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La grazia

Film sugli ultimi 6 mesi di un “presidente della Repubblica” impersonato da Tony Servillo, strano in questa veste, sembrano una clausura monastica quelle silenziose stanze – e quante! - col presidente sempre dritto impettito e incravattato che scambia le sue riflessioni con la figlia che lo prega di concedere delle “Grazie” a detenuti autori di uxoricidi motivati dal non lasciar vivere dei consorti malati terminali o prede di demenza. Il tema è “Was bleibt?” direbbero i tedeschi, “Cosa resta?” dei nostri giorni e soprattutto, “di chi sono i nostri giorni?”, specie in quello stadio terminale.

Non ha un saio, Servillo, ma il vestito scuro e la giacca e cravatta di questi ruoli che presumiamo importanti (presumiamo solo!), come importante ma rigida e fin troppo pensatrice è la figura creata all'attore questa volta, compassato, osservativo, con la rara evasione di una sigaretta che fuma, ma pare un rito anche quello. Solo qualche incontro con una vecchia amica nelle stanze sacre rende quella vita scevra da etichette e qualche “non rompere il cazzo!” di questa amica rende tutto meno serioso. Un “presidente” autore di ben 2046 pagine di manuale giuridico (!), del resto un uomo preso da preoccupazioni molto umane e banali, come il rimpiangere la morte di Aurora sua moglie 8 anni prima, la sua solitudine, perfino l'ossessione di pensare che un certo uomo l'abbia sedotta quando si sposarono. La proiezione è iniziata con le frecce tricolori che incantano i cittadini e riempiono il cielo di fumo e di colori (ma quanto ci costano!?) e con le scritte su quel cielo dei doveri compiti e poteri di un presidente.

Non ci sono le trovate o le invenzioni di Sorrentino di suoi altri film, solo una - e molto ilare - è da ricordare: la visita ufficiale dell'anziano presidente del Portogallo, atteso dal presidente italico e suoi attendenti sotto un portico quirinalizio, mentre l'ospite percorre sotto un diluvio di pioggia il tappeto rosso su cui inciampa e cade, ahimé non succede quasi mai nella realtà, solo in America dove Gerald Ford di fatto inciampò e cadde sulla scaletta dell'Air Force One nel 1975. La fine del settennato mi sembra la sua e nostra liberazione dopo 2 ore e un quarto!

 

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