Con l’ascesa dei populismi, la stronzaggine è stata scambiata per una dimostrazione di forza, determinazione e leadership. A farne le spese, diritti e laicità. Riflette sulla questione Paolo Ferrarini sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Una carezza a un bambino, un abito sobrio, un «buongiorno», un selfie, una valigetta portata personalmente a mano… Paradossalmente, queste azioni banali fino all’insignificanza diventano notizie da prima pagina quando sono compiute da un papa. Il precedente, come sappiamo, ci ha marciato alla grande. È un curioso fenomeno che i papi, almeno quelli di ultima generazione, riscuotano il massimo dell’idolatria non quando fanno il loro mestiere di occuparsi con altisonanza dell’aldilà, ma nei momenti in cui si atteggiano a persone comuni. Sarà un segnale che la gente ha più fame di umanismo che di trascendenza? Chissà.
L’aspetto più buffo e interessante, da un punto di vista psicologico, è quanto sia ridicolmente bassa l’asticella dell’eroismo perché un papa sia osannato come “un gigante”. Non è necessario, per esempio, che metta a rischio la propria vita per salvare qualcuno: basta che si comporti come una persona qualunque dotata della minima decenza per deliziare e lasciare a bocca aperta il suo pubblico.
Detto altrimenti, per essere un gigante è sufficiente che il papa non si comporti come uno stronzo patentato. Del resto, cosa dovrebbe fare quando un bambino si intromette durante una funzione, o una anziana signora rompe un protocollo in sua presenza? Umiliarli e cacciarli via arrogantemente davanti alle telecamere? E allora la domanda che nasce spontanea è, se il pubblico si sorprende e incensa il papa quando si comporta come una persona normale, ciò implica che di default si aspetta che il papa sia o si comporti come uno stronzo?
Beh, forse sì, se si pensa agli episodi in cui il papa precedente si è realmente comportato un po’ così, tipo quando ha schiaffeggiato una sua fan in piazza San Pietro, o ha minacciato di fare la faccia nera a chi ipoteticamente offendesse sua madre. In questi casi sono stati i suoi critici, anziché i suoi fedeli, a manifestare stupore. E se poi vivere in un umile appartamento anziché nell’opulenza di un palazzo reale è considerato un atto “rivoluzionario”, che fa guadagnare mille punti in popolarità, farsi prestare un aereo intero per un volo scroccato spudoratamente ai danni dei contribuenti di un altro Stato di punti non ne fa perdere nemmeno uno.
Questo doppio standard non si applica in realtà soltanto ai personaggi in odore di santità, e neppure soltanto a re e regine, bensì ovunque ci sia una reale o percepita gerarchia di potere. Si tollera che una persona che si riconosce legittimamente più in alto di noi faccia pesare la propria superiorità, nella logica del «lei non sa chi sono io». Ci si sorprende anzi quando la persona di potere non lo fa – e la persona di potere furba sa benissimo di proiettare ancora più potere evitando di assumere atteggiamenti arroganti. Un esempio dalle mie esperienze di soggiorno in Asia: il complimento più frequente e (dal loro punto di vista) più bello che mi sento fare dagli indonesiani è quello di essere “umile”.
Come se, in continuità con una vecchia mentalità coloniale, si aspettassero da un visitatore straniero (percepito come “superiore”) arroganza e prevaricazione. E tutto questo per gesti banalissimi, come lasciare passare davanti chi è più basso di me nel moshpit di un concerto, evitando così di bloccargli completamente la visuale. Il minimo sindacale dell’umana decenza.
Il problema sorge quando la persona non è riconosciuta come legittimamente più in alto di noi.
Secondo Aaron James, professore di filosofia americano che ha dedicato un libro intero all’argomento: Stronzi. Un saggio filosofico, stronzo è colui che, a parità di status sociale e al netto di circostanze speciali, si sente intrinsecamente in diritto, per privilegio e senso di superiorità, di ignorare le regole d’ingaggio sociale a cui tutti aderiscono, o addirittura le leggi che non ritiene si applichino a lui.
Salta la fila, bullizza, interrompe quando sta parlando qualcun altro, guida e parcheggia in modo sconsiderato, fa commenti sgradevoli e fuori luogo sulle persone. Il suo senso di entitlement è così forte da immunizzarlo da qualsiasi critica, a cui risponde con volgarità, uscendo a testa alta, vittorioso, da qualsiasi situazione.
“Entitlement” è una di quelle parole, come “accountability”, la cui assenza nel vocabolario italiano sottende la difficoltà a diagnosticare e quindi a intervenire su alcuni mali della nostra società. In questo caso, si tratta della irrazionale, individualistica convinzione di meritare qualcosa, che quel qualcosa ci sia dovuto e sia nostro diritto pretenderlo, anche a costo di sottrarlo illecitamente agli altri.
