Il Darwin Day è l’evento internazionale che ogni anno il 12 febbraio ricorda la nascita di Charles Darwin con incontri e dibattiti. I circoli dell’Uaar anche quest’anno hanno organizzato numerosi eventi per ricordare la nascita del padre della teoria dell’evoluzione.
Venezia è la città che nel 2026 più ha contribuito al Darwin Day con ben tre appuntamenti, uno il 5 febbraio dal titolo “Evoluzione della visione”, uno il 12 febbraio a Venezia Mestre “A cena con Darwin” e l’ultimo il 21 febbraio con la premiazione del concorso letterario dedicato a Charles Darwin. Ma non mancano appuntamenti anche in altre città come Pordenone e Modena l’11 febbraio, Milano il 12, Brescia il 13, Bologna il 14, Verona il 15, Ferrara il 20 e Roma il 21.
Programma
Per informazioni contattare il circolo organizzatore.
Per gli eventi che si svolgeranno nel mondo, si può fare riferimento al sito internazionale.
Gli eventi organizzati negli anni precedenti dal 2003 a oggi: uaar.it/darwinday
Il principio di laicità dello Stato non è un dettaglio formale dell’architettura costituzionale italiana. È, come ha chiarito più volte la Corte costituzionale, un principio supremo, che informa l’azione pubblica e ne garantisce l’imparzialità, soprattutto nei luoghi in cui si esercita il potere amministrativo.
È alla luce di questo principio che va osservato ciò che accade oggi al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), sotto la guida di Antonio Tajani. Dove, a quanto pare la laicità conta… «ma fino a un certo punto», per parafrasare una nota (e controversa) affermazione dello stesso ministro (in riferimento al diritto internazionale). Negli ultimi mesi, una serie di atti formali, comunicazioni interne ed eventi ufficiali inducono a sollevare interrogativi legittimi sul livello di neutralità confessionale del ministro e vice presidente del Consiglio.
Un monsignore alla Farnesina
La Costituzione non impone uno Stato “ateo”, ma uno Stato laico, cioè equidistante dalle confessioni religiose e garante del pluralismo delle convinzioni, comprese quelle non religiose. L’articolo 97 sancisce inoltre il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione: due criteri che valgono anche nella gestione degli spazi, del personale e dei canali comunicativi. In questo quadro, l’assistenza spirituale individuale ai dipendenti – prevista in molte amministrazioni – è cosa diversa dalla strutturazione stabile di funzioni religiose all’interno dell’organigramma o dalla promozione istituzionale di pratiche di culto.
Il riferimento è alla nomina di un consigliere ecclesiastico e cappellano del Ministero e al conseguente impiego di risorse pubbliche dedicate che evidenzia una gestione che privilegia influenze confessionali. Il monsignore in questione è Marco Malizia, al quale è stato dato un ufficio al piano nobile vicino a quello del ministro. Una presenza che, di per sé, non è nuova nella storia delle amministrazioni pubbliche italiane, ma che assume un peso diverso se osservata nella sua operatività concreta.
Secondo quanto appreso dalla Uaar al monsignore sarebbero stati assegnati anche due dipendenti inquadrati a tutti gli effetti come personale Maeci, con mansioni di segreteria, amministrazione e supporto organizzativo. La questione non è personale né confessionale, ma istituzionale. È legittimo che risorse umane e amministrative della Farnesina siano dedicate in modo strutturale a un ufficio di natura religiosa? E secondo quali criteri di interesse pubblico, comparabilità e proporzionalità?
Comunicazione interna e uso degli spazi
Un secondo livello di attenzione riguarda l’uso dei canali ufficiali di comunicazione interna del Ministero. Negli ultimi mesi, attraverso mailing list istituzionali e la bacheca informativa interna, sono stati diffusi dal monsignore inviti e comunicazioni relativi a eventi di carattere religioso: veglie di preghiera, recite del rosario, celebrazioni liturgiche. Mailing list e bacheche che dovrebbero essere usate esclusivamente per messaggi importanti di avvisi e informazioni istituzionali.
