Sta per iniziare il 2026 e sarà un altro anno in cui ci impegneremo per rendere migliore questa unica vita che abbiamo a disposizione, convinti che la laicità sia lo strumento chiave e che tuteli anche chi non la pensa come noi. È tempo di bilanci, di valutare come sta cambiando il Paese e quanto ci sia bisogno di un’associazione come l’Uaar e delle attività che realizza grazie all’indispensabile sostegno di persone come te. Per questo, prima di iniziare, vorrei invitarti a prendere adesso la tessera 2026 o ringraziarti se l’hai già fatto.
Partiamo dalle ultime settimane. Siamo riusciti a impedire messe e attività religiose in orario scolastico, proprio quando i più alti esponenti istituzionali usavano il periodo natalizio per soffiare sul fuoco dell’identità nazionale nel nome del presepe e del crocifisso. Abbiamo fatto rettificare circolari di istituto che limitavano i diritti di chi sceglie di non seguire l’insegnamento della religione cattolica e dato supporto a genitori che si sono rivolti allo sportello S.O.S Laicità.
Sempre negli ultimi giorni del 2025 abbiamo avviato un’altra iniziativa legale, il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio che per noi è stata “una bella sconfitta”. Il tribunale amministrativo lo scorso aprile ha infatti respinto la nostra richiesta di eliminare l’inutile supplizio, foriero di documentati disguidi e discriminazioni, di frapporre cinque mesi d’attesa tra l’iscrizione scolastica e la consegna del “modulo C” per la scelta delle attività alternative all’Irc.
Al tempo stesso ha però stabilito che «le scuole devono contemplare nella propria offerta didattico-formativa, assieme all’insegnamento della religione cattolica, un insegnamento ad essa alternativo: ciò a prescindere se vi siano o meno studenti che intendano avvalersene» e che la programmazione di tale insegnamento alternativo «non sorge per effetto delle positive manifestazioni di preferenza dei non avvalentisi, bensì direttamente dal sistema normativo».
Da una sconfitta che ci auguriamo momentanea abbiamo così ottenuto importanti leve giuridiche che potremo usare e che mettiamo a disposizione di tutti per rendere laica la scuola pubblica. Su questo fronte, oltre alle iniziative legali, abbiamo agito con gli ormai consueti accessi civici per liberare i dati sulla non frequenza dell’ora di religione cattolica e che abbiamo reso pubblici lo scorso marzo. L’Irc è sempre sempre meno frequentato: nel 2023/24, ultimi dati disponibili, hanno scelto di non subire le lezioni conformi alla dottrina della Chiesa 1.164.000 studenti (+68 mila). Ed è spuntata la bella sorpresa dello storico sorpasso laico a Firenze, dove solo il 48% degli studenti resta in classe quando entra il docente scelto dal vescovo.
Il capoluogo toscano è stato anche protagonista del Giubilaco, il festival che ci voleva, una due giorni per respirare boccate d’aria fresca nell’asfissiante clima politico e mediatico di devozione per l’anno santo. Attiviste e attivisti di Firenze e Lucca non a caso hanno scelto sabato 20 settembre per dare il via alla fitta serie di incontri che hanno toccato temi quali l’aborto, il fine vita, la sessualità, la laicità della scuola, i costi pubblici della Chiesa e i rapporti privilegiati che intrattiene con lo Stato in virtù del famigerato concordato.
Tra i tanti vorrei sottolineare tre momenti salienti: la testimonianza di Mubarak Bala che ha ripercorso l’odissea giudiziaria subita in Nigeria per il reato di apostasia e blasfemia, trasmettendo la ferma e pacata determinazione di tornare in patria e renderla un posto migliore, nonostante le crudeltà e la prigionia che ha patito sulla propria pelle e che potrebbe fronteggiare nuovamente; l’assegnazione del Premio Lautsi alla ginecologa Elisabetta Canitano per i decenni di concreto e faticoso impegno per l’autodeterminazione sessuale e riproduttiva delle donne; infine l’evento di apertura, Caro Giubileo, durante il quale i docenti e ricercatori coinvolti hanno presentato il progetto dell’Università di Firenze che l’Uaar ha promosso e finanziato allo scopo di analizzare con rigore scientifico gli impatti urbanistici e giuridici, oltre a quelli sulle finanze pubbliche, del già citato (d)anno santo.
