• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > Perché i salari italiani sono rimasti fermi

Perché i salari italiani sono rimasti fermi

Perchè i salari italiani sono rimasti fermi: l'analisi di Gregorio Scribano.

Salari fermi, produttività debole e lavoro povero: perché l'Italia è l'unico Paese Ocse ad aver perso terreno dal 1990 a oggi? Ne parliamo con il Dottor Gregorio Scribano, esperto di comunicazione e di politiche sociali, per comprendere le cause strutturali di questo fenomeno e le possibili strategie per invertire una tendenza che pesa soprattutto sui giovani, sulla classe media e sul futuro del Paese.

Il recente Rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio certifica un dato che colpisce: tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali nei Paesi Ocse sono aumentate del 35%, mentre in Italia sono diminuite dell'1,6%. Dottor Scribano come si spiega un divario così marcato?

È un dato che fotografa un problema strutturale, non una semplice fase congiunturale. L'Italia è cresciuta meno degli altri Paesi avanzati e, quando un'economia produce poco valore aggiunto, anche i salari faticano ad aumentare. A questo si aggiungono fattori storici: una produttività stagnante, un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da piccole imprese, una scarsa diffusione dell'innovazione e una frammentazione del mercato del lavoro che ha favorito la precarietà.

Alcuni osservatori sostengono che la fine della Prima Repubblica abbia coinciso con un progressivo indebolimento della tutela del lavoro. È una lettura condivisibile?

Più che attribuire la responsabilità a una stagione politica, bisogna guardare ai cambiamenti economici globali. Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta il sistema era diverso: i sindacati avevano maggiore forza contrattuale, l'industria occupava una quota molto più elevata della forza lavoro e strumenti come la scala mobile e il calcolo retributivo delle pensioni garantivano una protezione automatica dei redditi dall'inflazione. Con la globalizzazione e l'integrazione europea il contesto è cambiato radicalmente.

Lo studio evidenzia che il settore dei servizi ha registrato un calo delle retribuzioni reali di oltre il 20%, mentre industria e costruzioni hanno mantenuto una dinamica positiva. Perché?

Nei servizi si concentrano molte forme di lavoro precario, part-time involontario e contratti con basso potere contrattuale. Inoltre la produttività nei servizi cresce più lentamente rispetto alla manifattura, dove innovazione, esportazioni e investimenti tecnologici consentono di creare maggiore valore aggiunto. È quindi naturale che le differenze salariali si amplifichino.

Negli ultimi anni i governi hanno puntato molto sul taglio del cuneo fiscale e sulle modifiche all'Irpef. Il rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio sostiene però che questi strumenti abbiano ormai effetti limitati. Condivide questa valutazione?

Sì. Gli interventi fiscali possono offrire un sollievo temporaneo, soprattutto in presenza di inflazione elevata, ma non risolvono il problema di fondo. Se un'impresa produce poco valore, non potrà sostenere salari significativamente più alti nel lungo periodo. Il fisco può redistribuire una parte della ricchezza, ma non può crearla. Per questo oggi il nodo centrale resta la produttività.

Quali sono, allora, le priorità per rilanciare i salari italiani?

Bisogna intervenire su più livelli. Servono investimenti in innovazione, digitalizzazione e formazione continua. Occorre favorire la crescita dimensionale delle imprese, che in Italia sono ancora troppo piccole per competere sui mercati internazionali. È inoltre fondamentale rafforzare il collegamento tra istruzione e mondo del lavoro, valorizzando competenze tecniche e professionali oggi molto richieste.

Il fenomeno del precariato quanto incide sulla stagnazione salariale?

Incide moltissimo. Un mercato del lavoro caratterizzato da rapporti brevi, frammentati e poco stabili riduce il potere negoziale dei lavoratori e scoraggia anche gli investimenti delle imprese sulle competenze. Quando il lavoro è considerato un costo da comprimere anziché una risorsa su cui investire, è inevitabile che anche le retribuzioni restino basse.

Il rapporto parla anche di un impoverimento della classe media, mentre gli interventi fiscali hanno protetto soprattutto i redditi più bassi. Esiste il rischio di una "uguaglianza verso il basso"?

È un rischio concreto. Le politiche redistributive hanno svolto una funzione importante nel sostenere le fasce più fragili, ma nel frattempo molti lavoratori qualificati e appartenenti alla classe media hanno visto ridursi il proprio potere d'acquisto. Se non si crea nuova ricchezza attraverso maggiore produttività e crescita economica, il risultato è una progressiva compressione dei redditi intermedi.

Che ruolo possono svolgere i rinnovi dei contratti collettivi?

Sono uno strumento fondamentale, soprattutto in una fase di alta inflazione. Rinnovare i contratti con puntualità consente almeno di recuperare parte della perdita di potere d'acquisto. Tuttavia anche la contrattazione collettiva incontra un limite: può redistribuire il valore prodotto, ma non può sostituire una crescita economica solida.

Qual è il messaggio più importante che emerge da questo studio?

Che non esistono scorciatoie. La leva fiscale da sola non basta e nemmeno interventi emergenziali possono invertire una tendenza che dura da oltre trent'anni. Per aumentare stabilmente i salari bisogna aumentare la produttività, investire nelle competenze, sostenere l'innovazione e favorire imprese più competitive. Sono riforme che richiedono tempo e continuità, ma rappresentano l'unica strada per garantire retribuzioni più dignitose e un futuro migliore alle nuove generazioni.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità




https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/