Il senso di entitlement non è innato, ma determinato culturalmente, e ha tante diverse radici. Genera entitlement crescere in una famiglia ricca, o in una famiglia aristocratica, avere il giusto colore della pelle, un lavoro prestigioso, una laurea costosa, essere dotati di un pene fra le gambe e/o di un Suv (volendo essere maliziosi, non “e/o” ma solo “o”). Anche credere di avere un dio dalla propria parte, o una comunità di credenti alle spalle che valida certi pregiudizi, è una delle basi più potenti per sentirsi in diritto di atteggiarsi con stronzaggine nei confronti di categorie come gay, donne, atei.
Ma attenzione, anche da liberi pensatori è necessario porsi qualche domanda su come siamo o vogliamo essere percepiti. Richard Dawkins, tanto ammirato nel mondo per la sua eloquenza e abilità di scrittura, è altrettanto disprezzato per la sua famigerata stronzaggine, percezione che emerge dal suo sentirsi entitled (per superiorità accademica) a non rispettare le regole di ingaggio che qualcuno pretende nel momento in cui si approccia il tema della religione (deferenza, considerazione, senso del tabù).
La stronzaggine non è necessariamente un argomento faceto come si può pensare, perché la capacità stessa di riconoscere uno stronzo, capacità che non si può dare universalmente per scontata, richiede una sensibilità condivisa la quale, anche se non ce ne rendiamo conto, in quest’epoca e nella nostra cultura è radicata nella gloriosa tradizione del liberalismo.
Prendendo le mosse dal grande classico Una teoria della giustizia di John Rawls, che definisce il liberalismo come «la dottrina morale, psicologica, sociale e politica che emerge dalla comprensione che hanno i membri delle democrazie liberali mature di se stessi e della loro società come un equo sistema di cooperazione», Alexandre Lefebvre, professore di politica e filosofia all’università di Sydney e autore di Liberalism as a Way of Life, propone un ideale di carattere e condotta comprensibile a tutti che possa servire da definizione di chi siamo e cosa vogliamo essere: quello di «Non essere uno stronzo».
L’interiorizzazione di questo semplice ideale permette di stabilizzare, senza bisogno di un leviatano, una società plurale in cui non si può imporre a tutti un’unica concezione del mondo, ideologica o religiosa. In una società in cui tutti risaputamente pensano che comportarsi da stronzi tradisca l’immagine che hanno di sé come agenti morali, si può contare sul fatto che un altro membro della comunità sia incline a fare la cosa giusta, motivandoci così a fare lo stesso.
Naturalmente, all’interno delle società liberali coesistono ideologie che possono allontanare da questo ideale. Il capitalismo, per esempio, è l’humus perfetto per il fiorire della stronzaggine, promuovendo mantra come: «Io guadagno tanto perché lavoro tanto. Trovati un lavoro anche tu!» Un argomento che muove meschinamente da una posizione di entitlement, perché evita di considerare coloro che, pur spaccandosi la schiena altrettanto o molto di più di chi fa i milioni, tornano a casa con un pugno di monete.
Non si può impunemente ignorare che il successo dipende in larghissima misura dalle condizioni di privilegio da cui si parte nella vita, condizioni che spesso nessuna quantità di sudore e olio di gomito potrà cambiare. Gli americani trovano talmente ripugnante l’idea del parassitaggio (freeloading, associato fortemente al socialismo) che preferiscono rovinarsi finanziariamente con un perverso sistema di assicurazioni private piuttosto che permettere a un ipotetico non contribuente di farla franca usando i servizi sanitari gratuitamente, oppure indebitarsi per decenni per mandare all’università un figlio piuttosto che far studiare a fondo perduto i perditempo buoni a nulla che scelgono le discipline umanistiche.
All’epoca della pubblicazione di Stronzi (2013), a detta di Aaron James l’esempio più avanzato di stronzo-capitalismo nelle società occidentali era l’Italia, che aveva perfezionato il sistema sotto la sapiente conduzione di Silvio Berlusconi. Da allora, le cose sono gravemente peggiorate, perché, con l’ascesa dei populismi di destra, la stronzaggine ha cominciato a non essere più riconosciuta come tale, ma scambiata per una dimostrazione di forza, di determinazione, di leadership: a quel punto, i fondamenti della democrazia liberale a cui sono ancorati tutti i valori con cui siamo cresciuti hanno cominciato a vacillare pericolosamente.
Nel 2017, il famoso comedian americano Bill Maher ha dedicato una puntata del suo show Real Time a questo tema.
«I repubblicani devono imparare la differenza tra l’essere conservatori e l’essere degli stronzi. Molte delle loro politiche non portano avanti un’agenda conservatrice o libertaria, ma sono semplicemente mosse da stronzi. Abrogare una legge che vietava l’uso del piombo nei proiettili da caccia per evitare di avvelenare le aquile che si nutrono delle carcasse non è una decisione volta a creare posti di lavoro, a risparmiare sul budget, a migliorare la qualità della vita dei cittadini.