Non è stato l’unico contributo alla ricerca da parte dell’Uaar: a giugno abbiamo firmato una convenzione con l’Università “Sapienza” di Roma per finanziare una borsa di ricerca sulla tutela della libertà dei non credenti nel mondo, nell’ambito del Corso di Dottorato di Interesse Nazionale in Peace Studies e con la partecipazione dell’Università di Pisa.
Il Giubilaico è stata solo una delle centinaia di attività organizzate da circoli e referenti Uaar nel 2025: i Darwin Day che si sono tenuti in tutta Italia, da Catania a Venezia, da Palermo a Verona; le iniziative per il 20 settembre; la quarta edizione del Festival Margherita Hack organizzato tra novembre e dicembre dal circolo di Bergamo; gli stand Nessun Dogma alle fiere librarie a cura dei circoli di Livorno, Napoli, Palermo, Roma e Torino, oltre a quello al Lucca Comics&Games organizzato dal gruppo di Lucca e dal circolo di Firenze; le presentazioni di Scettici dell’islam, ultima uscita del progetto editoriale Nessun Dogma; l’incontro organizzato dal circolo di Venezia per i vent’anni del Premio Brian assegnato dall’Uaar alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e che quest’anno è andato a La grazia di Paolo Sorrentino (in programmazione nelle sale proprio in questi giorni). E poi la raccolte firme per l’eutanasia legale, i tavoli informativi a contatto con la cittadinanza, le partecipazioni ai Pride, gli incontri anche informali e conviviali tra socie, soci e persone che hanno a cuore ragione e laicità.
A giugno, al cimitero di Lambrate (MI), abbiamo partecipato alla cerimonia di inaugurazione dell’opera vincitrice del Premio Uaart, che rimarrà in esposizione permanente all’ingresso della sala del commiato. È stata donata dall’Uaar per valorizzare le ancora troppo poco diffuse sale per i funerali civili. In un paese dove atei e agnostici sono discriminati pure quando muoiono, l’Uaar si impegna infatti per ottenere dalle amministrazioni comunali una presenza capillare di luoghi in cui piangere la morte di una persona cara in maniera coerente con le convinzioni che aveva, senza vincolare la scelta tra un’inopportuna cerimonia religiosa e un ritrovo improvvisato in un angolo del cimitero.
È un tema che rientra fra quelli trattati durante i corsi per celebranti laico umanisti che l’Uaar ha organizzato anche nel 2025 all’interno di Cerimonie Uniche, progetto che punta a dare la possibilità di celebrare i momenti importanti della propria vita in maniera autentica e nel quadro di concezioni laiche, razionali e basate su valori esclusivamente umani.
Il 2025 è stato l’anno del nostro XIV congresso nazionale, che in marzo ha visto riunirsi a Rimini più di cento delegate e delegati da tutta Italia per confrontarsi e decidere democraticamente sulle linee associative, ma anche per scambiare esperienze e conoscersi di persona. A giugno, con una due giorni di incontri a Roma alla Casa internazionale delle donne, abbiamo invece celebrato i cinque anni di Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano, la nostra rivista associativa che ogni due mesi dal 2020 dedica le sue sessanta pagine a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato.
Obiettivi ambiziosi, perché la situazione politica è deprimente. Sono salite sul podio del nostro sondaggio per la peggior clericalata del 2025 tre imbarazzanti e retrograde scelte governative: la Bibbia a scuola, i cinque giorni di lutto nazionale per la morte del papa e la restaurazione della festa nazionale del santo patrono d’Italia.
Basterebbe davvero poco all’opposizione per smarcarsi. Invece non solo resta in silenzio, ma quando ha l’occasione vota in maniera compatta e devota assieme alla maggioranza, come accaduto in Parlamento nel caso del patrono. Uno scenario avvilente che contrasta con la crescente secolarizzazione della società: cala la frequenza dell’Irc, calano i matrimoni religiosi, calano le vocazioni, calano le firme per la Chiesa nell’8×1000 (e crescono quelle per lo Stato).
