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Gaza, la repressione contro manifestanti e difensori dei diritti umani

Nelle ultime settimane la Striscia di Gaza è interessata da massicce proteste contro l’aumento del costo della vita e la sempre peggiore situazione economica. Il bersaglio è diretto e chiaro: l’amministrazione di Hamas.

Hamas ha reagito col pugno di ferro, come non si vedeva da anni: numerosi manifestanti, attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati fermati, interrogati, pesantemente maltrattati e torturati.

Il giro di vite è iniziato il 10 marzo, con l’arresto di 13 persone riunite nell’abitazione dell’attivista Jihad Salem al-Arabeed, a Jabalya.

Il gruppo stava discutendo i dettagli della protesta programmata per il 14, primo atto della campagna “La rivolta degli affamati” lanciata sui social media alcuni giorni prima.

Dopo due giorni di interrogatori e torture, i 13 sono stati rilasciati con il “suggerimento” di desistere dai loro piani.

Il 14 le forze di sicurezza sono passate all’azione, attaccando centinaia di manifestanti pacifici nei campi di Jabalya, Deir al-Balah, al-Boreij e Rafah con manganelli, granate, sostanze urticanti e proiettili veri.

Il giorno dopo hanno fatto irruzione nella casa del giornalista Osamah al-Kahlout, nel campo di Deir al-Balah. Con lui si trovavano Jamil Sarhan e Baker al-Turkmani, rispettivamente direttore ed esperto legale della Commissione indipendente per i diritti umani, che in quei giorni stava seguendo le proteste. Entrambi sono stati picchiati così duramente da finire in ospedale.

Il 16 è stata la volta di un gruppo di difensori dei diritti umani di al-Shujayya: Samir al-Mana’ama, avvocato del Centro per i diritti umani “al Mezan”; Khaled Abu Isbetan, ricercatore di “al Mezan”; Sabreen al-Tartour, ricercatrice del Centro palestinese per i diritti umani; e Fadi Abu Ghunaima, ricercatore dell’Associazione per i diritti umani di Haza “al Dameer”.

È stata fermata anche, il 18 marzo, una ricercatrice che collabora con Amnesty InternationalHind Khoudary (nella foto). Funzionari del ministero dell’Interno l’hanno interrogata per tre ore, tra un insulto sessista e un altro, ammonendola a non svolgere ulteriori ricerche sui diritti umani altrimenti sarebbe stata accusata di essere una spia e un agente straniero.

Il messaggio che le autorità di Gaza stanno dando a giornalisti e difensori dei diritti umani è che l’operato delle forze di sicurezza di Hamas non può essere osservato, testimoniato e denunciato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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