È una mossa da stronzi. Lo stesso dicasi per la reintroduzione di un pesticida noto per danneggiare le funzioni cognitive dei bambini. Per non parlare della cancellazione dei buoni pasto per gli scolari. (Piccoli parassiti, fate come in Cina e guadagnatevi da mangiare cucendo le cravatte di Trump!) E ancora, la reintroduzione dell’amianto, e la cancellazione di un accordo con i produttori di automobili per una maggiore efficienza dei motori. I repubblicani sanno che le auto inquinano, ma se ne fregano, perché la funzione di un’auto è quella di far incazzare i liberali».
Bill Maher cattura con efficacia quella che sembra essere diventata la direttiva primaria delle destre populiste: guardare qualsiasi problema e chiedersi, «Che cosa farebbe uno stronzo in questo caso?» In effetti, il desiderio di vendicarsi, di prevaricare, di far dispetto ai nemici ideologici o somministrare violenza vera e propria a categorie di persone che il nostro comune sistema di valori ci aveva portato a identificare come bisognose di protezione, è diventato per alcuni un impulso così dominante da superare persino la legittima aspirazione a migliorare le loro vite.
Si pensi alla volontà politica che ha prodotto la Brexit, che sembra ispirata alla barzelletta ebraica dell’uomo che odia il proprio vicino di casa a tal punto che quando Dio gli offre di realizzare qualunque sua volontà, con il cavillo che il suo vicino riceverà il doppio di quanto ha richiesto per sé, l’uomo chiede a Dio di cavargli un occhio.
L’incubo distopico che stiamo vivendo da quando le chiavi del potere mondiale sono state riconsegnate a un mostro fuori controllo sta mettendo in crisi e profondamente in ansia tutti coloro, atei e agnostici inclusi, che hanno bisogno della democrazia liberale come dell’ossigeno per esistere. Essere vittima di stronzaggine significa innanzitutto essere cancellati nelle nostre identità più profonde, vederci negato il diritto alla parità e all’equità, come individui e come cittadini.
La reazione istintiva che spesso abbiamo in queste circostanze è quella di bestemmiare, di dire parolacce: un meccanismo psicologico volto a reclutare altre persone a confermare che meritiamo di essere trattati meglio, o semplicemente ricordare a noi stessi che se non reclamiamo noi il nostro diritto a esistere e a essere visti, nessuno lo farà al nostro posto. Non esitiamo quindi, razionalisticamente parlando, a chiamare stronzo uno stronzo, quando ne vediamo uno!
Paolo Ferrarini
Approfondimenti
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Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di marzo è la scelta di “Libera” che ha finalmente potuto esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione sul fine vita con un supporto meccanico, prima volta in Italia. La donna, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù, ha infatti utilizzato il macchinario per l’autosomministrazione del farmaco con sistema di puntamento oculare realizzato dal CNR dopo una sentenza positiva del tribunale di Firenze, cui si era rivolta due anni fa. Nel 2025 la Corte Costituzionale aveva infatti ribadito il divieto all’eutanasia, lasciando però la possibilità di ricorrere al suicidio assistito con strumenti di autosomministrazione. «Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito», ha scritto in un messaggio diffuso dopo la sua morte, «la mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso. Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata».
La giudice per le indagini preliminari di Milano ha archiviato le accuse per il reato di aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato sui casi di due malati terminali che aveva accompagnato in Svizzera per il fine vita, poi autodenunciandosi. Il magistrato Sara Cipolla ha riconosciuto l’accanimento terapeutico sulla base dei principi tracciati dalla sentenza della Corte Costituzionale in merito del 2025: queste due persone non erano in quel periodo fisicamente dipendenti da macchine ma avevano rifiutato procedure ritenute ormai inutili, invasive e poco dignitose.
Intanto il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, nel corso della relazione sulle attività dell’anno scorso, ha fatto l’ennesimo appello alle istituzioni per la mancanza di una legge sul fine vita: «ancora inascoltato è il monito per introdurre una normativa nazionale di regolamentazione del suicidio medicalmente assistito».
La Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso del governo contro la legge della Regione Sicilia che richiede alle strutture sanitarie di organizzarsi per disporre di personale non obiettore. Ma i giudici hanno specificano in senso restrittivo che non è possibile organizzare concorsi solo per medici non obiettori perché ciò «renderebbe una convinzione morale, tradotta nell’essere obiettore di coscienza, un requisito escludente» e che la legge 194 ammette la facoltà di appellarsi all’obiezione anche dopo l’assunzione. È consentito comunque il ricorso a mobilità e convenzioni per supplire alla carenza di medici pro-choice, e d’altronde la norma siciliana non parlava esplicitamente di concorsi riservati a loro. Resta da capire come si possano garantire effettivamente i pieni diritti riproduttivi per le donne in una Regione dove più dell’80% dei medici è obiettore di coscienza.