Il clericalismo sembra mantenere salde le proprie posizioni solo all’interno della classe politica. Ma quando è possibile agire dal basso le vittorie possono arrivare. È accaduto con l’approvazione da parte dell’Europarlamento dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) sottoscritta da più di un milione di persone per garantire l’aborto libero e sicuro in tutti i Paesi dell’Unione e promossa da My Voice, My Choice, progetto che l’Uaar ha sostenuto in rete con altre associazioni.
Un ultimo passo avanti del 2025 che vorrei ricordare riguarda le adozioni dei libri di testo per l’attività alternativa. Anche grazie alla nostra campagna di sensibilizzazione Libri per chi ha diritto di averli per il terzo anno consecutivo abbiamo documentato una decisa crescita delle classi della scuola primaria in cui i piccoli studenti che non frequentano l’Irc ricevono gratuitamente il libro per svolgere le due ore settimanali di materia laica. Abbiamo scritto agli istituti che hanno compiuto per la prima volta questa scelta nella direzione della pari dignità educativa e 17 di questi riceveranno in tutto oltre 700 libri donati dall’Uaar per coprire le classi rimaste scoperte. I pacchi sono pronti e le consegne avverranno a partire da gennaio.
Prima di salutarci qualche altra anticipazione. Stiamo acquisendo i dati aggiornati sulla frequenza dell’Irc dalle province autonome di Trento e Bolzano e dal Ministero dell’istruzione e del merito e a breve li renderemo pubblici, con statistiche territoriali e dettaglio scuola per scuola. Il 26 gennaio partirà il nuovo corso per celebranti laico umanisti (qui i dettagli e le modalità di partecipazione). Il 7 e l’8 febbraio si terrà nella nostra sede nazionae di Roma il Campus Uaar, un evento dedicato a coloro che si sentono parte attiva della nostra associazione e desiderano approfondire i temi della laicità ed entrare nel vivo delle nostre battaglie: per partecipare contatta il circolo o il referente Uaar più vicino a te.
In particolare a queste persone e a coloro che appoggiano l’Uaar con l’iscrizione o altre forme di sostegno voglio portare un sentito ringraziamento a nome dell’Associazione.
Con i migliori auguri per un felice, laico e civile 2026.
Roberto Grendene
Segretario Uaar
È sempre un bilancio impietoso quello che a fine anno emerge dal sondaggio on line sulla peggior clericalata dell’anno che l’Uaar propone dal 2019. Un viaggio da Nord a Sud in un’Italia le cui istituzioni – e i politici che le rappresentano – sono inclini a compiere azioni frequentissime contro il principio di laicità dello Stato.
A vincere per la peggior clericalata del 2025, tra le 51 selezionate, è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per avere ideato l’introduzione dal prossimo anno scolastico dello studio di un’antologia della Bibbia nelle scuole elementari, anche fuori dall’Insegnamento della religione cattolica. La proposta ideologica di Valditara, che paragona il testo sacro all’epica classica come l’Iliade e l’Odissea, è stata votata con il 24,75% delle preferenze.
Da oltre tre anni Valditara guida la scuola italiana verso una deriva confessionale più di quanto abbiano fatto altri suoi predecessori, con continui interventi a favore delle scuole paritarie cattoliche, dei docenti di Irc e contro l’ora di educazione sessuale. E infatti il pio ministro si è guadagnato anche il quinto posto del sondaggio per avere reso obbligatorio il consenso dei genitori sull’educazione sessuale a scuola.
Al secondo posto con il 10,89% si trova invece il governo Meloni che ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale per la morte di papa Francesco. Sul podio al terzo posto con il 6,93% c’è il Senato che dopo 50 anni, ha restaurato la festa nazionale di san Francesco d’Assisi il 4 ottobre.
