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Capitale nel XXI secolo: esce per Bompiani il bestseller mondiale di Piketty

Thomas Piketty, classe 1971, dottorato nel 1993 con Roger Guesnerie alla London School of Economics, assistant Professor al dipartimento di economia del Massachussetts Institute of Technologie dal 1993 al '95 era rimasto praticamente sconosciuto - nonostante la vincita del premio quale miglior giovane economista francese nel 2002 - fino alla pubblicazione dell'edizione in lingua inglese (quella francese è stata ignorata) del suo Il Capitale nel XXI° secolo, attuale bestseller mondiale assoluto di economia politica.
 
Il volume è una "summa" degli studi di Piketty, la distribuzione del reddito negli ultimi 250 anni, con il raffronto con altri 3 grandi economisti (Keynes, Ricardo e Marx) e 3 grandi scrittori (Balzac, Jane Austen ed Henry James). L'opera riprende in qualche modo il "piglio" di altre due tra le più grandi opere di economia politica in assoluto, La Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith, l'opera istitutiva di questa scienza e Il Capitale di Karl Marx: un'accurata analisi tecnica, sufficientemente semplificata da essere anche accessibile al grande pubblico e scritta in modo avvincente e trascinante. Con esse condivide anche il "dettaglio" utopistico, ne La ricchezza delle Nazioni era la mano invisibile giustificativa del "laissez faire" che avrebbe dovuto portare all'autoregolazione del mercato e che invece è stata istitutiva di quel monopolio tanto esecrato dallo stesso Smith; ne Il Capitale era l'oppressione alienante del sistema che necessariamente avrebbe portato alla rivolta degli espropriati ed all'espropriazione degli espropriatori ed anche qui all'autoregolazione del sistema e che invece ha semplicemente portato al passaggio dal capitalismo privato a quello pubblico, ancor più feroce...
 
Ne Il Capitale nel XXI° secolo si tratta invece di una risoluzione del problema grazie ad una semplice patrimoniale mondiale conseguibile grazie alla collaborazione internazionale di tutti gli Stati. Si uscirebbe così dal problema di fondo emergente dagli studi di Piketty, ovvero dal dato di fatto che negli ultimi 250 anni nei Paesi Occidentali e non solo il tasso di rendimento del capitale è stato costantemente superiore a quello di crescita dell'economia e che quindi le diseguaglianze sociali sono destinate ad accrescersi in futuro. Tuttavia è proprio questa tesi di fondo di Piketty a lasciare perplessi, infatti essa a rileggerli - e ne vale ben la pena - è la tesi già contenuta implicitamente ne La ricchezza delle Nazioni (si tenga presente che Smith scrive nel periodo di passaggio storico da ricchezza fondiaria a ricchezza industriale / finanziaria) ed anche e più esplicitamente in Marx dove è espressa sia nei celeberrimi due emicicli Merce - Denaro - Merce e Denaro - Merce - Denaro (volume I°), quanto più espressamente nell'analisi finanziaria nei volumi successivi postumi e curati da Engels. Niente di nuovo sotto il sole dunque, come già diceva Qohelet, ma il testo di Piketty si pone comunque come il miglior e più attuale aggiornamento di economia politica disponibile.
 
Bompiani adesso ne ha editato un'edizione italiana (952 pp), economica (22 Euro) ma validissima come suo costume. Le altre due - La ricchezza delle Nazioni di Smith e Il Capitale di Marx sono scaricabili gratuitamente in rete, sia in ligua originale che in italiano, da diversi siti.
Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Cesarezac (---.---.---.138) 10 settembre 2014 11:03

    Tutto giusto, tutti dovrebbero leggere quest’articolo, specialmente gli orfani del comunismo stalinista, cento milioni di morti, al confronto Hitler è una mammoletta.

    Le ideologie come tutte le confessioni religiose, sono l’alibi, il paravento, per i più sanguinosi misfatti, come le teste sgozzate degli islamici.
    Quanto al Fascismo, introdusse l’Italia nel novero delle grandi potenze, in pochissimi anni,creò importanti opere pubbliche e addirittura decine di città dal nulla pur con i mezzi tecnici molto limitati di allora, cosa che ha del miracoloso.
    Inoltre educò il popolo al rispetto dei valori, delle gerarchie, dei deboli, della scuola, del decoro pubblico, della patria.
    Tutto ciò allarmò Francia e Inghilterra che con le inique sanzioni spinsero Mussolini che non lo amava, nelle braccia di Hitler.
    Quanto al capitalismo, più che un’ideologia è libertà d’impresa e come tutte le libertà, necessita di limiti invalicabili.
    • Di francesco latteri (---.---.---.121) 11 settembre 2014 20:13
      francesco latteri