A Mantova è stata inaugurata una scuola primaria intitolata al divulgatore scientifico Piero Angela, nel quartiere di Borgo Chiesanuova, alla presenza anche del sindaco Mattia Palazzi.
Il capo della Procura regionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, Pino Zingale, ha citato nella relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario, tra i casi rilevanti, anche l’atto di citazione per 403.416,69 euro per «la gestione dei fondi dell’otto per mille da parte di un vescovo di una Diocesi siciliana», risorse «utilizzate per fini personali. La controparte si è difesa rivendicando l’indipendenza e sovranità della Chiesa e lamentando che l’unico soggetto danneggiato sarebbe proprio la Chiesa. Il procuratore Zingale ha dichiarato che «si tratta, a ben vedere, di argomentazioni ritenute prive di fondamento dall’ufficio del pubblico ministero, attesa la provenienza statale dei fondi in questione». Il contenzioso aveva coinvolto l’ex vescovo Francesco Miccichè, accusato di aver dirottato circa 400 mila euro di fondi dell’8×1000 verso conti senza obbligo di rendicontazione 2007 al 2012 e in quell’ultimo anno di aver prelevato duemila euro. Proprio nel 2012 il prelato fu rimosso dal Vaticano, a seguito di una indagine interna.In sede penale l’anno scorso venne assolto sui fatti del 2012 e prescritto per quelli degli anni precedenti. Ma la Corte dei Conti ha contestato al vescovo emerito il danno erariale.
Diversi genitori hanno rivendicato la laicità e detto “no” alle intenzioni di un parroco che voleva organizzare una tappa del passaggio religioso dell’icona della Madonna di San Luca dentro la scuola dell’infanzia comunale “Grosso” di Bologna. Alla fine era intervenuto persino l’assessore comunale alla Scuola, Daniele Ara, per una “mediazione”: l’accordo era che non si sarebbero svolti riti religiosi ma solo un passaggio dell’icona davanti alla scuola. Così 14 genitori su 71 hanno autorizzato i figli a incontrare il parroco durante la processione restando nel cortile della scuola con la loro maestra, ma il parroco ha intimato di fermarsi e ha impartito comunque la benedizione.
Infine qualche buona novella laica dall’estero.
La rigida legge anti-aborto dell’Indiana, voluta dagli integralisti cristiani, è stata bocciata da un giudice perché viola la libertà religiosa dei credenti che invece accettano l’interruzione volontaria di gravidanza. Il ricorso era stato presentato dall’American Civil Liberties Union per conto di un’organizzazione ebraica pro-choice e cinque persone anonime di varie confessioni. Un precedente che mostra quanto possa essere controproducente per gli integralisti usare la “libertà” religiosa come clava a livello politico. Ma che comunque non supera questo concetto limitante, di fatto sminuendo ragioni laiche legate alla libertà di coscienza e ai diritti individuali.
La Corte di Giustizia dell’Ue ha stabilito che un dipendente non può essere automaticamente licenziato da un’organizzazione cattolica se abbandona quella confessione. Il caso riguarda un’impiegata di un’associazione della Chiesa cattolica tedesca che fornisce consulenza alle donne incinte per scoraggiarle a interrompere la gravidanza. L’associazione impone ai dipendenti di rispettare la dottrina della Chiesa, e quando la consulente ha abbandonato il cattolicesimo è stata licenziata. La donna contestava il fatto che la diocesi di Limburgo imponesse un contributo supplementare (oltre alla nota “tassa di religione” obbligatoria) per chi come lei è sposato con coniuge di altra confessione a reddito elevato, nonché il fatto che fossero assunti anche non cattolici non passibili di conseguenze in caso di abiura. La Corte federale del lavoro aveva rilevato la disparità di trattamento su base religiosa e chiesto lumi alla Corte di Giustizia. Questa corte ha stabilito che non è legittimo per un’organizzazione privata religiosa imporre a un dipendente di non lasciare il culto di riferimento avendo però altri dipendenti di differenti religioni.
Anche il Lussemburgo ha riconosciuto nella Costituzione la libertà di aborto. La riforma costituzionale è stata approvata dalla Camera: si tratta di una proposta della sinistra che inizialmente menzionava il diritto all’aborto, poi riformulata nel riconoscimento della libertà di abortire dopo un compromesso con i cristiano-sociali.
