Il Premio di laurea dell’Uaar arriva alla ventesima edizione. Fin dal 2007 la nostra associazione assegna riconoscimenti a studentesse e studenti meritevoli laureati con un elaborato finale di particolare pregio coerente con gli scopi sociali dell’Uaar. Un modo per valorizzare la cultura laica in ambito universitario e per sostenere concretamente giovani promettenti, grazie al vaglio di giurie specializzate formate da docenti ed esperti.
Ti sei laureata o laureato (o stai per farlo) in un giorno tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026 presso un’università italiana? Manda la tua tesi all’Uaar: potrebbe essere tra quelle che riceveranno un premio di 1.000 euro (se magistrale, specialistica o vecchio ordinamento) oppure di 600 euro (per la triennale) per ciascuna delle tre categorie definite dal regolamento, cioè discipline giuridiche, discipline umanistiche (filosofia, lettere, studi umanistici, storia), altre discipline (come sociologia, scienze dell’educazione, scienze, medicina, economia, statistica).
Invia la tua domanda di partecipazione all’Uaar entro e non oltre le ore 12:00 del 5 luglio 2026. E dacci una mano a diffondere questa iniziativa tra gli atenei!
Dettagli, modulistica e regolamento completo alla pagina uaar.it/premiolaurea
Oggi martedì 21 aprile 2026 alle 18 presso la sede di via Francesco Negri, 67/69 a Roma l’Uaar presenta i primi risultati dell’analisi sui costi pubblici del giubileo. Diretta su Youtube.
«Mentre il Vaticano sta programmando un nuovo anno santo per il 2033 – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – l’Uaar ha scelto di finanziare una borsa di ricerca presso l’Università di Firenze per analizzare in maniera scientifica e imparziale i costi economici, ambientali e politici del Giubileo 2025 e capire se, a ragion veduta, si possa parlare di “danno santo”».
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nel cui statuto è scritto di «acquisire la conoscenza attraverso il metodo scientifico e di sostenere la libertà di ricerca», presenta così i primi risultati dell’analisi sui costi pubblici del giubileo 2025 martedì 21 aprile 2026 alle 18 presso la sede Uaar di via Francesco Negri, 67/69 a Roma. In un desolante clima d’ossequio a suon di miliardi di spesa pubblica, l’associazione ha scelto di finanziare una borsa di ricerca presso l’Università di Firenze, per studiare l’impatto urbanistico e giuridico su Roma e per lo Stato italiano dell’anno santo cattolico. L’Uaar ha monitorato i costi del giubileo grazie al sito Carogiubileo.it che documenta fino al luglio 2025 uno stanziamento di denaro pubblico per 4 miliardi e 800 milioni di euro.
Interverranno nel corso della serata del 21 aprile, data in cui si festeggia il Natale di Roma – celebrazione laica della fondazione della città tradizionalmente fissata il 21 aprile del 753 a.C. – Marco Croce, professore di Diritto e religione all’Università di Firenze; Giacomo Pirazzoli, professore di Progettazione architettonica e urbana all’Università di Firenze; Francesca Tesi e Marco Gissara, titolari della borsa di ricerca finanziata dall’Uaar; Roberto Grendene, segretario Uaar.
Prime analisi sul giubileo
Martedì 21 aprile 2026 alle 18
Via Francesco Negri, 67/69 – Roma
Segue aperitivo
Comunicato stampa
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del consigliere comunale di Formigine (MO) Costantino Righi Riva che
Il consigliere, già candidato sindaco per il centrodestra nel 2019, si era distinto a febbraio per un attacco in aula contro i diritti delle donne, proprio mentre si discutevano le iniziative per gli 80 anni dall’introduzione del voto femminile in Italia. Aveva detto che il voto alle donne è stato riconosciuto solo nel 1946 «perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare», dato che dopo «sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
La politica italiana si è schierata compatta a difesa di papa Leone XIV dopo gli attacchi del presidente statunitense Donald Trump sui social network – con tanto di post in cui si mostrava nei panni di Gesù. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà al papa e definito le affermazioni di Trump «inaccettabili», aggiungendo per giunta: «francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo».
Lapidario e istruttivo pure il commento del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha sfoderato il suo tradizionale clericalismo nazionalista: «Se qualcuno può pensare che il presidente del Consiglio dell’Italia possa mai considerare accettabili attacchi frontali al sommo Pontefice non conosce l’Italia e il presidente del Consiglio e non conosce quello che significa il rapporto tra l’Italia e il Papa».
