La vicenda della “famiglia nel bosco” ha diviso l’opinione pubblica e ha fatto emergere alcune problematiche di uno stile di vita “alternativo”. Affronta il tema con lucidità laica Micaela Grosso sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Nel settembre 2024, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, una famiglia anglo-australiana ha vissuto un’esperienza divenuta celebre. Parliamo di una vicenda che ha spaccato in due l’opinione pubblica e che avrebbe dovuto far riflettere chiunque sul confine tra scelte di vita alternative e negligenza: tutti e cinque i membri del nucleo familiare sono finiti in ospedale per intossicazione da funghi velenosi.
Il 23 settembre, dopo aver consumato un pranzo a base di russule raccolte nel bosco, l’intera famiglia ha accusato sintomi, gravi, di avvelenamentoì. I tre bambini, di età compresa tra i sei e gli otto anni, sono caduti in preda agli spasmi. Ma il dettaglio più agghiacciante è un altro: i genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, non hanno chiamato il 118, ma a farlo è stato – per fortuna – un amico che li ha trovati in quelle condizioni. Quando i primi soccorritori sono arrivati sul posto, le condizioni di Catherine erano talmente serie che è stato necessario interpellare l’elisoccorso. L’intera famiglia è stata divisa e trasportata in due ospedali diversi, a Chieti e Vasto, dove solo grazie alle lavande gastriche si è evitato il peggio.
I funghi responsabili dell’avvelenamento erano due tipi di russule tossiche e in parte velenose: la Russula torulosa e la Russula emetica, che ai non esperti appaiono simili ad altre russule commestibili. Una dimostrazione plastica di come in realtà non necessariamente chi si proclama “figlio della natura”, come i due genitori della famiglia in questione, sia competente in materia di natura stessa o conosca adeguatamente ciò che raccoglie e mangia.
Nelle settimane successive, Catherine ha cercato di minimizzare l’accaduto sostenendo si fosse trattato «solo di indigestione», una versione che stride drammaticamente con la necessità di un intervento tempestivo e lavande gastriche d’urgenza. Eppure, da questa vicenda che grida trascuratezza, è nato uno dei casi mediatici più grotteschi e rivelativi dell’Italia contemporanea, capace di trasformare due adulti che hanno messo a rischio la vita dei propri figli in simboli romantici di una purezza perduta.
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham hanno scelto di vivere in un rudere fatiscente privo di acqua corrente, elettricità, gas e servizi igienici interni. Il loro bagno interno era stato trasformato in un bagno a secco esterno «per adeguarlo a modalità di vita rispettose dell’ambiente», secondo quanto riportato dal sindaco di Palmoli. Acqua non potabile prelevata da un pozzo, un pannellino fotovoltaico per affrontare gli inverni rigidi dell’Appennino abruzzese, neanche l’ombra di socializzazione per i bambini e istruzione parentale in una famiglia in cui, come emerso successivamente, i genitori stessi hanno ammesso di non aver compreso l’ordinanza del tribunale perché «scritta in italiano». Recentemente, a dirla tutta, si sarebbe scoperto che i bambini sono addirittura analfabeti.
I Trevallion vivono una sorta di religione di Madre Natura ma, come visto, evidentemente non la conoscono così bene. Soprattutto non conoscono i funghi che raccolgono e che poi danno da mangiare non solo a sé stessi, ma anche ai propri figli. Ma invece di sollevare interrogativi sulla capacità di questi genitori di proteggere i propri figli, in Italia è scattato il riflesso condizionato dello scandalo al contrario: «Poveri, puri, senza smartphone, lontani dalla scuola che forma automi». La narrazione perfetta per chi non ha letto una riga degli atti processuali ma ha già pronta la propria opinione preconfezionata, condita di antimodernismo e diffidenza verso lo Stato.
Sull’avvelenamento è partita la prima indagine dei carabinieri, che hanno poi allertato i servizi sociali aprendo la trafila giuridica approdata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Quando i servizi sociali, colpevolmente impegnati a fare il proprio lavoro, sono intervenuti, hanno scoperto un quadro preoccupante: oltre alle condizioni abitative inadeguate, i bambini non avevano un pediatra di riferimento, non erano completamente vaccinati (pur avendo ricevuto, pare, alcune vaccinazioni alla nascita) e vivevano in una situazione di «sostanziale abbandono» secondo le relazioni ufficiali. Il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha quindi disposto l’allontanamento dei tre bambini, che sono stati trasferiti in una comunità educativa insieme alla madre per un periodo di osservazione.
