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Fosse ardeatine: identificati ultimi corpi nel 78esimo anniversario

23 marzo 1943, l'esercito nazista controlla la capitale da diversi mesi, Kappler è capo della Gestapo di Roma, lo stesso Kappler divenuto famoso per la razzia nel ghetto ebraico del 16 ottobre del '43 che portò alla deportazione di 1023 ebrei romani nei campi di sterminio.

Il 23 marzo è una data fortemente simbolica per chi lotta contro il nazifascismo nelle file della resistenza: il 23 marzo 1919 Benito Mussolini aveva fondato i Fasci di combattimento, movimento politico che verrà poi ribattezzato Partito nazionale fascita.

Questa è l'origine della scelta da parte dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) incaricati direttamente dal Comitato di Liberazione Nazionale di agire proprio quel giorno, a 25 anni dalla fondazione del partito. 12 partigiani preparono l'attentato: una bomba a miccia, ad alto potenziale esplosivo, viene collocata in un carretto della spazzatura. Come luogo dell'attentato viene scelta via Rasella, in pieno centro, visto che proprio qui, quasi quotidianamente, passa il Polizeiregiment "Bozen", battaglione nazista di stanza a Roma.

Subito dopo l'esplosione i partigiani attaccano il battaglione con lancio di bombe a mano e colpi di pistola: sul colpo muoiono 32 militari tedeschi e 110 rimangono feriti, 2 vittime tra i civili. In seguito il conto delle vittime salirà a 42.

La rappresaglia nazista sarà tra le più violente della seconda guerra mondiale: 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Ma la gravità della risposta non fu solo nella proporzione: non si attesero le 24 ore di prassi affinché gli attentatori si consegnassero spontaneamente, né furono condotte indagini per appurarne l'identità, inoltre nell'eccidio capitarono personale sanitario ed infermi.

Kappler in persona organizzò le fucilazioni: venne scelta una cava sulla via ardeatina, per poter meglio occultare i corpi. Poiché inizialmente le vittime tedesche erano 32 più uno che morì la notte tra il 23 ed il 24, furono prelevate 330 persone, ma nella fretta se ne aggiunsero altre 5; quando ci si accorse dell'errore i nazisti decisero di fucilarle lo stesso, onde evitare che potessero raccontare della strage.

Subito dopo la guerra la cava divenne monumento ad imperitura memoria di tutte le vittime italiane del nazismofascismo. Alle 332 salme identificate possiamo oggi aggiungere le ultime 3. Dopo laboriosi studi sul dna il Ministero della Difesa ha reso noto che per due corpi si ha la sicurezza al 99%: si tratta di Marco Moscati, nel sacello numero 283 e Salvatore La Rosa, con il numero 273. Per la terza vittima la certezza scientifica scende al 92% (in questo caso la ricostruzione del codice genetico si è dimostrata ancor più complessa considerando lo stato dei resti ed il corpo passato) e si tratterebbe Michele Partito internato nel sacello con il numero 155.

Gli ultimi nomi che si aggiungono ad una triste lista, per non dimenticare mai.

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