In alcuni casi, inoltre, tali iniziative si sono svolte in sale istituzionali del Ministero, destinate ordinariamente a riunioni di lavoro, incontri ufficiali e attività amministrative. Anche quando la partecipazione è dichiarata “volontaria”, l’uso di spazi e canali comuni a tutto il personale pone un problema di neutralità. Altra domanda: la pubblica amministrazione può farsi veicolo attivo di pratiche di culto senza distinguere tra sfera privata e funzione pubblica?
Il punto non è vietare la dimensione spirituale individuale, ma evitare che essa venga normalizzata come parte dell’attività istituzionale, con il rischio di escludere o marginalizzare chi non si riconosce in quella tradizione religiosa.
Diplomazia genuflessa
Un caso emblematico è stato il Giubileo della Diplomazia italiana, evento ufficialmente promosso e comunicato dal Ministero degli Affari Esteri nel quadro dell’Anno Giubilare 2025. L’iniziativa, rivolta a tutto il personale Maeci e ai familiari, prevedeva il passaggio della Porta Santa, una celebrazione eucaristica nella basilica di San Pietro presieduta dal segretario di Stato vaticano, un saluto del ministro degli Esteri e un’udienza papale.
Si tratta di un evento pubblico, con un programma dettagliato, diffuso attraverso i canali ufficiali del Ministero e coordinato da strutture interne. Non di una iniziativa privata o spontanea, ma di un appuntamento che intreccia funzione diplomatica, rappresentanza politica e ritualità religiosa. È legittimo chiedersi se un ministero della Repubblica possa promuovere, con il proprio apparato, un evento di culto cattolico come momento identitario della diplomazia italiana.
E se questa scelta sia compatibile con il principio di laicità, soprattutto in un’amministrazione che rappresenta uno Stato pluralista, composto da credenti di diverse fedi e da non credenti. Ed è anche legittimo azzardare una risposta: no.
Una questione politica e amministrativa
Il cumulo sistematico di questi elementi – presenza strutturata di funzioni religiose, uso di risorse pubbliche, comunicazione istituzionale a contenuto confessionale, eventi ufficiali di culto – pone infatti una questione politica e amministrativa rilevante. Il rischio non è solo simbolico.
È quello di trasformare una dimensione spirituale, legittima sul piano personale, in una prassi amministrativa implicita, che finisce per ridefinire l’identità stessa dell’istituzione. In uno Stato laico, la neutralità non si afferma a parole, ma attraverso le pratiche quotidiane. Come si usano gli spazi, a cosa si destinano le risorse, quale linguaggio adotta l’amministrazione, quali eventi promuove come “istituzionali”.
Il nodo irrisolto
Il tema non riguarda il rapporto storico tra Italia e Santa Sede, né la libertà religiosa dei singoli. Riguarda il perimetro dell’azione pubblica e la sua coerenza con i principi costituzionali.
Sotto la guida di Antonio Tajani, il quale proprio un anno fa affermava che «essere cristiani non è un fatto privato», la Farnesina sembra muoversi lungo un crinale delicato, in cui il confine tra rappresentanza dello Stato e adesione confessionale appare sempre più sfumato. Non è una questione di fede, ma di istituzioni. Ed è proprio per questo che meriterebbe un chiarimento. Perché la laicità non è un residuo del passato, ma una garanzia per tutti, credenti e non credenti, dentro e fuori la Farnesina.
Federico Tulli
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) che
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
La Giunta comunale di Canicattini Bagni (SR) ha deliberato lo stanziamento di 8 mila euro per “Tutela e valorizzazione delle festività e tradizioni religiose” finanziati attraverso il Bilancio Partecipativo 2025, da dividere tra i progetti presentati rispettivamente dalla parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice e di Santa Maria degli Angeli e San Michele.
Il presidente del Consiglio regionale della Calabria Salvatore Cirillo ha incontrato i vescovi calabresi in occasione della sessione invernale della Conferenza episcopale calabra presso il seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria. Cirillo ha ringraziato i vescovi per il contributo offerto e ha sottolineato il valore del dialogo tra istituzioni e Chiesa cattolica.