La risposta dell’opinione pubblica italiana è stata immediata e spettacolare: petizioni, video virali sui «ladri di figli», teorie complottiste su presunte lobby dell’eolico che vorrebbero espropriare il terreno e ovviamente l’immancabile intervento della politica.
Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha cavalcato la vicenda con la sua consueta, raffinata sensibilità istituzionale e ha dato il suo prezzo definendo l’accaduto «un sequestro di tre bambini portati via in maniera indegna» e concludendo con un postscriptum significativo: «Assistenti sociali, avvocati e giudici sono sempre attesi nei campi Rom abusivi di tutta Italia». Un delicatissimo paragone razzista che rivela l’approccio selettivo alla legalità: famiglia bianca anglo-australiana in condizioni igieniche precarie? Eroi da difendere. Rom nelle stesse condizioni? Problema da sgomberare.
Mentre dilagavano i video romantici della famiglia felice intorno alla tavola (perché, come ci insegna il caso Franzoni, le foto sorridenti prima di una tragedia non significano nulla), emergevano dettagli inquietanti della vicenda. Durante i tentativi dei servizi sociali di garantire assistenza sanitaria ai bambini, Nathan Trevallion ha avanzato una richiesta che definire arrogante è riduttivo: 50.000 euro per ogni figlio, per un totale di 150.000 euro, come “garanzia” per permettere visite mediche, prelievi del sangue e una valutazione neuropsichiatrica infantile.
Stando all’opinione del sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, questa richiesta è stata avanzata «in maniera provocatoria», ma rivela un atteggiamento di fondo profondamente problematico: i genitori hanno sistematicamente rifiutato ogni forma di collaborazione con i servizi sociali, impedendo l’accesso all’abitazione e il contatto diretto con i minori. Avevano concordato un percorso condiviso con il Comune per la ristrutturazione della casa, visite sanitarie e incontri psico-educativi settimanali, ma hanno successivamente dichiarato di «non essere più interessati».
Ed ecco il colpo di scena finale: di fronte alla prospettiva di perdere i figli, la comunità locale si è mobilitata. Giuseppe Masciulli ha offerto gratuitamente alla famiglia un’abitazione in paese con tre camere da letto, cucina, soggiorno, due bagni completi, tutte le utenze, riscaldamento a metano e caminetto a legna. Si è organizzata una colletta per ristrutturare il casolare nel bosco. La famiglia ha accettato entrambe le offerte.
Il paradosso è stridente: in un Paese che manca di asili nido e fondi essenziali, si materializza magicamente un casale gratuito per chi ha rifiutato ogni aiuto istituzionale e messo a rischio la vita dei propri figli. Questa è, chiaramente, la solidarietà selettiva dell’Italia delle emergenze emotive, che ignora sistematicamente le povertà quotidiane ma si commuove per i “pionieri del niente” purché abbiano la pelle del colore giusto.
Secondo quanto circolato nel dibattito pubblico, Catherine Birmingham si presenterebbe come “curatrice” e guida spirituale, offrendo servizi di “healing” e consulenze che spaziano dalla rielaborazione di traumi alla guarigione energetica sino a giungere alla capacità di rintracciare animali smarriti, in un catalogo che mescola lessico pseudoscientifico e pratiche esoteriche.
Il contrasto con la retorica anti-sistema sarebbe evidente: mentre si celebrava la vita essenziale nei boschi lontana dalle “perversioni del mondo moderno”, si utilizzerebbero piattaforme digitali e sistemi di pagamento elettronico per monetizzare servizi non sottoposti ad alcun controllo deontologico o scientifico. Da un lato si rifiuterebbero vaccini e pediatri, dall’altro si sfrutterebbe internet per vendere “guarigioni” che si collocano fuori da ogni verifica.
La vicenda solleva interrogativi scomodi. Perché due australiani hanno scelto di vivere questa vita “naturalistica” proprio in Italia e non in Australia, dove le normative sulla tutela dei minori avrebbero probabilmente posto limiti più stringenti fin dall’inizio? Perché chi predica il ritorno alla natura e la vita senza contaminazioni poi usa smartphone e computer per lavorare online? E soprattutto: perché chi non riesce a comprendere un’ordinanza in italiano si arroga il diritto di fare istruzione parentale ai propri figli, e poi non è nemmeno in grado di alfabetizzarli?
