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CIE: i lager che la politica ignora e di cui i giornalisti non possono scrivere

Nel maggio del 2009 Silvio Berlusconi si trovava all'Aquila, nel corso di una conferenza stampa insieme al Presidente dell'Unione europea Barroso, l'allora Primo Ministro fece la seguente dichiarazione: "È molto meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto di asilo. Non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto a campi di concentramento".

Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero, faceva notare pochi giorni dopo l'aspetto paradossale della dichiarazione riassumibile nella seguente domanda: se i CIE, agli occhi del Governo, possono essere paragonati a veri e propri lager (e forse non è un'iperbole considerando tutto quello che è successo in questi ultimi anni, tra rivolte, fughe e denunce da parte di associazioni, giornalisti e liberi cittadini, tralasciando gli strani incidenti che si susseguono tra i trattenuti/detenuti) perché il medesimo Governo nel 2008 ha accolto la "Direttiva rimpatri" che trasforma da sei a diciotto mesi (record assoluto tra i paesi "civili") il tempo massimo di "permanenza" all'interno dei suddetti campi di concentramento?

Alla base dei Centri di identificazione ed espulsione, si trova il concetto giuridico di Detenzione amministrativa, che già di per sé solleva non pochi dubbi (è democraticamente accettabile che uno stato giudichi un delinquente “in potenza”?); se a questo aggiungiamo il modus operandi delle varie fasi intermedie della catena arresto-detenzione-identificazione-espulsione le falle si allargano a dismisura ed i paradossi aumentano. E’ stata l’Unione europea (premio Nobel per la pace) a volere i CIE, ma come fa notare Stefano Galieni:

Oggi sono le stesse direttive di Bruxelles a ribadire che il trattenimento di persone in attesa di essere rimpatriate e lo stesso rimpatrio coatto debbono costituire l’estrema ratio e non la prassi.

Campagne informative e tavoli di lavoro sulla questione CIE non mancano, eppure queste informazioni non raggiungono mai il “grande pubblico” tramite i canali main-stream; tra i vari ostacoli che minano fortemente un’informazione ed un monitoraggio adeguato e necessario, non si può trascurare la circolare Maroni, aprile 2011, che bollava addirittura quale fenomeno di intralcio al funzionamento dei centri la presenza di giornalisti: viene così inibita la possibilità di raccontare e denunciare ciò che succede all’interno di questi dispositivi di repressione. La direttiva è stata modificata nel dicembre scorso dal ministro Cancellieri, anche se enormemente ambigua e arbitraria, rimangono le direttive che variano da centro a centro poiché la regolamentazione interna viene gestita in modo diverso dalle diverse prefetture interessate.

Ieri mattina, 15 ottobre, una delegazione di deputati e amministratori locali è riuscita ad entrare in uno dei più discussi CIE del paese: il centro di Gradisca d’Isonzo (qui il video). L’iniziativa è stata promossa dalla rete LasciateCIEntrare in sinergia con Tenda per la Pace e i Diritti quali referenti locali.

All'interno del centro è entrato anche Andrea Sarubbi, giornalista e politico da sempre vicino al tema dell'immigrazioneed ha raccontato quello che ha visto:

Non c’è la possibilità di uscire dal proprio recinto se non per 4 ore al giorno, e comunque a rotazione con le altre camerate: sempre per motivi di ordine pubblico, naturalmente. In compenso, è un trionfo di psicofarmaci: ne fa uso più della metà degli ospiti, fra coloro che hanno tossicodipendenze pregresse – c’è il Rivotril, la droga dei poveri, che va come il pane – e quelli che vogliono imbottirsi di sedativi per dormire il più possibile, “così i giorni passano in fretta”. Il tempo, in effetti, non passa mai: c’è chi sta dentro da 11 mesi, chi rimbalza da un CIE all’altro (ho ritrovato un signore marocchino che avevo visto a Ponte Galeria), chi non dovrebbe proprio starci per evidenti limiti di salute.

Un altro politico, del medesimo partito di Sarubbi, ha visitato il comune del Friuli in questi giorni. Proprio a Gradisca si è fermata la carovana di Adesso!, la campagna elettorale itinerante di Matteo Renzi, impegnato in un tour de force che lo porterà in giro per l'Italia. Peccato che il sindaco di Firenze (tra i tanti temi trattati) non abbia fatto riferimento al vicinissimo Centro di identificazione.

Troppo spesso si dice che non c'è notizia finché non ci scappa il morto, ma nei Centri di permanenza i morti già ci sono stati, ma pare non siano ancora abbastanza. Per quanto mi riguarda la denuncia nei confronti dei CIE deve essere assoluta, non si può pensare di "aggiustare" un dispositivo che tanto somiglia ad una palestra repressiva: i CIE non devono esistere.

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