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il vicesindaco Jacopo Suppo e le consigliere delegate Sonia Cambursano e Caterina Greco, il consigliere Andrea Gavazza e tutti i sindaci della Valle di Susa hanno partecipato alla cerimonia con recita dei vespri votivi di san Pietro e sant’Andrea presso l’abbazia di Novalesa, presieduta dal cardinale e vescovo torinese Roberto Repole. Il primo cittadino, presente con fascia tricolore, ha consegnato al priore un quadro con una pergamena contenente un messaggio di ringraziamento a sua firma.
L’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo ha organizzato un incontro di aggiornamento professionale presso la sede dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” all’Aquila. Tra i presenti c’erano don Claudio Tracanna, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali dell’arcidiocesi aquilana e l’arcivescovo Antonio D’Angelo.
Il Comune di Legnano (MI) ha organizzato una giornata della sicurezza urbana per sabato 31 gennaio che è iniziata con una messa in onore di san Sebastiano – patrono della Polizia locale – presso la basilica di San Magno, seguita da altri eventi in sedi istituzionali.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il sindaco di Tagliacozzo (AQ) Vincenzo Giovagnorio, altri sindaci e amministratori di Comuni del circondario e diverse autorità militari hanno presenziato alla messa, presieduta dal vescovo di Avezzano Giovanni Massaro, per l’apertura dell’anno dedicato a san Francesco nella chiesa dedicata all’omonimo santo.
La redazione
L’Emilia Romagna ha istituito zone di accesso sicuro per le strutture che praticano l’aborto, mentre altre regioni foraggiano e fanno entrare i movimenti no-choice negli ospedali indebolendo la legge 194. Affronta questi temi Daniele Passanante sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Qualcosa si muove anche da noi sul fronte di una maggiore tutela del diritto all’aborto come da tempo chiede l’Europa. In Emilia-Romagna la Regione ha vietato le veglie dei movimenti antiabortisti vicino agli ospedali. Le associazioni cosiddette pro vita non potranno più manifestare accanto ai luoghi di cura in cui si praticano interruzioni volontarie di gravidanza, per garantire così una maggiore serenità alle donne che hanno deciso di sottoporvisi.
Il 16 settembre 2025 la risoluzione del centrosinistra è stata approvata nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, non senza polemiche, viste le proteste dell’opposizione e delle stesse lobby integraliste no choice che hanno parlato di “deriva autoritaria” e “progetto stalinista”.
È un piccolo passo verso la civiltà già affrontato dal Regno Unito, nel quale sono state introdotte per legge le safe access zones, zone di accesso sicuro, per evitare che gli attivisti possano provocare allarme o angoscia in chi decide di interrompere una gravidanza. Il provvedimento, approvato dal parlamento britannico all’inizio del 2023, era già entrato in vigore in Irlanda del Nord a settembre del 2023 e in Scozia a settembre 2024. In Gran Bretagna dal 31 ottobre 2024 è quindi considerato reato bloccare l’ingresso degli ospedali, protestare contro l’aborto entro 150 metri dall’ingresso, esporre cartelli o distribuire volantini, infine organizzare veglie e anche pregare in silenzio.
La pratica di manifestare davanti agli ospedali è spesso messa in atto nei Paesi occidentali, inclusa l’Italia, e, secondo i movimenti no choice, avrebbe l’obiettivo di scoraggiare o convincere le donne a non abortire. In realtà si tratta di manifestazioni violente, che hanno il solo risultato di alimentare il fanatismo di chi le mette in pratica. Da anni infatti i raduni degli antiabortisti prevedono rituali nei quali sono esposti cartelloni splatter con immagini di embrioni abortiti o si mostrano, tra santini e statue di madonne, striscioni e slogan contrari alla 194.
Il movimento No194 ogni primo sabato dei mesi dispari si riunisce davanti ai principali ospedali italiani con questo tipo di manifestazioni. Pratiche condivise dalla chiesa cattolica e in particolare dai vescovi della Cei che a supporto delle iniziative per abolire la legge e della proposta di un referendum abrogativo ha scritto ai promotori: «Il Magistero della Chiesa sul doloroso problema dell’aborto richiede indubbiamente consapevolezza e impegno da parte di tutti i cattolici nel contrastare tale pratica, inaccettabile in quanto contraria al valore primario e irrinunciabile del rispetto di ogni vita umana fin dal concepimento.
