La quaestio permane vexata qui sul punto di eventuale seconda donna a Fani.
Ma torniamo alla relazione Fabbri-Faranda.
L´ultimo depistaggio del duo sulla 132 lo rileva indirettamente il poliziotto Abbondandolo del commissariato Monte Mario nella sua relazione :
https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=
42 :
" In via Licinio Calvo da teste identificato da personale della DIGOS è stato appreso che la Fiat 132, proveniente da via Lucilio con direzione via Cecilio Stazio, giunta in via Licinio Calvo era stata ivi posteggiata da due uomini ed una donna " :
ancora una volta, presunto teste anonimo inverificabile. La Perugini si dirà certa che la vettura provenisse invece da Calvo, come logico dopo la sosta a Bitossi testimoniata dalla Stocco.
Soltanto in successiva deposizione del 1979 Fabbri e Faranda correggeranno il luogo (solo il luogo, non il tempo e tutto il resto) del ritrovamento :
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/908824.pdf
CM 43 : 554 sqq.
Nello stesso contesto documentale, Abbondandolo negherà di aver sentito la balla di Lucilio direttamente da un qualche teste : ed infatti come sappiamo, la sua fonte depistante era la Digos.
Che Fabbri & Faranda avessero il vizio del depistaggio lo conferma la loro incriminazione a Perugia nel processo Pecorelli per false dichiarazioni sui loro rapporti con Abbruciati e la Magliana, rapporti che di fronte alla Moro2 Fabbri minimizzerà e sanificherà senza negarli del tutto - questo risale al periodo in cui Fabbri era passato al Sisde e Faranda ne era collaboratore esterno :
https://ilmanifesto.it/archivio/1996009718
13.7.96 : Faranda Fabbri e Paoletti incriminati a Perugia nel processo Pecorelli per false dichiarazioni sui loro rapporti con Abbruciati e la Magliana
https://archivio.unita.news/assets/main/1996/07/14/page_034.pdf
Quindi che alla fine dell´iter processuale non furono sbattuti in galera non elimina la grave ombra di sospetto.
L´ex poliziotto Nervalli racconterà a collaboratori della Moro2 di essersi trovato "casualmente" a Fani subito dopo l´agguato insieme guarda caso a Vittorio Faranda, su due macchine di cui una 127 - nessuno glene chiede il colore ovviamente :
https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/B171/0755_001.pdf
Non sorprende infine pertanto, la provenienza politica del Fabbri : era stato neofascista del gruppo universitario Caravella coi terroristi neri Stefano delle Chiaie e Tilgher negli anni ´60 :
(link attivo quando lo scoprii, nel frattempo non più disponibile...mmm...Ma la cosa viene confermata qui :
http://www.fascinazione.info/2016/10/delle-chiaie-cosi-in-bolivia-fu.html
È Delle Chiaie stesso a dirlo :
" Si disse che a bordo vi fosse anche Mario Fabbri ex iscritto alla Caravella poi arruolatosi in polizia. Fabbri grazie alla sua precedente militanza, era in grado di riconoscermi. ").
Perché Fabbri & Faranda depistarono su Calvo ? Se infatti Fabbri : sposta in avanti le lancette del´abbandono della vettura alle 9,30-9,40 ; sposta di 180 gradi il luogo del ritrovamento ponendolo inizialmente a Calvo_Festo Avieno, egli strappa la palma del ritrovamento a S4 non tanto e non solo per plagio, ma soprattutto perché ammettere la verità, cioè che la 132 giunge a Calvo entro le 9,15 (infatti S4 da Trionfale_Prisciano vede i 3 corsi giù dalle scalette entro quell´ora), significherebbe ammettere che la 132 non ha portato Moro al trasbordo a Madonna perché non ne avrebbe avuto il tempo.
Id est : Moro almeno dalla sbarra in poi non era, non poteva essere nella 132. Possiamo discutere della vettura del caricamento di Moro a Fani giacché metà dei testi dice grande scura e l´altra metà 128 bianca e non abbiamo dati dirimenti. Ma dalla sbarra in poi, la logica a mio avviso è probatoria : Moro non è o non è più nella 132 altrimenti non si spiega ulteriore sosta Stocco a Bitossi e non si spiega come detto, l´arrivo a Calvo_Lucilio prima delle 9,15.
Invece la 132 doveva passare ufficialmente per sola ed unica macchina del rapimento fino al furgone.
Ricordo ancora la mia scoperta (aprile 2024) della Sabrina Angelini fu Anna De Luca in Angelini : la madre le raccontò vita natural durante di aver visto un chino sul sedile posteriore della 128 bianca ferma alla sbarra.
ALETH
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A trump cioè ai suoi pupari di wall street non interessa affatto regime change in Iran (fa loro troppo comodo er nemmico trilussiano : ayatollah dalla CIA insediati al potere 47 anni fa per avere futuri pretesti interventisti come accade oggi : fecero lo stesso con Saddam e con Hitler) ; né tantomeno invadere tutto l´Iran (casomai Kharg e qualche altro snodo petrolifero strategico), ma solo sabotare l´export di petrolio alla Cina perché sanno che la terza guerra mondiale è vicina, e la vincerà chi controlla i flussi di petrolio. Wall Street sta provocando la Cina per interposta nazione, e continuando così, alla Cina non resterà altra scelta che la guerra, cioè la sua distruzione che è il vero obiettivo di Wall Street. La distruzione della Cina come competitore strategico globale. Non è questione di Arabia o Iran, ma di controllare TUTTO l´export petrolifero medioorientale bloccando a piacimento lo stretto di Hormuz, giacché la Cina complessivamente trae dal Medio Oriente più del 50% del suo petrolio (dall´Iran meno del 6%, quindi il problema non è il petrolio iraniano alla Cina, ma la posizione strategica dell´Iran per il controllo di TUTTO il flusso di petrolio medioorientale).
Ovvio che a Wall Street interessi insediare basi militari in punti strategici dell´Iran anche per posizionarsi favorevolmente se dovrà respingere eventuali futuri tentativi cinesi di invasione del Medio Oriente via Iran.
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