Sono una blogger in copy left da molti anni e mi piace impegnare parte del mio tempo nel giornalismo partecipativo, usando il cestino-come mezzo- per raccogliere quelle piccole e preziose cronache di vita, spesso sotto traccia.
La giornata di sabato promette di essere
"lunga" e difficile, ha detto il capo dei pompieri dello Stato del Nuovo
Galles, Shane Fitzsimmons. Le condizioni meteorologiche rischiano
infatti di peggiorare durante il fine settimana con oltre 40 gradi
centigradi attesi e accompagnati da forti venti che potrebbero rendere
il lavoro dei pompieri e delle squadre di soccorso ancora più difficile.
Sulla costa orientale dell’Australia gli incendi boschivi sono fuori
controllo mentre i vigili del fuoco, che lottano per salvare vite e
case, pronosticano che il peggio deve ancora venire. In serata nello
stato del Victoria ci sono 16 incendi considerati emergenze e nel Nuovo
Galles del Sud le emergenze sono 12, ma ci sono almeno altri cento
focolai attivi nei due stati. Nuovi incendi si sono accesi, altri hanno
rotto le linee di contenimento."Ci aspetta una lunga notte e il peggio
deve ancora arrivare" ha detto la premier del Nuovo Galles del Sud
Gladys Berejiklian. "La situazione è molto volatile".
L’ufficio meteo australiano ha detto che la situazione peggiora
rapidamente, con forti venti da sud che si scontrano con le colonne di
fumo degli incendi scatenando mini tornado di fiamme che vanno ad
accendere nuovi focolai.
Le autorità temono che la situazione sia peggiore di quella di
Capodanno, quando le fiamme hanno costretto migliaia di abitanti e
turisti a cercare rifugio in spiaggia. Nel Victoria, il premer Daniel
Andrews ha detto che il lavoro dei vigili del fuoco è facilitato dal
fatto che i resistendi hanno obbedito in massa all’ordine di
evacuazione. Il bilancio dei danni non sarà possibile prima di
domenica.Il primo ministro Scott Morrison ha detto che il bilancio delle
vittime degli incendi da settembre a oggi è di 23. Dodici persone sono
morte solo questa settimana. Morrison ha annunciato una misura senza
precedenti: il richiamo di tremila riservisti dell’esercito per lottare
contro le fiamme, mentre il governo dispiegherà una terza nave militare
per fornire aiuti umanitari alle gente in fuga. Il servizi incendi del
Nuovo Galles del Sud ha lanciato un allerta inquietante e chi non è già
fuggito dalle aree a rischio: "è troppo tardi per andarsene, cercate
riparo dalle fiamme".
a distanza di 3 anni da questo mio post è obbligo fare questo aggiornamento: A 45 mesi dall’assassinio della leader indigena del COPINH, uccisa da
sicari a colpi d’arma da fuoco nella notte tra il 2 e il 3 marzo del
2016, un’inchiesta dell’Intercept ha ricostruito i meccanismi di
comunicazione dietro la costruzione del delitto. Coinvolti anche i
vertici di DESA, la società legata al progetto idroelettrico Agua Zarca,
un’infrastruttura che andrebbe a stravolgere il rio Gualquarque
L’omicidio di Berta Cáceres, la leader
indigena del COPINH, in Honduras è stato pianificato dai vertici di
DESA. A 45 mesi dalla morte della donna, assassinata da sicari a colpi
d’arma da fuoco nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2016, nella sua
casa della cittadina de La Esperanza, nel dipartimento di Intibucà, è
un’inchiesta dell’Intercept
a ricostruire i meccanismi di comunicazione dietro la costruzione del
delitto. È stata scritta dalle giornaliste Danielle Mackey e Chiara
Eisner, che chiamano in causa i vertici di DESA, la società interessata
alla costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca,
un’infrastruttura che andrebbe a stravolgere il rio Gualquarque, e la
vita della comunità indigene di etnica lenca affiliate al COPINH e che
vivono intorno alle sue rive.
