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Agricoltura urbana : città più verdi e più sostenibili

Le aree urbane nel mondo rappresentano oggi il 4% della superficie terrestre. Nel 2008 circa il 50% della popolazione mondiale viveva in ambienti urbani. La FAO ha stimato che nel 2030 la popolazione mondiale supererà gli 8 miliardi di individui, dei quali almeno l’80% , ovvero circa 6 miliardi e 400 milioni di persone, si troverà a vivere in aree urbane.

Ad oggi, alla classica geografia urbana, che noi tutti conosciamo, corrispondono situazioni ambientali che creano non pochi svantaggi per i cittadini. Consideriamo che una città europea di 1.000.000 di abitanti consuma 11.500 tonnellate di energia fossile al giorno con una emissione di CO2 (Anidride Carbonica) di circa ½ kg per ogni chilo di petrolio consumato per i diversi servizi dove è richiesta energia soprattutto per il trasporto, il riscaldamento e/o il raffrescamento. In particolare, l’eccesso di CO2 nelle aree centrali delle città origina il fenomeno della cosiddetta “Isola di calore” o, nella sua terminologia originale, “Heat Island Effect”, che, in pratica, si traduce in temperature più elevate nelle zone centrali delle aree urbane con alta densità di traffico o di costruzioni, che si traducono in condizioni disagevoli per i cittadini, in particolare per gli anziani e per i più piccoli. Consideriamo che 100 milioni di alberi, grazie al processo di fotosintesi clorofilliana, eliminano ogni anno dall’atmosfera terrestre 18 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2), con un risparmio di 300 milioni di euro per il condizionamento dell’aria negli edifici.

Almere, una città che si trova a circa 30 km da Amsterdam e con una popolazione di circa 200 mila abitanti, ha puntato tutto sull’autosufficienza energetica e sull’agricoltura urbana. Ad Almere la maggior parte delle case ha un orto ed esistono oltre 100 edifici passivi. Inoltre chiunque lo desideri può coltivare dei terreni che la Municipalità mette a disposizione delle associazioni. Detroit, negli Stati Uniti, ha un’area urbana di circa 4,3 milioni di abitanti e negli ultimi anni sta scommettendo su politiche di rilancio del “green” : edifici abbandonati ed ex fabbriche dismesse vengono convertiti in spazi per l’agricoltura urbana. Anche in Italia, per fortuna, si assiste finalmente a una sempre maggiore attenzione da parte dei cittadini per la coltivazione di piante sugli edifici, nelle aree cittadine e nei parchi. Sono presenti anche da noi molti esempi di iniziative a favore dell’agricoltura urbana, promosse soprattutto da associazioni private e da piccole imprese che operano nel campo del giardinaggio e dello “urban design”.

L’agricoltura urbana è, oggi, in forte ascesa, ed è concepita in vari modi. Essa è intesa non solo come creazione di orti urbani, ma anche come aumento di aree verdi nelle città, coperture vegetali per gli edifici (“Green & Roof and Walls”), integrazioni diffuse di alberi e parchi all’interno della superficie abitativa delle nostre città, con il fine ultimo di migliorare le condizioni ambientali e la qualità della vita per gli abitanti della città.

L’agricoltura urbana ha inoltre importanti risvolti sociali : gli orti urbani e le riqualificazioni ambientali sono motivo di aggregazione collettiva oltre che uno strumento per inserire il cittadino nell’ambiente in cui vive, trasformandolo in un cittadino attivo. Infatti il cittadino, lavorando e riqualificando uno spazio, percepisce che esso è bene comune e, come tale, va salvaguardato e tutelato e, in qualche modo, si crea un legame tra cittadino e territorio.

L’agricoltura urbana è un fenomeno in forte crescita in tutto il mondo e sicuramente, in futuro, diventerà parte integrante della produzione alimentare e dello sviluppo sostenibile delle città.

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