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Disonora il Padre. Dal forzaleghismo ai legastellati: l’evoluzione del populismo

La luna di miele tra gli italiani e il neonato Governo, credo sia destinata a non durare. Eccessivamente emotive e approssimative, nell’analisi della sconfitta così cara alla sinistra in tutte le sue tante declinazioni assunte nel Belpaese, appaiono le letture della stragrande maggioranza dei più autorevoli commentatori. 

Di conseguenza i manifesti funebri affissi sulla grande stampa del italiana sembrano almeno affrettati. Questo per una serie di ragioni. Intanto, nell’immediato, ogni cambiamento di governo è stato premiato dai sondaggi. Sembra passata un’eternità, ma persino Renzi, non tanto tempo fa, alle ultime elezioni europee aveva portato il Pd intorno al 40%. Poi, ricordo come dalla nascita della Seconda Repubblica, o meglio, dal crollo del sistema di potere incardinato sulla DC, nessun governo, di centrodestra o centrosinistra che fosse, è stato riconfermato alle elezioni. I 15 trimestri di fila di crescita economica, anemica, ma pur sempre crescita, che hanno caratterizzato i governi della scorsa legislatura, in un paese di fatto economicamente stagnante dai primi anni ‘90 e uscito stremato dalla più recente doppia crisi (che, nella seconda economia manifatturiera d’Europa, ha portato a una perdita di capacità produttiva stimata intorno al 25%), non hanno comportato miglioramenti apprezzabili nelle condizioni lavorative e di vita della maggioranza della popolazione.

I nuovi posti di lavoro creatisi in buona parte precari e a termine, la classe media, tradizionale campione del moderatismo in politica, in evidente difficoltà. Buon gioco hanno avuto le opposizioni a cavalcare il malessere diffuso e a tradurlo in facili consensi elettorali. Al costo, però, di promesse elettorali per una valore stimato tra 120 e 150 miliardi di euro coperti con tagli alla spesa per 500 Milioni. Di qui l’esigenza di un condono fiscale, che però suona tanto di Prima Repubblica. Meglio chiamarla pace fiscale.

Domani forse promuoveranno un condono edilizio, ma magari lo chiameranno riordino edilizio, con buona pace dei militanti grillini. Due vicepremier campioni di social laureati all'università della vita o della strada (a che serve studiare quando c’è google?) con la capacità di problematizzare di una particella di sodio nell'acqua Lete, che in due non hanno fatto una settimana di lavoro, espressione dell’inedita alleanza M5S-Lega. Eventualità, si ricordi, sempre negata in campagna elettorale. Un programma economico delirante, prodotto del brainstorming delle migliori menti pentaleghiste (definito da Zagrebelsky un compito di terza media) il cui costo, si è detto, è perlopiù coperto da slogan e nuovo debito. Se poi hai già oltre 2300 miliardi di debito pubblico, pari al 130% del PIL, il terzo al mondo senza essere la terza economia, vai esattamente verso il baratro.

Se siamo in questa situazione è per le politiche di deficit spending promosse per decenni fino a fine anni ‘80. Deficit spending che in italiano si traduce con gestione clientelare del consenso attraverso la spesa pubblica incontrollata o, più sinteticamente, totale ingiustizia generazionale. Ma mettiamo, per ipotesi, che ci siano le coperture e i margini finanziari per una manovra del genere, sarebbe auspicabile? A mio avviso, sono le priorità, le principali voci di spesa ad essere sbagliate. Reddito di cittadinanza a 750 euro quando oggi, in Italia, i giovani con un paio di contratti precari spesso non raggiungono nemmeno quella cifra? Abolire la legge Fornero, cosa anche giusta e condivisibile in linea di principio - gli esodati, pero, sono stati tutti comunque accompagnati progressivamente alla pensione - su pensioni però calcolate in larga parte con il sistema retributivo. Ma è davvero una priorità da finanziare con nuovo debito quando a un’intera generazione si è di fatto negata la possibilità stessa di una pensione meno che dignitosa? Passi che i diritti acquisiti non si possono toccare, ma continuare a scaricare tutti i costi sui giovani è giusto?