Tra i commenti dell’opposizione, spiccava quello del presidente di Italia Viva Matteo Renzi su X: « «Trump attacca il Papa. Difendere Leone XIV è oggi un dovere non solo per i cattolici, ma anche e soprattutto per i laici. Erano secoli che non si vedeva una così plateale aggressione verso il romano pontefice».
L’Istituto tecnico industriale “Enrico Fermi” di Modena ha organizzato il progetto “Identità e fede islamica” che ha visto una lezione delle classi seconde, sabato 18 aprile, con il referente della comunità musulmana di Sassuolo Hicham Houchim, rappresentante dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane) presso due sedi scolastiche.
La Commissione regionale Pari opportunità e l’Ufficio scolastico regionale abruzzesi hanno organizzato l’evento «L’educazione finanziaria – Progetto On the Road» nell’ambito delle attività di promozione della cittadinanza attiva e dell’empowerment giovanile che ha visto anche la partecipazione del vescovo Giovanni Massaro.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
L’onorevole Rossano Sasso (Futuro Nazionale) ha presentato l’8 aprile alla Camera un’interrogazione rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in cui ha protestato per la concessione di un’aula per le preghiere del Ramadan da parte dell’Istituto “Sassetti Peruzzi” di Firenze con argomenti smaccatamente clericali: ha infatti lamentato che la laicità porterebbe a «rinnegare la propria identità, le proprie radici e la religione cattolica» e che nelle scuole sia diffusa la «propaganda islamista», invitando il governo ad approvare la sua risoluzione contro l’islamizzazione in ambienti scolastici. Alla risposta del ministro, che sulla scorta di quanto riferito dall’Ufficio scolastico regionale toscano ha specificato che tale concessione rientrava nell’autonomia organizzativa dell’istituto a fronte di richieste di alcuni studenti «per non essere costretti ad assentarsi e perdere diversi giorni di lezione», Sasso ha replicato che la scuola sarebbe ostaggio dell’indottrinamento islamico e che l’islam non ha pieno riconoscimento da parte dello Stato, non avendo firmato un’intesa, infine denunciando «la mollezza di questo centrodestra che ha deposto le armi e, nel nome del politicamente corretto, ha rinunciato ad una battaglia valoriale», per Futuro Nazionale una «linea rossa».
Futuro Nazionale ha espresso indignazione per le sale islamiche di preghiera concesse dall’Università di Parma, lamentando l’uso religioso di spazi pubblici e invocando persino laicità, diritti e uguaglianza. La sezione locale del nuovo partito di Roberto Vannacci ha denunciato la presenza di salette dedicate all’interno di alcuni plessi dell’ateneo, gestite dall’Associazione studentesca musulmana universitaria (Asmu), lamentando che un’istituzione statale «per una natura, dovrebbe garantire neutralità, laicità e pari accesso a tutti gli studenti, indipendentemente dal credo religioso» e chiedendosi «come sia stato possibile destinare locali pubblici a un uso specificatamente religioso». Dal canto suo l’onorevole Rossano Sasso paventa i rischi di “islamizzazione”, tema su cui ha presentato una risoluzione chiedendo alla maggioranza di approvarla, e annuncia un’interrogazione alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini «per chiederle un parere su questa piccola vicenda, in particolare della discriminazione della donna nella piccola moschea interna all’università». Questa indignazione, come avviene spesso con gli identitaristi clericali nostrani, dimentica che le istituzioni scolastiche e universitarie vedono frequentemente invadenza e uso degli spazi da parte di rappresentanti della confessione cattolica (tra messe, preghiere e benedizioni, e pure con la presenza di cappelle dentro gli atenei). Nell’università parmense, come in tante altre, è stata edificata nel 2007 una chiesa universitaria, mentre la prima sala di preghiere islamica risale almeno al 2017.
La redazione
Secondo il sociologo Christopher P. Scheitle gli studenti religiosi lamentano pregiudizi in ambito scientifico, d’altronde gli scienziati credenti proclamano spesso con orgoglio la propria fede: la questione però è che metodo scientifico e fede ostentata sono difficilmente compatibili. Affronta il tema il divulgatore scientifico Silvano Fuso sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Christopher P. Scheitle è un sociologo della West Virginia University (Usa). Nell’ottobre 2023 ha pubblicato un volume dal titolo The Faithful Scientist. Experiences of Anti-Religious Bias in Scientific Training1 (Lo scienziato credente. Esperienze di pregiudizi antireligiosi nella formazione scientifica). Nel testo, attraverso interviste e sondaggi che hanno coinvolto oltre 1.300 studenti universitari di biologia, chimica, fisica, psicologia e sociologia, Scheitle sostiene che chi si dedica alla scienza e ha una fede religiosa subisce, durante il proprio percorso formativo, forti pregiudizi da parte dei colleghi e, in generale, dell’ambiente scientifico, manifestamente antireligioso.