La vostra iniziativa si colloca in questo quadro di impegno condiviso, ritenendo di poter individuare nella via referendaria lo strumento più appropriato, nonostante i ben noti esiti sfavorevoli di analoghe precedenti iniziative». Lo si legge sul sito No194.org che se ne fregia pubblicando la lettera, datata 2013, del segretario generale della Cei Mariano Crociata a nome dell’allora presidente, cardinale Angelo Bagnasco.
Lo stesso endorsement resta valido anche con la nuova gestione della Conferenza episcopale del cardinale Matteo Maria Zuppi. Anche il nuovo presidente della Cei ha infatti sottolineato come la Chiesa si senta vicina al Movimento per la vita supportando per esempio la campagna “Un cuore che batte”, che mira a far sentire il battito del feto alla madre in caso di aborto.
Dopo che negli Usa il diritto costituzionale a interrompere una gravidanza è stato revocato nel 2022 a livello federale, in Europa il dibattito si è acceso e da parte dell’Ue vi è un forte sostegno per il diritto all’aborto sicuro e legale, come espresso in risoluzioni che ne chiedono l’inserimento nella Carta dei diritti fondamentali e invitano gli Stati membri a depenalizzare completamente l’interruzione di gravidanza.
Dall’Europa è arrivato il sostegno finanziario all’iniziativa dei cittadini “My voice, my choice” che ha raccolto 1.224.998 firme, il 122,5% di quelle necessarie per chiedere che chiunque nell’Ue possa avere accesso a cure abortive sicure, a prescindere da chi sia o da dove provenga. La legge di iniziativa popolare presentata all’esecutivo comunitario con titolo “La mia voce, la mia scelta: aborto sicuro e accessibile” ha quindi soddisfatto i requisiti per essere ammessa.
Due Paesi come Francia e Spagna hanno deciso di inserire il diritto all’aborto nella Costituzione. Mentre la Francia dal 4 marzo 2024 è diventata il primo Stato al mondo ad avere una Costituzione che tutela il diritto all’aborto, in Spagna l’attuale governo di Pedro Sánchez ha annunciato una proposta di riforma costituzionale per includere esplicitamente questo diritto e garantirlo a livello fondamentale. Ma in Europa, tra i Paesi membri che ritengono l’aborto illegale resta soltanto Malta. Mentre tra i Paesi non membri dell’Ue ci sono il piccolo principato di Andorra e naturalmente il Vaticano.
Anche in Polonia dall’inizio del 2021 una legge vieta quasi totalmente l’interruzione di gravidanza e nel 2022 è stato istituito un registro che include informazioni sulle gravidanze. Interventi che destano preoccupazioni rispetto a una nuova stretta sui diritti delle donne. Nel mondo sono invece ancora più di 20 gli Stati in cui l’aborto è vietato e considerato illegale.
Intanto in Italia le politiche di estrema destra provano a erodere in tutti i modi la legge 194 del 1978 insinuandosi nelle scelte sul corpo delle donne. In Piemonte, per esempio, l’assessore alle politiche sociali Maurizio Marrone (Fdi) della giunta regionale di Alberto Cirio, ha incrementato di anno in anno lo stanziamento di denaro pubblico ai movimenti antiabortisti.
Da un sostegno di oltre 400mila euro negli anni passati si è passati a 1 milione di euro nel 2024 e in previsione addirittura 1,6 milioni nel 2025. Il fondo Vita nascente, l’iniziativa della Regione Piemonte che dice di «sostenere concretamente le donne in difficoltà che stanno per diventare mamme o lo sono appena diventate» (come si legge sul sito www.regione.piemonte.it), è stato istituito con un’apposita legge regionale, la numero 6 del 2022.
All’articolo 19 prevede l’erogazione, in seguito a una procedura di bando pubblico, di contributi finalizzati alla promozione e realizzazione di progetti mirati al superamento delle cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. A chi sono destinati i fondi? Naturalmente alle associazioni e ai movimenti fondamentalisti filocattolici che si battono contro la legge 194.