Il voto grillino è un voto anagraficamente giovane il che fa, di conseguenza, dei grillini il principale precipitato politico del malessere della generazione su cui hanno pesato tutte le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro succedutesi negli ultimi decenni e su cui, non bastasse, graverà il debito pubblico creato da quelle predenti. La politica economica delineata nel contratto di Governo continua a scaricare i costi su di essa. E’ una situazione paradossale: siamo infatti dinanzi a un gigantesco equivoco, un cortocircuito, che credo avrà pesanti conseguenze nel medioperiodo.

Dopo la, per molti versi sorprendente, calma piatta sui mercati finanziari durante la lunga e travagliata transizione, che dimostra come non si era preso sul serio il programma delle due principali anime del populismo italiano, trovate chiuse le porte a sinistra dal fuoco di sbarramento renziano – posizione che, nonostante il personaggio non mi piaccia affatto, giudico lungimirante, per motivi su cui spenderò due parole poi -, si è arrivati alla temuta fusione tra due forze che però da tempo stavano convergendo su posizioni per molti versi simili se non proprio sovrapponibili. L’incontro tra alcune delle menti migliori, dall’ex GF1 Casalino in giù, del populismo della penisola, è cronaca di qualche settimana fa, ha generato una supposta sintesi dei due programmi, una sorta di riedizione del contratto con gli italiani (il pensiero corre infatti inevitabilmente agli stanchi rituali dei contratti con gli italiani, puntualmente disattesi, così cari a Berlusconi e a quel poco che resta del suo elettorato), che in effetti sintesi non è, ma piuttosto una somma dei due in cui nessuno ha rinunciato a nessuna voce di spesa.

Quanto al "programma economico", le rassicurazioni di Tria, che, per calmare i mercati e gli analisti, giustamente preoccupati per la tenuta del paese, in Parlamento come sulle colonne del Corriere non parla che di continuità con Padoan a tal punto da sembrare doppiato dall’ex ministro dell’Economia. Con grande disappunto dei due vicepremier del “Governo del cambiamento” e dei di loro elettori . “So’ ragazzi!”, “Non dicono sul serio”, “Hanno sempre voglia di scherzare” si legge tra le righe degli interventi di Tria che sembra non aver nemmeno letto il programma della Ggente. Quanto a Savona, a lungo il principale candidato al dicastero di via XX Settembre - vittima del fuoco di fila incrociato del Quirinale, della Banca d’Italia e della BCE, declassato quindi agli Affari Europei - non è neanche il ritorno alla lira che non mi convince, ma questa strana voglia di dracma. Singolare però come i sovranisti, come preferiscono farsi chiamare oggi i nazionalisti e i fascisti di ieri, con la crisi dello spread da loro stessi indotta, abbiano de facto perso ogni residua sovranità economica.

Con l’aumento degli interessi sul debito pubblico, mentre più o meno tutto l’extra gettito fiscale della crescita economica è già impegnato nella sterilizzazione degli aumenti di Iva delle clausole di salvaguardia, il sentiero stretto ieri di Padoan e oggi di Tria si è fatto ancora più stretto. Le promesse elettorali, di conseguenza, rinviate, nella migliore delle ipotesi, sine die. Forte coi deboli e debole coi forti, nella migliore tradizione della peggiore destra italiana, Salvini, da grande maestro qual è nel mettere i diseredati gli uni contro gli altri, i penultimi contro gli ultimi, alza il tiro contro i migranti e i nomadi (i nemici interni). Una cortina fumogena per coprire i 49 milioni di soldi pubblici indebitamente percepiti dalla Lega e poi spariti e i soldi presi da una fondazione leghista da Parnasi (250.000 euro). Lo stesso costruttore che, per inciso, aveva come punto di riferimento a Roma un faccendiere pentastellato, cui erano state promesse false consulenze legali per 100.000 euro (le tangenti della ggente!). Si tratta di uomo a disposizione, l’ennesimo, molto vicino alla sindaca a 5 stelle Raggi e al capogruppo 5s in Regione. Su questi fatti ci sono ben due procure che stanno indagando ed è facile prevedere ulteriori sviluppi giudiziari. In attesa di sapere cosa ha portato la Lega a far entrare l'abolizione delle sanzioni alla Russia nel programma di Governo, c’è qualche milione di euro rientrato in Italia recentemente dal Lussemburgo su conti riconducibili ai seguaci di Alberto da Giussano, movimenti di denaro almeno sospetti segnalati dalla Banca d’Italia. Per non parlare dei 49 milioni di euro che la Lega ha fatto sparire.