Il patrono d’Italia, complice anche il decesso del papa che portava il suo nome, è stato protagonista di numerose clericalate della settimana: l’intitolazione del Ponte dell’Industria di Roma, la promozione da parte della Camera del Cantico delle Creature nelle scuole, la donazione da parte della Regione Abruzzo dell’olio per la lampada votiva del santo e infine la proposta di festa nazionale da parte dei deputati Lupi e Malagola, poi approvata dal Senato.
«Il governo dio-patria-famiglia – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – prosegue sulla strada del regresso, nel silenzio complice dell’opposizione, e la interminabile sequenza di “clericalate” diffuse dall’Uaar rende evidente questo degrado istituzionale. Tutto questo mentre la società è sempre più laica, basti pensare al calo costante dei matrimoni in chiesa, delle vocazioni, delle firme per 8×1000 per i vescovi e della frequenza dell’ora di religione».
Il primo numero della rubrica dell’Uaar “La clericalata della settimana” è uscito nel gennaio 2013 e da 12 anni ormai seleziona accuratamente ogni lunedì l’episodio peggiore – e a volte ridicolo – di sudditanza alla Chiesa cattolica messo in atto dalle istituzioni.
I dati del sondaggio si trovano qui.
Un approfondimento su tutte le clericalate di Valditara a pagina 7 del numero 4/2025 della rivista bimestrale Nessun dogma.
Ecco il nuovo numero del bimestrale dell’Uaar Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l’impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.
La copertina del numero 6/2025 elaborata da Paolo Ferrarini fa riflettere sul rapporto tra le religioni più rispettabili e le cosiddette “sette”: perché spesso le differenze, da un punto di vista laico, riguardano solo i numeri, la tradizione alle spalle, la rispettabilità sociale e l’influenza politica. Alcuni articoli hanno affrontato, da diverse angolazioni, la questione. La responsabile iniziative legali dell’associazione, Adele Orioli, destruttura il concetto stesso di setta facendo riferimento alla giurisprudenza. Il direttore della rivista Raffaele Carcano evidenzia quanto siano influenti politicamente anche gruppi minoritari (e settari) presenti dentro le religioni storiche.
In questa uscita abbiamo affrontato diverse tematiche. Il coordinatore del circolo Uaar di Forlì-Cesena Lodovico Zanetti affronta con ironia l’ennesima clericalata bipartisan, l’istituzione della festa nazionale di san Francesco. L’addetto stampa dell’Uaar, Daniele Passanante, denuncia il peso del confessionalismo anti-aborto nelle strutture sanitarie e dà conto dei tentativi di arginarlo (ad esempio con le cosiddette “safe access zone”). Il giornalista Federico Tulli fa un’inchiesta sui recenti affari immobiliari della Chiesa cattolica, in particolare per gli studentati. Paolo Ferrarini racconta le vicende di Ibtissame Lachgar, attivista marocchina per i diritti civili arrestata per offesa all’islam a causa di una foto in cui compare con una maglietta con la scritta “Allah is lesbian”, e la mobilitazione internazionale delle realtà laico-umaniste per ottenerne la liberazione. Inoltre parte dall’ultimo libro di Steven Pinker When Everyone Knows That Everyone Knows… per interrogarsi sul rapporto tra conoscenza comune e processi decisionali. Il chimico e divulgatore scientifico Silvano Fuso riflette sul rapporto contraddittorio tra scienziati e fede religiosa. Micaela Grosso, componente della giuria Uaar del Premio Brian, rilegge la strage del Circeo alla luce del libro di Edoardo Albinati (dall’evocativo titolo La scuola cattolica) e del film di Stefano Mordini che ne è derivato. La referente Uaar per la Spagna Federica Marzioni ripercorre alcuni fenomeni pop che in terre iberiche sempre più secolarizzate cercano di rinverdire un immaginario religioso. Dal canto suo Valentino Salvatore riflette sull’efferato assassinio di Charlie Kirk, giovane attivista della destra trumpiana integralista, e di come questa tragedia abbia scoperchiato il vaso di Pandora degli estremismi politici e religiosi negli Stati Uniti.