La redazione
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è della Presidenza del Consiglio dei ministri che
Gli accordi sono stati sottoscritti dal presidente della Conferenza episcopale e cardinale Matteo Maria Zuppi e rispettivamente dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le intese prevedono la nomina annuale, con decreto del presidente del Consiglio e su designazione della Cei, di un assistente spirituale generale per la Protezione civile e di un suo omologo per i Vigili del fuoco, entrambi incaricati di coordinare a livello nazionale l’assistenza spirituale cattolica, i riti religiosi, la catechesi, la formazione cristiana. Tali incarichi saranno svolti a titolo gratuito ma con rimborso delle spese di missione.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
Il governo italiano è sceso in campo per protestare contro Israele per aver impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di celebrare una messa in forma privata per la domenica delle palme nella basilica del Santo Sepolcro, in difesa della libertà religiosa (ma solo dei cristiani). In queste settimane Israele ha bloccato l’accesso ai luoghi sacri della città vecchia anche a ebrei e musulmani, adducendo motivi di sicurezza a causa dei contrattacchi iraniani. La premier Giorgia Meloni ha parlato di «offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano, definendo la decisione «inaccettabile». Per il ministro della Difesa Guido Crosetto è «un episodio preoccupante e senza precedenti». A seguito della polemica infine il governo israeliano ha acconsentito affinché il patriarca possa celebrare funzioni religiose pasquali.
In molte località in tutta Italia le forze dell’ordine e le autorità locali hanno presenziato alle messe per il precetto pasquale. Ad esempio diversi sindaci della Provincia di Verbania, con fascia tricolore, e le forze dell’ordine con il prefetto Matilde Pirrera hanno partecipato alla messa per il precetto pasquale presieduta dal vicario generale della diocesi di Novara Fausto Cossalter. Anche al duomo di Legnago (VR) il comando della compagnia locale dei Carabinieri ha preso parte alla messa di precetto, assieme al vicesindaco Roberto Donà e altri sindaci e amministratori di Comuni limitrofi.
Il Comune di Ancona ha ospitato nella sala del Consiglio comunale e patrocinato una giornata di studio sul fine vita organizzata dalla lobby cattoliche Pro Vita e Famiglia e Forum delle associazioni socio sanitarie. Il sindaco Daniele Silvetti, il consigliere regionale delle Marche Marco Ausili e l’assessore alla Sanità della Regione Paolo Calcinaro hanno portato i saluti istituzionali e tra i relatori ha partecipato l’assessore ai Servizi sociali del Comune Manuela Caucci.
Un elicottero dell’Aeronautica militare ha accompagnato papa Leone XIV a Monaco per il suo viaggio apostolico. Per l’occasione c’è stato uno scambio di messaggi anche tra il papa e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con questi che ha formulato anche a nome «del popolo italiano i migliori auguri per il viaggio apostolico», aggiungendo: «La grande attesa, già da molte settimane resa manifesta dalle autorità, dai giovani monegaschi e dalla locale comunità ecclesiastica […] testimonia del saldo legame che unisce il Principato alla Santa Sede e della profonda radice cristiana di quella terra. Il motto “Io sono la via, la verità e la vita” che Ella ha scelto per questa prima missione del 2026 risponde pienamente all’esigenza, ovunque avvertita, di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli».
Il questore di Torino Massimo Gambino ha donato all’arcivescovo di Torino e cardinale Roberto Repole e agli altri vescovi della provincia l’olio estratto dagli ulivi di Capaci, che sarà utilizzato per le benedizioni del giovedì santo. Per il periodo pasquale l’olio del Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici”, dedicato alle vittime della strage di Capaci, è stato donato alle diocesi italiane per essere utilizzato durante i riti religiosi.
Dirigenti e dipendenti di ITA Airways sono stati ricevuti in Vaticano per un’udienza con papa Leone XIV.
La redazione
Dopo diverse città anche il Comune di Torino introduce corsi prematrimoniali laici, segno di un cambiamento sociale diffuso. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Le istituzioni si attivano per proporre corsi prematrimoniali laici rivolti alle coppie che scelgono il rito civile o le unioni di fatto. Lo hanno già fatto recentemente con successo i Comuni di Milano e Firenze e presto anche Torino farà partire percorsi di formazione per i futuri sposi. Fino a qualche tempo fa non c’erano alternative e gli unici corsi per affrontare il matrimonio erano quelli proposti dalle parrocchie.
Obbligatori per chi sceglie il rito religioso, sono da sempre tenuti da sacerdoti che, salvo eccezioni, non si sono mai sposati. Mentre i corsi parrocchiali si svolgono sulla base del principio biblico, secondo cui la moglie deve essere sottomessa al marito, affrontando tematiche come la vita di coppia, il significato del matrimonio cristiano, l’irrevocabilità del sacro vincolo, l’obbligo di fedeltà e la sessualità orientata alla procreazione, i corsi laici, tenuti da esperti, propongono un percorso paritario tra i coniugi, che affronta il tema giuridico del matrimonio e gli aspetti psicologici di una relazione di coppia.
A Milano i corsi prematrimoniali laici hanno avuto un risultato molto positivo in termini di partecipazione. Lanciati lo scorso febbraio, dopo una prima sessione primaverile, sono stati riproposti nel mese di ottobre. Il progetto è in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Milano. È offerto un corso di preparazione gratuito per le coppie residenti nel territorio comunale che intendano unirsi in matrimonio in sede civile o costituire un’unione ai sensi della legge numero 76 del 2016. I prossimi due cicli di incontri sono previsti a marzo e ottobre 2026 e si svolgeranno nella sala Brigida di palazzo Marino, sede centrale del Comune di Milano in piazza della Scala.