Sempre per sviare l'attenzione dell’opinione pubblica, Salvini alimenta la polemica con Bruxelles, Berlino e Parigi (i nemici esterni), cui intende imputare l’impossibilità di mantenere le promesse elettorali, trovando un’utile sponda nell’ultraliberista Macron che, in crisi di popolarità in Francia, si presta al gioco molto volentieri. Inventandosi un’invasione che semplicemente non esiste, smentita com’è dai dati, Il Ministro dell’Interno, eletto in Calabria, a Rosarno, non solo non ha speso una sola parola che sia una fino a qualche giorno fa sulla criminalità organizzata, ma punta all'abolizione dei limiti all’uso del contante. Con grande giubilo, oltre che dei piccoli commercianti, la spina dorsale del voto leghista, della Mafia, della Camorra e della ‘Ndrangheta. Nel frattempo Di Maio, vicepremier composto per il 90% di acqua e per il restante 10 di ignoranza, arroganza e presunzione, un po’ per non farsi rubare del tutto la scena dall’ingombrante alleato, un po’ perché anche i suoi sono coinvolti pesantemente nella faccenda Parnasi, un po' anche perché l'orbace, diciamolo, per lui come per Di Battista, è una cara tradizione familiare, tenta di intimidire la RAI. Solo qualche settimana fa già Crimi minacciava, invano, di tagliare il finanziamento pubblico ai giornali (che, peraltro, si badi, nemmeno esiste). Il Governo, le dichiarazioni in libertà di molti esponenti del quale ci sono ad oggi costati una mezza finanziaria, è già passato alla storia per i danni fatti ancor prima di entrare in carica. Un record assoluto. Lo stesso Governo, il più social di sempre, ha fatto passare oltre due giorni prima di esprimersi sul brutale omicidio di un sindacalista immigrato freddato in Calabria. A volte i silenzi sono più eloquenti di tante parole. La sinistra si è gentrificata, non riesce più a emozionare. Da tempo ha disertato le periferie, diciamolo, appare incapace di parlare al popolo. Ma i fasciostellati pentaleghisti che augurano al presidente Mattarella di fare la fine di suo fratello, il presidente della Regione Sicilia Piersanti, vittima di un agguato mafioso e spirato tra le braccia di suo fratello Sergio, non sono il popolo, ma come la cosidetta white trash oltreoceano, la peggiore plebe. E quelli che ne intercettano il voto, ne alimentano strumentalmente le paure? Da sempre usano toni inaccettabili, in maggioranza o all'opposizione che siano, le parole sembrano non avere alcun peso per loro: ogni tre una è golpe. Dottinari e manichei, indignati per professione (o per contratto), ragionano come una setta. Tante certezze, nessuna competenza, nessun dibattito interno, tutti d'accordo col capo, a prescindere, anche prima di conoscerne la posizione. Sembra Forza Italia della prima ora, il cui leader, il vero padre di tutti i populisti del Belpaese, credo abbia una grande responsabilità storica. Lui ha aperto le cateratte, rompendo il cordone sanitario che aveva sempre tenuto fuori dall'area di governo l'estrema destra e che aveva sempre retto fino ad allora. E alimentando con la sua potenza mediatica gli istinti peggiori attraverso un linguaggio violento, razzista, sessista, omofobo e volgare (basti anche solo leggere i titoli della stampa di destra), che ora è definitivamente sdoganato nella prassi politica. Il popolo violento, ingrassato ad arte nell'ignoranza è il prodotto scientificamente creato tra via Bellerio e, soprattutto, Arcore dai media di destra, su cui Berlusconi ha tanto a lungo lucrato politicamente. Salvo poi rimanerne, finalmente, vittima a sua volta, ridotto com’è, tradito ed emarginato da figli perlomeno ingrati, a un Mastella qualsiasi. Con Salvini, che va all'incasso e capitalizza al massimo la bruttissima aria che tira e, i fasciostellati costretti ad inseguirlo su parole d’ordine e temi da questi imposti. A partire dagli attacchi vergognosi e le pressioni indebite su Mattarella, si inizia ad avvertire una reazione di parecchi che ultimamente sembravano quasi rassegnati al generale andazzo e alla pericolosa china che sta prendendo il paese, reazione che inizia a diventare apprezzabile anche su internet: accounts politicamente spenti da anni che tornano attivi. La satira di pagine con molto seguito li ridicolizza. Vedremo se si tratta di un fuoco di paglia o meno. Ma di qui a qualche mese molte cose possono cambiare.