Su Nessun Dogma diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell’associazione. La nostra referente di Padova e divulgatrice scientifica Elisa Corteggiani fa un resoconto dell’impegno dell’Uaar per la campagna “Aborto senza ricovero”, lanciata dall’Associazione Luca Coscioni per garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza farmacologica. La responsabile circolo Irene Tartaglia stavolta ci presenta il circolo Uaar di Palermo. Diamo anche un resoconto del Giubilaico, l’evento che si è svolto il 20 e 21 settembre nei locali di Impact Hub a Firenze e che ha visto diverse conferenze, dibattiti e incontri su temi cari all’Uaar, come laicità, diritti, autodeterminazione. Un immenso grazie alle attiviste e gli attivisti che lo hanno organizzato! Il segretario nazionale Roberto Grendene ci aggiorna sulla campagna “Libri per chi ha diritto di averli”, tramite la quale l’Uaar dona testi di alternativa all’IRC alle scuole che ne fanno richiesta, e sul calo della frequenza all’ora di religione.
Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’Osservatorio laico dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. Impegnarsi a ragion veduta a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell’associazione sul territorio a cura della responsabile circoli Irene Tartaglia. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione Arte e ragione in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di Agire laico per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.
Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato Sette.
Mancano quasi due mesi, ma il Natale imperversa già da tempo nelle corsie dei supermercati. Che forse oggi rappresentano (insieme alla Rai) il principale canale di trasmissione dell’errato concetto che in Italia esiste da tempo immemorabile una sola religione. E dire che la sua assodata origine mediorientale qualche dubbio dovrebbe pur farlo venire, di tanto in tanto.
Eppure di religioni ce ne sono tante, veramente tante. Alcune sono enormi, altre non vanno oltre la dimensione di un gruppetto: le “sette”, venivano chiamate un tempo. Oggi, anziché descrivere anche le religioni come sette, si descrivono anche le sette come religioni. E forse è giusto così.
L’importante, per noi, è che tutte le religioni abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri: che, quindi, non vi siano quelle privilegiate e quelle discriminate, e che tutte siano ugualmente criticabili – e siano ugualmente punite, quando commettono crimini. Indipendentemente dalla loro antichità, dalla loro dimensione, dal loro radicamento sul territorio. E lo stesso ragionamento deve valere per l’attivismo incredulo, per i partiti, per le squadre e squadrette di pallone, per i club di ballo di quartiere, per qualunque organizzazione priva di scopi di lucro. Proprio perché siamo laici.
E visto che siamo laici, ci possiamo permettere anche il piacere di trattare, nello stesso numero, le religioni, le sette, il clericalismo di entrambe e il settarismo delle religioni. Sta per cominciare un nuovo anno, e per Nessun Dogma sarà il numero sette. Buona lettura, nel 2025 come nel 2026.
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino
La redazione
Consulta il sommario Acquista a €2 il numero in pdf Abbonati
Sei già socio? Entra nell’area riservata per scaricare gratis il numero in digitale!
Milano è stata spesso ribattezzata Gotham City dai suoi detrattori, ma che Batman, con tanto di costume da ordinanza, si aggirasse nella sua metropolitana è cosa del tutto nuova, di cui si è di conseguenza occupata di recente la stampa. Nelle foto a corredo si notava che Batman non indossava la consueta maschera (controvoglia e solo per non incutere soverchio timore, beninteso) e che a interpretarlo non erano né Clooney né Bale né Affleck.
L’attore nei panni dell’Uomo Pipistrello era infatti un meno noto professore ordinario di psicologia, tale Francesco Pagnini, nel bel mezzo di un esperimento sul campo a mero scopo di ricerca. Come ha spiegato egli stesso ai giornalisti, si trattava di cercare di rompere la routine quotidiana dominata dalla distrazione con l’irruzione di una presenza insolita, per verificare se così la consapevolezza del contesto presente aumentasse favorendo comportamenti altruistici tra gli astanti. L’esito, numeri alla mano, è parso confortante.