Ma i corsi prematrimoniali laici non sono una assoluta novità. I primi, realizzati nel 2014 a Genova a cura dell’Uaar con il patrocinio del Comune, erano rivolti a un massimo di dieci coppie. Anche altri Comuni come Genova, Napoli e Brescia li hanno istituiti in passato. Ora, ispirati dalla recente esperienza milanese, saranno introdotti anche a Torino in seguito alla mozione che lo scorso 17 novembre 2025 ha presentato in Consiglio comunale la giovane vicepresidente Ludovica Cioria (Pd).
La mozione, approvata con 23 voti favorevoli e 4 astenuti, è partita dall’analisi dei numeri che evidenziano una crescita significativa dei matrimoni con rito civile. Secondo i dati Istat infatti, nel 2023 sono stati celebrati in Italia 184 mila e 207 matrimoni, di cui il 58,9% con rito civile a cui si aggiungono poco più di tremila unioni civili. In Piemonte su un totale di 12 mila e 754 matrimoni, il 72,8%, pari a 9.280, sono stati celebrati in Comune. A Torino nell’ultimo anno alla data del 30 novembre 2025 sono stati 1.146 i matrimoni e 78 le unioni civili. A livello della diocesi di Torino, i matrimoni religiosi sono passati da oltre 5.000 nel 2002 a circa 1.500 nel 2023 e la tendenza vede un calo sempre più marcato. A livello nazionale, i matrimoni religiosi sono diminuiti dell’8,2% nel 2023 rispetto all’anno precedente, con una flessione costante della quota di matrimoni celebrati con rito religioso rispetto a quelli con rito civile, che sono ormai la maggioranza.
I corsi prematrimoniali offrono quindi alle coppie strumenti utili per affrontare consapevolmente la vita coniugale, trattando temi come la comunicazione, la gestione dei conflitti, l’educazione di eventuali figli e gli aspetti legali ed economici del matrimonio. La proposta di Torino va incontro alla necessità di garantire a tutti i cittadini l’accesso a percorsi formativi che rispondano alle esigenze e ai valori delle coppie, indipendentemente dalla fede o dall’orientamento sessuale.
L’obiettivo è quello di contribuire a promuovere una cultura di rispetto e inclusione, valorizzando la diversità delle scelte personali. L’attivazione di incontri con commercialisti e avvocati esperti di diritto di famiglia, psicologi, ginecologi, andrologi, sessuologi, potrebbe aiutare le neocoppie a comprendere meglio i diritti e i doveri derivanti da un’unione civile: per esempio la gestione del patrimonio e i regimi economici, le responsabilità genitoriali e i diritti dei figli, le modalità per risolvere eventuali controversie.
Dal 2022 il Consiglio del Comune di Torino ha approvato l’adesione all’iniziativa del “Network family in Italia”, rete dei Comuni amici delle famiglie, proprio per sottolineare il valore e l’importanza socioculturale delle famiglie e di quanto vadano sostenute direttamente, indirettamente e anche preventivamente.
«Lo strumento dei corsi prematrimoniali – conclude la mozione – è sicuramente un mezzo per far conoscere le criticità che possono mettere a rischio la solidità e la durata delle famiglie, come pure per condividere buone pratiche che possano aiutare ad affrontare la quotidianità di una coppia che è a tutti gli effetti famiglia».
Sull’argomento abbiamo intervistato Ludovica Cioria, classe 1989, dottoressa in Scienze del governo, formatrice ed esperta in comunicazione pubblica, politica e istituzionale. Dal 2021 è vicepresidente del Consiglio comunale di Torino.
Quanto è difficile oggi in politica introdurre il tema della laicità, quindi affrontare questioni legate alla laicità?
Sicuramente attraversiamo una fase dove la laicità è più che mai per me un bisogno valoriale, esattamente come tutti gli altri valori che vogliamo affermare attraverso il lavoro nelle istituzioni. È difficile perché la laicità ancora oggi è vista come la negazione di qualcun altro, quando in realtà significa stare al di sopra di alcune differenze e abbracciare una visione collettiva, che però sia basata sulle istituzioni e non meramente identitaria e quindi sulle scelte di vita comune che noi facciamo. È difficile, ma non impossibile e quindi secondo me va fatta.
Quali sono le reazioni che altre forze politiche hanno rispetto a queste tematiche?
Il crinale di reazione più spontanea è quello tra conservatori e progressisti. Sono proprio i conservatori che patiscono maggiormente questo tipo di ragionamenti e non uso questo termine a caso. Loro proprio soffrono, come se affermare la necessità di avere spazi comuni laici diminuisse i loro spazi. E non è assolutamente così. Abbiamo scontato sicuramente un pregiudizio da parte di alcune forze di destra, però quello che ho notato non è più così palese, cioè la critica che si vuole muovere a determinate iniziative non viene mai definita come una critica alla laicità, ma viene sempre definita come una critica organizzativa, contenutistica.