La Regione Piemonte ha istituito inoltre la Stanza dell’ascolto, un luogo all’interno dell’ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna di Torino. La stanza è rimasta attiva per un paio di anni, gestita gratuitamente dal Centro di aiuto alla vita e movimento per la vita “Giuseppe Foradini” di Rivoli, ed è stata chiusa da una storica e recente sentenza del Tar in seguito al ricorso dell’associazione “Se non ora quando?” insieme alla Cgil.
«Le motivazioni della sentenza sono importanti – spiega Laura Onofri, presidente di “Se non ora quando?” di Torino – Il Tar riconosce l’incompatibilità di un servizio delicato di ascolto e di assistenza previsto dalla 194, ma dato in gestione a un’associazione che ha all’interno della proprio statuto il contrasto alla 194, che è una legge dello Stato. Un’associazione che contrasta la legge 194 non può quindi assumere un servizio così delicato previsto all’interno della legge stessa».
Le motivazioni della sentenza, secondo “Se non ora quando?”, sono applicabili anche al provvedimento regionale “Fondo di vita nascente” e possono mettere in dubbio la legittimità del bando stesso e quindi i 4,1 milioni di euro finora erogati. Il Tar ha rilevato che non c’è stata alcuna verifica della struttura operativa, delle risorse umane e materiali o dell’esperienza e formazione dei volontari per garantire un servizio che dovrebbe informare le gestanti su quanto prevede la 194.
L’aspetto più rilevante della sentenza riguarda infatti l’incompatibilità ideologica. L’adesione dell’associazione al Movimento per la vita si pone in contrasto con le finalità della legge 194, dato che lo statuto di questo movimento contempla l’opposizione alla legge stessa e a ogni provvedimento che voglia introdurre e legittimare pratiche abortive. Con quale imparzialità possono dunque garantire un servizio di ascolto adeguato?
E in che modo il servizio può essere improntato al rispetto della libertà di scelta e di autodeterminazione della donna previsto dalla legge? Infine il Tar ha rilevato una violazione dei principi di trasparenza e imparzialità: le associazioni sono state indicate senza valutare alternative possibili. Non c’è stata alcuna procedura comparativa come invece prevedono i principi di trasparenza e parità di trattamento che devono seguire le pubbliche amministrazioni.
Abbiamo provato a dare diritto di replica sia all’assessorato alle politiche sociali, sia all’associazione Movimento per la vita di Rivoli ma il risultato è stata una vera e propria omertà istituzionale: dalla Regione non è arrivata alcuna risposta, nonostante numerosi solleciti, mentre il presidente dell’associazione Claudio Larocca che in un primo momento si è dimostrato disponibile a fornire i dati, non appena ha saputo che quest’articolo sarebbe stato pubblicato sulla rivista dell’Uaar ha risposto: «Perfetto. Allora mi dispiace ma non sono interessato».
L’associazione Cav di Rivoli non rende pubbliche le relazioni sul bilancio dal 2021. Secondo i documenti pubblici scaricabili dal Runts, il Registro unico nazionale del terzo settore, è passata da un contributo proveniente da enti pubblici pari a zero nel 2021 a 58mila e 750 euro nel 2024. Se formalmente la gestione della stanza doveva essere gratuita, l’associazione ha comunque ricevuto ingenti stanziamenti pubblici.
In seguito alla sentenza del Tar l’assessore Marrone ha dichiarato che la stanza sarebbe stata comunque riaperta, ma finora non è stata attivata per gestirla alcuna convenzione. Attualmente la stanza è chiusa ed è stata una vittoria importante.
Da segnalare l’iniziativa di un gruppo di associazioni che si sono messe insieme per ribadire come dovrebbe svolgersi idealmente il percorso di interruzione volontaria di gravidanza in base alla legge vigente in Italia, la 194 del 1978. Si tratta del progetto “Ivg senza ma” che ha anche un sito ufficiale www.ivgsenzama.it dal quale è possibile scaricare la guida La tua scelta zero ostacoli. Guida pratica al tuo aborto libero e informato.