Resta il fatto che lo straordinario si manifestava nei panni di Batman. Gli occasionali seguaci del Cavaliere Mascherato in metropolitana potevano far pensare a quei bambini che, benché abbiano ormai capito benissimo che Babbo Natale non esiste, si aspettano che porti loro i regali. È quella propensione all’autoinganno speranzoso che i buontemponi riassumono con la formula “non è vero ma ci credo”.
Forse avrebbe funzionato anche qualunque altra presenza inattesa? Che si trattasse di un uomo in costume, di un supereroe e di Batman in particolare è irrilevante? Non sarebbe cambiato nulla se nel vagone della metropolitana fossero entrati Wonder Woman o il Pinguino, Shrek o Alien? Joker non avrebbe al contrario rischiato di aizzare le folle in modo disfunzionale? Ma poi Joker è davvero cattivo o sono gli altri che lo disegnano così?
Il Fatto Quotidiano al proposito titola: Occhio al pipistrello: se c’è lui nella metro il nostro comportamento migliora: cos’è l’effetto Batman. Poi insiste: «Anche nella metro di Milano l’ombra di Batman spaventa i cattivi e incoraggia i buoni, facendoci tutti comportare un po’ più civilmente».
Pure La Repubblica azzarda che «Trovarsi di fronte, all’improvviso, un “supereroe”, ci rende più altruisti». E a sua volta titola: Effetto batman, più altruisti se ci appare un supereroe. Tanto che persino Pagnini alla fin fine deve concedere alla testata che «È anche possibile che la figura del supereroe abbia potenziato la rilevanza dei valori culturali, dei ruoli di genere e delle norme di aiuto cavalleresco, in linea con la ricerca sull’effetto “innesco” correlato ai supereroi: la figura di Batman potrebbe cioè svolgere un ruolo di innesco prosociale».
Avvenire approfondisce con proprie riflessioni, richiamandosi a due antropologi che in un recente saggio «analizzano il “costume da supereroe” come oggetto antropologico, mediando tra finzione e realtà, tra corpo e identità, tra “maschera” e “ruolo”. In quest’ottica il costume diventa una specie di “armatura simbolica”. Dal punto di vista antropologico, i supereroi [sono] figure mitiche che funzionano come modelli di comportamento e moralità».
Colpisce pure un altro particolare che Pagnini ci tiene a rimarcare nell’intervista rilasciata al Corriere della sera: «Il 44 per cento di chi ha ceduto il posto nella condizione sperimentale ha affermato di non aver notato Batman. Ma in qualche modo, che stiamo analizzando, la mia presenza ha cambiato l’ambiente sul vagone e promosso una maggiore pro-socialità, cioè il sintonizzarsi maggiormente sui segnali sociali che abbiamo intorno e magari agire con altruismo».
Questo aspetto non è molto chiaro (come ammette per primo lo stesso studioso). C’è una misteriosa perturbazione di campo? Una oscura tendenza all’emulazione e al conformismo? Si viene contagiati dall’aumento di consapevolezza e “magari” dall’attenzione per i bisogni altrui e dalla propensione ad aiutarli?
Anche se il professore col mantello asserisce di non essersi ispirato a nessuno, non possiamo esimerci dal sollevare delle altre questioni non nuove, incoraggiati dal fatto che egli insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e che il quotidiano dei vescovi è più volte tornato sul suo esperimento proprio al principio del calendario dell’Avvento (secondo il dichiarato punto di vista dell’antropologia ovvero, stando a Feuerbach, il medesimo della teologia).
L’esistenza di un essere superiore, buono per definizione, dovrebbe indurre al bene? Bisogna che questo essere sia anche un giustiziere inesorabile? Basta che la sua presenza sia solo rappresentata da figure fittizie o evocata da persone bizzarramente abbigliate? Occorre al proposito una credenza profonda o almeno pubblicamente dichiarata? Oppure è sufficiente che appaia essere avvertita o allusa da chi ci sta vicino? Cambia qualcosa se in cuor proprio si è persuasi che in realtà non esiste alcun essere del genere? Forse in quest’ultimo caso si è malvagi o etichettabili come tali dalla comunità? O si è pure davvero in qualche modo più inclini a condotte asociali?