Cáceres, che era la coordinatrice generale dell’organizzazione,
guidava le proteste contro la costruzione della diga, un impegno che nel
2015 l’aveva portata a San Francisco, negli Stati Uniti, per ricevere il prestigioso Goldman Prize: meno di un anno prima di essere uccisa, Cáceres era stata riconosciuta come ambientalista dell’anno per l’America Latina.
Secondo l’inchiesta dell’Intercept, che
ha potuto analizzare decine di messaggi scambiati in chat Whatsapp da
alcuni dirigenti di DESA e dai sicari condannati nel dicembre del 2019
fino a 50 anni di cercare per l’omicidio, la morte di Berta Cáceres
venne pianificata utilizzando un sistema di comunicazione a
compartimenti, secondo un modello tipico dell’intelligence
militare, da cui provengono alcuni dei membri del gruppo. Tra i due
gruppi un unico elemento di contatto, Douglas Bustillo, capo della
sicurezza di DESA e tenente in congedo dell’esercito hondureño, che
almeno dal mese di marzo del 2015 era in contatto con un capo dell’intelligence
dell’esercito, Mariano Díaz. “Entrambi sono stati condannati per aver
coordinato l’omicidio Cáceres”, annotano le giornaliste dell’Intercept.
Bustillo, a sua volta, era in contatto
con il presidente di DESA, Roberto David Castillo Mejía. Castillo è
stato arrestato il 2 marzo del 2018, ed è l’unica persona ad oggi
accusata di aver pianificato l’omicidio. Dopo due anni, però, non s’è
ancora svolta l’udienza preliminare sul caso. Il telefono di Castillo
era inserito all’interno di una lista Whatsapp il cui oggetto è
“Seguridad PHAZ” (dove PHAZ significa Proyecto Hidroeléctrico Agua
Zarca), al quale erano iscritti anche i leader dell’impresa. I messaggi
scambiati in questa lista, letti dalle giornaliste di The Intercept,
mostrano come i leader dell’impresa abbiano utilizzato questo sistema
per parlare della propria capacità di influenzare l’atteggiamento delle
autorità nazionali, della polizia, dell’esercito e dei mezzi di
comunicazione contro il COPINH e la sua leader Berta Cáceres.
Alla chat “Seguridad PHAZ” erano iscritti oltre a Castillo anche Daniel
Atala Midence, direttore finanziario di DESA, e due membri del
direttivo, José Eduardo Atala Zablah e Pedro Atala Zablah. I tre fanno
riferimento alla famiglia Atala Zablah, di origine palestinese, una
delle più importanti del Paese, con un passato di incarichi nel governo
hondureño e all’interno di istituzioni finanziarie come la Banca
centroamericana di integrazione economica (BCIE). “Tenere gli assassini
lontani, senza alcun contatto diretto, con i leader dell’impresa non è
casuale: i più alti funzionari di DESA sono parte di una delle famiglie
più potenti del Paese”, l’obiettivo era chiaramente far in modo che
questi vincoli non emergessero mai.
Qualcosa è cambiato il 2 dicembre del
2019, quando a un anno dalla condanna è stata letta la sentenza nei
confronti di Elvin Heriberto Rápalo Orellana, Edilson Duarte Meza, Óscar
Arnaldo Torres Velásquez, Henry Javier Hernández, Mariano Díaz Chávez,
Sergio Ramón Rodríguez e Douglas Geovanny Bustillo, coloro che avevano
partecipato all’operazione che ha portato alla morte di Berta Caceres e
al tentato omicidio di Gustavo Castro Soto, attivista e ambientalista messicano, che si trovava nella casa de La Esperanza con lei. Le pene comminate vanno dai 30 ai 50 anni di carcere.
Nel leggere la sentenza, i giudici hanno
ricordato che dirigenti di DESA hanno realizzato azioni per “pianificare
la morte della signora Cáceres”, segnalando anche che il piano fu
realizzato “con la consapevolezza e l’appoggio” della dirigenza di DESA.