L’opuscolo nasce da un progetto realizzato da una rete informale a cui partecipa l’Uaar assieme ad Agedo nazionale-associazione di genitori, parenti e amici di persone Lgbt+, Aidos-associazione italiana donne per lo sviluppo, Civiltà laica, Laiga-libera associazione italiana ginecologi per applicazione legge 194, Obiezione respinta, Period think tank, Pro choice-rete italiana contraccezione aborto, Ru2020-rete umbra per l’autodeterminazione, Se non ora quando? Torino e Udi-unione donne in Italia. Una ventata di aria fresca contro gli oscurantismi che da sempre colpiscono le donne.
Daniele Passanante
Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazione di una lettrice e la risposta dell’autore Daniele Passanante
Gentile redazione,
Sono socia Uaar e avida lettrice della rivista. Innanzitutto vorrei farvi i complimenti per il prezioso contributo che date alla riflessione critica. Vorrei tuttavia fare una precisazione riguardo a quanto è stato riportato nell’articolo di Daniele Passanante “Zone di accesso sicuro per l’aborto” del n.6/2025 – pagina 10 – perché ho notato un’inesattezza.L’autore afferma che, di recente, “il diritto all’aborto” è stato inserito nella Costituzione francese. In realtà, è stata garantita la libertà di abortire, non un diritto. Questa differenza, pur sottile, è molto importante, ed è stata oggetto in Francia di una lunga discussione. La libertà, infatti, garantisce solo che non venga impedito di abortire, ma non obbliga lo Stato a fornire mezzi o sostegno. Il diritto, al contrario, implica una garanzia, perché l’individuo può pretendere che le istituzioni lo rendano effettivamente possibile.
Il testo esatto dell’emendamento alla Costituzione francese, approvato l’8 marzo 2024, recita così: dopo il diciassettesimo comma dell’articolo 34, viene inserito un nuovo comma che dice: «La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà garantita alla donna di ricorrere a un’interruzione volontaria di gravidanza».
Nel testo originale della proposta, avanzata dalla sinistra, si voleva inserire esplicitamente il diritto all’aborto. Tuttavia, dopo il veto delle destre e lunghe negoziazioni, alla fine è stato inserito un testo di compromesso, che cita solo la libertà e non il diritto.Grazie per l’attenzione, spero che questa precisazione possa contribuire alla riflessione su questo tema.
Cordiali saluti,
Una lettriceLa lettrice e socia ha ragione, la precisazione è in effetti doverosa e la ringraziamo. La Francia è il primo Paese al mondo ad attribuire “protezione costituzionale all’aborto”. Il progetto di legge costituzionale è stato approvato dall’Assemblea nazionale il 24 novembre 2022 ed è passato successivamente il 1º febbraio 2023 all’esame del Senato con emendamenti. Nella versione emendata, il Senato ha dunque sostituito la parola “diritto” con la parola “libertà”. Nella Costituzione francese l’interruzione volontaria della gravidanza compare quindi come libertà e non come diritto.
Tuttavia il diritto a ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza è garantito da una legge ordinaria (Loi n° 75-17 du 17 janvier 1975, la cui disciplina è poi confluita nel Code de la santé publique).
Daniele Passanante
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Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è dell’Istituto Comprensivo “G. G. Ciaccio Montalto” di Trapani che
La dirigente scolastica Anna Rita Sacco ha incontrato il capo console dell’associazione Emanuele Salvatore Barbara: la collaborazione tra scuola e il gruppo religioso è arrivata al quarto anno e prevede che il coro dell’istituto “Voci a Colori” accompagni il simulacro della Madonna durante la processione. L’istituto ha precisato che questa collaborazione «conferma l’impegno della scuola nel promuovere le tradizioni locali e nel coinvolgere attivamente i giovani in una delle manifestazioni religiose più rappresentative del territorio nazionale».