Com’è ovvio, su argomenti del genere è già disponibile una letteratura specialistica ma qui ci permettiamo di ignorarla come nulla fosse (mentre lo studio in questione nelle note bibliografiche deve rinviare almeno all’articolo God is watching you: priming god concepts increases prosocial behavior in an anonymous economic game, con tra gli autori quell’Ara Norenzayan che pure i lettori di lingua italiana conoscono per Grandi dei. Come la religione ha trasformato la nostra vita di gruppo).
Persino nell’ambito della teologia e della morale cattolica una influente tradizione ha insistito che il bene autentico si opera senza secondi fini, per amore del bene in sé, e non certo per timore di una punizione divina. Per salvare capra e cavoli anche i semplici parroci postconciliari hanno sempre ammonito i bimbi che bisognerebbe fare il bene per amor di Dio, Egli Stesso Bene e Amore.
Torna tuttavia in mente una drastica affermazione di un illustre studioso, sia pure versato in tutt’altre materie, Steven Weinberg: «La religione rappresenta un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. Ma perché i buoni facciano del male, occorre la religione».
Chissà che ne pensa il professor Francesco Pagnini e chissà se un giorno o l’altro potrà rivelarcelo francamente.
Andrea Atzeni
La politologa Flavia Restivo fa emergere nel suo libro “Gli svedesi lo fanno meglio” l’arretratezza del nostro Paese in materia di educazione sessuale e affettiva. L’abbiamo intervistata sul numero 3/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Ha trent’anni, Flavia Restivo, ma è già un’affermata politologa e attivista, fondatrice del progetto Italy Needs Sex Education: L’Espresso l’ha inserita tra gli under 30 che stanno cambiando l’Italia.
A marzo è uscito per Rizzoli il suo libro Gli svedesi lo fanno meglio. Come un’educazione affettiva e sessuale di stampo nordico può cambiare il nostro Paese (in meglio). Un titolo che non lascia adito a fraintendimenti, un vero e proprio manifesto civile. Le abbiamo rivolto qualche domanda in merito.
Perché, volendo trattare di educazione sessuale e affettiva, ha scelto come esempio la Svezia?
Perché la Svezia rappresenta non solo un modello virtuoso, ma un vero laboratorio sociale di lungo corso. Parliamo di un Paese che ha introdotto l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole già nel 1955, aggiornandola costantemente con l’evolversi della società: oggi include tematiche come il consenso, la parità di genere, il rispetto delle differenze e la prevenzione degli stereotipi. Non è solo una questione di “sesso”, ma di democrazia educativa e benessere collettivo. La Svezia dimostra che parlare di sessualità in modo serio, strutturato e senza giudizi rende le persone più consapevoli, più libere e – come suggerisce anche il World Happiness Report – più felici.
Dati alla mano, l’Italia è invece il fanalino di coda tra i Paesi dell’Europa occidentale. Per quali ragioni?
In Italia manca una legge nazionale sull’educazione sessuoaffettiva. L’approccio è disomogeneo, sporadico e spesso lasciato all’iniziativa delle singole scuole o associazioni. Le cause? Un mix tra cultura del silenzio, disinformazione, retaggi patriarcali e una pesante ingerenza della religione cattolica nelle scelte politiche. È un Paese che ha paura di nominare il corpo, il desiderio, le emozioni. E chi ha paura di nominarle, non sa nemmeno come affrontarle.
Quali sono le conseguenze culturali e sociali del tanto ritardo accumulato?
Le conseguenze sono ovunque: nella violenza di genere che esplode tra i giovanissimi, nella diffusione della pornografia come unica “fonte educativa”, nell’imbarazzo di molti adulti nel parlare con i figli, nella mancanza di conoscenza sul consenso, nell’ansia relazionale diffusa, nei numeri allarmanti su bullismo, revenge porn e discriminazioni. E tutto questo ha un prezzo enorme in termini sociali, emotivi, sanitari ed economici.
Nel libro elenca anche le normative che i vari Stati hanno con l’insegnamento della religione. Quale ruolo gioca il cattolicesimo nell’arretratezza italiana?