Ecco perché il 2 dicembre di fronte al tribunale di Tegucigalpa, la
capitale del Paese, c’era una manifestazione di protesta del COPINH, che
protestava non solo per gli undici mesi di incredibile ritardo nella
pubblicazione della sentenza ma per ricordare, con un messaggio semplice
quanto efficace, che “l’impunità non termina con una sentenza”, seguito
da un hashtag: #castigoalosAtala, devono essere condannati
anche gli Atala. Il COPINH ha promosso una petizione online, per
raccogliere firme intorno alla richiesta di giustizia per Berta (qui l’appello in italiano, tradotto dal Collettivo Italia Centro America).
Il messaggio e la richiesta della
famiglia di Berta e del COPINH si ritrovano anche nel comunicato stampa
di tre deputati degli Stati Uniti d’America, Hank Johnson, Jan
Schakowsky e Mark Pocan, firmatari del “The Berta Cáceres Human Rights
in Honduras Act”, una legge in discussione che chiede la sospensione dei
finanziamenti USA alla Repubblica di Honduras per le operazioni
militari e di polizia. Scrivono
i deputati statunitensi: “Una vera giustizia esige il giudizio e la
condanna di tutti i responsabili dell’omicidio, compresi i vertici di
DESA, coloro che hanno pianificato e finanziato il complotto”.
ve ne avevo parlato in questo post il 14 dicembre di Extinction Rebellion ed eccoli in azione oggi a Roma, la notizia con foto è sull’ Ansa:
Gli attivisti e le attiviste di Extinction Rebellion (XR) hanno dato
vita ad una singolare azione di protesta simulando la morte drammatica
per affogamento al laghetto dell’EUR, davanti al palazzo dell’Eni.
«Questo è il presente e sarà il futuro per milioni di persone nel mondo
se non agiamo ora per fermare il collasso climatico e ambientale che sta
travolgendo il pianeta» dichiara il gruppo XR di Roma in una nota.I giovani di XR chiedono al Governo di "agire ora e di dare immediata
applicazione alla mozione che riconosce l’Emergenza climatica appena
approvata dal Parlamento, affinché non rimanga un mero atto simbolico,
eliminando sin da subito i sussidi pubblici all’industria del fossile
che mette a repentaglio la vita umana". «Non abbiamo più tempo. Per
ottenere dai governi cambiamenti radicali sono necessarie azioni
radicali -continua la nota di Extinction Rebellion Roma - siamo qui per
denunciare l’immobilismo delle istituzioni e coinvolgere l’opinione
pubblica su un problema drammatico che necessita un’azione immediata». L’innalzamento
del mare combinato con altri fenomeni climatici estremi, ricordano,
"aumentano senza precedenti la frequenza di eventi catastrofici,
determinando danni a persone, animali e a interi sistemi produttivi. Nel
solo 2019 in Italia si sono registrati 1.543 eventi estremi, dato tra i
più alti in Europa. Dal secondo dopoguerra al 2018 le calamità
naturali, terremoti esclusi, sono costate all’Italia quasi 160 miliardi
di euro. Nonostante questo, l’Italia spende più 18 miliardi di euro
l’anno in sussidi ai combustibili fossili. Il Decreto Clima approvato
comporta misure assolutamente insufficienti per mantenere il
riscaldamento medio globale entro 1.5°C. La riduzione di emissioni
pianificata porterebbe a un aumento di temperatura compreso tra 2 e 3°C,
il doppio della soglia di sicurezza stabilita dall’accordo di
Parigi. Oltre 1 miliardo di persone che, nel mondo, vive vicino alle
coste sarebbe costretto ad abbandonare la propria casa divenendo a tutti
gli effetti migrante climatico. In Europa si stimano circa 86 milioni
di persone a rischio. In Italia, così come nel resto della fascia
mediterranea, il 70% della popolazione vive nella zona
costiera. l’Italia inoltre si sta scaldando più velocemente della media
globale e di altre terre emerse del pianeta. Nel 2018 ha raggiunto un
nuovo record di temperatura media annuale con +1.71°C. Venezia, il
Polesine, con il delta del Po e parte della pianura padana rischiano di
scomparire a causa del surriscaldamento del pianeta. Per porre fine a
questo drammatico stato di cose, Extinction Rebellion chiede con forza
ai governi: "1. VERITÀ SULLA SITUAZIONE Che il governo dichiari
l’emergenza climatica e ecologica e informi compiutamente la popolazione
sul collasso climatico in corso. 2. AZIONE IMMEDIATA Che si fermi la
distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e si portino allo zero
netto le emissioni di gas serra entro il 2025; 3. OLTRE LA POLITICA Che
il governo costituisca e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di
cittadini/e sulle misure da attuare e sulla giustizia climatica ed
ecologica".