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
L’Ordine dei giornalisti della Calabria ha organizzato, assieme ai Circoli della Stampa di Cosenza, del Tirreno e del Pollino – Sibaritide, una messa al santuario di San Francesco a Paola (CS) presieduta dal vescovo di Cassano all’Jonio Francesco Savino. Tra i presenti, oltre al presidente dell’ordine regionale Giuseppe Soluri e i rispettivi presidenti dei circoli Franco Rosito, Luciano Conte e Mario Alvaro, c’erano il sindaco di Paola Roberto Perrotta (con fascia tricolore), il procuratore della Repubblica di Paola Domenico Fiordalisi, le autorità militari.
Il sindaco di Vasto (CH) Francesco Menna ha partecipato, con fascia tricolore, a una messa dedicata ai nati nel 1965 presso la chiesa di San Paolo Apostolo presenziata dall’arcivescovo Bruno Forte.
Il gruppo consiliare di opposizione “Costruire Insieme” di Gioiosa Ionica (RC) si è rivolto al vescovo della diocesi di Locri-Gerace Francesco Oliva e al sindaco Luca Ritorto per ripristinare le celebrazioni religiose e civili del presunto miracolo attribuito a san Rocco. In una lettera il gruppo, lamentandosi per l’assenza di celebrazioni lo scorso anno per commemorare ogni 27 gennaio la liberazione del borgo dalla peste del 1852, proclama: «Il silenzio non può essere una risposta quando sono in gioco la fede e la storia di un popolo. Difendere le tradizioni legate alle fede non significa fare pressione sulla Chiesa, ma chiedere attenzione pastorale. Non significa creare divisioni, ma rafforzare il senso di comunità». «Una comunità che smette di custodire le proprie tradizioni religiose rischia di perdere la propria anima», continua la missiva, «Gioiosa Ionica non può permettersi di smarrire ciò che la rende tale».
Il sindaco di Cardito (NA) Giuseppe Cirillo, l’assessore Consiglia Giordano e i consiglieri Patrizia Marzano e Pasquale Bova Crispino hanno partecipato a una riunione del comitato diocesano “Giustizia e Pace” organizzata dal vescovo di Aversa Angelo Spinillo presso Palazzo Mastrilli, sede di uffici e istituzioni comunali. In apertura dei lavori è stato letto un messaggio di papa Leone XIV per la giornata mondiale della pace e una nota della Conferenza episcopale italiana sulla pace. Il gruppo di lavoro, che vede anche la presenza di diversi parroci, suggella l’impegno comune tra amministrazione locale e Chiesa cattolica su svariate iniziative.
Il sindaco di Manfredonia (FG) Domenico La Marca, la vicesindaca Cecilia Simone e l’assessora Maria Teresa Valente hanno accolto il vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo Franco Moscone nell’aula consiliare per la premiazione degli studenti che hanno partecipato al bando “Economy of Francesco” curato dall’arcidiocesi.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il Consiglio comunale di Marino (RM) ha approvato all’unanimità una delibera che stanzia 13.900 euro a favore della parrocchia di San Giuseppe Sposo, in località Frattocchie, per la sostituzione del portone d’ingresso come richiesto dalla diocesi suburbicaria di Albano Laziale, in base alla normativa regionale sugli oneri di urbanizzazione per l’edilizia di culto.
Diversi sindaci del Fucino hanno preso parte, indossando la fascia tricolore, alla messa presieduta dal vescovo di Avezzano Giovanni Massaro a Luco dei Marsi (AQ) in occasione della 24esima Festa del mondo agricolo fucense.
Il sindaco di Apollosa (BN) Danilo Parente ha inviato un messaggio di auguri per la nomina del nuovo arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno Felice Accrocca, già emerito della diocesi di Benevento. Il primo cittadino si è espresso anche a nome «dell’intera comunità di Apollosa», ricordando la sua esperienza di presidente della Acli provinciali di Benevento dal 2016, anno di insediamento del prelato nella diocesi locale, e le iniziative in comune. «La collaborazione è proseguita anche successivamente, nel mio ruolo di Sindaco», ha precisato Parente, «attraverso numerosi momenti di incontro e condivisione nella nostra comunità: dall’accoglienza del nuovo parroco Don Umberto, fino alle iniziative promosse dal Comune, che hanno sempre trovato in Sua Eccellenza una presenza attenta e vicina».
La redazione
AgoraVox Italia