Un ruolo chiave. Il problema non è la fede in sé, ma la sovrapposizione costante tra politica e dettami della chiesa cattolica. L’Italia non è, nei fatti, un Paese laico. Questo frena da decenni ogni tentativo di riforma strutturale sull’educazione affettiva e sessuale. Si preferisce continuare a destinare ore all’insegnamento della religione cattolica, spesso gestito in modo dogmatico, piuttosto che investire su una formazione trasversale e scientificamente fondata. In altri Paesi a maggioranza protestante, questa ingerenza non esiste, e si vede.
Nello stesso tempo si moltiplicano già ora i tentativi di infilare nei programmi scolastici anche qualche lezione di “sessualità alla cattolica”. Cosa ne pensa?
Credo sia pericoloso. L’educazione sessuale non può essere un’ora di catechismo travestita. Inserire corsi di “sessualità alla cattolica” rischia di rafforzare sensi di colpa, stereotipi di genere e visioni moraliste del corpo e del desiderio. È giusto parlare di valori, ma devono essere valori universali come il rispetto, il consenso, l’autodeterminazione. L’educazione sessuale non è un terreno ideologico, è un diritto. E come tale va protetto.
Come si colloca, in questo contesto, l’ossessiva campagna politica contro i libri Lgbt-friendly e la presunta “ideologia gender”?
È la conseguenza diretta della paura del cambiamento. Alcuni movimenti politici e culturali hanno bisogno di costruire un nemico immaginario – l’“ideologia gender” – per rafforzare un’identità reazionaria. In realtà, parlare di orientamento sessuale, identità di genere, famiglie diverse non è propaganda: è rappresentazione della realtà. Censurare libri, bandire favole inclusive, attaccare i docenti che parlano di diritti significa negare l’esistenza di milioni di persone. E alimentare un clima d’odio.
A larghissima maggioranza, gli italiani chiedono che l’educazione sessuale sia impartita nelle scuole. Non tutti, però (soprattutto se sono adulti di sesso maschile), brillano per apertura mentale. Uno stereotipo diffuso vede la Svezia come il paradiso del sesso libero, più che del sesso consapevole: non c’è il rischio che qualcuno faccia confusione?
Sì, il rischio c’è. Ma nasce proprio dall’ignoranza sul significato di “educazione sessuale”. Non si tratta di “insegnare a fare sesso”, ma di educare alla consapevolezza, alla cura di sé, al rispetto dell’altro. La sessualità non è solo atto fisico: è relazione, comunicazione, identità. In Svezia non c’è più libertà in senso caotico, c’è più alfabetizzazione emotiva. Il sesso libero può esistere anche dove regna il patriarcato; il sesso consapevole nasce solo dove c’è educazione.
Perché è importante che si parli anche dell’affettività, oltre che della sessualità?
Perché siamo esseri complessi, e il desiderio non è separabile dalle emozioni. Parlare solo di contraccezione o rischi sanitari riduce la sessualità a un problema da evitare. Parlare anche di affettività – di emozioni, consapevolezza, relazioni sane – significa fornire strumenti per vivere meglio sé stessi e gli altri. È questo che può fare la differenza, anche in termini di benessere mentale.
Quali reali possibilità ci sono che una buona legge venga approvata non diciamo subito, ma quantomeno nei prossimi anni?
Non sarà facile, ma non è impossibile. I sondaggi ci dicono che c’è una maggioranza trasversale di cittadini favorevoli. Le nuove generazioni sono più aperte. Servono però una classe politica coraggiosa e un’opinione pubblica informata. La pressione culturale deve salire dal basso: genitori, insegnanti, studenti, associazioni. Cambiare l’immaginario collettivo è il primo passo. Non sarà un decreto legge a cambiare tutto, ma una rivoluzione educativa può partire anche da lì.
Intervista a cura della redazione
Iscriviti all’Uaar Abbonati Acquista a €2 il numero in digitale
Sei già socio? Entra nell’area riservata per scaricare gratis il numero in digitale!
AgoraVox Italia