Forse perché ci si è in fondo resi conto anche negli ambienti conservatori che una guerra di bandiera non fa bene neanche a loro. Quindi stanno un po’ cambiando alcune strategie nell’opporsi a determinate iniziative. Però lo fanno. Ed è successo anche nel caso dei corsi prematrimoniali laici. Con la presenza in Consiglio del collega Silvio Viale abbiamo su questi temi una voce molto critica e avanguardistica rispetto ad alcune battaglie. Io sono atea e mi sento parte di una categoria, perché sono atea per scelta consapevole e ragionata e questo non fa sì che io non riesca a capire altre scelte. Quello di cui abbiamo bisogno è non cadere nella trappola della faziosità, perché ci disegnano in un certo modo, ma continuare a tessere questo spazio comune che è quello della laicità dove anche persone che hanno fatto altre scelte si ritroveranno.
In che cosa consistono questi corsi, a chi sono rivolti e da chi saranno tenuti?
Abbiamo pensato di rivolgerci alle persone che scelgono di sposarsi presso il Comune di Torino. Qualsiasi tipo di coppia, di qualsiasi tipo di provenienza. Quello che conta per noi è che abbiano scelto la città di Torino. I corsi, aperti, liberi e gratuiti sono uno strumento civico, incardinato nel lavoro dell’assessorato e degli uffici che fanno capo all’anagrafe e allo stato civile. Si svolgono inizialmente in collaborazione con gli ordini professionali degli avvocati e delle avvocate, degli psicologi e delle psicologhe.
Abbiamo infatti pensato che fosse importante, al fine di porre basi solide per qualsiasi vita di coppia, tenere saldi due elementi, da un lato quello più squisitamente giuridico: e quindi qual è il significato dell’unione per il nostro Stato, e quali sono non solo i diritti e i doveri che sorgono in seguito a questa decisione. E quindi come lo Stato vede lo spazio comune della coppia, ma anche quali sono le questioni collegate e quindi i servizi che la città di Torino offre rispettivamente alle coppie, e infine le questioni di natura economica rispetto a una unione, le questioni relative alla cittadinanza e ai servizi per i cittadini e le cittadine nel momento in cui diventano una famiglia.
Poi una parte più squisitamente psicologica e quindi di natura relazionale, legata al modo in cui le persone che fanno parte di una coppia devono relazionarsi tra di loro: una comunicazione verbale e non verbale rispettosa, la capacità di riconoscere le crisi come elementi evolutivi e non solo come elementi distruttivi, la capacità di governare i conflitti che ci sono all’interno delle relazioni interpersonali.
È previsto un percorso specifico per le coppie Lgbt+?
In questo momento noi abbiamo strutturato il perimetro di lavoro attraverso l’atto approvato in Consiglio comunale e in questo 2026 saranno sperimentate le prime lezioni e quindi le prime due o più edizioni di questo corso nella sua versione minima. Questo vuol dire che i contenuti previsti saranno fruibili per tutte le tipologie di coppie che si sposeranno nel Comune di Torino e saranno pensati per questo. Infatti nel percorso di ingaggio degli Ordini professionali, che si occuperanno poi di erogare la parte formativa, abbiamo chiarito fin da subito che il corso sarebbe stato rivolto a tutti e tutte. Le cose da organizzare saranno poi collegate alle questioni più pratiche come possono essere quelle della lingua e quindi prevedere ipotetiche traduzioni sia in lingue straniere che in lingua dei segni e con l’eventuale presenza di mediatori e interpreti.
Che numeri ci sono?
Abbiamo numeri gestibilissimi considerato che sarà un’adesione volontaria. Siamo nell’ordine di un migliaio tra unioni civili e matrimoni. Sicuramente l’ordine di grandezza ci chiede almeno due di queste soluzioni in due diversi periodi dell’anno, in modo da abbracciare le due grandi stagioni matrimoniali: la primavera e dopo l’estate.
A partire da quando saranno attivi?
La partenza sarà questa primavera. La cosa che mi fa piacere è che sia a Milano che a Firenze l’iniziativa dei corsi prematrimoniali è partita da due assessore donne, giovani trentenni. Il bello è che questo ci dà anche una prospettiva generazionale, sicuramente una prospettiva di genere, nel senso che il fatto di eleggere giovani donne porta una ventata di novità nelle prospettive di alcuni assessorati. La differenza tra il nostro corso e il loro è che a Torino saremo i primi a inserire l’elemento psicologico relazionale all’interno del corso.