Come afferma lo stesso Scheitle: «La composizione relativamente non religiosa dei loro colleghi e docenti può creare difficoltà agli studenti universitari religiosi. Molti degli studenti religiosi con cui ho parlato hanno descritto una cultura che dava per scontato che tutti in laboratorio o in classe fossero atei e consentiva commenti apertamente ostili alla religione o alle persone religiose. Uno studente cristiano in biologia mi ha detto: ‘Sono rimasto davvero scioccato quando ho iniziato la scuola di specializzazione… dalla mancanza di rispetto dei miei compagni e dei professori. Sento ancora il bisogno di nascondere quella parte della mia vita… Non ho voglia di aprirmi’»2.
Scheitle, con i suoi sondaggi, conferma, affermando che circa i due terzi degli studenti che si sono identificati come molto religiosi o moderatamente religiosi concordavano con l’affermazione secondo la quale «le persone nella mia disciplina hanno un atteggiamento negativo nei confronti della religione».
Inoltre, aggiunge l’autore, circa il 40% di questi studenti concordava anche sulla necessità di «nascondere o camuffare» le proprie opinioni o identità nei confronti delle altre persone che frequentavano nell’ambiente di studio.
Scheitle si sofferma poi su alcuni aspetti pratici della vita dei ricercatori. Il lungo processo di formazione e i tempi lunghi necessari per riuscire a ottenere una posizione lavorativa stabile portano molti scienziati accademici a rimandare la nascita di figli e/o ad averne meno di quanti avrebbero desiderato. A ciò contribuisce inoltre la frequente mobilità cui deve andare incontro uno scienziato, che raramente può scegliere il luogo in cui vivere e lavorare.
L’autore fa notare che questi aspetti colpiscono soprattutto coloro che hanno una fede religiosa che li induce a desiderare maggiormente la costituzione di una famiglia e la messa al mondo di figli. L’indagine di Scheitle mostra infatti che il 23% degli studenti laureati in scienze che si identificano come molto religiosi ha già almeno un figlio. Questa percentuale scende al 12% tra i moderatamente religiosi, al 7% tra i leggermente religiosi e al 6% tra coloro che si dichiarano non religiosi. Gli studenti più religiosi hanno anche indicato un maggiore desiderio di avere ulteriori figli in futuro.
I sondaggi di Scheitle però hanno anche messo in evidenza che gli studenti religiosi attribuiscono meno importanza alla carriera rispetto ai loro coetanei non religiosi. Al contrario essi ritengono maggiormente importante la vita familiare. Questa importanza attribuita alla famiglia, a sua volta, è associata a una minore intenzione di raggiungere posizioni di rilievo nell’ambito della ricerca. A parità di altre condizioni, gli studenti che affermano che gli obiettivi familiari sono “molto importanti” per loro hanno il 12% di probabilità in meno di affermare di voler raggiungere tali posizioni, rispetto agli studenti che affermano invece che tali obiettivi familiari “non sono importanti”.
Non abbiamo motivo di dubitare dell’attendibilità dei sondaggi di Scheitle e ne prendiamo atto. Quelle che invece appaiono per lo meno opinabili sono alcune considerazioni espresse da Scheitle. Egli infatti afferma: «Tuttavia, come minimo, fare commenti denigratori o mostrare altre forme di ostilità nei confronti della religione di un individuo – come molti dei miei intervistati hanno affermato di aver sperimentato – potrebbe violare le leggi contro la discriminazione e le molestie. […] Sostengo che la diversità religiosa potrebbe apportare anche altri benefici alla comunità scientifica. Data la crescente rilevanza delle problematiche lavoro-famiglia tra gli scienziati religiosi, questi individui potrebbero svolgere un ruolo importante nel modificare norme e politiche volte a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata per tutti gli scienziati.
Allo stesso modo, anche gli scienziati religiosi potrebbero fungere da ambasciatori, o da “costruttori di ponti” come li chiama la sociologa Elaine Howard Ecklund, tra le comunità scientifiche e religiose.