Il centrosinistra, o quello che ne resta, pure in crisi di identità prima che di consensi, non dovrebbe però subire l’agenda del Governo, ma proporre un programma, di pochi, chiari e qualificanti punti genuinamente progressisti, di redistribuzione di redditi e di opportunità,in una parola di sinistra. Pensioni minime, incentivi a trasformare i part-time in full-time, i contratti a tempo determinato in indeterminato. Politiche in favore della natalità, asili nido gratis, assegni di maternità. Siamo al minimo storico di nascite, a rischio sono non solo le pensioni future ma, per il rapporto prospettico pensionati/lavoratori attivi, l'esistenza stessa di un minimo di Welfare. Nemmeno l’arrivo degli immigrati, al minimo da molti anni in qua, nonostante lo storytelling pentaleghista, riesce a tamponare la crescita negativa e l’invecchiamento della popolazione. Altro che flat tax, la più iniqua delle tasse perché non progressiva, ma regressiva, classista, la chimera berlusconiana di cui si è impossessata la Lega. La fenice che puntualmente risorge dalle sue ceneri e che da quasi trentanni è nel programma delle vecchie maggioranze forzaleghiste. Altro che università gratis per tutti, a prescindere dal reddito, come proposto da una sinistra in crisi di identità e in cerca di facili consensi. Borse di studio per ragazzi in condizioni di indigenza. Va garantito il diritto allo studio, compreso il diritto ad andare fuoricorso, a tutti coloro che non possono permetterselo. Nell'interesse di tutti.

Probabilmente il centrosinistra, ancora in stato confusionale, non sarà in grado di fare altro che intercettare lo scontento che credo inevitabile, quando sarà chiaro a tutti che il governo non è in grado di realizzare niente del tanto che è stato promesso. Sopravviverà grazie all’incapacità della Destra, proprio come ha fatto da che Berlusconi ha iniziato ad appestare il panorama politico del Belpaese. Non tutto il male però viene per nuocere. Personaggi come Salvini o la Meloni, che hanno costruito una fortuna non solo politica sulla pelle di questa povera gente e continuano a spargere odio, non sono però del tutto inutili. Anche i grillini che, di fronte alle dichiarazioni e alla politica di Salvini, che avvelena la vita politica italiana con parole d’ordine che pensavamo relegate al passate e che rimandano al Ventennio, per nulla a disagio come sono, preoccupati solo dei sondaggi, a qualcosa effettivamente servono.