Quest’anno pilota ci restituirà una serie di dati rispetto a come è la partecipazione, quali sono i bisogni, quali le cose da modificare, perché magari si valuterà che c’è una grande richiesta di una versione on line. Inizialmente abbiamo bisogno di partire con versioni in presenza, perché riteniamo che sia molto bello anche il fatto di vedersi fisicamente in questo percorso comune e oltretutto uno dei soggetti coinvolti è il Centro relazioni e famiglie, centro accreditato alla città di Torino dove tutte le figure che sono connesse all’aspetto relazionale-familiare (quello legato alla coppia e quello legato ai minori) lavorano in sinergia per offrire servizi alle famiglie.
Daniele Passanante
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Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del sindaco di Lavagna (GE) Gian Alberto Mangiante che
L’evento, dal titolo “Pane non pietre: Domande giuste per risposte sbagliate – Gender e dintorni”, sarà tenuto il prossimo 26 aprile all’Auditorium Campodonico dal prelato e nella disposizione in merito il sindaco «decreta di valutare positivamente i contenuti e gli obiettivi delle iniziative proposte, stante l’interesse sociale delle stesse».
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
L’assessore alla scuola del Comune di Bologna Daniele Ara ha consentito, dietro autorizzazione dei genitori, che i bambini della scuola materna comunale “Grosso” incontrassero il parroco passato davanti al cancello dell’istituto durante la processione della madonna di san Luca. Nonostante fosse stato promesso che non ci sarebbero state attività di culto, il parroco ha fatto pregare i bimbi e, mentre le maestre li stavano riportando a giocare con i loro compagni, ha impartito la benedizione.
L’ex assessora alla Cultura e presidente della commissione scuola comunale di Chiusi (SI) Daniela Masci – nota nella cittadina anche come catechista – si è detta dispiaciuta per l’annullamento delle benedizioni pasquali previste in orario scolastico presso l’Istituto Comprensivo “Graziano da Chiusi”. A suo dire le benedizioni «sono sempre state un momento semplice, sereno, parte della tradizione senza che nessuno si offendesse», e si sarebbe arrivati alla sospensione dei riti «in nome di un laicismo esasperato che tradisce persino la laicità sacrosanta prevista dalla nostra Costituzione» che «penalizza il 99% delle famiglie per accontentare una minoranza rumorosa».
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha partecipato alla festa pubblica per la fine del Ramadan che si è svolta al Parco Dora. Il primo cittadino ha commentato così: «un messaggio che parla a tutti noi, non solo a chi ha vissuto il Ramadan. Perché oggi abbiamo tutti bisogno di ritrovare senso, equilibrio, umanità». Anche l’assessora della Regione Toscana Alessandra Nardini – che si occupa anche di istruzione, migranti e politiche di genere – ha partecipato alla festa di Eid al-Fitr organizzata dalla locale comunità islamica al Palazzetto dello Sport di Santa Croce sull’Arno (PI).
L’Istituto Comprensivo “G. G. Ciaccio Montalto” di Trapani ha organizzato nel plesso “Mauro Rostagno” l’evento “CuciniAMO la Sicilia” durante il quale gli alunni hanno realizzato «pani in onore di san Giuseppe» ed è stato invitato don Antonino Gerbino per «un attimo di condivisione».
Il Comune di Vibo Valentia ha dato il patrocinio alla mostra dedicata al beato Carlo Acutis presso il museo di arte sacra Valentianum. L’esposizione è stata inaugurata alla presenza del vescovo Attilio Nostro e dell’assessore alla Cultura Stefano Soriano.
Il Comune di Ragusa ha intitolato il nuovo asilo nido comunale in Via Australia a don Luigi Giussani, fondatore della lobby confessionalista Comunione e Liberazione, accogliendo l’istanza presentata dal Centro socio-culturale ibleo “Monsignor Francesco Ventorino”. All’inaugurazione era presente anche il vescovo Giuseppe La Placa.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Diversi Comuni e istituzioni hanno dato il proprio patrocinio gratuito al progetto del “Cristo del Gargano”, che prevede la costruzione di una statua di Gesù in acciaio alta 22 metri sopra il belvedere di Manfredonia con il pretesto di rilanciare il turismo religioso nella zona, nonostante le criticità a livello ambientale. L’inquietante “teomostro” in questione dovrebbe infatti sorgere all’interno del Parco nazionale del Gargano con tanto di illuminazione notturna. Finora, oltre alle autorità religiose, hanno accolto positivamente il progetto il Consiglio della Provincia di Foggia, l’Agenzia Regionale del Turismo – Puglia Promozione, il Consiglio di amministrazione degli aeroporti di Puglia, i Comuni di Manfredonia, Rodi Garganico, Mattinata, Carpino, nonché diversi ordini di professionisti della zona, fondazioni, enti economici, associazioni.
La scuola primaria statale “Dei Ciliegi” a Verona, che fa parte dell’Istituto Comprensivo “VR12 Golosine”, ha disposto per il 13 marzo che per un’uscita didattica alla Fiera di Verona in occasione dell’evento Sport Expo fosse fornito come pranzo al sacco un panino con il solo formaggio perché venerdì di quaresima.
La redazione
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