Nel breve termine, i corsi di laurea in scienze potrebbero riflettere sul modo in cui affrontano e parlano della religione, tenendo presente che circa 1 studente su 5 è probabilmente religioso»3.
Va da sé che nessuno debba essere discriminato per le proprie idee, religiose o no che siano: il rispetto reciproco è alla base di ogni convivenza civile. Ciò non toglie che le idee possano essere criticate: la libertà di pensiero e di parola e quella di critica sono anch’esse alla base di ogni società democratica. Ed è abbastanza naturale che in un ambiente scientifico, le idee religiose vengano viste in modo critico.
Francamente, non sembra essere prioritaria la necessità di creare ponti tra le comunità scientifiche e religiose. Quale sarebbe l’utilità di questi ponti? Le comunità scientifiche e il sapere da esse prodotto sono aperte e disponibili per chiunque voglia accedervi, religioso o no. Per contro non si capisce bene quale interesse potrebbero avere le comunità scientifiche a interagire con quelle religiose, i cui presupposti sono ben lontani da quelli scientifici. Se poi all’interno delle comunità religiose, come spesso accade, sono diffuse credenze palesemente antiscientifiche (pensiamo al creazionismo) il conflitto appare inevitabile.
Non si capisce poi per quale motivo i corsi di laurea in scienze dovrebbero riflettere sul modo in cui parlano di religione, visto che l’unico approccio corretto scientificamente è quello psicologico, antropologico ed evolutivo4.
Abbiamo già esaminato su questa rivista i rapporti tra scienza e fede e criticato la teoria dei magisteri non sovrapponibili di Stephen Jay Gould5. Scienza e fede religiosa, a meno di ardite acrobazie logiche, sono difficilmente compatibili6. Ciò non significa, naturalmente, che non esistano scienziati credenti: ci sono eccome! E, contrariamente agli studenti intervistati da Scheitle, spesso molti di loro proclamano orgogliosamente in pubblico la propria fede.
Tanto per fare due esempi piuttosto noti, ricordiamo il fisico Antonino Zichichi che non ha mai perso l’occasione di dichiarare il proprio cattolicesimo convinto, oppure un altro fisico, il pakistano Abdus Salam (1926-1996), premio Nobel nel 1979, che ha sempre manifestato la propria fede musulmana e che citò alcuni versi del Corano nel suo discorso per l’attribuzione del premio Nobel. Inoltre, almeno per quanto riguarda Zichichi, non penso si possa affermare che la sua fede religiosa lo abbia mai ostacolato nella sua carriera scientifica. Anzi, senza togliergli alcun merito, molte porte gli si sono aperte e molti appoggi politici gli sono stati offerti proprio grazie a questo.
Ricordiamo inoltre che nel 2000, anno santo per i cattolici, il Pontificio consiglio della cultura, insieme alla Pontificia accademia delle scienze, alla Pontificia accademia delle scienze sociali, alla Pontificia accademia per la vita e alla Specola vaticana, organizzò il Giubileo degli scienziati che si svolse a Roma dal 23 al 25 maggio.
Quello che non deve stupire, con buona pace di Scheitle, è che l’ambiente scientifico sia in media poco propenso e poco favorevole alle credenze religiose. E questo per la natura della scienza stessa. Ogniqualvolta le credenze metafisiche di uno scienziato hanno interferito con il suo lavoro, non ne è nato nulla di buono. La convivenza tra scienza e fede è possibile solo se si riescono a mantenere rigidamente separate ma questo, come abbiamo già discusso in precedenza7, non è sempre facile.
Che l’ambiente degli scienziati sia caratterizzato da una scarsa diffusione delle credenze religiose è confermato da diversi studi.
Un primo studio risale al 1914 e venne condotto dallo psicologo James H. Leuba8. Intervistando un campione casuale di 1.000 scienziati statunitensi, Leuba trovò che il 58% si dichiarava ateo o agnostico. In un sottocampione di 400 scienziati di maggior spicco, tale percentuale saliva al 70%. Lo stesso Leuba ripeté lo studio nel 19349 e trovò che le percentuali erano salite, rispettivamente, al 67 e all’85%.
In anni successivi uno studio dello stesso tipo è stato ripetuto da altri due ricercatori: Edward J. Larson e Larry Witham. Nel 199610 i due studiosi riscontrarono solo piccoli cambiamenti rispetto alla percentuale trovata da Leuba nel 1934. (I dati acquistano maggior significato se si tiene conto che il 93% della popolazione degli Stati Uniti professa una fede religiosa). Più recentemente, nel 199811, gli stessi autori hanno compiuto un’ulteriore indagine limitata a un secondo campione, dello stesso tipo del sottocampione di Leuba, ovvero costituito da “grandi scienziati”.