OGGI DOMENICA 15 DICEMBRE SAPREMO CHE FINE HA FATTO COP25 E IL CLIMA DA DIFENDERE...
ED ECCO LE ULTIME NOTIZIE RAGGRANELLATE E MESSE A COMMENTO DEL MIO POST che non ha incontrato pressochè nessun successo e riscontro ma non è questo l’importante...
"...Madrid Potrebbe concludersi con un bel nulla di fatto. Un rinvio velato da tante scuse sospette. lavori della COP25 alla presenza di 196 rappresentati di Stato, 2mila e cinquecento delegati e centinaia di interventi e decine di seminari è un fallimento globale, proprio come il problema del clima impazzito. Mentre chiudiamo l’articolo, ieri notte a Madrid la COP25 procedeva a oltranza per approvare un accordo che giustifichi questo mastodontico, costoso e dispendioso, circo mondiale. E proprio nell’anno della grande campagna ambientalista su scala mondiale.I co-invitati alla Conferenza dell’Onu, dopo undici giorni di chiacchiere (cui se n’è dovuto aggiungere un altro per tentare di arrivare a un accordo), allo scadere della mezzanotte di sabato erano ancora a lavoro per salvarsi la faccia. Gli scenari a questo punto sono quelli di una possibile intesa per un rinvio alla COP2020 di Glasgow o la produzione di un testo finale che in ogni caso sarebbe molto poco credibile e debole, senza la firma di Cina e Stati Uniti, i due Paesi che più inquinano. http://www.ilgiornale.it/news/politica/cop-25-documento-finale-rischia-saltare-summit-mondiale-sul-1799278.html
«Un anno e mezzo fa, non parlavo con nessuno a meno che non dovessi farlo per forza. Ma ora ho trovato una ragione per parlare» ha esordito Greta Thunberg l’11 dicembre, nel suo discorso davanti ai delegati di tutto il mondo riuniti alla COP25 di Madrid. «Da allora, ho fatto molti discorsi e ho imparato che quando si parla in pubblico, bisogna iniziare con un fatto personale o emotivo per attirare l’attenzione. Dire cose tipo, "la nostra casa è in fiamme", o "voglio che abbiate paura" o "come osate". Ma oggi non lo farò, perché poi quelle frasi sono l’unica cosa su cui ci si concentra. Le persone non ricordano i fatti, che sono l’unica ragione per cui ho deciso di dire quelle frasi, e non abbiamo più tempo per ignorare la scienza Il pericolo più grande non è la mancanza di azione. Ma è quando i politici e gli amministratori delegati fanno finta che stia accadendo qualcosa di reale, mentre in realtà non sta accadendo nulla, a parte un abile lavoro di contabilità e di pubbliche relazioni»».
Graziella BoscarolPurtroppo
non solo i più giovani ignorano l’avvenimento o ne hanno sentito
parlare sommariamente, ma mi è successo di recente che anche un mio
coetaneo non ricordasse più il fatto. Mi sono sentita rispondere ’Piazza
della Loggia, non Piazza Fontana’. L’attentato
di Brescia, Piazza della Loggia, avvenne nel 1974, cinque anni più
tardi. Posso consigliare il libro di Enrico Deaglio ’La bomba’, un utile
approfondimento. Per chi non lo sapesse a Padova c’è ancora il negozio
dove sono state vendute le borse utilizzate per gli ordigni.