La realtà è che la “famiglia nel bosco” è diventata uno specchio deformante delle contraddizioni italiane: l’antimodernismo ideologico, la diffidenza verso le istituzioni, il razzismo selettivo, la tendenza a trasformare ogni vicenda giudiziaria in una battaglia ideologica senza conoscere gli atti. Nel frattempo, i protagonisti di questa storia hanno ora accettato di vaccinare i figli e di permettere un’insegnante per l’istruzione domiciliare, dimostrando che forse non erano poi così contrari alla modernità quando il prezzo da pagare si fa concreto.
Ora che la famiglia Trevallion-Birmingham ha ottenuto un’abitazione gratuita e la comunità si è mobilitata per ristrutturare la loro proprietà, forse è il momento di chiedersi: quante altre famiglie in difficoltà, italiane, senza l’aureola romantica del “ritorno alla natura” e senza il privilegio della pelle bianca, avrebbero ricevuto lo stesso trattamento? La risposta, purtroppo, la conosciamo già. E dice molto di più sulla società italiana di quanto qualsiasi discorso sul “buon selvaggio” potrebbe mai rivelare.
Micaela Grosso
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Ecco il nuovo numero del bimestrale dell’Uaar Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l’impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.
La copertina del numero 1/2026 di Paolo Ferrarini vuole rappresentare l’influenza che ha ancora la Chiesa anglicana dentro le istituzioni del Regno Unito, nonché l’anacronismo di questa situazione in un contesto laico e moderno. Alcuni articoli di questa uscita trattano la questione. Valentino Salvatore tratteggia la storia e le evoluzioni recenti del confessionalismo anglicano, ora declinato in chiave multiculturalista, e delle sue contraddizioni molto evidenti in un Paese sempre più secolarizzato. Nicola Nobili si dedica invece alle diatribe interne della confessione anglicana, con la prospettiva sempre più concreta di uno scisma per le divergenze su temi come coppie lgbt e ordinazione delle donne.
In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. La responsabile iniziative legali Adele Orioli esamina in punta di diritto la questione dell’impazzare dei riti religiosi a scuola, soprattutto durante le festività. L’avvocato Alessandro Cirelli fa il punto sulla questione del fine vita in Italia, in particolare sui limiti imposti alle Regioni e sui rischi di una legge clericale a livello nazionale. Il nostro addetto stampa Daniele Passanante tratta dei corsi prematrimoniali laici organizzati da diversi Comuni e dell’avanzamento dei matrimoni non religiosi. Il giornalista Federico Tulli fa un’inchiesta sull’ennesimo privilegio clericale: l’esenzione dalle tasse universitarie per i membri permanenti di ordini religiosi cattolici. La referente per l’Uaar in Spagna Federica Marzioni presenta il caso di una fondazione cattolica che a Madrid si è segnalata per la sua vistosa “conversione” alla speculazione edilizia, emblematico del peso che ha l’immobiliarismo clericale sulla vivibilità in tante città. Il direttore della rivista Raffaele Carcano riflette su come interpretare il “paradosso nordico” e di come questo sia usato come paravento dai clericali nostrani per frenare qualsiasi avanzamento sull’educazione sessuale e affettiva. In questa uscita vi presentiamo inoltre la traduzione di un articolo di Nathan H. Lents e Samantha Vee, tratto da Skeptical Inquirer, che approfondisce i modi in cui la rivoluzione darwiniana sta impattando sulla medicina. Il chimico e divulgatore Silvano Fuso tratta la questione, sempre più sentita, dell’impatto che gli articoli scientifici ritirati possono avere sulla credibilità della ricerca. Paolo Ferrarini ci invita a riflettere sullo sdoganamento della “stronzaggine”, soprattutto a opera della destra populista. Dal canto suo Micaela Grosso dedica una impietosa disamina al caso della “famiglia nel bosco”.
Su Nessun Dogma diamo spazio anche alle attività e alle iniziative dell’associazione. La responsabile circolo Irene Tartaglia stavolta ci presenta il circolo Uaar di Bologna.
Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’Osservatorio laico dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. Impegnarsi a ragion veduta a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar ha fatto e sta facendo in concreto. La carrellata delle attività dell’associazione sul territorio a cura della responsabile circoli Irene Tartaglia. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione Arte e ragione in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di Agire laico per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.
Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato Brexit.
Sono passati dieci anni da quando i cittadini del Regno Unito decisero, in un referendum, di uscire dall’Unione europea. A dirla tutta, però, la Manica si stava allargando già da molto tempo. Il quadro istituzionale di quel Paese è rimasto fermo alla regina Elisabetta (la prima, non la seconda), e rimane l’unica nazione europea in cui i vescovi siedono ancora in parlamento, con il capo di Stato che è anche bizzarramente capo dell’altrettanto curiosa Chiesa di Stato.
L’anomalia britannica ci insegna che anche le più antiche e solide democrazie, se non si rinnovano, rischiano pian piano di appassire. Ma ci insegna anche che il rinnovamento può essere altrettanto irrazionale, tra le derive sempre più marcate in favore del comunitarismo religioso e la svolta verso il nazionalismo cristiano di estrema destra. Quest’ultima sarebbe l’ennesima scelta stravagante: risolvere i guai creati dalla Brexit premiando chi l’ha voluta.
Paradossalmente, però, in tal modo governerebbero forze politiche che, in Europa, al potere ci sono già. In Italia, per esempio. Dove alcuni ministri promuovono politiche del tipo “niente sesso, siamo clericali”, e dove canti religiosi, messe e presepi imperversano in contesti pubblici più spesso della pioggia a Londra. E dove è emigrato il papà (inglese) della “famiglia nel bosco”.
OK: gli inglesi ci hanno dato anche tante nozioni utili, a partire dal darwinismo. Confidiamo che riflettere sulle loro vicende (e, come sempre, su tante altre) si possa rivelare proficuo – per quanto non altrettanto rivoluzionario.
Leila, Massimo, Micaela, Paolo, Raffaele, Valentino
La redazione
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Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del Comune dell’Aquila che
Nell’ambito del progetto quest’anno nella sala conferenze di Palazzo Margherita, sede del Comune, c’è stata la presentazione di un gioco da tavolo, chiamato “Gioco del 99” (che richiama il numero di castelli fondatori della città). Per l’occasione sono intervenuti il sindaco Pierluigi Biondi (presidente del Comitato Perdonanza), il vicesindaco e coordinatore dello stesso comitato Raffaele Daniele, il giornalista e referente del progetto per il comitato Alberto Orsini. L’elaborazione del gioco clericale ha visto il coinvolgimento di oltre 500 studenti di più di dieci istituti scolastici nei Comuni di L’Aquila, Barisciano, Cagnano Amiterno, Fossa, Lucoli, Montereale, Ocre, Pizzoli, Poggio Picenze, San Demetrio ne’ Vestini, Scoppito e Tornimparte.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
Le istituzioni hanno partecipato alle celebrazioni per l’ostensione delle ossa di san Francesco d’Assisi presso la basilica inferiore, in occasione degli 800 anni dalla morte. Il 21 febbraio il sindaco di Assisi Valter Stoppini e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti erano alla conferenza stampa presso la Sala Cimabue del Centro Convegni Colle Paradiso, assieme ad esponenti del clero. Il primo cittadino ha proclamato che questo tempo «non appartiene solo ai credenti, ma all’umanità intera». Il giorno dopo è stata officiata la messa di apertura dell’ostensione, nella basilica superiore, presieduta dal cardinale Angel Fernandez Artime, pro-prefetto del Dicastero vaticano per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e legato pontificio per le basiliche papali di Assisi, alla presenza delle istituzioni civili e religiose, compreso il sindaco. La cerimonia è stata trasmessa in diretta su Rai1 all’interno del programma “A Sua Immagine”.
La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera Lorenzo Fontana, nonché il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Matteo Piantedosi, Marina Elvira Calderone, Giuseppe Valditara, Anna Maria Bernini, Giancarlo Giorgetti, Andrea Abodi ed Eugenia Roccella hanno partecipato alle “tradizionali” celebrazioni per l’anniversario dei Patti Lateranensi e del nuovo Concordato a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede. A Mattarella, durante l’evento, è stata mostrata una reliquia di san Francesco: una calza indossata dal santo con tracce di sangue attribuite alle stimmate.
