Galan, Ghedini e l’ipocrisia senza vergogna

Al suo arresto in giugno Giancarlo Galan si disse indignato, come si poteva sporcare il suo nome e la sua onorabilità? Si sarà pure detto “sereno”, di solito lo dicono tutti, todos caballeros. Ora ammette di aver ricevuto 5 milioni, riconosce la corruzione e la continuazione dell’illecito dal 2008 al 2011, la ricezione di un milione l’anno, ammette che un commercialista è suo prestanome per le quote azionarie in due società ricevute come compenso dalla cricca di Mazzacurati. Non solo: è disposto a patteggiare “a seguito di profonda e sofferta riflessione”, tenuto conto della sua salute precaria, della “dolorosa e forzata separazione dall’amata figlia”, conscio che il completo accertamento della sua estraneità ai fatti di reato (che ribadisce) sarebbe lungo e complesso… è disposto a patteggiare 2,6 milioni di multa e due anni e dieci mesi di arresti domiciliari. Da un lato ammette le dazioni di denaro, dall’altro ribadisce la sua estraneità ai fatti di reato… equilibrismi illogici, ipocrisia senza vergogna che i ogni giornale riporta con tanto o poco senso critico a seconda della casata cui appartiene.
Insomma, l’indignazione iniziale di Galan è scemata, è un malfattore come tanti, la sua posizione è tanto più grave quanto più alte sono le cariche occupate e… degna la comunità di un piccolo obolo di due milioni e seicentomila euro e di una condanna a soli due anni e dieci mesi, al suo dorato domicilio però. S’è fatto bene i conti: al di sotto dei tre anni la prigione non si apre, la multa è piccola cosa rispetto a quanto avrebbe accumulato (probabilmente all’estero, chi ne sa qualcosa in Veneto parla dell’est, lui come Ghizzo), tra qualche anno ricomincerà a “lavorare” per la comunità, come ha sempre fatto, e dirà alla corta memoria pubblica che, anche lui, ama il suo Paese e il suo Veneto. Gioca sul fatto che un processo sarebbe lunghissimo e poco conveniente alla Giustizia stessa, dunque si dice disponibile al patteggiamento.
Ma questa gente “ci è o ci fa”? E l’avvocato Ghedini… fa l’avvocato e difende i suoi clienti, il gioco consiste nel dimostrare cose spesso indimostrabili e quelli bravi come lui ci riescono. Ha trovato un ottimo impiego a difendere personaggi come Galan e il suo ex datore di lavoro in Mediaset o in Parlamento deve divertirsi alla prospettiva di succulenti onorari e farà convintamene il suo mestiere. Ma persone così possono essere state osannate solo in un povero Paese come il nostro. La loro coscienza non li rimorde, se ogni giorno riescono a concludere uno dei loro “buon affari” dormono tranquilli e soddisfatti, del resto la ricchezza è di chi se la prende.
Ora Galan fa sapere che per pagare la sua multa deve vendere la villa di Cinto Euganeo; povero, ma il suo legale dice che “sarà facoltà dell’indagato, eventualmente, versare l’importo di 2,6 milioni di euro a liberazione del vincolo sull’abitazione”: è segno che questa personcina di denaro ne possiede a palate, deve averne accumulato davvero tanto, se ha i soldi – “eventualmente” – la forzata vendita della villa, motivo strappalacrime, sarà scongiurata. Colui che si indignava di “onorabilità” non ne ha mai avuta.
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