      Grazie del commento ed anche del "tutti dovrebbero leggere questo articolo", per il resto debbo però distanziarmi perchè travalica l’analisi economica e volge decisamente a interpretazioni ideologiche da cui mi distanzio. A comnciare da Smith - oggi visto come modello del libero mercato - l’obbiettivo di tutti gl’autori citati era quello di analizzare i rapporti economici (ovvero politici) al fine di cogliere i meccanismi propri dell’economia per realizzare una società più giusta ed equa. Tutti i citati - compreso e soprattutto e meglio di altri il da lei tanto vituperato Marx (ma mi consenta se lo rileggesse specie "Il Capitale" e ne vale la pena, lo separerebbe dal capitalismo di Stato che è stato realizzato in suo nome) - hanno fatto un eccellente lavoro di disamina, obbiettivo, basato sui dati reali (sia Smith che Marx si riferirono a quelli ufficiali sull’economia inglese) e abbastanza scevro da preconcezioni. Il problema è stato che - scoperta la ferocia inumana del capitalismo veda i morti fatti dal capitalismo manchesteriano e le condizioni da lager in cui erano tenuti i lavoratori dell’Inghilterra (e non solo) di allora - non si è stati capaci di additarne l’uscita per entrare in un mondo veramente nuovo ed umano. E qui c’è - come specificato nell’articolo - sì la preconcezione, l’ideologia e l’utopia: bastava laissez faire e la mano invisibile avrebbe aggiustato tutto, o inevitabilmente gl’espropriati ed i ferocemente oppressi si sarebbero ribellati (perché a questo il sistema conduceva) e tutto si sarebbe risolto. La Storia ha mostrato che così non è. Nessuno neanche le religioni cui lei fa riferimento sono riuscite a trovare un’alternativa economica... Non c’è riuscita neppure la scienza. E poi capitalismo privato, Manchester o Auschwitz che sia, o di Stato, i lager che si chiamino così oppure gulag, sono sempre carnai comunque.

    • Di (---.---.---.245) 7 ottobre 2014 20:40

      Prima i morti del comunismo erano 50 milioni ora sono diventati 100 milioni, magari tra qualche anno raddoppiano, chi lo sa. Ovviamente da bravo fascista sostieni che la colpa è sempre di qualcun altro. Mussolini poveretto è stato costretto da qualcun altro ad allearsi con Hitler ma lui era un sant’uomo, mica era lui che andava in giro a manganellare la gente o peggio a far fuori chi era contro il regime fascista. Mica mandava la gente nei campi di concentramento, lui, li mandava in vacanza come ha detto un idiota qualche tempo fa. I tedeschi lo minacciavano di pesanti ritorsioni se lui non avesse messo a loro disposizione gli uomini per andare a rastrellare i partigiani e farli fuori davanti al plotone di esecuzione. Ovviamente il fascismo ha fatto solo cose buone e bla, bla, bla, bla, le solite idiozie che si sentono alle quali ormai non crede più nessuno, perché la lezioncina che ogni volta ripetete a memoria come vi è stato insegnato a fare fin da bambini, non trova alcun fondamento storico, se non nei meandri vuoti delle vostre scatole craniche. Ma poi che c’entra col libro? Ma l’hai letto almeno? Oppure sei di quelli che giudicano un film solo dal titolo senza averlo visto?

    • Di francesco latteri (---.---.---.251) 7 ottobre 2014 20:49
      francesco latteri

      Qui non è mai stato fascista nessuno. Io sono qui a scrivere perché ai tempi del nazifascismo qualcuno ha nascosto mia madre che i nazisti avevano dichiarato vita indegna di essere vissuta. Procederò con denuncia per diffamazione presso i Carabinieri.

  • Di (---.---.---.245) 8 ottobre 2014 02:43

    Veramente io stavo rispondendo al signor Di Cesarezac che è un fascista dichiarato date le sue dichiarazioni, quindi lei che c’entra? Se non è in grado di capire che quello che ho scritto non era rivolot a lei, be’ il problema è solo suo. Se mai ci fosse una denuncia da fare quella dovrei farla io, per apologia di fascismo, che qualcuno forse non sa che è reato.

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