L’Università “La Sapienza” di Roma ha ospitato in collaborazione con Azione Cattolica e Istituto Bachelet una delle due giornate del convegno per i cento anni della nascita di Vittorio Bachelet, giurista cattolico assassinato dalle Brigate Rosse all’interno dell’ateneo, con tanto di messa presieduta dal vicario di Roma cardinale Baldassarre Reina presso la cappella universitaria. Ha partecipato all’iniziativa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha garantito l’esonero dal servizio agli insegnanti per la partecipazione.
Il Comune di Sasso Marconi (BO) ha accolto in municipio l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi per un incontro con le istituzioni. L’appuntamento rientrava tra quelli in zona nell’ambito della sua visita pastorale, una sorta di ispezione territoriale da parte del vescovo sui fedeli e sul rispetto della dottrina cattolica.
Futuro Nazionale, il nuovo partito del generale Roberto Vannacci, ha debuttato con un manifesto all’insegna di un confessionalismo identitario ancora più marcato. L’«identità tradizionale italiana» è descritta come «radicata nel diritto romano, nel pensiero greco, nell’eroismo romano e cavalleresco e nella mirabile sintesi di questi operata dalla civiltà cristiana». Tra i punti fondamentali, la «libertà di educazione» (espressione di solito usata per rivendicare il sostegno alle scuole paritarie) e la difesa della vita «dal concepimento fino alla morte» (quindi apertamente contro l’autodeterminazione sull’aborto e sul fine vita). Il partito proclama poi di schierarsi in una «lotta coraggiosa ai progetti di creazione del nuovo senso comune» che comprenderebbe «ideologia gender, ideologia woke, cancel culture». La famiglia è ridotta a «quella creata dall’amore di un uomo e di una donna» e nel ribadirlo non mancano toni polemici verso il centrodestra al governo, accusato di incoerenza.
L’eurodeputata Ilaria Salis (Alleanza Verdi e Sinistra) in un post sui social ha fatto gli auguri in contemporanea per l’inizio del digiuno del Ramadan e della quaresima cristiana, che cadono quest’anno lo stesso giorno, non lesinando una spruzzata di multiconfessionalismo. «Per molto tempo in Europa, per diverse ragioni, il socialismo ha guardato alla religione con diffidenza, quando non con aperta ostilità» – ha commentato la parlamentare europea – «Oggi, però, non deve più essere così. Possiamo riconoscere nella dimensione spirituale – qualunque sia la tradizione di riferimento – uno spazio di interrogazione etica, di tensione alla giustizia, di costruzione di comunità. Non solo e necessariamente un terreno di contrapposizione, ma anche un possibile luogo di alleanza».
La redazione
Nasce in Spagna una campagna di apostasia collettiva come denuncia della persistente influenza clericale nello Stato. Affronta il tema Federica Marzioni sul numero 5/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Nel cuore della Spagna ancora attraversata da tensioni irrisolte tra religione e Stato, un’iniziativa collettiva mina le fondamenta strutturali e simboliche del potere clericale. Si tratta del progetto “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, una rinuncia manifesta e consapevole alla religione cattolica, che si fa anche esercizio di memoria storica.
La campagna è stata lanciata lo scorso 7 aprile ed è promossa da una piattaforma di cittadine e cittadini di Madrid inizialmente accomunati da una medesima passione, quella delle passeggiate urbane che ripercorrono i sentieri della memoria storica attraverso l’architettura e il tracciato della città. Al principio dell’anno, il collettivo decide di fare un ulteriore passo: spezzare il silenzio attorno a una parte della storia spagnola, volutamente rimossa, passando a un’azione tesa a mettere in discussione l’ingerenza ecclesiastica nella vita civile in Spagna.
Nasce così il collettivo “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, con una doppia finalità: la promozione della laicità attraverso attività culturali e il consolidamento di uno “spazio di consulenza” per chi sceglie di formalizzare la propria rinuncia all’appartenenza alla chiesa cattolica (il procedimento è simile all’iter italiano). Ho avuto l’opportunità di conoscere a Madrid una delle promotrici, l’attivista Victoria Morán, che nel corso della nostra conversazione sottolinea più volte l’urgenza di dare risposta a un intenzionale vuoto informativo intorno al libero esercizio del diritto all’apostasia.
