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Belcastro, Ivan Ciacci si dimette

Il sindaco di Belcastro, Ivan Ciacci, si dimette. Abbandona la poltrona di primo cittadino che ha occupato fin dal 2002, quando – com’è scritto nella sua biografia presente sul sito istituzionale dell’ente - subentrando ad una gestione commissariale riuscì nell’intento di assicurare, stando al tenore del suo profilo, “stabilità politica alla cittadina”. 

Quella stessa instabilità che lui, adesso, ripaga con la stessa moneta. Entro il 30 luglio, infatti, al termine dei venti giorni garantiti dalle norme sugli enti locali, se non rivedrà la sua decisione la prefettura di Catanzaro nominerà un commissario ad acta che traghetterà il Comune fino alle prossime elezioni. Al momento è retto dall’attuale vicesindaco, Antonio Mazzei.

Durante questi nove lunghi anni di governo Ciacci si ricorda il restauro dei monumenti storici maggiormente rappresentativi di uno dei borghi più antichi della Calabria, come la Chiesa della Madonna della Pietà, la Chiesa dell’Annunziata e il Castello dei Conti d’Aquino.
 
Un interesse per il risveglio culturale di Belcastro molto lodevole cui ha fatto da contrappeso, però, una gestione amministrativa non ugualmente meritoria. Poca l’attenzione dimostrata dall’Amministrazione alla viabilità, sia all’interno del tessuto urbano, sia rurale (l’economia del paese si regge principalmente sull’agricoltura) che, infine, per la strada provinciale che da Botricello raggiunge Belcastro e Petronà.
 
Lavori, questi ultimi, di competenza della Provincia di Catanzaro mai portati a termine durante la gestione del sindaco dimissionario. A questo si aggiunge l’atavica questione del Palazzetto dello sport. Un fiume di denaro finito in fondo al mare. Una cattedrale nel deserto. Mai aperto alle attività agonistiche. La raccolta differenziata dei rifiuti che non è mai decollata. Contemporaneamente alcuni provvedimenti presi dagli organi sovra comunali, come l’accorpamento della Scuola primaria e secondaria all’Istituto di Botricello con la contestuale perdita dell’autonomia, e il trasferimento della sede dell’Ipsaa dalla località Fieri a Sersale, hanno lasciato il segno alla progressiva decadenza della cittadina sotto il profilo politico e sociale.
 
A queste inefficienze amministrative si aggiungono alcuni fatti drammatici che hanno scosso la comunità belcastrese, come l’uccisione con un oggetto contundente di una signora anziana,Teresa Gualtieri, il 7 maggio 2009, da parte di ignoti che si sono introdotti nel suo appartamento quasi certamente per rubare. L’indagine della Procura è ancora ferma al palo. Ma soprattutto la morte commissionata a colpi di arma da fuoco ai danni di Silvano Talarico, di Belcastro, il 4 luglio 2008, mentre tornava con la propria moto dal lavoro che svolgeva nella vicina Petronà. L’inchiesta della Magistratura come sopra. Circostanze che già allora fecero pensare al sindaco di dimettersi. Di recente, dal mese di dicembre scorso, anche la sofferenza della parrocchia per la vacatio lasciata dall’ex prete, don Roberto Mastro, che Ciacci annovera tra i “dieci motivi” inviati al prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, per giustificare il suo gesto.
 
Tuttavia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per sua stessa ammissione, è il debito che Belcastro si trascina con la SoRiCal, la società di risorse idriche calabresi, che gestisce l’approvvigionamento idrico in quasi tutti i Comuni calabresi. Quasi mezzo milione di euro.
 
 

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