Gli uni e gli altri dimostrano intanto come, anche in una società qualificata come post-ideologica, liquida o quant’altro, Sinistra e Destra, con quest’ultima più forte che mai dappertutto in Europa, non sono categorie del secolo scorso. Superate come qualcuno, grillini in testa – “né di destra né di sinistra” fino a ieri, i più subdoli nel panorama delle tante destre italiane, perché privi anche del coraggio di dichiararsi tali, prendendo consensi trasversali -, ha voluto farci credere. E niente più di questo governo fasciostellato pentaleghista lo dimostra definitivamente. L’equivoco è finito per sempre. I grillini sono stati finalmente costretti a gettare la maschera, mostrando il loro vero volto, chiaro da tempo agli osservatori più attenti. Appaiono, infine, anche a chi fino a ieri non vedeva, si illudeva, non voleva vedere o fingeva di non vedere, per quello che sono. Per concludere, la Sinistra appare dovunque in crisi. La Destra, al contrario, non solo esiste, ma è più viva che mai. Cavalca i socials, guida il governo e prende un mare di consensi. Le cambiali però sono a termine. E presto dovranno pagarle. La rabbia, in definitiva, è destinata a durare, ma non è detto che non si indirizzi altrove.

Commenti all'articolo

  • Di Truman Burbank (---.---.---.242) 20 settembre 2018 17:39
    Truman Burbank

    Suggestivo il titolo "Disonora il Padre", credo riferito al padre Berlusconi, disonorato da Renzi e dal PD. Anche se Silvio ha sempre rispettato il Patto del Nazareno, anche nella versione 2.0 che prevede di ostacolare Salvini con ogni mezzo, i piddini continuano a disonorare il loro padre. E poi, quando il renzismo crolla di colpo alzano gli occhi al cielo gridando: "Tradimento, tradimento!" Ieri era Badoglio, oggi sono Salvini e Di Maio.

  • Di paolo (---.---.---.49) 21 settembre 2018 10:21
    Bisogna ammettere che per uno che ama più leggere che scrivere, caro Giuseppe, lei ha messo un bel pò di carne al fuoco.
    La sua analisi, in larga parte condivisibile, a mio avviso però pecca soprattutto nel giudizio generale, ovvero che il M5S e Lega siano la causa di quello che lei in qualche modo definisce populismo fasciostellato postideologico, con uno scartamento culturale da abituale utilizzatore di google.
    La verità è che sia il M5S che la Lega sono l’effetto e non la causa.
    Il popolo italiano in larga maggioranza, e tra questi molti dotati di cultura costruita e certificata con lo studio, si sono stancati di essere presi per i fondelli da personaggi molto al di sotto di ogni sospetto, che però vantano curriculum da nobel, sociologi da salotto e politicanti da strapazzo, con relativo codazzo di "giornalisti" velinari al seguito.
    Per dare una qualche credibilità a questi due, che lei definirebbe renzianamente" scappati di casa", mi riferisco ovviamente a Salvini e Di Maio, basta ricordarsi chi sono stati e sono i vari Berlusconi e via a seguire fino a Renzi e Gentiloni, con relativo contorno di soggetti sui quali è meglio stendere un velo pietoso. Visto che poi lei tocca il tasto della cultura, le ricordo una certa Gelmini, ministro della scuola ecc.. che, esprimendosi con una ortografia incerta ( sono viaggiati), faceva viaggiare i neutrini in una galeria di 700 Km appositamente costruita; oppure, dopo un intermezzo con la Giannini che non passerà alla storia per meriti particolari, una certa Fedeli che ha ostentato un titolo di laurea fasullo.
    Può darsi tuttavia che lei abbia ragione nel prevedere un rapido epilogo infausto di questo mix di governo indubbiamente sui generis, ma la domanda da porsi semmai è come si può pensare seriamente di riaffidarsi a personaggi di quel genere.
    Comunque, siccome è sempre meglio esprimersi sui fatti che fare le Cassandre, direi che è consigliabile attendere ancora un pò prima di formulare giudizi.

    A meno che lei non ci suggerisca una illuminante soluzione alternativa.
    saluto

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