Il nome scelto per questa campagna non è casuale. Matilde Landa è una figura dimenticata dai libri di scuola, invisibile nella toponomastica e appena presente nelle commemorazioni militanti: antifranchista, atea, impegnata nella difesa a oltranza dei diritti delle donne.
Matilde Landa nacque a Badajoz (Extremadura) nel 1904, in una famiglia atea e repubblicana. Intellettuale autodidatta, attivista politica nelle fila del partito comunista spagnolo, durante la guerra civile ricoprì ruoli fondamentali nell’organizzazione degli aiuti ai civili, negli ospedali e nel soccorso ai prigionieri politici. Dopo la sconfitta della Repubblica, fu incarcerata dal regime franchista e detenuta nella prigione femminile di Ventas.
La sua cella si trasformò in un luogo di solidarietà tra detenute politiche, sede di un improvvisato punto di aiuto legale, l’“Oficina de Penadas” (L’ufficio delle condannate). Trasferita più tardi presso il carcere di Palma di Maiorca, subì torture fisiche e pressioni psicologiche costanti, alle quali Matilde non cedette mai. Quando fu ordinata la sua conversione forzata al cattolicesimo e programmato il suo battesimo pubblico, preferì gettarsi dal tetto della prigione.
Il suo suicidio fu l’ultimo atto di un’esistenza spesa per la libertà, la dignità e la coerenza. Per anni, il suo nome è rimasto ai margini della storia ufficiale. Era il 26 settembre 1942. Oggi, quell’atto estremo di rifiuto, grazie a un’iniziativa dal basso, è simbolo di una ribellione civile contro la complicità storica e presente tra Chiesa e potere politico. L’iniziativa ha raccolto centinaia di adesioni in diverse città spagnole: da Madrid a Barcellona, da Palma di Maiorca a Siviglia.
In molti casi, si è scelto di presentare congiuntamente le dichiarazioni di apostasia alle autorità ecclesiastiche locali, in chiave di rivendicazione collettiva. In un Paese dove le fosse comuni del franchismo restano ancora parzialmente inesplorate e dove la transizione democratica è avvenuta senza fare davvero i conti con i crimini della dittatura, l’“apostasia Matilde Landa” mette in discussione l’intera architettura della rimozione.
La memoria storica diviene una vera e propria pratica laica: scegliere di uscire dai registri ecclesiastici è rivendicare pubblicamente una rottura con la continuità clericale che pervade ancora l’educazione pubblica, i finanziamenti statali alle confessioni religiose e la narrazione cattolica della storia nazionale. L’articolo 16.3 della Costituzione spagnola del 1978 riflette il modo in cui lo Stato, pur dichiarandosi aconfessionale, continua a intrattenere rapporti istituzionali privilegiati con le religioni, in particolare con la chiesa cattolica.
Testo dell’articolo 16.3: «I poteri pubblici terranno conto delle convinzioni religiose della società spagnola e manterranno conseguenti rapporti di cooperazione con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni». Da una parte, lo Stato si proclama aconfessionale (articolo 16.1: «lo Stato garantisce la libertà ideologica, religiosa e di culto degli individui e delle comunità, con l’unico limite di tutelare l’ordine pubblico»); subito dopo (articolo 16.3) riconosce esplicitamente un rapporto privilegiato con la Chiesa cattolica, nominata per prima e distinta dalle «altre confessioni», quale favoritismo istituzionale. La religione non dovrebbe avere spazio nell’ambito pubblico, nell’istruzione, nella sanità e nella legislazione (articolo 16.1) tuttavia, grazie all’articolo 16.3:
C’è di più. Mentre lo Stato spagnolo riconosce le credenze religiose, non si fa menzione delle concezioni non religiose della vita. Non viene contemplato il diritto a non credere.
Per ora, tutto il mondo è paese.
La piattaforma “Apostasía Colectiva Matilde Landa” si propone di sostenere chi sceglie di apostatare, di raccoglierne l’esperienza e far luce sull’opacità delle statistiche. In Spagna non esistono dati ufficiali e centralizzati sul numero di persone uscite dai registri della Chiesa perché quest’ultima non è vincolata ad alcun obbligo legale di trasparenza. Molte diocesi rifiutano di annotare formalmente l’apostasia nei registri battesimali. L’Agenzia spagnola per la privacy (Aepd) riceve alcune richieste di cancellazione dei dati religiosi ma si tratta solo di una parte dei casi totali. Secondo il Cis (Centro de investigaciones sociológicas), oltre il 30% della popolazione si dichiara non credente ma non necessariamente ha apostatato.