Per individuare gli elementi di un simile campione, Larson e Witham hanno fatto riferimento ai membri della National Academy of Sciences. Mediamente, nel campione considerato, la percentuale degli scienziati che dichiarano di credere in Dio risulta essere del 7%. La percentuale varia a seconda del tipo di scienziati intervistati: i meno credenti risultano i biologi, seguiti da fisici e astronomi, mentre i più credenti risultano i matematici. Risultati simili si sono ottenuti relativamente alla credenza nell’immortalità dell’anima.
Anche studi più recenti hanno sostanzialmente confermato il fatto che chi si dedica professionalmente alla scienza tende ad avere minori credenze di tipo religioso12. Lo stesso Scheitle ammette che tra gli studenti da lui intervistati solo il 22% afferma di credere in Dio e solo il 20% si descrive come “molto” o “moderatamente” religioso. Percentuali, su ammissione dello stesso autore, molto inferiori a quelle riscontrate nel pubblico generale statunitense.
La scienza, per sua natura, deve ricercare spiegazioni naturalistiche della realtà, rifuggendo ogni congettura metafisica e trascendente. È abbastanza naturale quindi che chi opera professionalmente in tal modo, tenda a farlo anche al di fuori della propria attività professionale.
Gli scienziati credenti, al contrario, devono sforzarsi di attuare una sorta di dissonanza cognitiva per separare le proprie credenze intime dalla propria attività di ricerca. Ma questo è evidentemente difficile, come confermano le statistiche che abbiamo citato.
Ciò nonostante, da più parti si continua a sostenere la perfetta compatibilità tra scienza e fede, come dimostra anche la popolarità incontrata da certi libri dedicati all’argomento, come il recente Dio. La scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione dei francesi Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies13. Libro che non solo sostiene la compatibilità tra scienza e fede, ma pretende addirittura che la scienza possa condurre a dimostrare l’esistenza di Dio14.
Si tratta di tentativi maldestri e mal riusciti di conciliare cose incompatibili che mostrano solamente una scarsa conoscenza di cosa sia la scienza e di quali principi la animino e quanto sia potente il pregiudizio religioso.
Silvano Fuso
Approfondimenti
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È scomparsa ieri all’età di 92 anni Laura Balbo, presidente onoraria dell’Uaar. Vogliamo ricordarla per il suo contributo pionieristico come sociologa, attivista e ministra per le Pari opportunità a favore dei diritti civili e della laicità e per la riflessione su temi come discriminazione e questioni di genere.
Dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università di Padova, si era specializzata all’ateneo californiano di Berkeley, ed era stata tra le prime studiose a diffondere nel nostro Paese una sociologia laica e fondata sui dati, particolarmente attenta ai cambiamenti veicolati dalla modernità in campi come la famiglia, il ruolo delle donne, le dinamiche di genere, le migrazioni. Il suo percorso accademico l’ha portata a insegnare alla Statale di Milano, all’Università di Ferrara e all’ateneo di Padova e a dirigere l’Associazione Italiana di Sociologia dal 1998 al 2001.
Il suo impegno non era limitato all’ambito accademico, ma ha avuto anche un’espressione politica e istituzionale. Militante di sinistra, è stata eletta deputata nel 1983 come indipendente in quota PCI alla Camera nel 1983 e nel 1987 nella Sinistra Indipendente. Eletta poi con la Federazione dei Verdi, è stata ministra per le Pari opportunità da 1998 al 2000 nei governi D’Alema, particolarmente impegnata nella lotta alle discriminazioni razziste e omofobe (tanto da assegnare un incarico allo storico attivista Lgbt Franco Grillini) e per la promozione di politiche per l’emancipazione e l’impiego lavorativo delle donne, lanciando anche la prima conferenza nazionale sull’occupazione femminile a Napoli.
Nel 2014, in un articolo sulla nostra rivista associativa L’Ateo, Balbo aveva evidenziato l’importanza della laicità e l’emergere dei laici e dei non credenti nell’Italia contemporanea, «non più una minoranza, un gruppo limitato, un elemento di disturbo o comunque anomalo nel quadro complessivo» bensì «“attori” in una società in cambiamento». Un messaggio prezioso che intendiamo valorizzare e portare avanti come associazione per dare voce agli atei e agli agnostici, non più invisibili.
L’Associazione
AgoraVox Italia