Il rapporto Laicità in cifre 2024 a cura della Fondazione Ferrer i Guardia (novembre 2024)1 analizza il ruolo della laicità nella difesa dei valori democratici e come strumento di risposta ai discorsi d’odio. La laicità è intesa non solo come separazione tra Stato e religione, ma come difesa del pensiero critico, della razionalità e della libertà di coscienza. Si stima che:
Il rapporto dimostra una crescente secolarizzazione della società spagnola, con una netta diminuzione della religiosità praticata. La laicità è vista come strumento chiave per difendere la democrazia, la diversità e i diritti umani. Eppure il processo di secolarizzazione non comporta ancora una esplicita volontà di azione politica che neghi il supporto istituzionale alla chiesa cattolica. Così come il calo della popolazione che si dichiara credente non implica un’apostasia formale. La campagna “Apostasía Colectiva Matilde Landa” rappresenta un’iniziativa necessaria.
Il 26 giugno circa quindici persone si sono date appuntamento presso l’arcidiocesi di Madrid per una richiesta collettiva di apostasia. È stato loro intimato di entrare uno alla volta, benché non esista alcun divieto di svolgere accompagnati una qualsiasi pratica. Alcune richieste non sono state ammesse perché non allegavano la copia autenticata del documento d’identità, benché la normativa indichi che sia sufficiente la fotocopia del documento d’identità.
Ancora una volta, tutto il mondo è paese.
Federica Marzioni
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Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è delle istituzioni che
Il monumento era stato posizionato per ricordare la chiesa delle Sante Croci, edificata nei dintorni e crollata con la frana del 1997, e sarà ora restaurato per un successivo ricollocamento. Il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano ha incontrato per l’occasione il sindaco Massimiliano Conti e ha voluto fortemente l’intervento come «gesto per continuare a dare speranza ai cittadini». L’operazione è stata effettuata grazie all’intervento congiunto del Nucleo operativo centrale di sicurezza della Polizia, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, mediante l’utilizzo di un drone e di squadre specializzate che hanno operato in condizioni molto difficili e in una zona impervia a causa della frana.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
L’onorevole Ignazio Abbate, presidente della I Commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana, a seguito del ciclone Harry che ha devastato la Sicilia ha chiesto alle istituzioni locali di prendere provvedimenti specifici per la messa in sicurezza dei soli cimiteri delle confraternite religiose.
La dirigenza della scuola elementare “V. Bottego” di Quarto d’Asti ha accolto il vescovo Marco Prastaro per una visita pastorale cui hanno partecipato alunni, insegnanti e collaboratori scolastici.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il consigliere comunale di Formigine (MO) Costantino Righi Riva ha lanciato in aula un attacco a tutto campo ai diritti delle donne, proprio mentre si discutevano le iniziative per gli 80 anni dall’introduzione del voto femminile in Italia. Il consigliere, esponente della Lista Civica per Cambiare Formigine e candidato sindaco per il centrodestra nel 2019, ha detto che il voto alle donne è stato riconosciuto solo nel 1946 «perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare», dato che dopo «sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ringraziato papa Leone XIV per la visita in Senato dello scorso dicembre durante l’incontro in Vaticano per mostrare la Bibbia di Borso d’Este al papa.
La seconda carica dello Stato, accompagnata dal suo segretario generale Federico Toniato e dal direttore delle Gallerie Estensi Alessandra Necci, ha voluto presenziare prima che questa copia della Bibbia – capolavoro dell’arte della miniatura realizzato nel XV secolo ed esposto di recente nella biblioteca del Senato – tornasse nel complesso museale di Modena.
L’assessora all’Ambiente del Comune di Roma Sabrina Alfonsi ha firmato una memoria di Giunta per estendere l’area esclusiva per le sepolture islamiche nel Cimitero Flaminio. Dopo il sopralluogo di alcuni rappresentanti dell’ambasciata del Bangladesh che hanno espresso questa esigenza, la Giunta sta lavorando per destinare un’ulteriore area adiacente a quella già riservata ai defunti musulmani che potrà contenere circa 400 posti.
La redazione
AgoraVox Italia